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Ma il Gesù che siede alla “destra del Padre” è una creatura autonoma seppur obbediente a Lui?

Risponde il Prof. Giuseppe Gravante

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“La destra del Padre”.

Circa il riferimento alla “destra del Padre”, nella sua omelia ai catecumeni sul Simbolo degli Apostoli, Sant’Agostino spiega che l’espressione “stare seduti” significa “abitare”.
«Anche le abitazioni degli uomini sono dette ‘sedi’, ma non per questo vi si sta seduti. [..] Così intendete l’abitare di Cristo alla destra del Padre». In questo senso, Gesù «è beato e per la sua beatitudine gli viene il nome di ‘destra del Padre’, per il fatto che appunto ‘destra del Padre’ significa felicità».

Inoltre, non va mai dimenticato che il paradigma della lingua ebraica consiste proprio nella molteplicità di significati attribuibili alle singole lettere del suo alfabeto capaci così di generare un linguaggio impostato sull’utilizzo di immagini: la creazione ne è il più fulgido esempio; essa non è avvenuta certo nelle note modalità descritte dal libro di Genesi, ma intende solo – proprio attraverso quell’immagine – affermare che tutto è nelle mani Dio, cioè che Egli è il principio di quanto è stato creato e che nulla di modellabile esisteva già pronto.

Su questa scia va compresa l’espressione “alla destra di Dio (o del Padre). Al netto delle molteplici spiegazioni che vengono date da esegeti e teologi, in via semplicistica, anche noi affermiamo di un collaboratore degno di rilievo che è il nostro “braccio destro”; la destra, allora, esprime potenza, forza, ma anche capacità solide di mettere in atto un progetto pensato da qualcun altro che è al di sopra (e il Padre lo è non in importanza, ma nelle “funzioni” proprie a Lui: da Lui parte il disegno salvifico). Gesù Cristo, pertanto, è colui che è stato capace di mettere in atto la missione derivatagli dal Padre; Egli, non ha lasciato a se stesso la gloria dell’evento Risurrezione, ma è asceso al cielo per indicare che la missione è “dal” Padre ma è anche “rivolta” al Padre: la ha riofferta a Lui. Questo favorisce anche la visione del Beato Duns Scoto nella controversia con Tommaso d’Aquino: l’incarnazione è “prelapsaria” e il Figlio si è incarnato a prescindere dal peccato; il peccato, infatti, ha un’incidenza marginale nel compimento della salvezza operata dal Cristo. Cristo è entrato nella nostra vita per permettere a noi di entrare in quella di Dio, cioè di “farci” come Dio (theopoiesis, concezione cara ai Padri Cappadoci: Gregorio di Nissa, Gregorio di Nazianzo, Basilio Maglio e Giovanni Crisostomo in latere).

In conclusione, quel Cristo incarnato che ha compiuto il progetto di Dio, è degno di “onore, gloria e potenza” e questi “risiedono” alla destra di Dio perché sono propri a Dio ed è anche per questo che Gesù “non le manda a dire” ai figli di Zebedeo quando gli chiedono di potersi sedere rispettivamente alla sua destra e alla sua sinistra quando giungerà la sua gloria.

Solo al Figlio compete sedere alla destra per i motivi di cui sopra e “È ‘seduto’ nel senso di essere in una posizione di onore e autorità supremi”. Come segnala San Tommaso d’Aquino nella Summa Theologiae, citando San Giovanni Damasceno, “quando diciamo ‘destra del Padre’ non supponiamo un luogo materiale, perché come potrebbe occupare la destra colui che è incircoscrivibile? Perché destra e sinistra, materialmente parlando, sono proprietà degli esseri circoscrivibili. Quello che intendiamo per destra del Padre è quindi la gloria e l’onore della divinità”. Per questo, Cristo è intronizzato come uguale al Padre, perché è “pienamente e veramente Dio come lo è il Padre”.

Gesù è seduto alla destra del Padre come Dio fatto uomo. San Paolo nella sua Lettera ai Romani dice: «E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se veramente partecipiamo alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria» (Rm 8,17).
«Come tale, allora nella nostra dimora legittima in Cielo vivremo nella beatitudine divina, ovvero alla destra del Padre, insieme a Gesù Cristo». Ma tutto ciò, come ampiamente espresso sopra, non è affatto identificativo di un “triteismo” di fondo; Gesù non è un altro Dio distinto seppur obbediente al Padre.

Conclusione

In fondo, la sua domanda rispecchia lo stesso desiderio che fu dei primi pensatori cristiani, vale a dire definire la propria fede attraverso la determinazione di punti cardine che evitino così di sconfinare in errori e/o fornire un’immagine di Cristo non rispondente alla realtà. La Chiesa, nei primi secoli, ha fornito già risposte chiare a movimenti e correnti di pensiero di tal guisa (Gnosticismo, Modalismo, Triteismo, Monarchianesimo, Catarismo ecc.); quindi, non basta che appellarsi a esse per trovare la chiave ai nostri dubbi.

Prof. Giuseppe Gravante, SpeSalvi.it

G. Gravante
Teologo della Liturgia. È docente di Liturgia presso l'Istituto di Musica Sacra e presso l'Istituto per la formazione laicale "J. Ratzinger" della Diocesi di Termoli-Larino. Nell'Arcidiocesi di Chieti-Vasto, è docente di Religione Cattolica. Ha studiato Filosofia e Teologia presso la Pontificia Università Lateranense; Archivistica Storica e Biblioteconomia presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e ha approfondito la propria formazione liturgica (attraverso seminari e corsi) presso i Pontifici Istituti Liturgici di "S. Anselmo" in Roma e di "S. Giustina" in Padova. È direttore del sito web di cultura e informazione cattolica SpeSalvi.it; collabora con diverse testate online di natura filosofico-teologico e con testate giornalistiche locali. Per Tau Editrice (febbraio 2016): Culmine e Fonte. L’evoluzione della Messa dal Concilio di Trento alla riforma del Vaticano II.

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Ma il Gesù che siede alla “destra del Padre” è una creatura autonoma seppur obbediente a Lui?

Risponde il Prof. Giuseppe Gravante

  

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“La destra del Padre”.

Circa il riferimento alla “destra del Padre”, nella sua omelia ai catecumeni sul Simbolo degli Apostoli, Sant’Agostino spiega che l’espressione “stare seduti” significa “abitare”.
«Anche le abitazioni degli uomini sono dette ‘sedi’, ma non per questo vi si sta seduti. [..] Così intendete l’abitare di Cristo alla destra del Padre». In questo senso, Gesù «è beato e per la sua beatitudine gli viene il nome di ‘destra del Padre’, per il fatto che appunto ‘destra del Padre’ significa felicità».

Inoltre, non va mai dimenticato che il paradigma della lingua ebraica consiste proprio nella molteplicità di significati attribuibili alle singole lettere del suo alfabeto capaci così di generare un linguaggio impostato sull’utilizzo di immagini: la creazione ne è il più fulgido esempio; essa non è avvenuta certo nelle note modalità descritte dal libro di Genesi, ma intende solo – proprio attraverso quell’immagine – affermare che tutto è nelle mani Dio, cioè che Egli è il principio di quanto è stato creato e che nulla di modellabile esisteva già pronto.

Su questa scia va compresa l’espressione “alla destra di Dio (o del Padre). Al netto delle molteplici spiegazioni che vengono date da esegeti e teologi, in via semplicistica, anche noi affermiamo di un collaboratore degno di rilievo che è il nostro “braccio destro”; la destra, allora, esprime potenza, forza, ma anche capacità solide di mettere in atto un progetto pensato da qualcun altro che è al di sopra (e il Padre lo è non in importanza, ma nelle “funzioni” proprie a Lui: da Lui parte il disegno salvifico). Gesù Cristo, pertanto, è colui che è stato capace di mettere in atto la missione derivatagli dal Padre; Egli, non ha lasciato a se stesso la gloria dell’evento Risurrezione, ma è asceso al cielo per indicare che la missione è “dal” Padre ma è anche “rivolta” al Padre: la ha riofferta a Lui. Questo favorisce anche la visione del Beato Duns Scoto nella controversia con Tommaso d’Aquino: l’incarnazione è “prelapsaria” e il Figlio si è incarnato a prescindere dal peccato; il peccato, infatti, ha un’incidenza marginale nel compimento della salvezza operata dal Cristo. Cristo è entrato nella nostra vita per permettere a noi di entrare in quella di Dio, cioè di “farci” come Dio (theopoiesis, concezione cara ai Padri Cappadoci: Gregorio di Nissa, Gregorio di Nazianzo, Basilio Maglio e Giovanni Crisostomo in latere).

In conclusione, quel Cristo incarnato che ha compiuto il progetto di Dio, è degno di “onore, gloria e potenza” e questi “risiedono” alla destra di Dio perché sono propri a Dio ed è anche per questo che Gesù “non le manda a dire” ai figli di Zebedeo quando gli chiedono di potersi sedere rispettivamente alla sua destra e alla sua sinistra quando giungerà la sua gloria.

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Solo al Figlio compete sedere alla destra per i motivi di cui sopra e “È ‘seduto’ nel senso di essere in una posizione di onore e autorità supremi”. Come segnala San Tommaso d’Aquino nella Summa Theologiae, citando San Giovanni Damasceno, “quando diciamo ‘destra del Padre’ non supponiamo un luogo materiale, perché come potrebbe occupare la destra colui che è incircoscrivibile? Perché destra e sinistra, materialmente parlando, sono proprietà degli esseri circoscrivibili. Quello che intendiamo per destra del Padre è quindi la gloria e l’onore della divinità”. Per questo, Cristo è intronizzato come uguale al Padre, perché è “pienamente e veramente Dio come lo è il Padre”.

Gesù è seduto alla destra del Padre come Dio fatto uomo. San Paolo nella sua Lettera ai Romani dice: «E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se veramente partecipiamo alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria» (Rm 8,17).
«Come tale, allora nella nostra dimora legittima in Cielo vivremo nella beatitudine divina, ovvero alla destra del Padre, insieme a Gesù Cristo». Ma tutto ciò, come ampiamente espresso sopra, non è affatto identificativo di un “triteismo” di fondo; Gesù non è un altro Dio distinto seppur obbediente al Padre.

Conclusione

In fondo, la sua domanda rispecchia lo stesso desiderio che fu dei primi pensatori cristiani, vale a dire definire la propria fede attraverso la determinazione di punti cardine che evitino così di sconfinare in errori e/o fornire un’immagine di Cristo non rispondente alla realtà. La Chiesa, nei primi secoli, ha fornito già risposte chiare a movimenti e correnti di pensiero di tal guisa (Gnosticismo, Modalismo, Triteismo, Monarchianesimo, Catarismo ecc.); quindi, non basta che appellarsi a esse per trovare la chiave ai nostri dubbi.

Prof. Giuseppe Gravante, SpeSalvi.it

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G. Gravante
Teologo della Liturgia. È docente di Liturgia presso l'Istituto di Musica Sacra e presso l'Istituto per la formazione laicale "J. Ratzinger" della Diocesi di Termoli-Larino. Nell'Arcidiocesi di Chieti-Vasto, è docente di Religione Cattolica. Ha studiato Filosofia e Teologia presso la Pontificia Università Lateranense; Archivistica Storica e Biblioteconomia presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e ha approfondito la propria formazione liturgica (attraverso seminari e corsi) presso i Pontifici Istituti Liturgici di "S. Anselmo" in Roma e di "S. Giustina" in Padova. È direttore del sito web di cultura e informazione cattolica SpeSalvi.it; collabora con diverse testate online di natura filosofico-teologico e con testate giornalistiche locali. Per Tau Editrice (febbraio 2016): Culmine e Fonte. L’evoluzione della Messa dal Concilio di Trento alla riforma del Vaticano II.

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