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Lutero senza pregiudizi?

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ETTORE MALNATI
TRIESTE

Nascita e prima educazione 

Martin Lutero nacque il 10 novembre 1483 e fu battezzato il giorno dopo nella località di Eisleben in Germania, nella piccola contea di Mansfeld, quale secondogenito di Hans e Margherita Luder, mutato poi in Luter dallo stesso padre nel 1517. Il padre pur provenendo da una famiglia di contadini era divenuto – diremmo oggi – un piccolo impresario nel settore delle miniere di rame. La madre di Martin proveniva da una famiglia cittadina. Dalle testimonianze stesse del Riformatore, egli ebbe un’educazione familiare rigida, tanto che imputò alla severità dei genitori la sua timidezza, affermando inoltre che avrebbe abbracciato la vita religiosa proprio per sfuggire a questo clima.  

 

La sua personalità si formò fondamentalmente nel clima familiare, dove quella rigidità influì anche sul suo concetto di Dio inteso quale padre severo. Culturalmente Lutero si formò non nell’ambito agreste, bensì in quello cittadino del tempo. Martin iniziò il suo percorso scolastico nella cittadina di Mansfeld nel 1491. Nel 1497 venne mandato dei genitori a proseguire gli studi a Magdeburgo, l’anno dopo fu inviato presso dei parenti della madre Margherita Lindemann a Eisenach in Turingia dove concluse gli studi base. Desiderando accedere all’Università frequentò la scuola di latino, conditio sine qua non per poter accedere agli studi universitari.  

 

Università e ingresso in monastero 

Terminati i corsi di latino nel 1501 Martin Lutero si iscrisse ai corsi di artes liberales presso l’Università di Erfurt dove conseguì nel 1505 a 18 anni il grado di magister. Per volere del padre partecipò anche, per poche settimane, agli studi di diritto. Il 17 luglio del 1505 entrò nel monastero degli Agostiniani ad Errfurt. Si impegnò nello studio della teologia e soprattutto della Bibbia. Il suo ingresso tra gli Agostiniani venne da lui vissuto come una tappa importante della sua vita che formerà la sua personalità spirituale, grazie alle tradizioni teologiche e religiose che hanno forgiato la sua personalità interiore come l’Agostinismo del tardo Medioevo, la mistica tedesca, la teologia affettiva e mistica di Gerson e la retorica degli umanisti. Martin Lutero fu un religioso fervoroso, dedito ad un certo devozionismo con il quale cercava di superare il suo costante terrore del giudizio di Dio e della severità di Cristo giudice rigoroso. 

 

Dell’uomo aveva una profonda disistima, tanto che riteneva l’umanità corrotta ad essentiam e quindi incapace di compiere il bene e di decidersi per la via della salvezza. Questo fu il tormento di Martin Lutero, il suo dramma che lo incupì sino al 1512. L’occasione che divenne per lui salutare fu l’insegnamento affidatogli di Sacra Scrittura all’Università di Wittemberg proprio nel 1512. Egli scoprì il Dio misericordioso studiando il capitolo 1 versetto 17 della Lettera di Paolo ai Romani: il giusto vive di fede. Per lui quel passo fu una liberazione dalla sua crisi tanto che egli ebbe poi a dire che leggendo quel passo «subito mi sentii rinascere di nuovo e mi sembrava di aver varcato la soglia del paradiso stesso a porte spalancate» [1]. 

 

Certamente la formazione di Martin Lutero ad Erfurt fu contrassegnata da tre aspetti che costituivano gli obiettivi teologici e spirituali di quel monastero: a) la conoscenza e l’amore per la Bibbia; b) lo studio approfondito degli scritti di Sant’Agostino; c) La critica e la sfiducia per la teologia di Aristotele e della filosofia in genere. Vi è da sottolineare che nella vita monastica degli Agostiniani del XIV secolo la Sacra Scrittura ricopriva un posto importante, non solo per le letture comunitarie ma anche nella lettura privata dei monaci, sull’esempio proprio di Sant’Agostino. E così fu anche nel monastero di Erfurt dopo le disposizioni precise nel suo commento alla Regola del Padre generale Ambrogio de Cori nel 1481, dove si raccomandava caldamente ai monaci la lettura personale della Bibbia [2]. 

 

Questa disposizione non consueta per quei tempi fu rigorosamente osservata non solo nel convento di Erfurt ma veniva chiesto ai novizi agostiniani di impegnarsi a leggere individualmente il Libro Sacro. Martin Lutero ebbe a ricordare per iscritto che «già quando entrò in convento cominciò a leggere la Bibbia eleggerla ripetutamente» [3]. 

 

Presbitero e docente 

Nel 1507 Lutero venne ordinato presbitero e il suo amore e la sua passione per la Sacra Scrittura li riversò anche nella sua vita spirituale e nella sua predicazione. Passato all’Università di Wittemberg conseguì il dottorato in teologia nel 1512 e nel 1513 sostituirà il confratello von Staupitz alla cattedra di “lectura in Biblia” nella stessa facoltà teologica. Per il triennio 1515-1518 venne designato come vicario distrettuale della provincia agostiniana della Sassonia. Proprio in questo triennio Martin Lutero svolse lezioni di esegesi sulla Lettera ai Romani (1515- 1516), sulla Lettera ai Galati (1516 1517), sulla Lettera agli Ebrei (1517 1518).  

 

Dall’approfondimento del pensiero dell’apostolo Paolo come abbiamo già sottolineato – soprattutto nel commentare il passo della Lettera ai Romani 1,17: «In esso [cioè nel Vangelo] infatti si rivela la giustizia di Dio, da fede a fede, come sta scritto: “Il giusto vivrà di fede”». Questo richiamo paolino apre a Martin Lutero un’altra prospettiva circa il giudizio di Dio, che non è legato al concetto dell’ira divina, bensì a quello della misericordia e del perdono. È questo agire divino, attuato da Cristo, che rende giusto e salva l’uomo aldilà di ogni suo merito e per la sola fede. Lutero fece di questa convinzione il fondamento della sua antropologia così pessimistica circa la natura umana e seguirà le sue scelte teologiche personali. 

 

L’uomo per lui è e rimarrà simul justus et peccator e la vita del cristiano dovrà essere una tensione attraverso la fede verso Cristo giustizia del peccatore. Sarà l’ascolto della Parola «la partecipazione al dono sacramentale del Corpo di Cristo ad effettuare-dice Lutero-nel credente una coscienza buona e non invece la via dell’etica o le esperienze spirituali fuori dalla mediazione voluta da Dio (Parola predicata e sacramenti)» [4].  

 

I primi passi da Riformatore 

Stando alle fonti Lutero fu un religioso fervoroso, ma quasi ossessionato dal pensiero del giudizio divino. Con l’approccio alla Lettera ai Romani, sul richiamo che abbiamo sopra ricordato, inizia la sua riforma interiore coltivando per sé e per la sua predicazione e insegnamento, la convinzione che Dio è misericordioso verso l’uomo intrinsecamente peccatore e offre al credente la giustizia di Cristo portatrice di salvezza. Questa giustificazione è stata guadagnata dai meriti di Cristo e offerta dall’uomo per la fede. Lutero ricevuta questa “illuminazione” dalla Bibbia che gli ridonò la serenità del rapporto con Dio, fece di essa la norma delle norme che supera ogni altra autorità e autorevolezza. Dal 1512 al 1513 crebbe in lui la convinzione di dover stigmatizzare, quale interprete autentico della sola autorità della Bibbia, ogni percorso devozionale, anche il culto dei santi, che non partisse e portasse alla Bibbia. Cominciò nel 1517 con le 95 tesi contro le indulgenze. Nel 1519 la disputa di Leipzig e la sua polemica con Giovanni Eck. Due momenti questi che segnano la conferma delle convinzioni teologiche di Lutero esposte nel 1518 prima a Heidelberg al capitolo agostiniano poi ad Augusta davanti al cardinal Caetano. Lutero produsse nel 1520, anno considerato quale inizio della separazione dalla comunione con la Chiesa cattolica, una sequenza di scritti programmatici come: la libertà del cristiano; il sermone delle buone opere; il papato di Roma; alla nobiltà cristiana della nazione tedesca; la cattività babilonese della Chiesa, opere queste atte a minare l’apparato sacramentale ed ecclesiologico della teologia cattolica. 

 

Presa di posizione della chiesa e scelta di rottura di Lutero 

Papa Leone X nel giugno 1520, dopo aver esaminato il pensiero di Lutero e le sue opere con la bolla Exurge Domine dichiarò le tesi luterane errore circa la fede della Chiesa. Nel gennaio 1521 con la bolla Decet Romanum Pontificiem Lutero viene considerato fuori dalla Chiesa, cioè scomunicato. Dopo i pronunciamenti pontifici l’imperatore Carlo V indisse la Dieta a Worms per tentare una mediazione. Ma non ottenne il risultato sperato. Pertanto l’8 maggio 1521 venne emanato un editto che bandì Martin Lutero dalle terre dell’ Impero. Egli però venne protetto ed ospitato dal principe elettore di Sassonia, Federico il Saggio.  

 

In clandestinità continuò la sua opera in contrapposizione con la fede, la teologia, la disciplina della Chiesa cattolica. Nel 1524, in piena guerra dei contadini, rompe i suoi voti monastici e nel 1525 si unisce more uxorio a Caterina von Bora, ex monaca cistercense, dalla cui unione nasceranno tre maschi e due femmine. Questa scelta venne disapprovata da molti suoi amici, come Melantone. La coppia adotterà anche quattro orfani [5]. 

 

Con questa decisione di abbandonare i suoi voti monastici, deplorata anche dallo stesso Erasmo da Rotterdam, Lutero si ritenne consapevole di aver imboccato l’identità e la missione di riformatore contro una concezione della Chiesa di Roma, da lui ritenuta guidata dall’anticristo. Era convinto di essere un profeta per il popolo germanico e l’autentico interprete della Scrittura, che doveva essere con la fede l’unico criterio di riferimento per la giustificazione dei credenti.  

 

La sua interpretazione della Scrittura fu unicamente individualistica e strettamente personalistica ed era facile tacciare il luteranesimo di soggettivismo scritturistico, non solo da parte del Magistero cattolico. Infatti lo stesso Erasmo da Rotterdam contestò Lutero per questa sua esclusiva interpretazione biblica, affermando che: «Tu sbagli nel costringerci sempre con forza ad accettare la tua interpretazione della Bibbia come parola di Dio» [6]. 

 

La personalità di Lutero riformatore va ricercata tra la teologia e la sua esperienza religiosa, tra la fede e la sua antropologia, tra la sua autocomprensione di profeta e coloro che lo avversavano. Questa eccessiva considerazione di sé lo convinse a ritenersi strumento di Dio e coloro che lo ostacolavano come persone o istituzioni stigmatizzate da lui come anticristi o agenti del demonio. Nel suo linguaggio apologetico egli non escluse l’oscenità. Mentre Lutero si smarcò dall’ obbedienza religiosa, si legò però alla politica del suo protettore, il Principe elettore, per piacere al quale tentò di giustificare la poligamia ed inneggiò nella guerra dei contadini alla loro uccisione senza indugio. Vi è da dire per onestà che Lutero non fu un politico come Zwigli o un umanista come Calvino, fu però un predicatore dotto e passionale, che portò con sé l’amore per la Bibbia e la sua Sassonia. Inscindibile in lui fu il legame tra teologia ed esperienza di vita, tra peccato e grazia, tra sola fede e sola Scrittura: questi binomi fanno di Lutero quella singolare personalità in costante conflitto tra presunzione tribolazione. 

 

Lutero fu il profeta della riforma soprattutto per la nazione tedesca, poi via via per tutti i protestanti. Egli fu uno dei più accaniti denigratori sino alla fine del popolo ebraico e della Chiesa di Roma. Poco prima che lo raggiungesse la morte scrisse contro gli Ebrei in modo violento e senza mezzi termini squalificandone la predilezione divina. Il nazismo sfruttò anche gli scritti di Lutero per il suo antisemitismo e la tragedia della Shoah . 

 

*** 

 

 

Le posizioni cattoliche moderate 

Concludendo questi brevi cenni sulla vita di Martin Lutero, superando sia l’esaltazione apologetica degli scritti di autori riformati, sia la condanna del magistero pontificio [7] sia il quadro apologetico offertoci dai vari autori cattolici come Heinrich Denifle e il gesuita di Insbruck Grisar e Ioseph Lortz, preferiamo porci nella linea tracciata da J. Maritain, anche se imperfetta nel suo libro “I tre riformatori” edito in Italia nel 1928 e riedito più tardi dalla editrice Morcelliana di Brescia con la traduzione e la prefazione di Giovanni Battista Montini poi Paolo VI, dove questi «riconosceva a Maritain il merito di aver impiegato il metodo storico e di aver mostrato come la triplice riforma (di Lutero, di Cartesio e di Rousseau) che voleva non solo mutare, ma addirittura abbattere il principio della tradizione con il principio individualista, non abbia fatto altro che inaugurare un’altra tradizione a cui non il dogma del vero oggettivo è sostegno, ma il dogma arbitrio e osservante del riformatore» [8]. 

 

Lutero fu convinto per sé e per i cristiani di dover rapportarsi a Dio con fiducia, lasciando a Lui solo nella sua misericordia il giudizio, sapendo di essere segnati dalla stigmate della colpa originale che neppure il Battesimo – secondo lui – può togliere e che però per i meriti di Cristo un cristiano, pur rimanendo nel peccato, per i soli meriti del Salvatore, viene giustificato. L’unica autorità da seguire è la Scrittura. La Chiesa di Roma e il Sommo Pontefice non hanno alcuna «potestà divina», ma solamente umana. I sacramenti da ritenere sono solo il Battesimo e la Santa Cena. Questa non è da considerare alla stregua di un sacrificio sia pur incruento. Non vi è bisogno del sacerdozio ministeriale, perché l’intero popolo di Dio è un popolo sacerdotale. Nessuna persona può salvarsi con le sue sole opere o con i suoi meriti. L’uomo nulla può meritare per la sua salvezza. Ci si salva solo per fede. La Chiesa di Roma è la nuova Babilonia e il Papa l’anticristo.  

 

Cattolici e Luterani oggi 

Oggi le Chiese luterane circa la giustificazione hanno sottoscritto il 31 ottobre 1999 ad Augusta con la Chiesa cattolica una dichiarazione congiunta, che ha posto le basi per una reciproca comprensione dell’opera di Cristo attraverso la grazia e del credente, che nella fede e con la fede compie le scelte della vita. «Luterani e cattolici tendono insieme alla meta di confessare Cristo in ogni cosa, il solo del quale riporre ogni fiducia, perché egli è l’unico mediatore (1Tm 2,5s) attraverso il quale Dio nello spirito Santo fa dono di sé e diffonde i suoi carismi che tutto rinnovano» [9].  

 

Dopo il documento conciliare Unitatis Redintegratio e i pronunciamenti di Paolo VI del 1970, di Giovanni Paolo II a Magonza e nel discorso in Vaticano il 23 novembre 1984 e la presenza di Papa Francesco tra la Comunità luterana sia di Svezia che di Roma, la Chiesa cattolica ha intrapreso un dialogo “oltre Lutero”, dove l’impegno è quello di una reciproca tensione per una evangelizzazione che porti l’uomo a Cristo attraverso la fede e la carità. Con la Dichiarazione congiunta sulla giustificazione si sono affrontate, e in parte superate, le posizioni rigoriste che hanno portato alla divisione. Il lavoro comune è ancora lungo ma lo spirito del Signore è orientato a edificare quell’unità per la quale Cristo nell’ultima Cena ha pregato. 

 

* Vicario episcopale per il laicato e la cultura della diocesi di Trieste 

 

NOTE 

 

[1] H. Smolinski, La personalità di Martin Lutero: Teologia come destino in Martin Lutero, Atti del Convegno internazionale nel quinto centenario della nascita. Roma 1984 p.78 

 

[2] Cfr A. Zumkeller, Il ruolo degli Agostiniani di Erfurt nello sviluppo religioso e teologico di Martin Lutero, in op.cit. pp.58-59 

 

[3] Cfr idem p.59 

 

[4] Lutero-Erasmo, Varcare con Cristo l’ultima soglia, ed Paoline, Milano 2017 p.25 

 

[5] Idem, nota a pag 20 

 

[6] H. Smolinski, La personalità di Martin Lutero: teologia come destino in Atti del Convegno internazionale nel quinto centenario della nascita, op. cit. p.80 

 

[7] Vedi i documenti del magistero dei Pontefici Romani, come la Bolla di Pio IV Domini gregis custodiae del 24 maggio 1564; la Bolla di Urbano VIII Rationi congruit del 6 agosto 1623 per la canonizzazione di Ignazio di Loyola; il documento di Innocenzo X Zelo domus Dei del 20 novembre 1648 contro la pace di Westfalia e il riconoscimento dei diritti civili ai Protestanti; l’enciclica di Pio IX Nostis et nobiscum dell’8 dicembre 1849; il documento di Leone XIII Diuturnum illud del 29 giugno 1881 e quello dell’1 agosto 1897 denominato Militantis ecclesiae; l’Edita saepe di Pio X del 26 maggio 1910 

 

[8] Boris Ulianich, Lutero nella storiografia cattolica:Dal Cochlaeus al Lortz, inMartin Lutero: atti del Convegno internazionale nel quinto centenario della nascita, op. cit. p141 

 

[9] Dichiarazione congiunta sulla giustificazione n.18 

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Lutero senza pregiudizi?

  

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ETTORE MALNATI
TRIESTE

Nascita e prima educazione 

Martin Lutero nacque il 10 novembre 1483 e fu battezzato il giorno dopo nella località di Eisleben in Germania, nella piccola contea di Mansfeld, quale secondogenito di Hans e Margherita Luder, mutato poi in Luter dallo stesso padre nel 1517. Il padre pur provenendo da una famiglia di contadini era divenuto – diremmo oggi – un piccolo impresario nel settore delle miniere di rame. La madre di Martin proveniva da una famiglia cittadina. Dalle testimonianze stesse del Riformatore, egli ebbe un’educazione familiare rigida, tanto che imputò alla severità dei genitori la sua timidezza, affermando inoltre che avrebbe abbracciato la vita religiosa proprio per sfuggire a questo clima.  

 

La sua personalità si formò fondamentalmente nel clima familiare, dove quella rigidità influì anche sul suo concetto di Dio inteso quale padre severo. Culturalmente Lutero si formò non nell’ambito agreste, bensì in quello cittadino del tempo. Martin iniziò il suo percorso scolastico nella cittadina di Mansfeld nel 1491. Nel 1497 venne mandato dei genitori a proseguire gli studi a Magdeburgo, l’anno dopo fu inviato presso dei parenti della madre Margherita Lindemann a Eisenach in Turingia dove concluse gli studi base. Desiderando accedere all’Università frequentò la scuola di latino, conditio sine qua non per poter accedere agli studi universitari.  

 

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Università e ingresso in monastero 

Terminati i corsi di latino nel 1501 Martin Lutero si iscrisse ai corsi di artes liberales presso l’Università di Erfurt dove conseguì nel 1505 a 18 anni il grado di magister. Per volere del padre partecipò anche, per poche settimane, agli studi di diritto. Il 17 luglio del 1505 entrò nel monastero degli Agostiniani ad Errfurt. Si impegnò nello studio della teologia e soprattutto della Bibbia. Il suo ingresso tra gli Agostiniani venne da lui vissuto come una tappa importante della sua vita che formerà la sua personalità spirituale, grazie alle tradizioni teologiche e religiose che hanno forgiato la sua personalità interiore come l’Agostinismo del tardo Medioevo, la mistica tedesca, la teologia affettiva e mistica di Gerson e la retorica degli umanisti. Martin Lutero fu un religioso fervoroso, dedito ad un certo devozionismo con il quale cercava di superare il suo costante terrore del giudizio di Dio e della severità di Cristo giudice rigoroso. 

 

Dell’uomo aveva una profonda disistima, tanto che riteneva l’umanità corrotta ad essentiam e quindi incapace di compiere il bene e di decidersi per la via della salvezza. Questo fu il tormento di Martin Lutero, il suo dramma che lo incupì sino al 1512. L’occasione che divenne per lui salutare fu l’insegnamento affidatogli di Sacra Scrittura all’Università di Wittemberg proprio nel 1512. Egli scoprì il Dio misericordioso studiando il capitolo 1 versetto 17 della Lettera di Paolo ai Romani: il giusto vive di fede. Per lui quel passo fu una liberazione dalla sua crisi tanto che egli ebbe poi a dire che leggendo quel passo «subito mi sentii rinascere di nuovo e mi sembrava di aver varcato la soglia del paradiso stesso a porte spalancate» [1]. 

 

Certamente la formazione di Martin Lutero ad Erfurt fu contrassegnata da tre aspetti che costituivano gli obiettivi teologici e spirituali di quel monastero: a) la conoscenza e l’amore per la Bibbia; b) lo studio approfondito degli scritti di Sant’Agostino; c) La critica e la sfiducia per la teologia di Aristotele e della filosofia in genere. Vi è da sottolineare che nella vita monastica degli Agostiniani del XIV secolo la Sacra Scrittura ricopriva un posto importante, non solo per le letture comunitarie ma anche nella lettura privata dei monaci, sull’esempio proprio di Sant’Agostino. E così fu anche nel monastero di Erfurt dopo le disposizioni precise nel suo commento alla Regola del Padre generale Ambrogio de Cori nel 1481, dove si raccomandava caldamente ai monaci la lettura personale della Bibbia [2]. 

 

Questa disposizione non consueta per quei tempi fu rigorosamente osservata non solo nel convento di Erfurt ma veniva chiesto ai novizi agostiniani di impegnarsi a leggere individualmente il Libro Sacro. Martin Lutero ebbe a ricordare per iscritto che «già quando entrò in convento cominciò a leggere la Bibbia eleggerla ripetutamente» [3]. 

 

Presbitero e docente 

Nel 1507 Lutero venne ordinato presbitero e il suo amore e la sua passione per la Sacra Scrittura li riversò anche nella sua vita spirituale e nella sua predicazione. Passato all’Università di Wittemberg conseguì il dottorato in teologia nel 1512 e nel 1513 sostituirà il confratello von Staupitz alla cattedra di “lectura in Biblia” nella stessa facoltà teologica. Per il triennio 1515-1518 venne designato come vicario distrettuale della provincia agostiniana della Sassonia. Proprio in questo triennio Martin Lutero svolse lezioni di esegesi sulla Lettera ai Romani (1515- 1516), sulla Lettera ai Galati (1516 1517), sulla Lettera agli Ebrei (1517 1518).  

 

Dall’approfondimento del pensiero dell’apostolo Paolo come abbiamo già sottolineato – soprattutto nel commentare il passo della Lettera ai Romani 1,17: «In esso [cioè nel Vangelo] infatti si rivela la giustizia di Dio, da fede a fede, come sta scritto: “Il giusto vivrà di fede”». Questo richiamo paolino apre a Martin Lutero un’altra prospettiva circa il giudizio di Dio, che non è legato al concetto dell’ira divina, bensì a quello della misericordia e del perdono. È questo agire divino, attuato da Cristo, che rende giusto e salva l’uomo aldilà di ogni suo merito e per la sola fede. Lutero fece di questa convinzione il fondamento della sua antropologia così pessimistica circa la natura umana e seguirà le sue scelte teologiche personali. 

 

L’uomo per lui è e rimarrà simul justus et peccator e la vita del cristiano dovrà essere una tensione attraverso la fede verso Cristo giustizia del peccatore. Sarà l’ascolto della Parola «la partecipazione al dono sacramentale del Corpo di Cristo ad effettuare-dice Lutero-nel credente una coscienza buona e non invece la via dell’etica o le esperienze spirituali fuori dalla mediazione voluta da Dio (Parola predicata e sacramenti)» [4].  

 

I primi passi da Riformatore 

Stando alle fonti Lutero fu un religioso fervoroso, ma quasi ossessionato dal pensiero del giudizio divino. Con l’approccio alla Lettera ai Romani, sul richiamo che abbiamo sopra ricordato, inizia la sua riforma interiore coltivando per sé e per la sua predicazione e insegnamento, la convinzione che Dio è misericordioso verso l’uomo intrinsecamente peccatore e offre al credente la giustizia di Cristo portatrice di salvezza. Questa giustificazione è stata guadagnata dai meriti di Cristo e offerta dall’uomo per la fede. Lutero ricevuta questa “illuminazione” dalla Bibbia che gli ridonò la serenità del rapporto con Dio, fece di essa la norma delle norme che supera ogni altra autorità e autorevolezza. Dal 1512 al 1513 crebbe in lui la convinzione di dover stigmatizzare, quale interprete autentico della sola autorità della Bibbia, ogni percorso devozionale, anche il culto dei santi, che non partisse e portasse alla Bibbia. Cominciò nel 1517 con le 95 tesi contro le indulgenze. Nel 1519 la disputa di Leipzig e la sua polemica con Giovanni Eck. Due momenti questi che segnano la conferma delle convinzioni teologiche di Lutero esposte nel 1518 prima a Heidelberg al capitolo agostiniano poi ad Augusta davanti al cardinal Caetano. Lutero produsse nel 1520, anno considerato quale inizio della separazione dalla comunione con la Chiesa cattolica, una sequenza di scritti programmatici come: la libertà del cristiano; il sermone delle buone opere; il papato di Roma; alla nobiltà cristiana della nazione tedesca; la cattività babilonese della Chiesa, opere queste atte a minare l’apparato sacramentale ed ecclesiologico della teologia cattolica. 

 

Presa di posizione della chiesa e scelta di rottura di Lutero 

Papa Leone X nel giugno 1520, dopo aver esaminato il pensiero di Lutero e le sue opere con la bolla Exurge Domine dichiarò le tesi luterane errore circa la fede della Chiesa. Nel gennaio 1521 con la bolla Decet Romanum Pontificiem Lutero viene considerato fuori dalla Chiesa, cioè scomunicato. Dopo i pronunciamenti pontifici l’imperatore Carlo V indisse la Dieta a Worms per tentare una mediazione. Ma non ottenne il risultato sperato. Pertanto l’8 maggio 1521 venne emanato un editto che bandì Martin Lutero dalle terre dell’ Impero. Egli però venne protetto ed ospitato dal principe elettore di Sassonia, Federico il Saggio.  

 

In clandestinità continuò la sua opera in contrapposizione con la fede, la teologia, la disciplina della Chiesa cattolica. Nel 1524, in piena guerra dei contadini, rompe i suoi voti monastici e nel 1525 si unisce more uxorio a Caterina von Bora, ex monaca cistercense, dalla cui unione nasceranno tre maschi e due femmine. Questa scelta venne disapprovata da molti suoi amici, come Melantone. La coppia adotterà anche quattro orfani [5]. 

 

Con questa decisione di abbandonare i suoi voti monastici, deplorata anche dallo stesso Erasmo da Rotterdam, Lutero si ritenne consapevole di aver imboccato l’identità e la missione di riformatore contro una concezione della Chiesa di Roma, da lui ritenuta guidata dall’anticristo. Era convinto di essere un profeta per il popolo germanico e l’autentico interprete della Scrittura, che doveva essere con la fede l’unico criterio di riferimento per la giustificazione dei credenti.  

 

La sua interpretazione della Scrittura fu unicamente individualistica e strettamente personalistica ed era facile tacciare il luteranesimo di soggettivismo scritturistico, non solo da parte del Magistero cattolico. Infatti lo stesso Erasmo da Rotterdam contestò Lutero per questa sua esclusiva interpretazione biblica, affermando che: «Tu sbagli nel costringerci sempre con forza ad accettare la tua interpretazione della Bibbia come parola di Dio» [6]. 

 

La personalità di Lutero riformatore va ricercata tra la teologia e la sua esperienza religiosa, tra la fede e la sua antropologia, tra la sua autocomprensione di profeta e coloro che lo avversavano. Questa eccessiva considerazione di sé lo convinse a ritenersi strumento di Dio e coloro che lo ostacolavano come persone o istituzioni stigmatizzate da lui come anticristi o agenti del demonio. Nel suo linguaggio apologetico egli non escluse l’oscenità. Mentre Lutero si smarcò dall’ obbedienza religiosa, si legò però alla politica del suo protettore, il Principe elettore, per piacere al quale tentò di giustificare la poligamia ed inneggiò nella guerra dei contadini alla loro uccisione senza indugio. Vi è da dire per onestà che Lutero non fu un politico come Zwigli o un umanista come Calvino, fu però un predicatore dotto e passionale, che portò con sé l’amore per la Bibbia e la sua Sassonia. Inscindibile in lui fu il legame tra teologia ed esperienza di vita, tra peccato e grazia, tra sola fede e sola Scrittura: questi binomi fanno di Lutero quella singolare personalità in costante conflitto tra presunzione tribolazione. 

 

Lutero fu il profeta della riforma soprattutto per la nazione tedesca, poi via via per tutti i protestanti. Egli fu uno dei più accaniti denigratori sino alla fine del popolo ebraico e della Chiesa di Roma. Poco prima che lo raggiungesse la morte scrisse contro gli Ebrei in modo violento e senza mezzi termini squalificandone la predilezione divina. Il nazismo sfruttò anche gli scritti di Lutero per il suo antisemitismo e la tragedia della Shoah . 

 

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Le posizioni cattoliche moderate 

Concludendo questi brevi cenni sulla vita di Martin Lutero, superando sia l’esaltazione apologetica degli scritti di autori riformati, sia la condanna del magistero pontificio [7] sia il quadro apologetico offertoci dai vari autori cattolici come Heinrich Denifle e il gesuita di Insbruck Grisar e Ioseph Lortz, preferiamo porci nella linea tracciata da J. Maritain, anche se imperfetta nel suo libro “I tre riformatori” edito in Italia nel 1928 e riedito più tardi dalla editrice Morcelliana di Brescia con la traduzione e la prefazione di Giovanni Battista Montini poi Paolo VI, dove questi «riconosceva a Maritain il merito di aver impiegato il metodo storico e di aver mostrato come la triplice riforma (di Lutero, di Cartesio e di Rousseau) che voleva non solo mutare, ma addirittura abbattere il principio della tradizione con il principio individualista, non abbia fatto altro che inaugurare un’altra tradizione a cui non il dogma del vero oggettivo è sostegno, ma il dogma arbitrio e osservante del riformatore» [8]. 

 

Lutero fu convinto per sé e per i cristiani di dover rapportarsi a Dio con fiducia, lasciando a Lui solo nella sua misericordia il giudizio, sapendo di essere segnati dalla stigmate della colpa originale che neppure il Battesimo – secondo lui – può togliere e che però per i meriti di Cristo un cristiano, pur rimanendo nel peccato, per i soli meriti del Salvatore, viene giustificato. L’unica autorità da seguire è la Scrittura. La Chiesa di Roma e il Sommo Pontefice non hanno alcuna «potestà divina», ma solamente umana. I sacramenti da ritenere sono solo il Battesimo e la Santa Cena. Questa non è da considerare alla stregua di un sacrificio sia pur incruento. Non vi è bisogno del sacerdozio ministeriale, perché l’intero popolo di Dio è un popolo sacerdotale. Nessuna persona può salvarsi con le sue sole opere o con i suoi meriti. L’uomo nulla può meritare per la sua salvezza. Ci si salva solo per fede. La Chiesa di Roma è la nuova Babilonia e il Papa l’anticristo.  

 

Cattolici e Luterani oggi 

Oggi le Chiese luterane circa la giustificazione hanno sottoscritto il 31 ottobre 1999 ad Augusta con la Chiesa cattolica una dichiarazione congiunta, che ha posto le basi per una reciproca comprensione dell’opera di Cristo attraverso la grazia e del credente, che nella fede e con la fede compie le scelte della vita. «Luterani e cattolici tendono insieme alla meta di confessare Cristo in ogni cosa, il solo del quale riporre ogni fiducia, perché egli è l’unico mediatore (1Tm 2,5s) attraverso il quale Dio nello spirito Santo fa dono di sé e diffonde i suoi carismi che tutto rinnovano» [9].  

 

Dopo il documento conciliare Unitatis Redintegratio e i pronunciamenti di Paolo VI del 1970, di Giovanni Paolo II a Magonza e nel discorso in Vaticano il 23 novembre 1984 e la presenza di Papa Francesco tra la Comunità luterana sia di Svezia che di Roma, la Chiesa cattolica ha intrapreso un dialogo “oltre Lutero”, dove l’impegno è quello di una reciproca tensione per una evangelizzazione che porti l’uomo a Cristo attraverso la fede e la carità. Con la Dichiarazione congiunta sulla giustificazione si sono affrontate, e in parte superate, le posizioni rigoriste che hanno portato alla divisione. Il lavoro comune è ancora lungo ma lo spirito del Signore è orientato a edificare quell’unità per la quale Cristo nell’ultima Cena ha pregato. 

 

* Vicario episcopale per il laicato e la cultura della diocesi di Trieste 

 

NOTE 

 

[1] H. Smolinski, La personalità di Martin Lutero: Teologia come destino in Martin Lutero, Atti del Convegno internazionale nel quinto centenario della nascita. Roma 1984 p.78 

 

[2] Cfr A. Zumkeller, Il ruolo degli Agostiniani di Erfurt nello sviluppo religioso e teologico di Martin Lutero, in op.cit. pp.58-59 

 

[3] Cfr idem p.59 

 

[4] Lutero-Erasmo, Varcare con Cristo l’ultima soglia, ed Paoline, Milano 2017 p.25 

 

[5] Idem, nota a pag 20 

 

[6] H. Smolinski, La personalità di Martin Lutero: teologia come destino in Atti del Convegno internazionale nel quinto centenario della nascita, op. cit. p.80 

 

[7] Vedi i documenti del magistero dei Pontefici Romani, come la Bolla di Pio IV Domini gregis custodiae del 24 maggio 1564; la Bolla di Urbano VIII Rationi congruit del 6 agosto 1623 per la canonizzazione di Ignazio di Loyola; il documento di Innocenzo X Zelo domus Dei del 20 novembre 1648 contro la pace di Westfalia e il riconoscimento dei diritti civili ai Protestanti; l’enciclica di Pio IX Nostis et nobiscum dell’8 dicembre 1849; il documento di Leone XIII Diuturnum illud del 29 giugno 1881 e quello dell’1 agosto 1897 denominato Militantis ecclesiae; l’Edita saepe di Pio X del 26 maggio 1910 

 

[8] Boris Ulianich, Lutero nella storiografia cattolica:Dal Cochlaeus al Lortz, inMartin Lutero: atti del Convegno internazionale nel quinto centenario della nascita, op. cit. p141 

 

[9] Dichiarazione congiunta sulla giustificazione n.18 

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