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Home Parola di Dio Il Vangelo della Festa - Anno C Mercoledì delle Ceneri - Anno C - 6 marzo 2019

Mercoledì delle Ceneri – Anno C – 6 marzo 2019

La misericordia di Dio Everest dell’amore.






    Dal Vangelo secondo Matteo:

    In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c’è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli.
    Dunque, quando fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipòcriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, mentre tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
    E quando pregate, non siate simili agli ipòcriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
    E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipòcriti, che assumono un’aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà»”. 




    Col mercoledì delle ceneri inizia il tempo liturgico denominato quaresima. Quaranta giorni di pellegrinaggio rievocativo di quello compiuto dal popolo ebreo per raggiungere la terra della liberazione, ma anche di tanti altri momenti e passaggi biblici di notevole importanza per l’economia della salvezza. Col capo chino, dinanzi alla misericordia di Dio, si riceve l’austero rito dell’imposizione delle ceneri. Segno eminentemente penitenziale col quale si vuole indicare il proprio desiderio di compiere un cammino di conversione verso l’amore di Dio, a cui si riconosce la signoria e il primato. Terminerà con la lavanda dei piedi nel bel mezzo della settimana santa. Quasi a dire e ricordare che, chi si china dinanzi a Dio, riempiendo il proprio cuore della consolazione della sua paternità e sperimenta la sua misericordia, sente la necessità di riversare tutto a beneficio dei fratelli accanto ai quali ci si pone nella dimensione del servizio.
    Proprio come fece Maria di Nazareth, dopo l’annuncio dell’angelo, gravida di Dio, perché resasi docile e collaborativa alla sua volontà, avverte la necessità di intraprendere un viaggio lungo rischioso e faticoso per recarsi “in fretta” dalla cugina Elisabetta. Quando si è gravidi di Dio, quando la vita è piena e sazia del suo amore si è posseduti da una forza unica ed irresistibile che ci spinge ad andare a donare a raggiungere a servire. Lui chiede in prestito la barca della nostra vita per arrivare a tutti, per parlare a ciascuno.
    In questo tempo quaresimale siamo chiamati a sperimentare in pienezza, in totalità la ricchezza e la forza rigeneratrice dell’amore di Dio. La misericordia che lui ci offre è l’Everest dell’amore. L’ossatura della nostra fede, il DNA del cristianesimo. E’ la misericordia che rivela l’amore del Padre riversato nei nostri cuori e che noi siamo chiamati a donare e testimoniare travasandola nel cuore dei fratelli.
    Anche l’invito del profeta Gioele a lacerarci il cuore e non le vesti ci spinge a pagare di persona pur di riservare per tutti il perdono e la pace frutto di sacrificio personale e di donazione misericordiosa. “Siate misericordiosi come è misericordioso il padre vostro celeste”, questa è la colonna sonora che deve accompagnare il nostro cammino penitenziale e di rinnovamento quaresimale. Allora sperimenteremo la gioia delle vertigini dell’amore di Dio che ci chiama sull’Everest della misericordia.




    Questo è lo stesso che noi facciamo quando non paghiamo il giusto alla nostra gente. Noi prendiamo dalle nostre penitenze, dai nostri gesti di preghiera, di digiuno, di elemosina, prendiamo una tangente: la tangente della vanità, del farci vedere. E quella non è autenticità, quella è ipocrisia. Per questo quando Gesù dice: ‘Quando pregate fatelo di nascosto, quando date l’elemosina non fate suonare la tromba, quando digiunate non fate i malinconici’, è lo stesso che se dicesse: ‘Per favore quando fate un’opera buona non prendete la tangente di quest’opera buona, è soltanto per il Padre’.

    (S. Marta 3 marzo 2017)




    O Dio, nostro Padre, concedi, al popolo cristiano di iniziare con questo digiuno un cammino di vera conversione, per affrontare vittoriosamente con le armi della penitenza il combattimento contro lo spirito del male. Per il nostro Signore…
     


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B. Giorgetta
BENITO GIORGETTA (16 febbraio 1955 Montemitro, Campobasso), sacerdote della diocesi di Termoli-Larino, parroco di San Timoteo in Termoli (Campobasso), licenziato in sacra teologia con specializzazione in mariologia. Dottore in bioetica, è giornalista pubblicista. Vicario foraneo. Docente di Teologia morale della sessualità e Bioetica presso l'Istituto Teologico Abruzzese Molisano di Chieti. Presidente dell'Associazione "Iktus - Onlus".

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Mercoledì delle Ceneri – Anno C – 6 marzo 2019

La misericordia di Dio Everest dell’amore.






    Dal Vangelo secondo Matteo:

    In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c’è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli.
    Dunque, quando fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipòcriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, mentre tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
    E quando pregate, non siate simili agli ipòcriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
    E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipòcriti, che assumono un’aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà»”. 




    Col mercoledì delle ceneri inizia il tempo liturgico denominato quaresima. Quaranta giorni di pellegrinaggio rievocativo di quello compiuto dal popolo ebreo per raggiungere la terra della liberazione, ma anche di tanti altri momenti e passaggi biblici di notevole importanza per l’economia della salvezza. Col capo chino, dinanzi alla misericordia di Dio, si riceve l’austero rito dell’imposizione delle ceneri. Segno eminentemente penitenziale col quale si vuole indicare il proprio desiderio di compiere un cammino di conversione verso l’amore di Dio, a cui si riconosce la signoria e il primato. Terminerà con la lavanda dei piedi nel bel mezzo della settimana santa. Quasi a dire e ricordare che, chi si china dinanzi a Dio, riempiendo il proprio cuore della consolazione della sua paternità e sperimenta la sua misericordia, sente la necessità di riversare tutto a beneficio dei fratelli accanto ai quali ci si pone nella dimensione del servizio.
    Proprio come fece Maria di Nazareth, dopo l’annuncio dell’angelo, gravida di Dio, perché resasi docile e collaborativa alla sua volontà, avverte la necessità di intraprendere un viaggio lungo rischioso e faticoso per recarsi “in fretta” dalla cugina Elisabetta. Quando si è gravidi di Dio, quando la vita è piena e sazia del suo amore si è posseduti da una forza unica ed irresistibile che ci spinge ad andare a donare a raggiungere a servire. Lui chiede in prestito la barca della nostra vita per arrivare a tutti, per parlare a ciascuno.
    In questo tempo quaresimale siamo chiamati a sperimentare in pienezza, in totalità la ricchezza e la forza rigeneratrice dell’amore di Dio. La misericordia che lui ci offre è l’Everest dell’amore. L’ossatura della nostra fede, il DNA del cristianesimo. E’ la misericordia che rivela l’amore del Padre riversato nei nostri cuori e che noi siamo chiamati a donare e testimoniare travasandola nel cuore dei fratelli.
    Anche l’invito del profeta Gioele a lacerarci il cuore e non le vesti ci spinge a pagare di persona pur di riservare per tutti il perdono e la pace frutto di sacrificio personale e di donazione misericordiosa. “Siate misericordiosi come è misericordioso il padre vostro celeste”, questa è la colonna sonora che deve accompagnare il nostro cammino penitenziale e di rinnovamento quaresimale. Allora sperimenteremo la gioia delle vertigini dell’amore di Dio che ci chiama sull’Everest della misericordia.




    Questo è lo stesso che noi facciamo quando non paghiamo il giusto alla nostra gente. Noi prendiamo dalle nostre penitenze, dai nostri gesti di preghiera, di digiuno, di elemosina, prendiamo una tangente: la tangente della vanità, del farci vedere. E quella non è autenticità, quella è ipocrisia. Per questo quando Gesù dice: ‘Quando pregate fatelo di nascosto, quando date l’elemosina non fate suonare la tromba, quando digiunate non fate i malinconici’, è lo stesso che se dicesse: ‘Per favore quando fate un’opera buona non prendete la tangente di quest’opera buona, è soltanto per il Padre’.

    (S. Marta 3 marzo 2017)




    O Dio, nostro Padre, concedi, al popolo cristiano di iniziare con questo digiuno un cammino di vera conversione, per affrontare vittoriosamente con le armi della penitenza il combattimento contro lo spirito del male. Per il nostro Signore…
     


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B. Giorgetta
BENITO GIORGETTA (16 febbraio 1955 Montemitro, Campobasso), sacerdote della diocesi di Termoli-Larino, parroco di San Timoteo in Termoli (Campobasso), licenziato in sacra teologia con specializzazione in mariologia. Dottore in bioetica, è giornalista pubblicista. Vicario foraneo. Docente di Teologia morale della sessualità e Bioetica presso l'Istituto Teologico Abruzzese Molisano di Chieti. Presidente dell'Associazione "Iktus - Onlus".

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