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Mercoledì delle ceneri: ritorno all’essenziale della vita umana.

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Sì, perché noi allentiamo le forze, ci stanchiamo, siamo preda dello smarrimento e della consapevolezza della nostra debolezza, siamo abitati da pulsioni e da tentazioni che ci fanno cadere e contraddicono il nostro cammino verso il Signore.
Sì, perché noi allentiamo le forze, ci stanchiamo, siamo preda dello smarrimento e della consapevolezza della nostra debolezza, siamo abitati da pulsioni e da tentazioni che ci fanno cadere e contraddicono il nostro cammino verso il Signore.

Con la celebrazione del Mercoledì delle ceneri, si apre il tempo della Quaresima, un periodo di quaranta giorni che all’interno del calendario liturgico viene identificato come “tempo forte”, un tempo che i cristiani sono chiamati a vivere con particolare impegno. Ma che significa “tempo forte”? San Paolo scrivendo ai Corinzi dice che, questo è il giorno della salvezza (cfr. 2Cor 6,2), quindi qualcosa di veramente importante per noi: è il tempo favorevole, tempo di ritorno al Signore. Ma guardando a tutta la nostra vita, come possiamo pensare di limitare il tempo del ritorno a Dio a quaranta giorni? San Benedetto, nella sua Regola, scrive che tutta la vita del monaco dovrebbe essere una grande quaresima: tutta la vita dovrebbe essere impegnata nella conversione, ma in realtà, sia per i monaci sia per i comuni cristiani, resta quasi impossibile vivere costantemente nell’esercizio di questa tensione spirituale. La Quaresima, allora, ci ricorda che la conversione non è mai un evento avvenuto una volta per sempre, ma è un dinamismo che dobbiamo rinnovare a ogni età, in ogni stagione, ogni giorno della nostra esistenza. Sì, perché noi allentiamo le forze, ci stanchiamo, siamo preda dello smarrimento e della consapevolezza della nostra debolezza, siamo abitati da pulsioni e da tentazioni che ci fanno cadere e contraddicono il nostro cammino verso il Signore. Non siamo capaci di vivere sempre un’esistenza pasquale: l’incostanza, l’abitudine, la routine ce lo impediscono. Il gesto dell’imposizione delle ceneri è molto significativo perché oltre ad esprimere il pentimento e il desiderio di conversione, esprime in maniera visibile la nostra fragilità e inconsistenza (Gen 18,27). Ecco allora il tempo propizio della quaresima, tempo che ci permette di sviluppare, confermare e accrescere le nostre risposte alle esigenze della sequela cristiana. La liturgia del mercoledì delle ceneri mette in evidenza innanzitutto le esigenze della preghiera e del digiuno, che non sono cose di altri tempi e che non ci appartengono più, ma sono un esercizio molto importante: quello del ritorno all’essenziale nella vita umana. Si tratta di ritrovare la libertà attraverso il distacco da molte cose che non sono necessarie ma anzi si rivelano ingombranti per la nostra vita, come l’edera che soffoca le piante o i licheni che sgretolano le rocce. Per il cristiano il digiuno non è farisaica ostentazione ma è segno della totale disponibilità al Signore; significa dichiarare al mondo, con fede, qual è l’unica cosa necessaria; affidarsi umilmente al Signore, creare spazi di risonanza alla voce dello Spirito. Un amore che si fa preghiera, che diventa uno stile di vita attento alle necessità del prossimo. Uno stile di vita che non serve per essere ammirati dagli altri ma è un modo per volgere lo sguardo verso l’alto, oltre lo sguardo umano; è l’apertura del cuore alla novità di Cristo, al suo amore senza misura; è una vita autentica vissuta alla luce del Vangelo.

Don Andrea Rosati

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A. Rosati
Sacerdote dell'Arcidiocesi Metropolitana di Chieti-Vasto. Ordinato presbitero il 29 giugno 2010.
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Sì, perché noi allentiamo le forze, ci stanchiamo, siamo preda dello smarrimento e della consapevolezza della nostra debolezza, siamo abitati da pulsioni e da tentazioni che ci fanno cadere e contraddicono il nostro cammino verso il Signore.

Con la celebrazione del Mercoledì delle ceneri, si apre il tempo della Quaresima, un periodo di quaranta giorni che all’interno del calendario liturgico viene identificato come “tempo forte”, un tempo che i cristiani sono chiamati a vivere con particolare impegno. Ma che significa “tempo forte”? San Paolo scrivendo ai Corinzi dice che, questo è il giorno della salvezza (cfr. 2Cor 6,2), quindi qualcosa di veramente importante per noi: è il tempo favorevole, tempo di ritorno al Signore. Ma guardando a tutta la nostra vita, come possiamo pensare di limitare il tempo del ritorno a Dio a quaranta giorni? San Benedetto, nella sua Regola, scrive che tutta la vita del monaco dovrebbe essere una grande quaresima: tutta la vita dovrebbe essere impegnata nella conversione, ma in realtà, sia per i monaci sia per i comuni cristiani, resta quasi impossibile vivere costantemente nell’esercizio di questa tensione spirituale. La Quaresima, allora, ci ricorda che la conversione non è mai un evento avvenuto una volta per sempre, ma è un dinamismo che dobbiamo rinnovare a ogni età, in ogni stagione, ogni giorno della nostra esistenza. Sì, perché noi allentiamo le forze, ci stanchiamo, siamo preda dello smarrimento e della consapevolezza della nostra debolezza, siamo abitati da pulsioni e da tentazioni che ci fanno cadere e contraddicono il nostro cammino verso il Signore. Non siamo capaci di vivere sempre un’esistenza pasquale: l’incostanza, l’abitudine, la routine ce lo impediscono. Il gesto dell’imposizione delle ceneri è molto significativo perché oltre ad esprimere il pentimento e il desiderio di conversione, esprime in maniera visibile la nostra fragilità e inconsistenza (Gen 18,27). Ecco allora il tempo propizio della quaresima, tempo che ci permette di sviluppare, confermare e accrescere le nostre risposte alle esigenze della sequela cristiana. La liturgia del mercoledì delle ceneri mette in evidenza innanzitutto le esigenze della preghiera e del digiuno, che non sono cose di altri tempi e che non ci appartengono più, ma sono un esercizio molto importante: quello del ritorno all’essenziale nella vita umana. Si tratta di ritrovare la libertà attraverso il distacco da molte cose che non sono necessarie ma anzi si rivelano ingombranti per la nostra vita, come l’edera che soffoca le piante o i licheni che sgretolano le rocce. Per il cristiano il digiuno non è farisaica ostentazione ma è segno della totale disponibilità al Signore; significa dichiarare al mondo, con fede, qual è l’unica cosa necessaria; affidarsi umilmente al Signore, creare spazi di risonanza alla voce dello Spirito. Un amore che si fa preghiera, che diventa uno stile di vita attento alle necessità del prossimo. Uno stile di vita che non serve per essere ammirati dagli altri ma è un modo per volgere lo sguardo verso l’alto, oltre lo sguardo umano; è l’apertura del cuore alla novità di Cristo, al suo amore senza misura; è una vita autentica vissuta alla luce del Vangelo.

Don Andrea Rosati

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A. Rosati
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