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Messa all’Avana: «Amare è servire le persone non le ideologie»

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Essere cristiano significa “servire” i fratelli e “lottare” per la loro dignità, senza farlo mai però in modo “ideologico”, dato che il servizio “non serve idee, ma persone”, e senza farsi sviare da “progetti che possono apparire seducenti, ma che si disinteressano del volto di chi ti sta accanto”.

E’ stato questo il messaggio lanciato al popolo cubano da Papa Francesco nella sua prima omelia pronunciata da “missionario della misericordia” nella capitale della Perla dei Caraibi. Lo ha fatto domenica mattina durante la messa presieduta nella Plaza de la Revolucion, avendo a fianco dell’altare la notissima gigantografia di Che Guevara, l’ideologo della rivoluzione castrista, e mettendo in guardia dalle sirene del consumismo che si fanno sentire sempre più nell’isola, soprattutto tra i giovani. Il Papa commentando il Vangelo della domenica, quello in cui gli apostoli si interrogano su chi sia il più grande tra loro, ha ricordato come Gesù “sconvolge la loro logica dicendo loro semplicemente che la vita autentica si vive nell’impegno concreto con il prossimo”.

E ha invitato a non dimenticare che “la grandezza di un popolo, di una nazione”, come quella di una persona, si basa “sempre su come si serve la fragilità dei suoi fratelli”. Perché “chi non vive per servire, non serve per vivere”.

Prima della messa il Papa con la papabile aperta ha girato in lungo e largo la piazza per salutare le migliaia di fedeli presenti (200mila secondo stime ufficiali), che non hanno mancato di manifestare entusiasmo e gioia – per nulla affievolita da un opprimente caldo umido – per la presenza del successore di Pietro. Unico momento di tensione quando due uomini e una donna hanno urlato qualcosa lanciando volantini che però nessuno ha potuto leggere perché subito requisiti da servizio d’ordine. Con il Papa oltre ai vescovi dell’isola hanno concelebrato significativamente anche alcuni alti ecclesiastici americani (i cardinali Sean Patrick O’Malley e Theodore E. McCarrick con l’arcivescovo di Miami Thomas Wenski giunto con un folto gruppo di diocesani di origine cubana) e il cardinale di Haiti Chibly Langlois.

Al termine della messa il cardinale dell’Avana Jaime Lucas Ortega y Alamino, ha salutato il Pontefice ringraziandolo per aver favorito la svolta nei rapporti tra Usa e Cuba, auspicando che la sua chiamata alla pace “si estenda non solo agli alti livelli politici”, ma anche <ai popoli di entrambe la nazioni e specialmente al nostro popolo cubano che vive qui e negli Stati Uniti> in modo da raggiungere “in spirito cristiano di perdono e di misericordia, la anelata riconciliazione tra tutti i cubani, quelli che vivono a Cuba o fuori Cuba”.

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Il regalo di Castro al Papa

Prima di lasciare la Piazza il Papa ha guidato la preghiera dell’Angelus e subito dopo ha lanciato un appello a favore del cammino di “riconciliazione” in Colombia, un processo in corso con “sforzi” che si stanno facendo anche in “questa bella isola”. Un riferimento ai colloqui tra governo di Bogotà e guerriglieri delle Farc che si stanno tenendo a L’Avana.

Nel pomeriggio Papa Francesco ha fatto visita al presidente Raul Castro, in prima fila nella messa mattutina insieme alla “presidenta” argentina Cristina Kirchner, per un incontro privato, senza discorsi pubblici, mentre in contemporanea i vertici della Segreteria di Stato vaticana avevano dei colloqui con alti esponenti del governo. Il p
apa ha donato a Castro un mosaico raffigurante la Virgen del Cobre, mentre il presidente ha fatto omaggio al pontefice di un grande e suggestivo Crocifisso realizzato simbolicamente con dei remi, legati con delle corde.
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In papamobile scoperta il Pontefice si è quindi recato nel cuore della vecchia Avana coloniale, accolto con gioia e allegria dai tanti fedeli e curiosi assiepati lungo le strade. In cattedrale ha incontrato il clero, le religiose e i seminaristi, e di seguito ha salutato i giovani del vicino Centro culturale padre Felix Varela. In entrambe le occasioni ha lasciato il testo preparato e ha tenuto un appassionato discorso a braccio. I primi li ha esortati a vivere la “povertà” e testimoniare la “misericordia”, perché “lì sta Gesù”. I secondi li ha invitati a “sognare” grandi ideali, a coltivare la “speranza”, a promuovere l'”amicizia sociale” per il bene comune, la “cultura dell’incontro”.
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Lo ha fatto prendendo spunto dal discorso del giovane del Centro che lo aveva salutato con parole forti manifestando “la speranza di un futuro di cambiamenti profondi” per cui Cuba sia “un focolare per tutti i suoi figli, pensino come pensino” e chiedendogli aiuto affinché i giovani non si “rinchiudano nelle conventicole delle ideologie o delle religioni”.

In una domenica così fitta di appuntamenti non è mancata comunque una rapida visita fuori programma, con festosa accoglienza, alla “Iglesia de Reina”, la chiesa dei gesuiti di strada tra il palazzo presidenziale e la cattedrale.

Non c’è stato invece un altro fuori programma, quello di un incontro informale con esponenti della dissidenza. Alcuni di loro hanno dichiarato di essere stati invitati dalle autorità ecclesiastiche a recarsi presso la nunziatura, residenza del papa all’Avana, ma – hanno denunciato – non hanno potuto raggiungerla perché fermati dalla polizia. Padre Lombardi in una conferenza stampa ha detto di “non poter smentire” una telefonata con esponenti dell’”opposizione” al fine di favorire un breve saluto col Pontefice come segno di attenzione anche verso i dissidenti. Incontro, ha specificato il “portavoce” vaticano, che nonostante i contatti non si è potuto realizzare.

Il cardinale Parolin, segretario di Stato vaticano, ha incontrato il vicepresidente cubano, con il quale ha parlato dei rapporti bilaterali tra Chiesa e Stato e del cammino di riconciliazione della società cubana. Secondo padre Federico Lombardi, c’è stato “apprezzamento per i passi in questa direzione, come l’indulto, e incoraggiamento per altri passi in questo cammino di riconciliazione tra i cubani”. “Altri punti
importanti – ha ulteriormente spiegato Lombardi -, considerazioni sulla situazione internazionale regionale. Si è parlato in particolare del Venezuela e della necessità di dialogo in quel paese”.

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E’ stato questo il messaggio lanciato al popolo cubano da Papa Francesco nella sua prima omelia pronunciata da “missionario della misericordia” nella capitale della Perla dei Caraibi. Lo ha fatto domenica mattina durante la messa presieduta nella Plaza de la Revolucion, avendo a fianco dell’altare la notissima gigantografia di Che Guevara, l’ideologo della rivoluzione castrista, e mettendo in guardia dalle sirene del consumismo che si fanno sentire sempre più nell’isola, soprattutto tra i giovani. Il Papa commentando il Vangelo della domenica, quello in cui gli apostoli si interrogano su chi sia il più grande tra loro, ha ricordato come Gesù “sconvolge la loro logica dicendo loro semplicemente che la vita autentica si vive nell’impegno concreto con il prossimo”.

E ha invitato a non dimenticare che “la grandezza di un popolo, di una nazione”, come quella di una persona, si basa “sempre su come si serve la fragilità dei suoi fratelli”. Perché “chi non vive per servire, non serve per vivere”.

Prima della messa il Papa con la papabile aperta ha girato in lungo e largo la piazza per salutare le migliaia di fedeli presenti (200mila secondo stime ufficiali), che non hanno mancato di manifestare entusiasmo e gioia – per nulla affievolita da un opprimente caldo umido – per la presenza del successore di Pietro. Unico momento di tensione quando due uomini e una donna hanno urlato qualcosa lanciando volantini che però nessuno ha potuto leggere perché subito requisiti da servizio d’ordine. Con il Papa oltre ai vescovi dell’isola hanno concelebrato significativamente anche alcuni alti ecclesiastici americani (i cardinali Sean Patrick O’Malley e Theodore E. McCarrick con l’arcivescovo di Miami Thomas Wenski giunto con un folto gruppo di diocesani di origine cubana) e il cardinale di Haiti Chibly Langlois.

Al termine della messa il cardinale dell’Avana Jaime Lucas Ortega y Alamino, ha salutato il Pontefice ringraziandolo per aver favorito la svolta nei rapporti tra Usa e Cuba, auspicando che la sua chiamata alla pace “si estenda non solo agli alti livelli politici”, ma anche <ai popoli di entrambe la nazioni e specialmente al nostro popolo cubano che vive qui e negli Stati Uniti> in modo da raggiungere “in spirito cristiano di perdono e di misericordia, la anelata riconciliazione tra tutti i cubani, quelli che vivono a Cuba o fuori Cuba”.

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Il regalo di Castro al Papa

Prima di lasciare la Piazza il Papa ha guidato la preghiera dell’Angelus e subito dopo ha lanciato un appello a favore del cammino di “riconciliazione” in Colombia, un processo in corso con “sforzi” che si stanno facendo anche in “questa bella isola”. Un riferimento ai colloqui tra governo di Bogotà e guerriglieri delle Farc che si stanno tenendo a L’Avana.

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Nel pomeriggio Papa Francesco ha fatto visita al presidente Raul Castro, in prima fila nella messa mattutina insieme alla “presidenta” argentina Cristina Kirchner, per un incontro privato, senza discorsi pubblici, mentre in contemporanea i vertici della Segreteria di Stato vaticana avevano dei colloqui con alti esponenti del governo. Il p
apa ha donato a Castro un mosaico raffigurante la Virgen del Cobre, mentre il presidente ha fatto omaggio al pontefice di un grande e suggestivo Crocifisso realizzato simbolicamente con dei remi, legati con delle corde.
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In papamobile scoperta il Pontefice si è quindi recato nel cuore della vecchia Avana coloniale, accolto con gioia e allegria dai tanti fedeli e curiosi assiepati lungo le strade. In cattedrale ha incontrato il clero, le religiose e i seminaristi, e di seguito ha salutato i giovani del vicino Centro culturale padre Felix Varela. In entrambe le occasioni ha lasciato il testo preparato e ha tenuto un appassionato discorso a braccio. I primi li ha esortati a vivere la “povertà” e testimoniare la “misericordia”, perché “lì sta Gesù”. I secondi li ha invitati a “sognare” grandi ideali, a coltivare la “speranza”, a promuovere l'”amicizia sociale” per il bene comune, la “cultura dell’incontro”.
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Lo ha fatto prendendo spunto dal discorso del giovane del Centro che lo aveva salutato con parole forti manifestando “la speranza di un futuro di cambiamenti profondi” per cui Cuba sia “un focolare per tutti i suoi figli, pensino come pensino” e chiedendogli aiuto affinché i giovani non si “rinchiudano nelle conventicole delle ideologie o delle religioni”.

In una domenica così fitta di appuntamenti non è mancata comunque una rapida visita fuori programma, con festosa accoglienza, alla “Iglesia de Reina”, la chiesa dei gesuiti di strada tra il palazzo presidenziale e la cattedrale.

Non c’è stato invece un altro fuori programma, quello di un incontro informale con esponenti della dissidenza. Alcuni di loro hanno dichiarato di essere stati invitati dalle autorità ecclesiastiche a recarsi presso la nunziatura, residenza del papa all’Avana, ma – hanno denunciato – non hanno potuto raggiungerla perché fermati dalla polizia. Padre Lombardi in una conferenza stampa ha detto di “non poter smentire” una telefonata con esponenti dell’”opposizione” al fine di favorire un breve saluto col Pontefice come segno di attenzione anche verso i dissidenti. Incontro, ha specificato il “portavoce” vaticano, che nonostante i contatti non si è potuto realizzare.

Il cardinale Parolin, segretario di Stato vaticano, ha incontrato il vicepresidente cubano, con il quale ha parlato dei rapporti bilaterali tra Chiesa e Stato e del cammino di riconciliazione della società cubana. Secondo padre Federico Lombardi, c’è stato “apprezzamento per i passi in questa direzione, come l’indulto, e incoraggiamento per altri passi in questo cammino di riconciliazione tra i cubani”. “Altri punti
importanti – ha ulteriormente spiegato Lombardi -, considerazioni sulla situazione internazionale regionale. Si è parlato in particolare del Venezuela e della necessità di dialogo in quel paese”.

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