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Medjugorje, un inviato del Papa per le esigenze dei fedeli

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Francesco nomina il vescovo polacco Hoser: nessuna nuova indagine sulle apparizioni, ma avrà l’incarico di suggerire «iniziative pastorali per il futuro»

Il Papa nomina un suo «inviato speciale» a Medjugorje. Ma non per fare un supplemento d’inchiesta sulle apparizioni mariane iniziate nel 1981 e non ancora interrotte, come ipotizzato da alcune anticipazioni. Al centro delle preoccupazioni di Francesco ci sono i tantissimi pellegrini che visitano la parrocchia e il luogo delle prime apparizioni nel paesino dell’Erzegovina divenuto un centro mariano tra i più frequentati del mondo.  

 

 

«In data 11 febbraio 2017 il Santo Padre – si legge nel comunicato della Segreteria di Stato vaticana – ha incaricato» monsignor Henryk Hoser, arcivescovo-vescovo di Warszawa-Praga (Polonia), «di recarsi a Medjugorje quale inviato speciale della Santa Sede». 

 

Subito dopo la nota chiarisce i motivi della nomina e ne circoscrive gli obiettivi, smentendo quanti ritenevano che Bergoglio volesse nuove indagini dopo quelle approfondite e durante cinque anni, concluse nel 2015 dalla commissione di porporati ed esperti guidati dal cardinale Camillo Ruini.  

 

«La missione – si legge ancora nel comunicato – ha lo scopo di acquisire più approfondite conoscenze della situazione pastorale di quella realtà e, soprattutto, delle esigenze dei fedeli che vi giungono in pellegrinaggio e, in base ad esse, suggerire eventuali iniziative pastorali per il futuro. Avrà, pertanto, un carattere esclusivamente pastorale». È da sottolineare l’espressione «esclusivamente pastorale», che spiega bene le finalità dell’incarico di Hoser, il quale non dovrà fare lo 007 della Congregazione per la dottrina della fede, ma dovrà entrare nel merito dei problemi pastorali da anni presenti a Medjugorje. 

 

Non è un mistero che un atavico contrasto contrappone i francescani al clero secolare e al vescovo della diocesi competente, che è quella di Mostar. Il vescovo precedente, Pavao Zanic, come pure l’attuale, Ratko Peric, sono profondamente contrari alle apparizioni. Una delle conclusioni alle quali era arrivata la commissione Ruini riguardava proprio i problemi pastorali. Tra le proposte quella di trasformare la parrocchia di Medjugorje in santuario alle dirette dipendenze della Santa Sede. Un’altra possibilità era invece quella di smembrare il territorio di Medjugorje dalla diocesi di Mostar per riesumare una vecchia diocesi soppressa. 

 

Con la nomina di oggi si conferma l’atteggiamento di Papa Francesco nei confronti di questi fenomeni. Nonostante abbia più volte messo in guardia dalla morbosa attenzione verso i «messaggi» e i «segreti» attribuiti alla Madonna, che in alcuni casi finisce per distogliere alcuni fedeli dal cuore del messaggio evangelico, Bergoglio mostra grande rispetto per ciò che avviene in questi luoghi. E nel caso di Medjugorje, milioni di persone vi sono transitate e vi ritornano, partecipando a intense esperienze spirituali e in molti casi scoprendo la fede o ritrovando la fede perduta. 

 

Per quanto riguarda il fenomeno e la sua origine, la commissione Ruini aveva concluso suggerendo un pronunciamento favorevole al riconoscere la natura soprannaturale delle primissime apparizioni mariane, sospendendo invece il giudizio su tutto ciò che è venuto dopo. Com’è noto, secondo il racconto dei veggenti – ragazzi nel frattempo diventati adulti – la Madonna dopo essere apparsa sulla collina vicina al paese e poi nella chiesa parrocchiale, continuerebbe ad apparire loro ad orari o giorni prestabiliti ovunque essi si trovano. 

 

Le conclusioni della commissione Ruini, che aveva valutato un’enorme mole di documenti, analizzato tutti i messaggi, ascoltato tutti i testimoni e più volte gli stessi veggenti, era stata consegnata a Francesco nel 2014. Da allora il dossier è passato alla Congregazione per la dottrina della fede. Il Papa stesso, durante il volo di ritorno da Sarajevo, aveva detto ai giornalisti che Ruini aveva fatto «un bel lavoro», annunciando una imminente discussione del caso all’ex Sant’Uffizio. Ma da allora non ci sono più state novità. 

 

Il direttore della Sala Stampa vaticana Greg Burke ha sottolineato che «la missione dell’inviato speciale è un segno di attenzione del Santo Padre verso i pellegrini. Lo scopo non è inquisitorio, ma strettamente pastorale. L’inviato non entrerà nella questione delle apparizioni mariane, che sono di competenza della Congregazione per la Dottrina della Fede, e sarà in contatto con il vescovo diocesano, i frati minori francescani – ai quali è affidata la parrocchia di Medjugorje – e con i fedeli del luogo». Quindi ha concluso: «È una missione per i pellegrini, non è contro nessuno». 

 

Il segnale della nomina del vescovo polacco indica dunque qual è la priorità del Pontefice: le esigenze dei pellegrini, la loro cura pastorale. Monsignor Hoser, conclude la nota vaticana «continuerà ad esercitare l’ufficio di arcivescovo-vescovo di Warszawa-Praga» ed è previsto che «completi il suo mandato entro l’estate prossima». 

Redazionehttps://www.spesalvi.it
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Francesco nomina il vescovo polacco Hoser: nessuna nuova indagine sulle apparizioni, ma avrà l’incarico di suggerire «iniziative pastorali per il futuro»

Il Papa nomina un suo «inviato speciale» a Medjugorje. Ma non per fare un supplemento d’inchiesta sulle apparizioni mariane iniziate nel 1981 e non ancora interrotte, come ipotizzato da alcune anticipazioni. Al centro delle preoccupazioni di Francesco ci sono i tantissimi pellegrini che visitano la parrocchia e il luogo delle prime apparizioni nel paesino dell’Erzegovina divenuto un centro mariano tra i più frequentati del mondo.  

 

 

«In data 11 febbraio 2017 il Santo Padre – si legge nel comunicato della Segreteria di Stato vaticana – ha incaricato» monsignor Henryk Hoser, arcivescovo-vescovo di Warszawa-Praga (Polonia), «di recarsi a Medjugorje quale inviato speciale della Santa Sede». 

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«La missione – si legge ancora nel comunicato – ha lo scopo di acquisire più approfondite conoscenze della situazione pastorale di quella realtà e, soprattutto, delle esigenze dei fedeli che vi giungono in pellegrinaggio e, in base ad esse, suggerire eventuali iniziative pastorali per il futuro. Avrà, pertanto, un carattere esclusivamente pastorale». È da sottolineare l’espressione «esclusivamente pastorale», che spiega bene le finalità dell’incarico di Hoser, il quale non dovrà fare lo 007 della Congregazione per la dottrina della fede, ma dovrà entrare nel merito dei problemi pastorali da anni presenti a Medjugorje. 

 

Non è un mistero che un atavico contrasto contrappone i francescani al clero secolare e al vescovo della diocesi competente, che è quella di Mostar. Il vescovo precedente, Pavao Zanic, come pure l’attuale, Ratko Peric, sono profondamente contrari alle apparizioni. Una delle conclusioni alle quali era arrivata la commissione Ruini riguardava proprio i problemi pastorali. Tra le proposte quella di trasformare la parrocchia di Medjugorje in santuario alle dirette dipendenze della Santa Sede. Un’altra possibilità era invece quella di smembrare il territorio di Medjugorje dalla diocesi di Mostar per riesumare una vecchia diocesi soppressa. 

 

Con la nomina di oggi si conferma l’atteggiamento di Papa Francesco nei confronti di questi fenomeni. Nonostante abbia più volte messo in guardia dalla morbosa attenzione verso i «messaggi» e i «segreti» attribuiti alla Madonna, che in alcuni casi finisce per distogliere alcuni fedeli dal cuore del messaggio evangelico, Bergoglio mostra grande rispetto per ciò che avviene in questi luoghi. E nel caso di Medjugorje, milioni di persone vi sono transitate e vi ritornano, partecipando a intense esperienze spirituali e in molti casi scoprendo la fede o ritrovando la fede perduta. 

 

Per quanto riguarda il fenomeno e la sua origine, la commissione Ruini aveva concluso suggerendo un pronunciamento favorevole al riconoscere la natura soprannaturale delle primissime apparizioni mariane, sospendendo invece il giudizio su tutto ciò che è venuto dopo. Com’è noto, secondo il racconto dei veggenti – ragazzi nel frattempo diventati adulti – la Madonna dopo essere apparsa sulla collina vicina al paese e poi nella chiesa parrocchiale, continuerebbe ad apparire loro ad orari o giorni prestabiliti ovunque essi si trovano. 

 

Le conclusioni della commissione Ruini, che aveva valutato un’enorme mole di documenti, analizzato tutti i messaggi, ascoltato tutti i testimoni e più volte gli stessi veggenti, era stata consegnata a Francesco nel 2014. Da allora il dossier è passato alla Congregazione per la dottrina della fede. Il Papa stesso, durante il volo di ritorno da Sarajevo, aveva detto ai giornalisti che Ruini aveva fatto «un bel lavoro», annunciando una imminente discussione del caso all’ex Sant’Uffizio. Ma da allora non ci sono più state novità. 

 

Il direttore della Sala Stampa vaticana Greg Burke ha sottolineato che «la missione dell’inviato speciale è un segno di attenzione del Santo Padre verso i pellegrini. Lo scopo non è inquisitorio, ma strettamente pastorale. L’inviato non entrerà nella questione delle apparizioni mariane, che sono di competenza della Congregazione per la Dottrina della Fede, e sarà in contatto con il vescovo diocesano, i frati minori francescani – ai quali è affidata la parrocchia di Medjugorje – e con i fedeli del luogo». Quindi ha concluso: «È una missione per i pellegrini, non è contro nessuno». 

 

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