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«MA QUALI REPRESSE», LE SUORE REPLICANO ALLA LITTIZZETTO SU FACEBOOK

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24/03/2015  «Forse non avevano mai visto un uomo…», aveva detto l’attrice a “Che tempo che fa” riferendosi al grande affetto con cui avevano circondato il Papa in visita sabato a Napoli. La risposta non s’è fatta attendere: «Non sarebbe forse il caso, cara Luciana, di aggiornare il tuo manzoniano immaginario delle monache di vita contemplativa?»

Una cosa è certa: si tratta di suore di clausura alquanto battagliere. Prima “l’assedio” affettuoso [clicca qui per vedere le foto] per salutare papa Francesco in visita sabato scorso a Napoli, poi la risposta a mezzo Facebook (dove la pagina ufficiale delle religiose, “Monastero Clarisse Cappuccine Napoli”, è seguita da quasi cinquemila utenti) a Luciana Littizzetto che nel programma “Che tempo che fa” domenica sera le aveva ironicamente criticate con una battuta al vetriolo delle sue: «Non si capisce», ha detto la comica, «se erano incontro al Papa perché non avevano mai visto un Papa, o perché non avevano mai visto un uomo».

Nelle immagini circolate sui media e che sono diventate virali sui social network si vedono le sorelle, arrivate da sette conventi di clausura napoletani con un permesso speciale, accerchiare il Papa per salutarlo e portargli alcuni doni tra cui un po’ di biscotti fatti a mano da loro che, ha rivelato il giorno dopo il cardinale Sepe, «portano anche a me e li inzuppo nel latte perché sono buonissimi».

Nel video si vede lo stesso Francesco rimanere colpito da tanta accoglienza, per poi mettersi a ridere accompagnato dallo sguardo e dalle battute sornione di Sepe che in dialetto napoletano, molto simpaticamente, invita le sorelle a darsi una calmata: («sorelle tenimm’ che fà», «chest’ sò chelle ‘e clausura, figuriamoci quelle di non clausura»). La scena, dopo aver fatto il giro del web, ha offerto il destro alla Littizzetto per ironizzare.

Immediata, però, è arrivata la controreplica delle Clarisse cappuccine di Napoli, ordine istituito nel 1535 da Maria Lorenza Longo, che sulla loro pagina Facebook, gestita dalla badessa, madre Rosa Lupoli, non le mandano a dire e replicano con notevole senso di ironia e anche con un po’ di mordente: «Ci dispiace», si legge nel post, «che la signora Littizzetto, che abbiamo apprezzato in altre occasioni, abbia pensato che le “represse” monache di clausura stessero aspettando il papa per abbracciare un uomo… probabilmente per fare questo avremmo scelto un altro luogo e ben altri uomini… se avessimo voluto… Non sarebbe forse il caso, cara Luciana, di aggiornare il tuo manzoniano immaginario delle monache di vita contemplativa?». Et voilà.

D’altra parte, se la clausura impedisce di uscire, se non in occasioni straordinarie e previa autorizzazione del vescovo, i social network permettono di comunicare con chiunque. Per questo la badessa, madre Rosa Lupoli, ha creato una pagina Facebook molto seguita e decisamente attiva, con post giornalieri e riflessioni da parte degli utenti. Si possono ad esempio vedere i commenti per la visita del Papa a Napoli: «I biglietti ci sono, il regalo con gli auguri sono pronti… Fra un po’ anche noi andremo a salutare Papa Francesco… Non telefonate.. Non bussate… Noi usciamo !!!!!». Immancabili le foto della visita di Bergoglio con l’entusiasmo alle stelle delle sorelle. Madre Rosa ha 49 anni, originaria d’Ischia, è un ex giocatrice di pallavolo ed è in monastero da 25 anni.

Ma come mai le suore di clausura hanno un profilo su un social network? A spiegarlo è stata la stessa badessa in un’intervista, a mezzo Facebook ovviamente, dello scorso anno al “Corriere del Mezzogiorno”: «Nessuna di noi al momento dell’ingresso in monastero aveva la percezione che questo tipo di luoghi attraesse tantissime persone per i più svariati motivi», ha detto madre Rosa. «Quindi il nostro essere sui social è solo una risposta ai tanti che, in qualche modo, vogliono essere in contatto con noi. Prima c’era la posta, poi il telefono, poi la mail, oggi Facebook. Diciamo che cerchiamo di venire incontro alle richieste di preghiera, ascolto, amicizia, sostegno che ci vengono da ogni parte, tentando di essere aggiornate e in sintonia con i tempi. Ovviamente continuiamo ad usare anche le altre forme di comunicazione». Poi ha aggiunto: «La gente cerca Dio, magari non nelle forme tradizionali, ma in modi più consoni al loro stile di vita. La meditazione sul Vangelo che pubblichiamo al mattino è molto breve, ma tantissimi ci fanno sapere che quel pensiero li accompagna per tutta la giornata o gliela chiude in maniera riflessiva e serena»

Tratto da: Famiglia Cristiana

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«MA QUALI REPRESSE», LE SUORE REPLICANO ALLA LITTIZZETTO SU FACEBOOK

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24/03/2015  «Forse non avevano mai visto un uomo…», aveva detto l’attrice a “Che tempo che fa” riferendosi al grande affetto con cui avevano circondato il Papa in visita sabato a Napoli. La risposta non s’è fatta attendere: «Non sarebbe forse il caso, cara Luciana, di aggiornare il tuo manzoniano immaginario delle monache di vita contemplativa?»

Una cosa è certa: si tratta di suore di clausura alquanto battagliere. Prima “l’assedio” affettuoso [clicca qui per vedere le foto] per salutare papa Francesco in visita sabato scorso a Napoli, poi la risposta a mezzo Facebook (dove la pagina ufficiale delle religiose, “Monastero Clarisse Cappuccine Napoli”, è seguita da quasi cinquemila utenti) a Luciana Littizzetto che nel programma “Che tempo che fa” domenica sera le aveva ironicamente criticate con una battuta al vetriolo delle sue: «Non si capisce», ha detto la comica, «se erano incontro al Papa perché non avevano mai visto un Papa, o perché non avevano mai visto un uomo».

Nelle immagini circolate sui media e che sono diventate virali sui social network si vedono le sorelle, arrivate da sette conventi di clausura napoletani con un permesso speciale, accerchiare il Papa per salutarlo e portargli alcuni doni tra cui un po’ di biscotti fatti a mano da loro che, ha rivelato il giorno dopo il cardinale Sepe, «portano anche a me e li inzuppo nel latte perché sono buonissimi».

Nel video si vede lo stesso Francesco rimanere colpito da tanta accoglienza, per poi mettersi a ridere accompagnato dallo sguardo e dalle battute sornione di Sepe che in dialetto napoletano, molto simpaticamente, invita le sorelle a darsi una calmata: («sorelle tenimm’ che fà», «chest’ sò chelle ‘e clausura, figuriamoci quelle di non clausura»). La scena, dopo aver fatto il giro del web, ha offerto il destro alla Littizzetto per ironizzare.

Immediata, però, è arrivata la controreplica delle Clarisse cappuccine di Napoli, ordine istituito nel 1535 da Maria Lorenza Longo, che sulla loro pagina Facebook, gestita dalla badessa, madre Rosa Lupoli, non le mandano a dire e replicano con notevole senso di ironia e anche con un po’ di mordente: «Ci dispiace», si legge nel post, «che la signora Littizzetto, che abbiamo apprezzato in altre occasioni, abbia pensato che le “represse” monache di clausura stessero aspettando il papa per abbracciare un uomo… probabilmente per fare questo avremmo scelto un altro luogo e ben altri uomini… se avessimo voluto… Non sarebbe forse il caso, cara Luciana, di aggiornare il tuo manzoniano immaginario delle monache di vita contemplativa?». Et voilà.

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Ma come mai le suore di clausura hanno un profilo su un social network? A spiegarlo è stata la stessa badessa in un’intervista, a mezzo Facebook ovviamente, dello scorso anno al “Corriere del Mezzogiorno”: «Nessuna di noi al momento dell’ingresso in monastero aveva la percezione che questo tipo di luoghi attraesse tantissime persone per i più svariati motivi», ha detto madre Rosa. «Quindi il nostro essere sui social è solo una risposta ai tanti che, in qualche modo, vogliono essere in contatto con noi. Prima c’era la posta, poi il telefono, poi la mail, oggi Facebook. Diciamo che cerchiamo di venire incontro alle richieste di preghiera, ascolto, amicizia, sostegno che ci vengono da ogni parte, tentando di essere aggiornate e in sintonia con i tempi. Ovviamente continuiamo ad usare anche le altre forme di comunicazione». Poi ha aggiunto: «La gente cerca Dio, magari non nelle forme tradizionali, ma in modi più consoni al loro stile di vita. La meditazione sul Vangelo che pubblichiamo al mattino è molto breve, ma tantissimi ci fanno sapere che quel pensiero li accompagna per tutta la giornata o gliela chiude in maniera riflessiva e serena»

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