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Madre Cànopi, la monaca dell’isola

Dopo la morte di Madre Cànopi.

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Tale considerazione è emersa anche dalle riflessioni scambiate fra noi durante le due riunioni comunitarie che abbiamo tenuto in preparazione all’elezione. Momenti in cui, con serena consapevolezza, le sorelle hanno espresso una valutazione del tempo trascorso e le proprie attese.

In uno degli interventi è stato ricordato che l’avvenimento cui eravamo chiamate era una sorta di cammino verso Betlemme. La comunità avrebbe generato la Madre, colei a cui sarebbe toccato il compito di generare poi la comunità stessa. E tutto questo poteva avvenire – per grazia – sotto lo sguardo di chi è «semel Mater, semper Mater»: Madre Anna Maria Cànopi.

Il clima spirituale in cui sono avvenute queste grandi trasformazioni è stato ancora una volta denso di preghiera, di silenzio e di raccoglimento. Il mese di novembre infatti è per tutta la comunità il tempo annuale in cui è sospesa l’ospitalità e la comunità vive anche alcuni giorni di ritiro. La pioggia, che ha fatto innalzare il livello delle acque del lago al di sopra dei pontili di approdo, e il maltempo ci hanno ancor più isolate. Era un’ulteriore chiamata ad essere assorte nella contemplazione delle grandi opere che Dio andava compiendo: «Ecco, io faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?» (Is 43,19).

Un aiuto prezioso ci è venuto anche dal Priore del vicino Monastero benedettino di Germagno, P. Claudio Soldavini, che, durante le meditazioni, ci ha invitate a riflettere e a focalizzare le nostre attese e aspettative. Alcune domande proposte alla comunità ci hanno fatto riscoprire la fecondità dell’esperienza vissuta attraverso il magistero della Madre fondatrice. Insegnamento non limitato alla parola, ma espresso nella fedeltà della vita, con uno speciale dono di empatia e di accoglienza dell’altro. È come se la Madre avesse posato su ciascuna di noi lo sguardo dell’artista che nel blocco informe scorge già il capolavoro.

Un particolare singolare: quasi nessuna di noi aveva mai partecipato a un’elezione abbaziale. Abbiamo dunque sentito il bisogno di consultare un bravo canonista, dal momento che si trattava di passare dalla fase carismatica a quella istituzionale della comunità. Questo è certamente vero, ma si è notato come era molto importante per noi salvaguardare una continuità proprio nel modo di intendere il carisma monastico come presenza e ospitalità liturgica.

Ci siamo trovate così – davvero trepide – alla storica giornata del 9 novembre. La data era stata scelta dal nostro Vescovo mons. Franco Giulio Brambilla che voleva presiedere a questo “evento” di grazia. Con la sua parola calda e profonda ci ha ricordato la grande fiducia che la Chiesa ripone nelle comunità monastiche chiamate, tramite ogni loro membro, ad esprimere la scelta di chi nel monastero fa le veci di Cristo. Una forte responsabilità di fronte all’intera Chiesa e alle singole persone che sono affidate alla cura materiale e spirituale della Badessa.

Tutte le sorelle sono state protagoniste di questa bella storia sacra animata dal profondo desiderio di vivere insieme il mistero della carità evangelica, del portare gli uni i pesi degli altri nella quotidiana testimonianza che seguire Cristo è possibile anche oggi ed è fonte di gioia e di pace. Ne sanno qualche cosa le sorelle in formazione – sono attualmente undici – che mentre la comunità era riunita in Capitolo si sono raccolte in preghiera nella cappella. Temevano di essere un po’ tagliate fuori dall’avvenimento. Invece… dopo un’attesa che si faceva sempre più ansiosa, sono state sorprese dal fragore di un grande applauso liberatorio. Chiamate dal Vescovo, sono entrate nella sala capitolare.

La nuova abbadessa

La nuova eletta, Madre Maria Grazia Girolimetto – da nove anni Priora conventuale – teneva stretta la mano di Madre Anna Maria Cànopi e, forte del suo sostegno, ha risposto al Vescovo che le poneva la domanda di rito, la sua accettazione al grande compito. Un momento emozionante! Poi ognuna si è inginocchiata davanti a lei per rinnovare nelle sue mani il voto di obbedienza; un gesto tutt’altro che formale e divenuto, proprio per questo, anche un caloroso abbraccio.

Madre Maria Grazia – al secolo Annalisa – è entrata in monastero il 14 settembre 1989, una data significativa: quella dell’Esaltazione della Croce, il cui magistero ha accompagnato il suo cammino monastico. Era infatti da poco tornata al cielo una giovane di 31 anni, Sr. Maria Caterina (Elisabetta Scalvi), ormai prossima alla professione solenne, stroncata dal riaffiorare di un implacabile male che era stato dato per recesso. E più tardi, anche Sr. Maria Pia Bergo, compagna di cammino monastico di Sr. Maria Grazia, avrebbe lasciato un grande vuoto in comunità con la sua prematura partenza per il cielo. Il loro ricordo affiorava spesso, quasi un costante, realissimo “memento mori”, secondo lo spirito della Regola benedettina.

Sr. Maria Grazia aveva 26 anni al momento dell’ingresso, una laurea all’Università Cattolica di Milano con tesi sul movimento liturgico, e un passato all’oratorio del suo paese, Figino Serenza, vivace borgo della Brianza.

Originale: Settimana News
Redazionehttps://www.spesalvi.it
SpeSalvi.it | Cultura e Informazione cattolica

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Madre Cànopi, la monaca dell’isola

Dopo la morte di Madre Cànopi.

  

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Tale considerazione è emersa anche dalle riflessioni scambiate fra noi durante le due riunioni comunitarie che abbiamo tenuto in preparazione all’elezione. Momenti in cui, con serena consapevolezza, le sorelle hanno espresso una valutazione del tempo trascorso e le proprie attese.

In uno degli interventi è stato ricordato che l’avvenimento cui eravamo chiamate era una sorta di cammino verso Betlemme. La comunità avrebbe generato la Madre, colei a cui sarebbe toccato il compito di generare poi la comunità stessa. E tutto questo poteva avvenire – per grazia – sotto lo sguardo di chi è «semel Mater, semper Mater»: Madre Anna Maria Cànopi.

Il clima spirituale in cui sono avvenute queste grandi trasformazioni è stato ancora una volta denso di preghiera, di silenzio e di raccoglimento. Il mese di novembre infatti è per tutta la comunità il tempo annuale in cui è sospesa l’ospitalità e la comunità vive anche alcuni giorni di ritiro. La pioggia, che ha fatto innalzare il livello delle acque del lago al di sopra dei pontili di approdo, e il maltempo ci hanno ancor più isolate. Era un’ulteriore chiamata ad essere assorte nella contemplazione delle grandi opere che Dio andava compiendo: «Ecco, io faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?» (Is 43,19).

Un aiuto prezioso ci è venuto anche dal Priore del vicino Monastero benedettino di Germagno, P. Claudio Soldavini, che, durante le meditazioni, ci ha invitate a riflettere e a focalizzare le nostre attese e aspettative. Alcune domande proposte alla comunità ci hanno fatto riscoprire la fecondità dell’esperienza vissuta attraverso il magistero della Madre fondatrice. Insegnamento non limitato alla parola, ma espresso nella fedeltà della vita, con uno speciale dono di empatia e di accoglienza dell’altro. È come se la Madre avesse posato su ciascuna di noi lo sguardo dell’artista che nel blocco informe scorge già il capolavoro.

Un particolare singolare: quasi nessuna di noi aveva mai partecipato a un’elezione abbaziale. Abbiamo dunque sentito il bisogno di consultare un bravo canonista, dal momento che si trattava di passare dalla fase carismatica a quella istituzionale della comunità. Questo è certamente vero, ma si è notato come era molto importante per noi salvaguardare una continuità proprio nel modo di intendere il carisma monastico come presenza e ospitalità liturgica.

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Ci siamo trovate così – davvero trepide – alla storica giornata del 9 novembre. La data era stata scelta dal nostro Vescovo mons. Franco Giulio Brambilla che voleva presiedere a questo “evento” di grazia. Con la sua parola calda e profonda ci ha ricordato la grande fiducia che la Chiesa ripone nelle comunità monastiche chiamate, tramite ogni loro membro, ad esprimere la scelta di chi nel monastero fa le veci di Cristo. Una forte responsabilità di fronte all’intera Chiesa e alle singole persone che sono affidate alla cura materiale e spirituale della Badessa.

Tutte le sorelle sono state protagoniste di questa bella storia sacra animata dal profondo desiderio di vivere insieme il mistero della carità evangelica, del portare gli uni i pesi degli altri nella quotidiana testimonianza che seguire Cristo è possibile anche oggi ed è fonte di gioia e di pace. Ne sanno qualche cosa le sorelle in formazione – sono attualmente undici – che mentre la comunità era riunita in Capitolo si sono raccolte in preghiera nella cappella. Temevano di essere un po’ tagliate fuori dall’avvenimento. Invece… dopo un’attesa che si faceva sempre più ansiosa, sono state sorprese dal fragore di un grande applauso liberatorio. Chiamate dal Vescovo, sono entrate nella sala capitolare.

La nuova abbadessa

La nuova eletta, Madre Maria Grazia Girolimetto – da nove anni Priora conventuale – teneva stretta la mano di Madre Anna Maria Cànopi e, forte del suo sostegno, ha risposto al Vescovo che le poneva la domanda di rito, la sua accettazione al grande compito. Un momento emozionante! Poi ognuna si è inginocchiata davanti a lei per rinnovare nelle sue mani il voto di obbedienza; un gesto tutt’altro che formale e divenuto, proprio per questo, anche un caloroso abbraccio.

Madre Maria Grazia – al secolo Annalisa – è entrata in monastero il 14 settembre 1989, una data significativa: quella dell’Esaltazione della Croce, il cui magistero ha accompagnato il suo cammino monastico. Era infatti da poco tornata al cielo una giovane di 31 anni, Sr. Maria Caterina (Elisabetta Scalvi), ormai prossima alla professione solenne, stroncata dal riaffiorare di un implacabile male che era stato dato per recesso. E più tardi, anche Sr. Maria Pia Bergo, compagna di cammino monastico di Sr. Maria Grazia, avrebbe lasciato un grande vuoto in comunità con la sua prematura partenza per il cielo. Il loro ricordo affiorava spesso, quasi un costante, realissimo “memento mori”, secondo lo spirito della Regola benedettina.

Sr. Maria Grazia aveva 26 anni al momento dell’ingresso, una laurea all’Università Cattolica di Milano con tesi sul movimento liturgico, e un passato all’oratorio del suo paese, Figino Serenza, vivace borgo della Brianza.

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