21.2 C
Rome
venerdì, 19 Luglio 2019

ROTATE FOR FULL CONTENT

MOBILE THEME

Home Argomenti Papa Messa del Papa a Camerino: chi si avvicina a Dio non si...

Messa del Papa a Camerino: chi si avvicina a Dio non si abbatte, va avanti

Siamo piccoli e impotenti, ma preziosi per Dio

- Advertisement -
Con Dio i pesi della vita non restano sulle nostre spalle: Lui ci dà la forza per ricominciare, riprovare, ricostruire. Al cuore dell’omelia del Papa, in piazza Cavour a Camerino, c’è la preghiera al Dio della speranza, al Dio vicino, ma c’è anche l’invito a farsi ciascuno “costruttore di bene e consolatore dei cuori, senza aspettare che siano gli altri a cominciare”
 

Gabriella Ceraso  Città del Vaticano

Oggi, prima domenica dopo Pentecoste, è la festa della Santissima Trinità, compimento del mistero della Salvezza realizzato dal Padre per mezzo del Figlio, nello Spirito Santo. E Papa Francesco sceglie in questo giorno solenne di “stare vicino” e di pregare per e con i terremotati di Camerino, una comunità che lo ha atteso “con immensa gioia e trepidante affetto”, come afferma l’arcivescovo Francesco Massara, che, nel saluto al Pontefice, presenta una popolazione “costretta ai bordi delle strade” dal terremoto del 2016, piagata dal dolore ma con la voglia di “riprendersi”. A loro – ” tribolati e feriti” – il Papa parla di speranza e di vicinanza contro rimpianti e tribolazioni e del grande dono di un Dio vicino, lo Spirito Santo consolatore e liberatore.

La Messa è celebrata, al termine di una serie di visite del Papa al territorio, in una assolata piazza Cavour, stretta tra il duomo e il palazzo ducale ancora visibilmente inagibili e feriti dal sisma.

Siamo piccoli e impotenti, ma preziosi per Dio

Dal dolore sofferto da questa popolazione muove l’omelia del Papa che ripete, col Salmo 8 della Liturgia odierna: “Che cosa è mai l’uomo perché di lui ti ricordi?”. Se quello “che innalza può crollare, e la speranza finire in polvere”, che cosa è mai l’uomo? A questa incertezza, fuori e dentro di noi, risponde la certezza che viene dal Signore: “Egli si ri-corda di noi”:

Si ri-corda, cioè ritorna col cuore a noi, perché Gli stiamo a cuore. E mentre quaggiù troppe cose si dimenticano in fretta, Dio non ci lascia nel dimenticatoio. Nessuno è disprezzabile ai suoi occhi, ciascuno ha per Lui un valore infinito: siamo piccoli sotto al cielo e impotenti quando la terra trema, ma per Dio siamo più preziosi di qualsiasi cosa.

Lo Spirito Santo unge di speranza le nostre ferite

Ricordo è la prima delle parole chiave che Francesco condivide con i fedeli di Camerino. Ricordare di essere “figli unici e insostituibili” – spiega – ci dà la forza di non arrenderci, di non rattristarci rivangando “quel peggio che sembra non avere fine”. I “ricordi negativi”, aggiunge Francesco, arrivano anche “quando non li pensiamo” e ci tengono “prigionieri”. Chi ce ne libera è il Signore, donandoci lo Spirito Santo:

Di Lui abbiamo bisogno, perché è il Consolatore, Colui cioè che non ci lascia soli sotto i pesi della vita. È Colui che trasforma la nostra memoria schiava in memoria libera, le ferite del passato in ricordi di salvezza. Compie in noi quello che ha fatto per Gesù: le sue piaghe, quelle brutte ferite scavate dal male, per la potenza dello Spirito Santo sono diventate canali di misericordia, piaghe luminose in cui risplende l’amore di Dio, un amore che rialza, che fa risorgere. Questo fa lo Spirito Santo quando Lo invitiamo nelle nostre ferite. Egli unge i brutti ricordi col balsamo della speranza, perché lo Spirito Santo è il ricostruttore della speranza.

Lo Spirito Santo ci fa spiccare il volo

E la seconda parola chiave condivisa con la gente di Camerino è proprio Speranza. Quando siamo “tribolati o feriti” fa notare Francesco “siamo portati a ‘fare il nido’ attorno alle nostre tristezze”. Lo Spirito Santo a farci “spiccare il volo” dischiudendo “il destino meraviglioso per il quale siamo nati”, nutrendoci di speranza, una speranza “viva”, non “passeggera” o “fuggevole” come quella “fatta di ingredienti terreni, che prima o poi vanno a male” :

Quella dello Spirito è una speranza a lunga conservazione. Non scade, perché si basa sulla fedeltà di Dio. La speranza dello Spirito non è nemmeno ottimismo. Nasce più in profondità, riaccende in fondo al cuore la certezza di essere preziosi perché amati. Infonde la fiducia di non essere soli. È una speranza che lascia dentro pace e gioia, indipendentemente da quello che capita fuori. È una speranza che ha radici forti, che nessuna tempesta della vita può sradicare.

Trinità: non rompicapo ma mistero della vicinanza di Dio

Invitiamo dunque lo Spirito Santo “a venire tra noi e si farà vicino”. Vicinanza è infatti l’ultima delle tre parole chiave che il Papa consegna ai marchigiani, con parole di preghiera che pronuncia a braccio:

Vieni, Spirito consolatore; vieni a darci un po’ di luce, a darci il senso di questa tragedia, a darci la speranza che non delude. Vieni, Santo Spirito……

L’odierna Festa della Trinità – sottolinea Francesco – è proprio lo “splendido mistero della vicinanza di Dio”, non è un “rompicapo”. Essa ci dice che Dio “è Padre che ci ha dato il suo Figlio” e “che per esserci ancora più vicino, per aiutarci a portare i pesi della vita, ci manda il suo stesso Spirito”:

Lo Spirito, che nominiamo ogni volta che facciamo il segno della croce proprio mentre tocchiamo le spalle, viene a darci forza, a incoraggiarci, a sostenere i pesi. Infatti Lui è specialista nel risuscitare, nel risollevare, nel ricostruire. Ci vuole più forza per riparare che per costruire, per ricominciare che per iniziare, per riconciliarsi che per andare d’accordo. Questa è la forza che Dio ci dà. Perciò chi si avvicina a Dio non si abbatte, va avanti: ricomincia, riprova, ricostruisce. Anche soffre, ma riesce a ricominciare, a riprovare, a ricostruire .

Ricordare, riparare e ricostruire

Rivolgendosi poi direttamente ai fedeli, il Papa innalza la sua preghiera al “Dio che si ricorda di noi”, al “Dio della speranza”, al “Dio vicino” perchè nessuno si scordi chi è in difficoltà:

Sono passati quasi tre anni e il rischio è che, dopo il primo coinvolgimento emotivo e mediatico, l’attenzione cali e le promesse vadano a finire nel dimenticatoio, aumentando la frustrazione di chi vede il territorio spopolarsi sempre di più. Il Signore invece spinge a ricordare, riparare, ricostruire, e a farlo insieme, senza mai dimenticare chi soffre.

Portare la propria croce e consolare gli altri

Questo Dio – è l’invocazione finale di Francesco –  ci aiuti ad essere “costruttori di bene e consolatori di cuori”: l’ “uomo è il tuo grande sogno, Signore – aggiuge a braccio – di cui ti ricordi sempre, fa’ che anche noi ci ricordiamo di essere al mondo per dare speranza e vicinanza, perché siamo figli tuoi, «Dio di ogni consolazione»:

Dio che si ricorda di noi, Dio che guarisce le nostre memorie ferite ungendole di speranza, Dio che ci è vicino per risollevarci da dentro, questo Dio ci aiuti a essere costruttori di bene, consolatori di cuori. Ciascuno può fare un po’ di bene, senza aspettare che siano gli altri a cominciare: comincio io. Incomincio io. Incomincio io. Ognuno deve dire questo. Ciascuno può consolare qualcuno, senza aspettare che i suoi problemi siano risolti. Anche portando la mia croce, io cerco di avvicinarmi per consolare gli altri.

Originale: Vatican News
Redazionehttps://www.spesalvi.it
SpeSalvi.it | Cultura e Informazione cattolica

Commenta questo articolo

avatar
  Iscriviti  
Notificami

Messa del Papa a Camerino: chi si avvicina a Dio non si abbatte, va avanti

Siamo piccoli e impotenti, ma preziosi per Dio

  

- Advertisement -
Con Dio i pesi della vita non restano sulle nostre spalle: Lui ci dà la forza per ricominciare, riprovare, ricostruire. Al cuore dell’omelia del Papa, in piazza Cavour a Camerino, c’è la preghiera al Dio della speranza, al Dio vicino, ma c’è anche l’invito a farsi ciascuno “costruttore di bene e consolatore dei cuori, senza aspettare che siano gli altri a cominciare”
 

Gabriella Ceraso  Città del Vaticano

Oggi, prima domenica dopo Pentecoste, è la festa della Santissima Trinità, compimento del mistero della Salvezza realizzato dal Padre per mezzo del Figlio, nello Spirito Santo. E Papa Francesco sceglie in questo giorno solenne di “stare vicino” e di pregare per e con i terremotati di Camerino, una comunità che lo ha atteso “con immensa gioia e trepidante affetto”, come afferma l’arcivescovo Francesco Massara, che, nel saluto al Pontefice, presenta una popolazione “costretta ai bordi delle strade” dal terremoto del 2016, piagata dal dolore ma con la voglia di “riprendersi”. A loro – ” tribolati e feriti” – il Papa parla di speranza e di vicinanza contro rimpianti e tribolazioni e del grande dono di un Dio vicino, lo Spirito Santo consolatore e liberatore.

La Messa è celebrata, al termine di una serie di visite del Papa al territorio, in una assolata piazza Cavour, stretta tra il duomo e il palazzo ducale ancora visibilmente inagibili e feriti dal sisma.

Siamo piccoli e impotenti, ma preziosi per Dio

Dal dolore sofferto da questa popolazione muove l’omelia del Papa che ripete, col Salmo 8 della Liturgia odierna: “Che cosa è mai l’uomo perché di lui ti ricordi?”. Se quello “che innalza può crollare, e la speranza finire in polvere”, che cosa è mai l’uomo? A questa incertezza, fuori e dentro di noi, risponde la certezza che viene dal Signore: “Egli si ri-corda di noi”:

Si ri-corda, cioè ritorna col cuore a noi, perché Gli stiamo a cuore. E mentre quaggiù troppe cose si dimenticano in fretta, Dio non ci lascia nel dimenticatoio. Nessuno è disprezzabile ai suoi occhi, ciascuno ha per Lui un valore infinito: siamo piccoli sotto al cielo e impotenti quando la terra trema, ma per Dio siamo più preziosi di qualsiasi cosa.

Lo Spirito Santo unge di speranza le nostre ferite

- Advertisement -

Ricordo è la prima delle parole chiave che Francesco condivide con i fedeli di Camerino. Ricordare di essere “figli unici e insostituibili” – spiega – ci dà la forza di non arrenderci, di non rattristarci rivangando “quel peggio che sembra non avere fine”. I “ricordi negativi”, aggiunge Francesco, arrivano anche “quando non li pensiamo” e ci tengono “prigionieri”. Chi ce ne libera è il Signore, donandoci lo Spirito Santo:

Di Lui abbiamo bisogno, perché è il Consolatore, Colui cioè che non ci lascia soli sotto i pesi della vita. È Colui che trasforma la nostra memoria schiava in memoria libera, le ferite del passato in ricordi di salvezza. Compie in noi quello che ha fatto per Gesù: le sue piaghe, quelle brutte ferite scavate dal male, per la potenza dello Spirito Santo sono diventate canali di misericordia, piaghe luminose in cui risplende l’amore di Dio, un amore che rialza, che fa risorgere. Questo fa lo Spirito Santo quando Lo invitiamo nelle nostre ferite. Egli unge i brutti ricordi col balsamo della speranza, perché lo Spirito Santo è il ricostruttore della speranza.

Lo Spirito Santo ci fa spiccare il volo

E la seconda parola chiave condivisa con la gente di Camerino è proprio Speranza. Quando siamo “tribolati o feriti” fa notare Francesco “siamo portati a ‘fare il nido’ attorno alle nostre tristezze”. Lo Spirito Santo a farci “spiccare il volo” dischiudendo “il destino meraviglioso per il quale siamo nati”, nutrendoci di speranza, una speranza “viva”, non “passeggera” o “fuggevole” come quella “fatta di ingredienti terreni, che prima o poi vanno a male” :

Quella dello Spirito è una speranza a lunga conservazione. Non scade, perché si basa sulla fedeltà di Dio. La speranza dello Spirito non è nemmeno ottimismo. Nasce più in profondità, riaccende in fondo al cuore la certezza di essere preziosi perché amati. Infonde la fiducia di non essere soli. È una speranza che lascia dentro pace e gioia, indipendentemente da quello che capita fuori. È una speranza che ha radici forti, che nessuna tempesta della vita può sradicare.

Trinità: non rompicapo ma mistero della vicinanza di Dio

Invitiamo dunque lo Spirito Santo “a venire tra noi e si farà vicino”. Vicinanza è infatti l’ultima delle tre parole chiave che il Papa consegna ai marchigiani, con parole di preghiera che pronuncia a braccio:

Vieni, Spirito consolatore; vieni a darci un po’ di luce, a darci il senso di questa tragedia, a darci la speranza che non delude. Vieni, Santo Spirito……

L’odierna Festa della Trinità – sottolinea Francesco – è proprio lo “splendido mistero della vicinanza di Dio”, non è un “rompicapo”. Essa ci dice che Dio “è Padre che ci ha dato il suo Figlio” e “che per esserci ancora più vicino, per aiutarci a portare i pesi della vita, ci manda il suo stesso Spirito”:

Lo Spirito, che nominiamo ogni volta che facciamo il segno della croce proprio mentre tocchiamo le spalle, viene a darci forza, a incoraggiarci, a sostenere i pesi. Infatti Lui è specialista nel risuscitare, nel risollevare, nel ricostruire. Ci vuole più forza per riparare che per costruire, per ricominciare che per iniziare, per riconciliarsi che per andare d’accordo. Questa è la forza che Dio ci dà. Perciò chi si avvicina a Dio non si abbatte, va avanti: ricomincia, riprova, ricostruisce. Anche soffre, ma riesce a ricominciare, a riprovare, a ricostruire .

Ricordare, riparare e ricostruire

Rivolgendosi poi direttamente ai fedeli, il Papa innalza la sua preghiera al “Dio che si ricorda di noi”, al “Dio della speranza”, al “Dio vicino” perchè nessuno si scordi chi è in difficoltà:

Sono passati quasi tre anni e il rischio è che, dopo il primo coinvolgimento emotivo e mediatico, l’attenzione cali e le promesse vadano a finire nel dimenticatoio, aumentando la frustrazione di chi vede il territorio spopolarsi sempre di più. Il Signore invece spinge a ricordare, riparare, ricostruire, e a farlo insieme, senza mai dimenticare chi soffre.

Portare la propria croce e consolare gli altri

Questo Dio – è l’invocazione finale di Francesco –  ci aiuti ad essere “costruttori di bene e consolatori di cuori”: l’ “uomo è il tuo grande sogno, Signore – aggiuge a braccio – di cui ti ricordi sempre, fa’ che anche noi ci ricordiamo di essere al mondo per dare speranza e vicinanza, perché siamo figli tuoi, «Dio di ogni consolazione»:

Dio che si ricorda di noi, Dio che guarisce le nostre memorie ferite ungendole di speranza, Dio che ci è vicino per risollevarci da dentro, questo Dio ci aiuti a essere costruttori di bene, consolatori di cuori. Ciascuno può fare un po’ di bene, senza aspettare che siano gli altri a cominciare: comincio io. Incomincio io. Incomincio io. Ognuno deve dire questo. Ciascuno può consolare qualcuno, senza aspettare che i suoi problemi siano risolti. Anche portando la mia croce, io cerco di avvicinarmi per consolare gli altri.

- Advertisement -
Originale: Vatican News

Leggi qui il disclaimer sul materiale pubblicato da SpeSalvi.it

Redazionehttps://www.spesalvi.it
SpeSalvi.it | Cultura e Informazione cattolica

Libri consigliati

Commenta questo articolo

avatar
  Iscriviti  
Notificami
276FansMi piace
835FollowerSegui
13,000FollowerSegui
584FollowerSegui
56IscrittiIscriviti

Top News

Top Video

Ultimi Articoli

Articoli Popolari

Che differenza c’è tra “padre” e “don”?

E quale titolo si utilizza per monaci e frati? Gentile direttore, forse la mia le sembrerà una domanda banale. Può però spiegarmi la differenza tra...

X Domenica del Tempo Ordinario – Anno C – 5 giungo 2016

IL VANGELO STRABICO X Domenica del tempo Ordinario   - C A  cura di Benito Giorgetta (1Re 17,17-24; Galati 1,11-19; Luca 7,11-17) Imparare a suonare lo spartito della compassione Ascoltiamo...

Francesco in Armenia, preghiera con Karekin II

Dopo quattro ore di volo comincia il viaggio di Francesco in Armenia. L'aereo con a bordo il Pontefice è partito questa mattina alle 9.20...

XXX Domenica del Tempo Ordinario – Anno B – 25 ottobre 2015

La 95° puntata del ciclo “Dalla vita alla Parola viva” – “Costruire comunità vive, aperte e accoglienti”. XXX Domenica del Tempo Ordinario – Anno B Colore...

Cos’è che rende il corpo umano tanto bello?

E' solo l’eros e il desiderio? Qual è la cosa più bella del mondo? Sono sicuro che se ponessimo questa domanda a mille pittori almeno...

Libri consigliati

Seguici su Facebook

Seguici su Instagram

Seguici su Twitter

È stato rilevato, nel tuo browser, un componente AdBlocker. SpeSalvi.it si mantiene in vita grazie alla pubblicità, ti preghiamo di disabilitarlo oppure di aggiungere il nostro sito alla lista dei siti attendibili.
Per continuare a navigare:
disabilita AdBlock e aggiorna la pagina.
Aiuta SpeSalvi.it
SpeSalvi.it desidera servire ed evangelizzare, ma non è in grado di sostenersi da solo.
Offri il tuo piccolo contributo affinché il sito possa continuare a diffondere il messaggio cristiano in tutto il mondo.
Grazie di cuore per il tuo sostegno!
Leggi la nostra informativa sulla Privacy.
Logo
ANDROID
APP
Scarica la nostra App Android per rimanere sempre aggiornato anche sul tuo smartphone.
2019 (C) Tutti i diritti riservati.
ISTRUZIONI
1. Clicca sul pulsante "Download" e scarica il file ".apk" sul tuo smartphone.
2. Esegui il file ".apk" e clicca su "Installa".
Utilizziamo i cookie per personalizzare contenuti ed annunci, per fornire funzionalità e per analizzare il nostro traffico. Navigando in SpeSalvi.it acconsenti al loro utilizzo e dichiari di aver letto e compreso la nostra Informativa sulla Privacy.
ACCONSENTO