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Home Parola di Dio Il Vangelo della Festa - Anno C Maria SS. Madre di Dio - Anno C - 1 gennaio 2019

Maria SS. Madre di Dio – Anno C – 1 gennaio 2019

“Vergine Madre, figlia del tuo figlio"






    Dal Vangelo secondo Luca.

    “In quel tempo, [i pastori] andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore. I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro. Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo”.




    Uno dei paradossi del cristianesimo è che Dio si serve di chi si fa piccolo. Magari è grandissimo dentro di sé, ma si fa piccolo. Dice Bernardette che se il Signore avesse trovato un’altra persona più povera di lei, per vedere Maria avrebbe scelto quella. La stessa cosa che dice S. Teresa del Bambino Gesù: “Se fosse possibile, ma non lo è, che il Signore avesse trovato un’altra più miserabile di me, avrebbe scelto lei”. Miserabile non vuol dire che è scema, ma che si è fatta umile. Una persona diventa umile quando capisce che deve dare tutto a Dio. Non è una condizione di straccione. Questa intuizione viene data nel Battesimo dallo Spirito Santo. Poi cresce. Questa condizione interiore diventa il punto focale di un’esplosione divina.

    In Maria, la Madre di Dio, tutto questo si è compiuto in modo ammirevole. Ella come donna

    aveva tutti i sentimenti femminili. Questi sentimenti in lei, erano più intensi di ogni altra donna, perché non inquinati dal peccato originale, dal quale lei era stata preservata. Ogni donna pura e unita a Dio, ha una sensibilità più intensa e quindi è molto più capace delle donne che vivono in peccato di sentire, capire, amare, gioire, piangere, condividere le ferite altrui e proprie. Le donne hanno tutte la stessa dignità data da Dio, ma non tutte le donne sentono nello stesso grado la loro dignità.

    Da Maria in poi, per iniziativa di Dio, comincia una nuova era, lui ha deciso di far la pace con tutto il mondo, si serve del consenso datogli da una sua creatura per stabilire fissa dimora, come figlio, di Colei che lui stesso ha creato.

    “Tu se’ colei che l’umana natura/ nobilitasti sì, che ‘l suo fattore/ non disdegnò di farsi sua fattura” (Divina Commedia XXXIII canto del Paradiso). “L’umana natura nobilitasti così tanto che quello che l’aveva fatta ha detto: madonna com’è bella questa cosa che ho fatto, quasi quasi mi faccio far da lei! Mi piace così tanto questa cosa che ho fatto che mi faccio far da lei…ma è una cosa straordinaria! Quanto gli garbava sta donna a Dio…” (Roberto Benigni)

    “Nel ventre tuo si raccese l’amore,/ per lo cui caldo ne l’eterna pace/ così è germinato questo fiore”, questo fiore  è Dio stesso. E la Vergine diventa per l’umanità una fontana vivace, uno zampillìo di speranza per noi. Bisogna rivolgersi a lei per qualsiasi cosa bella per essere sazi di Dio. Qualche volta addirittura non c’è bisogno di domandare, ha già dato prima e noi non ce ne siamo neanche accorti. La Madonna guardò e si prese cura di Dio come solo gli occhi di una Madre e le sue premure possono guardare e accudire. Impariamo da lei a diventare anche noi grembi generativi, sguardi penetranti e mani rassicuranti. Incontreremo Dio.




    L’hanno capito, in quella notte, i pastori, che erano tra gli emarginati di allora. Ma nessuno è emarginato agli occhi di Dio e proprio loro furono gli invitati di Natale. Chi era sicuro di sé, autosufficiente, stava a casa tra le sue cose; i pastori invece «andarono, senza indugio» (cfr Lc 2,16). Anche noi lasciamoci interpellare e convocare stanotte da Gesù, andiamo a Lui con fiducia, a partire da quello in cui ci sentiamo emarginati, a partire dai nostri limiti, a partire dai nostri peccati. Lasciamoci toccare dalla tenerezza che salva. (Messa 24 dicembre 2016)




    Con la forza del sacramento che abbiamo ricevuto guidaci, Signore, alla vita eterna, perchè possiamo gustare la gioia senza fine con la sempre Vergine Maria, che veneriamo madre del Cristo e di tutta la Chiesa. Per Cristo nostro Signore.



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B. Giorgetta
BENITO GIORGETTA (16 febbraio 1955 Montemitro, Campobasso), sacerdote della diocesi di Termoli-Larino, parroco di San Timoteo in Termoli (Campobasso), licenziato in sacra teologia con specializzazione in mariologia. Dottore in bioetica, è giornalista pubblicista. Vicario foraneo. Docente di Teologia morale della sessualità e Bioetica presso l'Istituto Teologico Abruzzese Molisano di Chieti. Presidente dell'Associazione "Iktus - Onlus".

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“Vergine Madre, figlia del tuo figlio"






    Dal Vangelo secondo Luca.

    “In quel tempo, [i pastori] andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore. I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro. Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo”.




    Uno dei paradossi del cristianesimo è che Dio si serve di chi si fa piccolo. Magari è grandissimo dentro di sé, ma si fa piccolo. Dice Bernardette che se il Signore avesse trovato un’altra persona più povera di lei, per vedere Maria avrebbe scelto quella. La stessa cosa che dice S. Teresa del Bambino Gesù: “Se fosse possibile, ma non lo è, che il Signore avesse trovato un’altra più miserabile di me, avrebbe scelto lei”. Miserabile non vuol dire che è scema, ma che si è fatta umile. Una persona diventa umile quando capisce che deve dare tutto a Dio. Non è una condizione di straccione. Questa intuizione viene data nel Battesimo dallo Spirito Santo. Poi cresce. Questa condizione interiore diventa il punto focale di un’esplosione divina.

    In Maria, la Madre di Dio, tutto questo si è compiuto in modo ammirevole. Ella come donna

    aveva tutti i sentimenti femminili. Questi sentimenti in lei, erano più intensi di ogni altra donna, perché non inquinati dal peccato originale, dal quale lei era stata preservata. Ogni donna pura e unita a Dio, ha una sensibilità più intensa e quindi è molto più capace delle donne che vivono in peccato di sentire, capire, amare, gioire, piangere, condividere le ferite altrui e proprie. Le donne hanno tutte la stessa dignità data da Dio, ma non tutte le donne sentono nello stesso grado la loro dignità.

    Da Maria in poi, per iniziativa di Dio, comincia una nuova era, lui ha deciso di far la pace con tutto il mondo, si serve del consenso datogli da una sua creatura per stabilire fissa dimora, come figlio, di Colei che lui stesso ha creato.

    “Tu se’ colei che l’umana natura/ nobilitasti sì, che ‘l suo fattore/ non disdegnò di farsi sua fattura” (Divina Commedia XXXIII canto del Paradiso). “L’umana natura nobilitasti così tanto che quello che l’aveva fatta ha detto: madonna com’è bella questa cosa che ho fatto, quasi quasi mi faccio far da lei! Mi piace così tanto questa cosa che ho fatto che mi faccio far da lei…ma è una cosa straordinaria! Quanto gli garbava sta donna a Dio…” (Roberto Benigni)

    “Nel ventre tuo si raccese l’amore,/ per lo cui caldo ne l’eterna pace/ così è germinato questo fiore”, questo fiore  è Dio stesso. E la Vergine diventa per l’umanità una fontana vivace, uno zampillìo di speranza per noi. Bisogna rivolgersi a lei per qualsiasi cosa bella per essere sazi di Dio. Qualche volta addirittura non c’è bisogno di domandare, ha già dato prima e noi non ce ne siamo neanche accorti. La Madonna guardò e si prese cura di Dio come solo gli occhi di una Madre e le sue premure possono guardare e accudire. Impariamo da lei a diventare anche noi grembi generativi, sguardi penetranti e mani rassicuranti. Incontreremo Dio.




    L’hanno capito, in quella notte, i pastori, che erano tra gli emarginati di allora. Ma nessuno è emarginato agli occhi di Dio e proprio loro furono gli invitati di Natale. Chi era sicuro di sé, autosufficiente, stava a casa tra le sue cose; i pastori invece «andarono, senza indugio» (cfr Lc 2,16). Anche noi lasciamoci interpellare e convocare stanotte da Gesù, andiamo a Lui con fiducia, a partire da quello in cui ci sentiamo emarginati, a partire dai nostri limiti, a partire dai nostri peccati. Lasciamoci toccare dalla tenerezza che salva. (Messa 24 dicembre 2016)




    Con la forza del sacramento che abbiamo ricevuto guidaci, Signore, alla vita eterna, perchè possiamo gustare la gioia senza fine con la sempre Vergine Maria, che veneriamo madre del Cristo e di tutta la Chiesa. Per Cristo nostro Signore.



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BENITO GIORGETTA (16 febbraio 1955 Montemitro, Campobasso), sacerdote della diocesi di Termoli-Larino, parroco di San Timoteo in Termoli (Campobasso), licenziato in sacra teologia con specializzazione in mariologia. Dottore in bioetica, è giornalista pubblicista. Vicario foraneo. Docente di Teologia morale della sessualità e Bioetica presso l'Istituto Teologico Abruzzese Molisano di Chieti. Presidente dell'Associazione "Iktus - Onlus".

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