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Meeting, il Papa: “Non restiamo a guardare la realtà dal balcone o in Tv”

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Nel suo messaggio per la manifestazione di Rimini, Francesco incoraggia a recuperare le radici e guardare avanti con fiducia attenti a non farsi colpire dall’«alzheimer spirituale»
 
SALVATORE CERNUZIO
CITTÀ DEL VATICANO

Riscoprire le proprie radici e guardare al passato, per contrastare quell’«alzheimer spirituale» che è il male del nostro tempo e che colpisce soprattutto i cristiani, e per non finire «preda dei capricci e delle voglie del momento, schiavi dei “falsi infiniti”, che promettono la luna, ma ci lasciano delusi e tristi, alla ricerca spasmodica di qualcosa che riempia il vuoto del cuore». Papa Francesco invita i partecipanti alla 38esima edizione del Meeting di Rimini a volgere lo sguardo indietro, ma non – spiega nel suo messaggio per l’avvio della manifestazione – per coltivare «alcun ripiegamento nostalgico su un passato che non c’è più», bensì per guardare «fiduciosi» al futuro e anche al presente. 

 

 

Perché «non ci è concesso guardare la realtà dal balcone, né possiamo rimanere comodamente seduti sul divano a vedere il mondo che passa davanti a noi in Tv», scrive il Pontefice nelle quattro pagine firmate dal Segretario di Stato Pietro Parolin (che sarà al Meeting nella giornata conclusiva del 26 agosto) e lette dalla presidente della Fondazione Meeting Emilia Guarnieri prima della messa celebrata dal vescovo Francesco Lambiasi nell’Auditorium della Fiera di Rimini. «Solo riguadagnando il vero, il bello e il buono che i nostri padri ci hanno consegnato, potremo vivere come un’opportunità il cambiamento d’epoca in cui siamo immersi, come occasione per comunicare in modo convincente agli uomini la gioia del Vangelo», afferma Bergoglio parafrasando il tema scelto per l’edizione 2017 “Quello che tu erediti dai tuoi padri, riguadagnatelo, per possederlo”.  

 

Una frase, questa, tratta dal Faust di Goethe, che – evidenzia il Papa – ci esorta a «riappropriarci delle nostre origini dal di dentro di una storia personale. Per troppo tempo si è pensato che l’eredità dei nostri padri sarebbe rimasta con noi come un tesoro che bastava custodire per mantenerne accesa la fiamma. Non è stato così: quel fuoco che ardeva nel petto di coloro che ci hanno preceduto si è via via affievolito». Si è arrivati al punto che «tutto sembra scivolarci addosso, presi come siamo dall’ansia di voltare pagina in fretta. La vita si frammenta e rischia di inaridirsi». Allora è bene, anzi «è prezioso», ogni tanto «fermarsi per considerare i grandi interrogativi che definiscono il nostro essere umani e che è impossibile ignorare del tutto». 

 

Uno dei limiti delle società attuali, osserva Francesco, è infatti quello di «avere poca memoria», di «liquidare come un fardello inutile e pesante ciò che ci ha preceduto». Ma questo ha delle conseguenze. E anche «gravi». Pensiamo all’educazione: «Come possiamo sperare di far crescere le nuove generazioni senza memoria?», domanda Papa Francesco. «E come pensare di edificare il futuro senza prendere posizione riguardo alla storia che ha generato il nostro presente?».  

 

Non si tratta di crogiolarsi in ricordi nostalgici, tantomeno di giocare in difesa: «Non abbiamo spazi da difendere perché l’amore di Cristo non conosce frontiere invalicabili. Viviamo in un tempo favorevole per una Chiesa in uscita, ma una Chiesa ricca di memoria, tutta sospinta dal vento dello Spirito ad andare all’incontro con l’uomo che cerca una ragione per vivere», dice il Papa. 

 

Allo stesso tempo bisogna riconoscere che esiste «una malattia che può colpire i battezzati» che si chiama «alzheimer spirituale»: «Se diventiamo “smemorati” del nostro incontro con il Signore, non siamo più sicuri di niente; allora ci assale la paura che blocca ogni nostro movimento», avverte Francesco. Come evitarlo? «C’è una sola strada… attualizzare gli inizi, il “primo Amore”, che non è un discorso o un pensiero astratto, ma una Persona. La memoria grata di questo inizio assicura lo slancio necessario per affrontare le sfide sempre nuove che esigono risposte altrettanto nuove, rimanendo sempre aperti alle sorprese dello Spirito che soffia dove vuole»».  

 

Dunque “un nuovo inizio”, che agli uomini e alle donne di oggi – spiega il Papa – arriva «attraverso la vita della Chiesa, attraverso una moltitudine di testimoni che da duemila anni rinnovano l’annuncio dell’avvenimento del Dio-con-noi». Si può girare tanto nella vita, andare avanti e indietro, ma poi bisogna «tornare lì», a quel «punto incandescente in cui la Grazia di Dio mi ha toccato all’inizio del cammino». «Quando Gesù è passato sulla mia strada, mi ha guardato con misericordia, mi ha chiesto di seguirlo», dobbiamo «recuperare la memoria di quel momento in cui i suoi occhi si sono incrociati con i miei», incoraggia il Pontefice. 

 

Ognuno può rivivere così l’esperienza di Zaccheo, come descritta da sant’Agostino: «Fu guardato e allora vide». «Ecco ciò che abbiamo ereditato» annota Bergoglio, «il tesoro prezioso che dobbiamo riscoprire ogni giorno, se vogliamo che sia nostro». Richiama una metafora tanto cara a don Giussani: quella dello zaino, che all’inizio si porta sulle spalle e viene riempito da genitori e educatori, ma da un certo punto occorre «prendere e metterselo davanti agli occhi» per scoprire cosa c’è dentro, in modo che «diventi problema quello che gli altri ci hanno detto, paragonando quel che vede dentro, con i desideri del proprio cuore». 

 

«Dopo il messaggio del presidente Mattarella, le parole del Papa ci fanno fare un passo ulteriore. Ci aiutano non solo a comprendere il titolo del Meeting di quest’anno, ma a capire noi stessi, il tempo storico che viviamo, il compito che ci è stato affidato», ha commentato la presidente della Fondazione Meeting Emilia Guarnieri. «Questo guardare in avanti per noi significa riscoprire il Dna del Meeting, un’apertura che porta a incontrare tutti, cercando sempre il dialogo, la valorizzazione di ciò che è buono, lo spunto positivo: quelle che il papa definisce “le tracce della presenza di Dio lungo la storia del mondo”». 

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Riscoprire le proprie radici e guardare al passato, per contrastare quell’«alzheimer spirituale» che è il male del nostro tempo e che colpisce soprattutto i cristiani, e per non finire «preda dei capricci e delle voglie del momento, schiavi dei “falsi infiniti”, che promettono la luna, ma ci lasciano delusi e tristi, alla ricerca spasmodica di qualcosa che riempia il vuoto del cuore». Papa Francesco invita i partecipanti alla 38esima edizione del Meeting di Rimini a volgere lo sguardo indietro, ma non – spiega nel suo messaggio per l’avvio della manifestazione – per coltivare «alcun ripiegamento nostalgico su un passato che non c’è più», bensì per guardare «fiduciosi» al futuro e anche al presente. 

 

 

Perché «non ci è concesso guardare la realtà dal balcone, né possiamo rimanere comodamente seduti sul divano a vedere il mondo che passa davanti a noi in Tv», scrive il Pontefice nelle quattro pagine firmate dal Segretario di Stato Pietro Parolin (che sarà al Meeting nella giornata conclusiva del 26 agosto) e lette dalla presidente della Fondazione Meeting Emilia Guarnieri prima della messa celebrata dal vescovo Francesco Lambiasi nell’Auditorium della Fiera di Rimini. «Solo riguadagnando il vero, il bello e il buono che i nostri padri ci hanno consegnato, potremo vivere come un’opportunità il cambiamento d’epoca in cui siamo immersi, come occasione per comunicare in modo convincente agli uomini la gioia del Vangelo», afferma Bergoglio parafrasando il tema scelto per l’edizione 2017 “Quello che tu erediti dai tuoi padri, riguadagnatelo, per possederlo”.  

 

Una frase, questa, tratta dal Faust di Goethe, che – evidenzia il Papa – ci esorta a «riappropriarci delle nostre origini dal di dentro di una storia personale. Per troppo tempo si è pensato che l’eredità dei nostri padri sarebbe rimasta con noi come un tesoro che bastava custodire per mantenerne accesa la fiamma. Non è stato così: quel fuoco che ardeva nel petto di coloro che ci hanno preceduto si è via via affievolito». Si è arrivati al punto che «tutto sembra scivolarci addosso, presi come siamo dall’ansia di voltare pagina in fretta. La vita si frammenta e rischia di inaridirsi». Allora è bene, anzi «è prezioso», ogni tanto «fermarsi per considerare i grandi interrogativi che definiscono il nostro essere umani e che è impossibile ignorare del tutto». 

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Uno dei limiti delle società attuali, osserva Francesco, è infatti quello di «avere poca memoria», di «liquidare come un fardello inutile e pesante ciò che ci ha preceduto». Ma questo ha delle conseguenze. E anche «gravi». Pensiamo all’educazione: «Come possiamo sperare di far crescere le nuove generazioni senza memoria?», domanda Papa Francesco. «E come pensare di edificare il futuro senza prendere posizione riguardo alla storia che ha generato il nostro presente?».  

 

Non si tratta di crogiolarsi in ricordi nostalgici, tantomeno di giocare in difesa: «Non abbiamo spazi da difendere perché l’amore di Cristo non conosce frontiere invalicabili. Viviamo in un tempo favorevole per una Chiesa in uscita, ma una Chiesa ricca di memoria, tutta sospinta dal vento dello Spirito ad andare all’incontro con l’uomo che cerca una ragione per vivere», dice il Papa. 

 

Allo stesso tempo bisogna riconoscere che esiste «una malattia che può colpire i battezzati» che si chiama «alzheimer spirituale»: «Se diventiamo “smemorati” del nostro incontro con il Signore, non siamo più sicuri di niente; allora ci assale la paura che blocca ogni nostro movimento», avverte Francesco. Come evitarlo? «C’è una sola strada… attualizzare gli inizi, il “primo Amore”, che non è un discorso o un pensiero astratto, ma una Persona. La memoria grata di questo inizio assicura lo slancio necessario per affrontare le sfide sempre nuove che esigono risposte altrettanto nuove, rimanendo sempre aperti alle sorprese dello Spirito che soffia dove vuole»».  

 

Dunque “un nuovo inizio”, che agli uomini e alle donne di oggi – spiega il Papa – arriva «attraverso la vita della Chiesa, attraverso una moltitudine di testimoni che da duemila anni rinnovano l’annuncio dell’avvenimento del Dio-con-noi». Si può girare tanto nella vita, andare avanti e indietro, ma poi bisogna «tornare lì», a quel «punto incandescente in cui la Grazia di Dio mi ha toccato all’inizio del cammino». «Quando Gesù è passato sulla mia strada, mi ha guardato con misericordia, mi ha chiesto di seguirlo», dobbiamo «recuperare la memoria di quel momento in cui i suoi occhi si sono incrociati con i miei», incoraggia il Pontefice. 

 

Ognuno può rivivere così l’esperienza di Zaccheo, come descritta da sant’Agostino: «Fu guardato e allora vide». «Ecco ciò che abbiamo ereditato» annota Bergoglio, «il tesoro prezioso che dobbiamo riscoprire ogni giorno, se vogliamo che sia nostro». Richiama una metafora tanto cara a don Giussani: quella dello zaino, che all’inizio si porta sulle spalle e viene riempito da genitori e educatori, ma da un certo punto occorre «prendere e metterselo davanti agli occhi» per scoprire cosa c’è dentro, in modo che «diventi problema quello che gli altri ci hanno detto, paragonando quel che vede dentro, con i desideri del proprio cuore». 

 

«Dopo il messaggio del presidente Mattarella, le parole del Papa ci fanno fare un passo ulteriore. Ci aiutano non solo a comprendere il titolo del Meeting di quest’anno, ma a capire noi stessi, il tempo storico che viviamo, il compito che ci è stato affidato», ha commentato la presidente della Fondazione Meeting Emilia Guarnieri. «Questo guardare in avanti per noi significa riscoprire il Dna del Meeting, un’apertura che porta a incontrare tutti, cercando sempre il dialogo, la valorizzazione di ciò che è buono, lo spunto positivo: quelle che il papa definisce “le tracce della presenza di Dio lungo la storia del mondo”». 

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