Maria SS. Madre di Dio – Anno B – 1 gennaio 2018

Il Vangelo Strabico


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IL VANGELO STRABICO

Maria SS. Madre di Dio – B 

(Numeri 6,22-27; Galati 4,4-7; Luca 2,16-21)

A  cura di Benito Giorgetta

“Nato da Donna”. Madre e Discepola, Madre e Figlia

Ascoltiamo il Vangelo:

“In quel tempo, [i pastori] andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro.
Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore.
I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro.
Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo”.

La fanciulla nazaretana, Maria, scelta da Dio come sua Madre, continua, da protagonista, a campeggiare nella liturgia natalizia. Non può essere altrimenti. Si parla della nascita di Gesù, il Dio con noi e non si può fare a meno di riferirci alla mamma. Dove c’è un figlio, c’è sempre una madre. Anche se questo Figlio è figlio di Dio. San Paolo ci ricorda che è “nato da donna”. Ha scelto la via ordinaria, quella più naturale, feriale, usuale, propria ad ogni uomo per poter nascere. Si è mischiato tra gli altri, mimetizzato, nascosto. In tutto simile ad ogni suo simile. Se alcune differenze ci sono, ed appaiono evidenti, vanno in ordine al suo voler, per forza, essere ultimo, nascosto, rifiutato, perseguitato. Non si è scelto una vita facile, fin dall’inizio del suo concepimento, per approdare alla croce, ulteriore segno di disprezzo, fallimento, abbandono, solitudine, morte. Sì! Culla e croce: le cattedre di Dio per insegnare l’arte d’amare.

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Maria di Nazareth in tutto questo è complice, serena, gioiosa, consapevole e collaborativa. Anch’Ella, maestra della stessa arte a cui ha educato il Dio Bambino e da cui ha, lei stessa, appreso perché è stata Madre e Discepola, Madre e Figlia, Madre e Corredentrice. Comunque sempre Donna.

Non c’è Dio incarnato senza la donna: il Concilio di Efeso (431) ne ebbe tanta consapevolezza che i duecento padri presenti proclamarono all’unanimità Maria, la donna, “Theotòkos/Madre di Dio”. Ricordiamo altre donne bibliche: Tamar, Raab, Rut e Betsabea, che sono presenti nella genealogia matteana di Gesù, nonostante si tratti di quattro donne le cui storie presentano certamente degli elementi di scandalo nella cultura del tempo, perché straniere o peccatrici. Eppure sono lì, nominate una per una, grandiose antenate del Natale di Gesù: questo a significare come Dio si inserisce nella storia umana scardinandone le strutture patriarcali e maschiliste, fino al culmine della dignità di una donna, cioè essere Madre di Dio. E Maria sarà chiamata “benedetta fra le donne” intendendo questa benedizione rivolta non solo a Maria ma ad ogni donna, nella quale cresce ogni figlio di Dio, “frutto benedetto del grembo”.

Giovanni Paolo II nella Mulieris Dignitatem indica nella donna di Nazareth la manifestazione della straordinaria dignità della donna: “…l’evento di Nazareth mette in rilievo una forma di unione col Dio vivo, che può appartenere solo alla ‘donna’ Maria: l’unione tra madre e figlio. La Vergine di Nazareth diventa, infatti, la Madre di Dio” (MD 4).

Iniziare un nuovo anno, in compagnia di Maria la Madre di Dio, è di buon auspicio per ciascuno perché ci offre una compagnia unica e necessaria. Avremo la forza d’essere protagonisti nel dono del tempo che ci viene offerto e valorizzarlo come Lei, custodendo nel nostro cuore tutto ciò che l’amore di Dio, riversato nei nostri giorni, ci dona di vivere o ci stimola ad interpretare. Lo stupore, che fu dei pastori, sia anche il nostro per essere benzina che ci fa correre, “senza indugio” verso la culla betlemmita, lì troveremo il volto umano di Dio Bambino, quello raggiante della Madre di Dio che unito a quello contemplativo del suo amato sposo Giuseppe, ci fanno intravvedere un quadro meraviglioso: la santa Famiglia dove il cielo si è unito alla terra. La bellezza divina si è sposata con quella umana di una Donna diventando famiglia.

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