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“Mai giudicare gli altri. Chiediamo invece la grazia della vergognaˮ

Il Papa a Santa Marta

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Il Papa a Santa Marta invita a non ergersi a giudici dei fratelli, ma a chiedere di sapersi sempre riconoscere peccatori bisognosi di misericordia
 
ANDREA TORNIELLI
CITTÀ DEL VATICANO
 

La vergogna per i propri peccati è una grazia da chiedere a Dio. Perché chi si vergogna non si erge a giudice degli altri ed è consapevole della propria piccolezza e pochezza. Non si inorgoglisce e non giudica i fratelli. Papa Francesco nell’omelia della messa di Santa Marta concelebrata con i cardinali del C9 che lo aiutano nella riforma della Curia e nel governo della Chiesa universale, commenta il brano evangelico di Luca (6, 36-38) nel quale sono riportate queste parole di Gesù: «Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso. Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati». 

E siamo portati a credere di non farlo. Ognuno di noi può pensare : «Ma, io mai giudico, io non faccio il giudice», osserva Francesco. «Quante volte – aggiunge il Papa – l’argomento delle nostre conversazioni è giudicare gli altri!», dicendo «questo non va». «Ma chi ti ha fatto giudice, a te?» chiede il Pontefice. «Giudicare gli altri è una cosa brutta, perché l’unico giudice è il Signore».  

«Nelle riunioni che noi abbiamo, un pranzo, qualsiasi cosa sia – spiega Francesco – pensiamo della durata di due ore: di quelle due ore, quanti minuti sono stati spesi per giudicare gli altri? Questo è il ‘no’. E qual è il ‘sì’? Siate misericordiosi. Siate misericordiosi come il Padre vostro è misericordioso. Di più: siate generosi. Date e vi sarà dato. Cosa mi sarà dato? Una misura buona, pigiata, colma e traboccante. L’abbondanza della generosità del Signore, quando noi saremo pieni dell’abbondanza della nostra misericordia nel non giudicare». 

L’invito del Vangelo è a essere misericordiosi con gli altri perché nello stesso modo il Signore sarà misericordioso con noi. Per essere misericordiosi bisogna essere stati «misericordiati» e riconoscersi bisognosi di misericordia. «E noi sappiamo che la giustizia di Dio è misericordia. Ma bisogna dirlo: “A Te conviene la giustizia; a noi, la vergogna”. E quando si incontrano la giustizia di Dio con la nostra vergogna, lì c’è il perdono. Io credo che ho peccato contro il Signore? Io credo che il Signore è giusto? Io credo che sia misericordioso? Io mi vergogno davanti a Dio, di essere peccatore? Così semplice: a Te la giustizia, a me la vergogna. E chiedere la grazia della vergogna». 

La vergogna, il provare vergogna per le proprie mancanze, è dunque una vera e propria grazia, perché ci fa piccoli, ci fa chiedere perdono, ci fa oggetto di misericordia infinita. Il Papa nell’omelia ha dunque ricordato che nella sua lingua materna chi fa il male viene definito «svergognato» e ribadisce l’invito a chiedere la grazia: «che mai ci manchi la vergogna davanti a Dio. È una grande grazia, la vergogna. Così ricordiamo: l’atteggiamento verso il prossimo, ricordare che con la misura con cui io giudico, sarò giudicato; non devo giudicare. E se dico qualcosa sull’altro, che sia generosamente, con tanta misericordia. L’atteggiamento davanti a Dio, questo dialogo essenziale: “A Te la giustizia, a me la vergogna”». 

Originale: Vatican Insider
Redazionehttps://www.spesalvi.it
SpeSalvi.it | Cultura e Informazione cattolica

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ANDREA TORNIELLI
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La vergogna per i propri peccati è una grazia da chiedere a Dio. Perché chi si vergogna non si erge a giudice degli altri ed è consapevole della propria piccolezza e pochezza. Non si inorgoglisce e non giudica i fratelli. Papa Francesco nell’omelia della messa di Santa Marta concelebrata con i cardinali del C9 che lo aiutano nella riforma della Curia e nel governo della Chiesa universale, commenta il brano evangelico di Luca (6, 36-38) nel quale sono riportate queste parole di Gesù: «Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso. Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati». 

E siamo portati a credere di non farlo. Ognuno di noi può pensare : «Ma, io mai giudico, io non faccio il giudice», osserva Francesco. «Quante volte – aggiunge il Papa – l’argomento delle nostre conversazioni è giudicare gli altri!», dicendo «questo non va». «Ma chi ti ha fatto giudice, a te?» chiede il Pontefice. «Giudicare gli altri è una cosa brutta, perché l’unico giudice è il Signore».  

«Nelle riunioni che noi abbiamo, un pranzo, qualsiasi cosa sia – spiega Francesco – pensiamo della durata di due ore: di quelle due ore, quanti minuti sono stati spesi per giudicare gli altri? Questo è il ‘no’. E qual è il ‘sì’? Siate misericordiosi. Siate misericordiosi come il Padre vostro è misericordioso. Di più: siate generosi. Date e vi sarà dato. Cosa mi sarà dato? Una misura buona, pigiata, colma e traboccante. L’abbondanza della generosità del Signore, quando noi saremo pieni dell’abbondanza della nostra misericordia nel non giudicare». 

L’invito del Vangelo è a essere misericordiosi con gli altri perché nello stesso modo il Signore sarà misericordioso con noi. Per essere misericordiosi bisogna essere stati «misericordiati» e riconoscersi bisognosi di misericordia. «E noi sappiamo che la giustizia di Dio è misericordia. Ma bisogna dirlo: “A Te conviene la giustizia; a noi, la vergogna”. E quando si incontrano la giustizia di Dio con la nostra vergogna, lì c’è il perdono. Io credo che ho peccato contro il Signore? Io credo che il Signore è giusto? Io credo che sia misericordioso? Io mi vergogno davanti a Dio, di essere peccatore? Così semplice: a Te la giustizia, a me la vergogna. E chiedere la grazia della vergogna». 

La vergogna, il provare vergogna per le proprie mancanze, è dunque una vera e propria grazia, perché ci fa piccoli, ci fa chiedere perdono, ci fa oggetto di misericordia infinita. Il Papa nell’omelia ha dunque ricordato che nella sua lingua materna chi fa il male viene definito «svergognato» e ribadisce l’invito a chiedere la grazia: «che mai ci manchi la vergogna davanti a Dio. È una grande grazia, la vergogna. Così ricordiamo: l’atteggiamento verso il prossimo, ricordare che con la misura con cui io giudico, sarò giudicato; non devo giudicare. E se dico qualcosa sull’altro, che sia generosamente, con tanta misericordia. L’atteggiamento davanti a Dio, questo dialogo essenziale: “A Te la giustizia, a me la vergogna”». 

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