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Medici inglesi: dire “futura mamma” è un’offesa ai transgender

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Per “esaltare la diversità” il sindacato dei dottori inglesi “inventa” un opuscolo che a loro avviso tutelerebbe gli “intersessuali”

Non chiamate più una donna incinta “futura mamma”. È l’indicazione che la British Medical Association (Bma), principale sindacato e associazione professionali dei dottori inglesi, ha dato a tutti i suoi 160 mila membri che lavorano in privato e negli ospedali del Regno Unito. La motivazione? «Per non offendere le persone transgender» (Tempi.it, 3 febbraio).

NON USARE “NATO UOMO” O “NATO DONNA”

Ecco la spiegazione ufficiale: «La grande maggioranza delle persone che sono incinte o che hanno partorito si identificano come donne. Tuttavia, ci sono alcuni uomini intersex e uomini trans che possono essere gravidi. È possibile includere gli uomini intersessuali e gli uomini trans che possono essere gravidi chiamandoli “persone incinte”».

Questa spiegazione si trova nell’opuscolo di 14 pagine intitolato “Una guida per una comunicazione efficace“: un linguaggio inclusivo in ambito lavorativo approvato dal consiglio della BMA. La guida, riporta il Daily Mirror (31 gennaio), spiega anche ai dottori di non usare più i termini “nato uomo” e “nato donna” per indicare le persone transgender perché così «si riduce e si semplifica eccessivamente un tema complesso».

“LA CELEBRAZIONE DELLA DIVERSITA’”

Nell’introduzione, scrive il Telegraph (31 gennaio), si legge: «Questa guida promuove le buone pratiche attraverso l’uso del linguaggio che mostra il rispetto e la sensibilità verso tutti. La scelta delle parole appropriate offre un contributo importante verso la celebrazione delle diversità».

E poi prosegue: «Oltre a evitare offese, serve a trattare l’altro con dignità e come membro di una comunità integrata».

“APPLICATELA NEL LAVORO DI TUTTI I GIORNI”

Anthea Mowat, senior executive della BMA, scrive sul sito web dell’associazione: «Vi incoraggio tutti a leggere e condividere questa guida, e pensare a come si può applicare nel vostro lavoro giorno per giorno. Questo è un momento in cui abbiamo bisogno di unirci per sostenere e proteggere i nostri colleghi e le nostre pazienti».

“LINEE GUIDA CONFUSIONARIE”

Laura Perrins, ex avvocato e mamma che si batte per i diritti delle donne e che ha fondato il sito di successo The Conservative Woman, ha criticato la BMA: «È una misura contro la scienza, contro le donne e contro le mamme. Tutti i dottori sanno che solo le femmine possono avere bambini. Dire altrimenti è offensivo e pericoloso. Questa decisione offenderà le donne di ogni parte del paese ed è un ottimo esempio di come la maggioranza delle donne venga insultata da una piccola minoranza di persone».

L’ex vescovo anglicano di Rochester, Michael Nazir-Ali, si è unito al coro: «Credo che sia molto triste che la società venga spinta in questa direzione. Dio ci ha creati maschi e femmine e le madri si rapportano ai loro bambini in modo diverso rispetto ai padri. Questa decisione confonderà le persone riguardo al ruolo vitale delle madri nella crescita dei loro bambini».

LA GIUSTIFICAZIONE DELLA BMA

Dopo le centinaia di critiche ricevute, la BMA, attraverso un portavoce ha provato a difendersi, negando tutto: «Si tratta di linee guida per il nostro staff – non per i medici, né si riferisce ai pazienti – per promuovere un posto di lavoro più inclusivo».

 

 

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Per “esaltare la diversità” il sindacato dei dottori inglesi “inventa” un opuscolo che a loro avviso tutelerebbe gli “intersessuali”

Non chiamate più una donna incinta “futura mamma”. È l’indicazione che la British Medical Association (Bma), principale sindacato e associazione professionali dei dottori inglesi, ha dato a tutti i suoi 160 mila membri che lavorano in privato e negli ospedali del Regno Unito. La motivazione? «Per non offendere le persone transgender» (Tempi.it, 3 febbraio).

NON USARE “NATO UOMO” O “NATO DONNA”

Ecco la spiegazione ufficiale: «La grande maggioranza delle persone che sono incinte o che hanno partorito si identificano come donne. Tuttavia, ci sono alcuni uomini intersex e uomini trans che possono essere gravidi. È possibile includere gli uomini intersessuali e gli uomini trans che possono essere gravidi chiamandoli “persone incinte”».

Questa spiegazione si trova nell’opuscolo di 14 pagine intitolato “Una guida per una comunicazione efficace“: un linguaggio inclusivo in ambito lavorativo approvato dal consiglio della BMA. La guida, riporta il Daily Mirror (31 gennaio), spiega anche ai dottori di non usare più i termini “nato uomo” e “nato donna” per indicare le persone transgender perché così «si riduce e si semplifica eccessivamente un tema complesso».

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“LA CELEBRAZIONE DELLA DIVERSITA’”

Nell’introduzione, scrive il Telegraph (31 gennaio), si legge: «Questa guida promuove le buone pratiche attraverso l’uso del linguaggio che mostra il rispetto e la sensibilità verso tutti. La scelta delle parole appropriate offre un contributo importante verso la celebrazione delle diversità».

E poi prosegue: «Oltre a evitare offese, serve a trattare l’altro con dignità e come membro di una comunità integrata».

“APPLICATELA NEL LAVORO DI TUTTI I GIORNI”

Anthea Mowat, senior executive della BMA, scrive sul sito web dell’associazione: «Vi incoraggio tutti a leggere e condividere questa guida, e pensare a come si può applicare nel vostro lavoro giorno per giorno. Questo è un momento in cui abbiamo bisogno di unirci per sostenere e proteggere i nostri colleghi e le nostre pazienti».

“LINEE GUIDA CONFUSIONARIE”

Laura Perrins, ex avvocato e mamma che si batte per i diritti delle donne e che ha fondato il sito di successo The Conservative Woman, ha criticato la BMA: «È una misura contro la scienza, contro le donne e contro le mamme. Tutti i dottori sanno che solo le femmine possono avere bambini. Dire altrimenti è offensivo e pericoloso. Questa decisione offenderà le donne di ogni parte del paese ed è un ottimo esempio di come la maggioranza delle donne venga insultata da una piccola minoranza di persone».

L’ex vescovo anglicano di Rochester, Michael Nazir-Ali, si è unito al coro: «Credo che sia molto triste che la società venga spinta in questa direzione. Dio ci ha creati maschi e femmine e le madri si rapportano ai loro bambini in modo diverso rispetto ai padri. Questa decisione confonderà le persone riguardo al ruolo vitale delle madri nella crescita dei loro bambini».

LA GIUSTIFICAZIONE DELLA BMA

Dopo le centinaia di critiche ricevute, la BMA, attraverso un portavoce ha provato a difendersi, negando tutto: «Si tratta di linee guida per il nostro staff – non per i medici, né si riferisce ai pazienti – per promuovere un posto di lavoro più inclusivo».

 

 

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