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Malleus Maleficarum, Heinrich Kramer & James  Sprenger,  Arrow   Books, 1971

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“State molto attenti a far piangere una donna, che poi Dio conta le sue lacrime! 

La donna è uscita dalla costola dell’uomo, non dai piedi perché dovesse essere pestata, non dalla testa per essere superiore, ma dal fianco per essere uguale… un po’ più in basso del braccio per essere protetta, e dal lato del cuore per essere Amata.”

dal TALMUD

 

Senza alcun dubbio reperire questo testo non è stata cosa semplice. Il trattato qui proposto è stato tradotto e pubblicato dal latino in inglese la prima volta da Montague Summers nel 1928 per la John Rodker e poi solo nel 1971 per la Arrow. Quindi l’esposizione dovrà essere da parte mia il più particolareggiata possibile. Il Malleus Maleficarum ovvero il Martello delle streghe fu pubblicato la prima volta nel 1487 dai frati domenicani Sprenger e Kramer. Il testo non nasce, come alcuni impropriamente asseriscono, dalla volontà del pontefice Innocenzo VIII attraverso la bolla Summis Desiderantes Affectibus del 1484. Ma il testo di tre anni posteriori alla bolla fu invece una astuzia per riuscire ad imporre una visione fino a quel tempo molto personale della stregoneria e del modo per contrastarla. Il Malleus Maleficarum vide la luce nel momento in cui la stregoneria cominciava ad essere vista come una forma di satanismo. Il libro è diviso in tre parti. La prima parte affronta la discussione della natura della stregoneria. Parte di questa sezione spiega perché le donne, a causa della loro debolezza e a motivo del loro intelletto, inferiore (mas occasionatus; aristotelico), sono predisposte a cedere alle tentazioni di satana. Il titolo stesso del libro presenta la parola maleficarum con la vocale femminile.

Il manuale sostiene che alcuni degli atti confessati dalle streghe, quali ad esempio le trasformazioni in animali o mostri, sono mere illusioni indotte dal diavolo, mentre altre azioni, come per esempio la possibilità di volare ai sabba, provocare tempeste o distruggere i raccolti sono possibili. Gli autori, inoltre si soffermano con morbosa insistenza sulla licenziosità dei rapporti sessuali che le streghe intratterrebbero con i demoni. La seconda parte riprende molte posizioni espresse nella prima e le approfondisce (non senza citazioni dello stesso testo) nel tentativo di far comprendere il modo di fare le stregonerie e il modo in cui si possono facilmente eliminare. L’ultima parte si occupa di fornire istruzioni pratiche sulla cattura, il processo, la detenzione e l’eliminazione delle streghe. Nel testo si discute anche di quanta fiducia si debba riporre nelle dichiarazioni dei testimoni, le cui accuse sono spesso perpetrate per invidia e malizia (sempre però con il permesso di  Dio, che permette la malvagità per sua gloria); tuttavia gli autori affermano che i pettegolezzi pubblici sono sufficienti a condurre una persona al processo e che, anzi, una difesa troppo vigorosa da parte del difensore è prova del fatto che anche quest’ultimo è stregato. Il manuale fornisce indicazioni su come evitare che le autorità siano soggette alla stregoneria e rassicura i lettori sul fatto che, in quanto incaricati di Dio, i giudici sono immuni dai poteri delle streghe. Largo spazio è dedicato all’illustrazione di tecniche di estorsione delle confessioni  e alla pratica della tortura durante gli interrogatori: in particolare viene raccomandato l’uso del ferro infuocato per la rasatura dell’intero corpo delle accusate, al fine di trovare il famoso stigma diaboli, che ne proverebbe la colpevolezza.

Questo libro ha messo in moto secoli di persecuzione contro le donne sotto le false vesti di una battaglia contro delle del tutto improbabili streghe.

Dopo aver causato morte, disperazione ed orrore perché venivano uccise persino bambine, questo libro fu spiegato da una cultura meno superstiziosa e certamente più scientifica come il Manuale dell’ingiusto processo. I giudici di ieri, per molti secoli dopo l’inquisizione, con il Malleus davanti incriminavano il sospettato fondamentalmente sul valore sostanziale, cioè secondo cui il reo deve accusarsi da solo e se non lo fa volontariamente qualsiasi mezzo è lecito; o meglio con un linguaggio un po’ più attuale, se ci sono le prove sei stato tu, se non ci sono allora le hai eliminate. Praticamente i giudici ipotizzavano la responsabilità del sospettato addirittura dalla mancata confessione dell’illecito.

Questo libro dopo averlo letto induce a provare una vergogna senza confini ne di tempo e ne di spazio. Che lo legga una persona di fede o una persona totalmente atea non ci sono ne parole ne concetti intellettualmente onesti da poter addurre con rettitudine a giustificazioni per tanta offesa al genere umano.

Storicamente parlando ci sono diverse precisazioni da fare. Innanzitutto la religiosità a disposizione del popolo era ancora criptica, nei contenuti e nella lingua. Nessuno all’epoca sapeva che il messaggio del Cristo non era né quello aristotelico del mas occasionatus o di qualsiasi altra forma di misoginia ben radicata nei vari paganesimi e tanto meno il messaggio platonico del disprezzo per il corpo e del solo valore dell’anima.

Inoltre la riforma protestante e il Concilio di Trento non avevano ancora portato a maturazione quella ventata di rinnovamento di cui invece beneficiò poi il sedicesimo secolo. La diffusione delle sacre scritture, lo scetticismo delle classi colte, la posizione degli umanisti e le successive scoperte scientifiche a cavallo dell’illuminismo chiusero definitivamente un’epoca indegna di essere chiamata umana.

Vale la pena di spendere una parola anche sulla questione che nel passaggio dal paganesimo al cristianesimo non ci fu nessuna modificazione del polo sul quale gravavano le responsabilità mediche delle persone. Cioè fatta eccezione che per le alte sfere in tutte le famiglie erano le donne che si occupavano di medicine e tecniche per la salute. Nell’alto medioevo con le prime comunità monastiche non ci fu solo un’espropriazione a danno delle donne del sapere erboristico ed omeopatico per mano dei monaci ma anche una diffamazione del ruolo femminile in questo ambito. Questo processo è legato a doppio filo all’aspetto psichico-emotivo della castità imposta ai religiosi tanto quanto al potere che potevano ricavare nell’accentrare nelle loro mani le conoscenze. Per secoli sono confluiti nel mondo religioso ed ecclesiastico in genere figli cadetti.

Da qui alla diffamazione della donna il passo è breve. Non per nulla, essendo l’aspetto del parto e della cura dei neonati preclusa per ovvii motivi ai monaci, le figure femminili più bersagliate dalle accuse infamanti furono proprio le levatrici.

Vale anche la pena ricordare che non solo invidie e malizie potevano essere la ragione scatenante di false accuse, ma persino abusi di potere ed orgoglio ferito di uomini d’autorità che non riuscivano ad ottenere la vittima desiderata.

Da un ottica completamente diversa è invece molto importante chiarire che indubbiamente non va negata  l’esistenza di satana; perché i Vangeli precisi ci parlano dell’esperienza avuta a riguardo dal Cristo stesso; ma con proprietà di concetto il fedele va istruito sulla natura e il modus in cui le scritture ci parlano del agire del diavolo. Le scritture ci insegnano che lui ammaglia coloro che vuole conquistare. Le affascina con il potere, ricchezza, benessere e dominio. Quante donne di indubbio e consistente potere dell’epoca sul andate al rogo? La storia ci parla solo di povere disgraziate illetterate figlie di nessuno.

Infatti; Cosa c’è di bello nel volare su di una scopa? Cosa c’è di interessante di avere rapporti fisici – quando la perdita della verginità significava essere buttate per strada a mendicare ed altro – con uno spirito inconsistente e che nelle sacre scritture viene espressamente precisato che è asessuato? Quale attendibilità può esserci nelle affermazioni di una persona – maschio o femmina che sia – che viene prima torturata e poi interrogata? Anche se le torture fossero solo state di “digiuno”, ma nel Malleus Maleficarum leggiamo ben altro, come può un cervello connettere dopo giorni senza glucidi e carboidrati? Vogliamo anche dire che le donne sono mensilmente aggredite da perdite ematiche e che queste scompaiono solo se la massa corporea si riduce almeno del 45%, altrimenti restano con tutti i debiti effetti sulla mente? Vogliamo per di più ricordare che presso le famiglie, soprattutto rurali e povere dell’epoca, alle donne e ancor peggio alle bambine non in età fertile, veniva riservato il cibo di scarto? Tra questo cibo di scarto quasi sempre era presente la segale vecchia ed ammuffita, nella quale è naturalmente presente un fungo neurotossico, la segale cornuta o ergot. Questo fungo è un allucinogeno naturale della stessa portata dell’ LSD.

Cercando anche solo in maniera imprecisa, e perché no anche impropria, di sommare tutti questi quesiti emerge spontaneamente il dubbio che il concetto di una epidemia di streghe non sia altro che una delle tante invenzioni dell’uomo nella sua eterna lotta alla frustrazione della mancata divinità. Che cosa può insegnarci la vergognosa storia della caccia alle streghe per la comprensione del nuovo e mostruoso problema del femminicidio?

Il libro della Genesi 1;26-27 potrebbe insieme all’incipit esserci di grande aiuto.

E. Simonetti
Ha conseguito il Baccalaureato in S. Teologia presso l'Istituto Teologico Abruzzese-Molisano di Chieti affiliato alla Pontificia Università Lateranense - Roma.
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Malleus Maleficarum, Heinrich Kramer & James  Sprenger,  Arrow   Books, 1971

  

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“State molto attenti a far piangere una donna, che poi Dio conta le sue lacrime! 

La donna è uscita dalla costola dell’uomo, non dai piedi perché dovesse essere pestata, non dalla testa per essere superiore, ma dal fianco per essere uguale… un po’ più in basso del braccio per essere protetta, e dal lato del cuore per essere Amata.”

dal TALMUD

 

Senza alcun dubbio reperire questo testo non è stata cosa semplice. Il trattato qui proposto è stato tradotto e pubblicato dal latino in inglese la prima volta da Montague Summers nel 1928 per la John Rodker e poi solo nel 1971 per la Arrow. Quindi l’esposizione dovrà essere da parte mia il più particolareggiata possibile. Il Malleus Maleficarum ovvero il Martello delle streghe fu pubblicato la prima volta nel 1487 dai frati domenicani Sprenger e Kramer. Il testo non nasce, come alcuni impropriamente asseriscono, dalla volontà del pontefice Innocenzo VIII attraverso la bolla Summis Desiderantes Affectibus del 1484. Ma il testo di tre anni posteriori alla bolla fu invece una astuzia per riuscire ad imporre una visione fino a quel tempo molto personale della stregoneria e del modo per contrastarla. Il Malleus Maleficarum vide la luce nel momento in cui la stregoneria cominciava ad essere vista come una forma di satanismo. Il libro è diviso in tre parti. La prima parte affronta la discussione della natura della stregoneria. Parte di questa sezione spiega perché le donne, a causa della loro debolezza e a motivo del loro intelletto, inferiore (mas occasionatus; aristotelico), sono predisposte a cedere alle tentazioni di satana. Il titolo stesso del libro presenta la parola maleficarum con la vocale femminile.

Il manuale sostiene che alcuni degli atti confessati dalle streghe, quali ad esempio le trasformazioni in animali o mostri, sono mere illusioni indotte dal diavolo, mentre altre azioni, come per esempio la possibilità di volare ai sabba, provocare tempeste o distruggere i raccolti sono possibili. Gli autori, inoltre si soffermano con morbosa insistenza sulla licenziosità dei rapporti sessuali che le streghe intratterrebbero con i demoni. La seconda parte riprende molte posizioni espresse nella prima e le approfondisce (non senza citazioni dello stesso testo) nel tentativo di far comprendere il modo di fare le stregonerie e il modo in cui si possono facilmente eliminare. L’ultima parte si occupa di fornire istruzioni pratiche sulla cattura, il processo, la detenzione e l’eliminazione delle streghe. Nel testo si discute anche di quanta fiducia si debba riporre nelle dichiarazioni dei testimoni, le cui accuse sono spesso perpetrate per invidia e malizia (sempre però con il permesso di  Dio, che permette la malvagità per sua gloria); tuttavia gli autori affermano che i pettegolezzi pubblici sono sufficienti a condurre una persona al processo e che, anzi, una difesa troppo vigorosa da parte del difensore è prova del fatto che anche quest’ultimo è stregato. Il manuale fornisce indicazioni su come evitare che le autorità siano soggette alla stregoneria e rassicura i lettori sul fatto che, in quanto incaricati di Dio, i giudici sono immuni dai poteri delle streghe. Largo spazio è dedicato all’illustrazione di tecniche di estorsione delle confessioni  e alla pratica della tortura durante gli interrogatori: in particolare viene raccomandato l’uso del ferro infuocato per la rasatura dell’intero corpo delle accusate, al fine di trovare il famoso stigma diaboli, che ne proverebbe la colpevolezza.

Questo libro ha messo in moto secoli di persecuzione contro le donne sotto le false vesti di una battaglia contro delle del tutto improbabili streghe.

Dopo aver causato morte, disperazione ed orrore perché venivano uccise persino bambine, questo libro fu spiegato da una cultura meno superstiziosa e certamente più scientifica come il Manuale dell’ingiusto processo. I giudici di ieri, per molti secoli dopo l’inquisizione, con il Malleus davanti incriminavano il sospettato fondamentalmente sul valore sostanziale, cioè secondo cui il reo deve accusarsi da solo e se non lo fa volontariamente qualsiasi mezzo è lecito; o meglio con un linguaggio un po’ più attuale, se ci sono le prove sei stato tu, se non ci sono allora le hai eliminate. Praticamente i giudici ipotizzavano la responsabilità del sospettato addirittura dalla mancata confessione dell’illecito.

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Questo libro dopo averlo letto induce a provare una vergogna senza confini ne di tempo e ne di spazio. Che lo legga una persona di fede o una persona totalmente atea non ci sono ne parole ne concetti intellettualmente onesti da poter addurre con rettitudine a giustificazioni per tanta offesa al genere umano.

Storicamente parlando ci sono diverse precisazioni da fare. Innanzitutto la religiosità a disposizione del popolo era ancora criptica, nei contenuti e nella lingua. Nessuno all’epoca sapeva che il messaggio del Cristo non era né quello aristotelico del mas occasionatus o di qualsiasi altra forma di misoginia ben radicata nei vari paganesimi e tanto meno il messaggio platonico del disprezzo per il corpo e del solo valore dell’anima.

Inoltre la riforma protestante e il Concilio di Trento non avevano ancora portato a maturazione quella ventata di rinnovamento di cui invece beneficiò poi il sedicesimo secolo. La diffusione delle sacre scritture, lo scetticismo delle classi colte, la posizione degli umanisti e le successive scoperte scientifiche a cavallo dell’illuminismo chiusero definitivamente un’epoca indegna di essere chiamata umana.

Vale la pena di spendere una parola anche sulla questione che nel passaggio dal paganesimo al cristianesimo non ci fu nessuna modificazione del polo sul quale gravavano le responsabilità mediche delle persone. Cioè fatta eccezione che per le alte sfere in tutte le famiglie erano le donne che si occupavano di medicine e tecniche per la salute. Nell’alto medioevo con le prime comunità monastiche non ci fu solo un’espropriazione a danno delle donne del sapere erboristico ed omeopatico per mano dei monaci ma anche una diffamazione del ruolo femminile in questo ambito. Questo processo è legato a doppio filo all’aspetto psichico-emotivo della castità imposta ai religiosi tanto quanto al potere che potevano ricavare nell’accentrare nelle loro mani le conoscenze. Per secoli sono confluiti nel mondo religioso ed ecclesiastico in genere figli cadetti.

Da qui alla diffamazione della donna il passo è breve. Non per nulla, essendo l’aspetto del parto e della cura dei neonati preclusa per ovvii motivi ai monaci, le figure femminili più bersagliate dalle accuse infamanti furono proprio le levatrici.

Vale anche la pena ricordare che non solo invidie e malizie potevano essere la ragione scatenante di false accuse, ma persino abusi di potere ed orgoglio ferito di uomini d’autorità che non riuscivano ad ottenere la vittima desiderata.

Da un ottica completamente diversa è invece molto importante chiarire che indubbiamente non va negata  l’esistenza di satana; perché i Vangeli precisi ci parlano dell’esperienza avuta a riguardo dal Cristo stesso; ma con proprietà di concetto il fedele va istruito sulla natura e il modus in cui le scritture ci parlano del agire del diavolo. Le scritture ci insegnano che lui ammaglia coloro che vuole conquistare. Le affascina con il potere, ricchezza, benessere e dominio. Quante donne di indubbio e consistente potere dell’epoca sul andate al rogo? La storia ci parla solo di povere disgraziate illetterate figlie di nessuno.

Infatti; Cosa c’è di bello nel volare su di una scopa? Cosa c’è di interessante di avere rapporti fisici – quando la perdita della verginità significava essere buttate per strada a mendicare ed altro – con uno spirito inconsistente e che nelle sacre scritture viene espressamente precisato che è asessuato? Quale attendibilità può esserci nelle affermazioni di una persona – maschio o femmina che sia – che viene prima torturata e poi interrogata? Anche se le torture fossero solo state di “digiuno”, ma nel Malleus Maleficarum leggiamo ben altro, come può un cervello connettere dopo giorni senza glucidi e carboidrati? Vogliamo anche dire che le donne sono mensilmente aggredite da perdite ematiche e che queste scompaiono solo se la massa corporea si riduce almeno del 45%, altrimenti restano con tutti i debiti effetti sulla mente? Vogliamo per di più ricordare che presso le famiglie, soprattutto rurali e povere dell’epoca, alle donne e ancor peggio alle bambine non in età fertile, veniva riservato il cibo di scarto? Tra questo cibo di scarto quasi sempre era presente la segale vecchia ed ammuffita, nella quale è naturalmente presente un fungo neurotossico, la segale cornuta o ergot. Questo fungo è un allucinogeno naturale della stessa portata dell’ LSD.

Cercando anche solo in maniera imprecisa, e perché no anche impropria, di sommare tutti questi quesiti emerge spontaneamente il dubbio che il concetto di una epidemia di streghe non sia altro che una delle tante invenzioni dell’uomo nella sua eterna lotta alla frustrazione della mancata divinità. Che cosa può insegnarci la vergognosa storia della caccia alle streghe per la comprensione del nuovo e mostruoso problema del femminicidio?

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