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Lo stile di papa Francesco

In questa intervista rilasciata a Lucas Wiegelmann, e resa pubblica dal mensile tedesco Herder Korrespondenz nel numero di agosto, padre Spadaro ha delineato la figura di papa Francesco e il suo stile di governo, attingendo alla sua esperienza per così dire unica.

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di: Antonio Dall’Osto (a cura)

Si potrebbe intitolare questo articolo: “Papa Francesco visto da vicino”. In questo caso, visto attraverso lo sguardo privilegiato di p. Antonio Spadaro, gesuita, definito sulla stampa confidente e “sussurrante” di papa Francesco. Dal 2013 lo ha incontrato regolarmente in qualità di direttore di Civiltà Cattolica e in varie altre occasioni. Il contenuto delle sue conversazioni è stato pubblicato sotto forma di intervista, e ampiamente ripreso dalla stampa internazionale.

In questa intervista rilasciata a Lucas Wiegelmann, e resa pubblica dal mensile tedesco Herder Korrespondenz nel numero di agosto, padre Spadaro ha delineato la figura di papa Francesco e il suo stile di governo, attingendo alla sua esperienza per così dire unica.

Lucas Wiegelmann, 37 anni, dal 2019 è capo corrispondente vaticano per conto della medesima rivista, a Roma. In antecedenza ha esercitato la professione di giornalista a Berlino per il gruppo editoriale Axel Springer ed è responsabile del Feuilleton del periodico Welt e di Welt am Sonntag.

Come governa Francesco?

Tema dell’intervista: lo stile di governo di papa Francesco; un tema ampio e articolato, frutto della vicinanza dell’intervistato al papa e dei suoi numerosi incontri, spesso anche occasionali, come, per esempio, alla messa quotidiana in Santa Marta, anche se adesso, a causa del Lockdown per il coronavirus, altri incontri di rilievo sono diventati più difficili.

Nell’intervista p. Spadaro ha anzitutto smentito che papa Francesco sia stanco. Nella radiotrasmissione del mattino egli dà questa impressione. È solo un’apparenza che dipende dal suo tono pacato, assorto e meditativo. Ma è sempre così. Molti lo scambiano per stanchezza ma, terminata la celebrazione, il pontefice appare molto disteso e vivace. «È il suo stile» ha sottolineato Spadaro.

«Com’è cambiato Francesco durante questi sette anni del suo pontificato?» – gli ha chiesto Wiegelmann.

Secondo p. Spadaro, papa Francesco non segue una visione teorica, astratta. Non ha elaborato un piano di governo per il suo pontificato. Il suo comportamento infatti non prescinde mai dalla realtà. Egli cerca piuttosto sempre di ascoltare la storia e di reagire nel modo appropriato. «In questo senso egli è naturalmente cambiato, perché la storia si svolge non sempre allo stesso modo. Ha dovuto affrontare difficoltà e superare ostacoli. Gli eventi con cui ha a che fare cambiano, fondamentalmente direi; per quanto riguarda la sua personalità, non vedo alcun cambiamento dal 2013».

Nell’intervista del 2013, p. Spadaro ricordava quanto Francesco gli aveva raccontato e cioè che, da giovane provinciale dei gesuiti, aveva preso alcune decisioni «in modo aspro e in maniera arbitraria». C’è ancora qualcosa – gli ha chiesto Wiegelmann – che ricorda oggi questo stile? Si sente dire che, a volte a porte chiuse, si comporti ancora in questo modo.

«Vedo in lui – ha risposto Spadaro – una grande forza, un carattere energico, una personalità non sbiadita, ma dai colori forti. È uno che sa controllarsi: sa aspettare, riflettere, lascia spazio: è come se fosse sempre immerso in Dio». Ma «io non ho mai sentito toni aspri da lui».

In Germania – ha affermato Wiegelmann – molti si domandano: ma papa Francesco è un riformatore della Chiesa oppure no?

La stessa domanda – ha risposto Spadaro – gliel’ho rivolta anch’io: «Padre, lei vuole riformare la Chiesa?». «No, mi ha risposto, io voglio che Cristo sia sempre al centro della sua Chiesa. Sarà lui stesso infatti a riformarla».

Altri si domandano – ha proseguito Spadaro – «se Francesco è un riformatore teologico con in mente un piano determinato; direi di no. Non è un don Chisciotte della riforma della Chiesa. Per lui la vera riforma consiste nel discernimento alla luce dello Spirito Santo. In questo senso va avanti, ascoltando e meditando. Il luogo in cui prende le decisioni non è la sua scrivania, ma la cappella. La sua preghiera del mattino».

La pazienza del discernimento

Il discernimento, quindi – ha affermato Wiegelmann – è una parola chiave del suo pontificato. Ma – ha risposto Spadaro – ci sono diversi modi di prendere delle decisioni. Noi siamo abituati a formulare in maniera razionale delle idee, a riflettere per scegliere, alla fine, il meglio e tradurlo in atto: «ma non è così che Francesco decide. Il discernimento per lui richiede un atteggiamento personale di ascolto dello Spirito Santo.

Al centro non sta la persona e le sue capacità, ma la volontà di Dio. Quando ha un’idea geniale di riforma, non la traduce immediatamente in atto, ma prima ne fa oggetto di preghiera. Secondo il miglior metodo ignaziano, ascolta che cosa gli dice interiormente. Anche nel caso che questa idea gli sembri brillante, prima si siede e aspetta una conferma spirituale e prega. Ma se, alla fine, questa idea lo lascia vuoto, giunge alla conclusione che non è volontà di Dio». Pertanto, «si tratta di un percorso in cui al centro non sta il fatto che una proposta sia intelligente, ma la spiritualità e la volontà di Dio».

Tipico, per esempio, è il caso del documento Amoris laetitia, maturato dopo un profondo discernimento interiore. Ci sono situazioni in cui egli ha notato che, pur essendoci stata nel sinodo una buona discussione su alcune idee, il discernimento però non era stato sufficiente. «In questi casi – ha affermato Spadaro – egli non blocca nulla e non esclude nulla, ma dice: andiamo avanti e continuiamo a riflettere!

Ma non prende nessuna decisione definitiva. Proprio perché sente che il discernimento non è ancora maturo. Il sinodo, cioè, non gli ha consentito di discernere e di comprendere la volontà di Dio in quella determinata circostanza».

È stato, per esempio, il caso dei viri probati. A volte si pensa che celebrare un sinodo voglia dire approvare questa o quella riforma. Questo atteggiamento è ideologico. Per esempio, nel sinodo per l’Amazzonia: «c’erano due partiti: uno voleva i preti sposati, l’altro era contrario. Ci fu una grande discussione. Ma nessun discernimento. Per il papa ciò è troppo poco».

Ma questo stile del papa – ha insistito Wiegelmann – non è stato anche per lei deludente?

Spadaro ha ammesso di aver avuto bisogno di tempo per capirlo e ha confessato di avere provato una triplice reazione. La prima, la costatazione che si trattava di qualcosa che era familiare anche a lui personalmente, ossia la spiritualità che è anche la sua come gesuita. La seconda, derivata da ciò il papa ha detto di fronte a un discernimento non ancora sufficientemente maturo: «Dobbiamo continuare ad andare avanti e portare le cose a compimento». La terza, l’aver riconosciuto che la posizione del papa spiritualmente è la più saggia. «L’impazienza – la seconda reazione – è una tentazione».

Altri temi dell’intervista

A questo punto, l’intervista ha spaziato su altri problemi quali: i rapporti tra la Santa Sede e la Cina, la relazione di Francesco con il papa emerito Benedetto XVI, le sue eventuali dimissioni, qualora la situazione fosse tale da consigliarglielo, e il presunto suo successore che i giornalisti indicano già nel card. Luis Antonio Tagle.

Cina. La situazione politica in Cina – ha sottolineato Wiegelmann – sta diventando sempre più difficile. I cristiani della cosiddetta Chiesa sotterranea sono perseguitati, e anche i membri della Chiesa ufficialmente riconosciuta hanno delle discussioni con le autorità, sono minacciati e ostacolati.

Tra La Santa Sede e la Cina, com’è noto – ha ricordato Spadaro – è stato firmato un accordo nel settembre 2018 (che dovrà essere ridiscusso nel prossimo mese di settembre). È evidente – come è stato scritto anche nella Civiltà Cattolica in lingua cinese – che, con l’accordo, non tutti i problemi sono stati risolti. Ci sono dubbi nei confronti della Chiesa da parte del governo cinese e ci sono dubbi sul governo cinese da parte della Chiesa.

Ma l’accordo permette di lavorare su questi dubbi e di far crescere la fiducia reciproca. Sono stati compiuti anche dei progressi. «Per me, è un passo importante il fatto che la Civiltà Cattolica possa essere pubblicata così apertamente in lingua cinese – per di più una rivista approvata dalla Segreteria di Stato. Così pure il fatto che in questi ultimi tempi, nella consacrazione dei vescovi, venga menzionato il nome del papa. E naturalmente un passo particolarmente importante è che oggi tutti i vescovi diocesani in carica in Cina sono riconosciuti sia dallo Stato cinese sia dalla Santa Sede. Essi si trovano quindi in piena comunione con Roma. È la prima volta nella storia della Repubblica Popolare».

Nel frattempo però – ha insistito Wiegelmann – in Cina continuano le violazioni dei diritti umani. Perché il papa tace su questo?

Il papa – ha risposto Spadaro – ha chiesto più volte di pregare per il popolo cinese, l’ultima volta il 24 maggio. Tuttavia, è consapevole che si tratta di risolvere i problemi non di denunciarli e di mettere in primo piano se stesso. Il dialogo è già in corso. Ma chi dice che il papa debba parlare personalmente di tutti i problemi che esistono nel mondo?

Le questioni cruciali vengono sollevate dai dicasteri vaticani competenti – e vengono davvero affrontate! Sarebbe un centralismo esagerato consegnare tutto al papa, come se fosse il supremo risolutore dei problemi del mondo. Sarebbe anche per lui qualcosa di assurdo e di egocentrico.

Benedetto XVI. Per quanto riguarda i rapporti con Benedetto XVI, in Germania – ha affermato Wiegelmann –, molti credono che Benedetto XVI faccia parte di un’opposizione clericale contro papa Francesco. Di qui la domanda: «come ritiene che siano questi rapporti?».

Francesco e Benedetto hanno sempre manifestato un grande rispetto reciproco e solidarietà. Guardando dall’esterno – ha affermato Spadaro –, noto che la figura di Benedetto viene purtroppo strumentalizzata. Non posso immaginare un uomo così spirituale e così grande teologo che inizi una disputa con il papa. I media tradizionalisti o iperconservatori distorcono il suo insegnamento. Ciò deve costituire una grande sofferenza per lui perché, in questo modo, viene infangata la sua reputazione per di più in un’età così avanzata».

Dimissioni. Wiegelmann ha chiesto ancora se riesce a immaginare che arrivi un giorno in cui Francesco si ritiri. Spadaro è stato molto esplicito: «Se, nella preghiera avvertisse di doversi ritirare oggi stesso, lo farebbe subito.

Ma non gliel’ho mai chiesto. Non ha senso pensare che dica: domani mi dimetto, o fra cinque anni o a questa o quell’età. No, egli pensa giorno per giorno».

Successione. La fantasia dei media ritiene che, avendo il papa nominato il card. Tagle – cardinale di origine filippina, ma figlio di una cinese – a Prefetto della Congregazione per l’evangelizzazione ed elevato all’ordine cardinalizio episcopale, abbia voluto indicarlo come suo successore. Ma sono pure fantasie giornalistiche!

In conclusione, ci sembra molto appropriata l’osservazione di padre Spadaro per capire lo stile di Francesco: «L’attuale pontificato – a mio avviso – è più un pontificato di semina, non di raccolto. Non può essere altrimenti, vista l’età di Francesco. Dopotutto, i semi sono già qui. Il papa ha seminato molto in questi anni».

Originale: Vatican News
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Lo stile di papa Francesco

In questa intervista rilasciata a Lucas Wiegelmann, e resa pubblica dal mensile tedesco Herder Korrespondenz nel numero di agosto, padre Spadaro ha delineato la figura di papa Francesco e il suo stile di governo, attingendo alla sua esperienza per così dire unica.

  

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di: Antonio Dall’Osto (a cura)

Si potrebbe intitolare questo articolo: “Papa Francesco visto da vicino”. In questo caso, visto attraverso lo sguardo privilegiato di p. Antonio Spadaro, gesuita, definito sulla stampa confidente e “sussurrante” di papa Francesco. Dal 2013 lo ha incontrato regolarmente in qualità di direttore di Civiltà Cattolica e in varie altre occasioni. Il contenuto delle sue conversazioni è stato pubblicato sotto forma di intervista, e ampiamente ripreso dalla stampa internazionale.

In questa intervista rilasciata a Lucas Wiegelmann, e resa pubblica dal mensile tedesco Herder Korrespondenz nel numero di agosto, padre Spadaro ha delineato la figura di papa Francesco e il suo stile di governo, attingendo alla sua esperienza per così dire unica.

Lucas Wiegelmann, 37 anni, dal 2019 è capo corrispondente vaticano per conto della medesima rivista, a Roma. In antecedenza ha esercitato la professione di giornalista a Berlino per il gruppo editoriale Axel Springer ed è responsabile del Feuilleton del periodico Welt e di Welt am Sonntag.

Come governa Francesco?

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Tema dell’intervista: lo stile di governo di papa Francesco; un tema ampio e articolato, frutto della vicinanza dell’intervistato al papa e dei suoi numerosi incontri, spesso anche occasionali, come, per esempio, alla messa quotidiana in Santa Marta, anche se adesso, a causa del Lockdown per il coronavirus, altri incontri di rilievo sono diventati più difficili.

Nell’intervista p. Spadaro ha anzitutto smentito che papa Francesco sia stanco. Nella radiotrasmissione del mattino egli dà questa impressione. È solo un’apparenza che dipende dal suo tono pacato, assorto e meditativo. Ma è sempre così. Molti lo scambiano per stanchezza ma, terminata la celebrazione, il pontefice appare molto disteso e vivace. «È il suo stile» ha sottolineato Spadaro.

«Com’è cambiato Francesco durante questi sette anni del suo pontificato?» – gli ha chiesto Wiegelmann.

Secondo p. Spadaro, papa Francesco non segue una visione teorica, astratta. Non ha elaborato un piano di governo per il suo pontificato. Il suo comportamento infatti non prescinde mai dalla realtà. Egli cerca piuttosto sempre di ascoltare la storia e di reagire nel modo appropriato. «In questo senso egli è naturalmente cambiato, perché la storia si svolge non sempre allo stesso modo. Ha dovuto affrontare difficoltà e superare ostacoli. Gli eventi con cui ha a che fare cambiano, fondamentalmente direi; per quanto riguarda la sua personalità, non vedo alcun cambiamento dal 2013».

Nell’intervista del 2013, p. Spadaro ricordava quanto Francesco gli aveva raccontato e cioè che, da giovane provinciale dei gesuiti, aveva preso alcune decisioni «in modo aspro e in maniera arbitraria». C’è ancora qualcosa – gli ha chiesto Wiegelmann – che ricorda oggi questo stile? Si sente dire che, a volte a porte chiuse, si comporti ancora in questo modo.

«Vedo in lui – ha risposto Spadaro – una grande forza, un carattere energico, una personalità non sbiadita, ma dai colori forti. È uno che sa controllarsi: sa aspettare, riflettere, lascia spazio: è come se fosse sempre immerso in Dio». Ma «io non ho mai sentito toni aspri da lui».

In Germania – ha affermato Wiegelmann – molti si domandano: ma papa Francesco è un riformatore della Chiesa oppure no?

La stessa domanda – ha risposto Spadaro – gliel’ho rivolta anch’io: «Padre, lei vuole riformare la Chiesa?». «No, mi ha risposto, io voglio che Cristo sia sempre al centro della sua Chiesa. Sarà lui stesso infatti a riformarla».

Altri si domandano – ha proseguito Spadaro – «se Francesco è un riformatore teologico con in mente un piano determinato; direi di no. Non è un don Chisciotte della riforma della Chiesa. Per lui la vera riforma consiste nel discernimento alla luce dello Spirito Santo. In questo senso va avanti, ascoltando e meditando. Il luogo in cui prende le decisioni non è la sua scrivania, ma la cappella. La sua preghiera del mattino».

La pazienza del discernimento

Il discernimento, quindi – ha affermato Wiegelmann – è una parola chiave del suo pontificato. Ma – ha risposto Spadaro – ci sono diversi modi di prendere delle decisioni. Noi siamo abituati a formulare in maniera razionale delle idee, a riflettere per scegliere, alla fine, il meglio e tradurlo in atto: «ma non è così che Francesco decide. Il discernimento per lui richiede un atteggiamento personale di ascolto dello Spirito Santo.

Al centro non sta la persona e le sue capacità, ma la volontà di Dio. Quando ha un’idea geniale di riforma, non la traduce immediatamente in atto, ma prima ne fa oggetto di preghiera. Secondo il miglior metodo ignaziano, ascolta che cosa gli dice interiormente. Anche nel caso che questa idea gli sembri brillante, prima si siede e aspetta una conferma spirituale e prega. Ma se, alla fine, questa idea lo lascia vuoto, giunge alla conclusione che non è volontà di Dio». Pertanto, «si tratta di un percorso in cui al centro non sta il fatto che una proposta sia intelligente, ma la spiritualità e la volontà di Dio».

Tipico, per esempio, è il caso del documento Amoris laetitia, maturato dopo un profondo discernimento interiore. Ci sono situazioni in cui egli ha notato che, pur essendoci stata nel sinodo una buona discussione su alcune idee, il discernimento però non era stato sufficiente. «In questi casi – ha affermato Spadaro – egli non blocca nulla e non esclude nulla, ma dice: andiamo avanti e continuiamo a riflettere!

Ma non prende nessuna decisione definitiva. Proprio perché sente che il discernimento non è ancora maturo. Il sinodo, cioè, non gli ha consentito di discernere e di comprendere la volontà di Dio in quella determinata circostanza».

È stato, per esempio, il caso dei viri probati. A volte si pensa che celebrare un sinodo voglia dire approvare questa o quella riforma. Questo atteggiamento è ideologico. Per esempio, nel sinodo per l’Amazzonia: «c’erano due partiti: uno voleva i preti sposati, l’altro era contrario. Ci fu una grande discussione. Ma nessun discernimento. Per il papa ciò è troppo poco».

Ma questo stile del papa – ha insistito Wiegelmann – non è stato anche per lei deludente?

Spadaro ha ammesso di aver avuto bisogno di tempo per capirlo e ha confessato di avere provato una triplice reazione. La prima, la costatazione che si trattava di qualcosa che era familiare anche a lui personalmente, ossia la spiritualità che è anche la sua come gesuita. La seconda, derivata da ciò il papa ha detto di fronte a un discernimento non ancora sufficientemente maturo: «Dobbiamo continuare ad andare avanti e portare le cose a compimento». La terza, l’aver riconosciuto che la posizione del papa spiritualmente è la più saggia. «L’impazienza – la seconda reazione – è una tentazione».

Altri temi dell’intervista

A questo punto, l’intervista ha spaziato su altri problemi quali: i rapporti tra la Santa Sede e la Cina, la relazione di Francesco con il papa emerito Benedetto XVI, le sue eventuali dimissioni, qualora la situazione fosse tale da consigliarglielo, e il presunto suo successore che i giornalisti indicano già nel card. Luis Antonio Tagle.

Cina. La situazione politica in Cina – ha sottolineato Wiegelmann – sta diventando sempre più difficile. I cristiani della cosiddetta Chiesa sotterranea sono perseguitati, e anche i membri della Chiesa ufficialmente riconosciuta hanno delle discussioni con le autorità, sono minacciati e ostacolati.

Tra La Santa Sede e la Cina, com’è noto – ha ricordato Spadaro – è stato firmato un accordo nel settembre 2018 (che dovrà essere ridiscusso nel prossimo mese di settembre). È evidente – come è stato scritto anche nella Civiltà Cattolica in lingua cinese – che, con l’accordo, non tutti i problemi sono stati risolti. Ci sono dubbi nei confronti della Chiesa da parte del governo cinese e ci sono dubbi sul governo cinese da parte della Chiesa.

Ma l’accordo permette di lavorare su questi dubbi e di far crescere la fiducia reciproca. Sono stati compiuti anche dei progressi. «Per me, è un passo importante il fatto che la Civiltà Cattolica possa essere pubblicata così apertamente in lingua cinese – per di più una rivista approvata dalla Segreteria di Stato. Così pure il fatto che in questi ultimi tempi, nella consacrazione dei vescovi, venga menzionato il nome del papa. E naturalmente un passo particolarmente importante è che oggi tutti i vescovi diocesani in carica in Cina sono riconosciuti sia dallo Stato cinese sia dalla Santa Sede. Essi si trovano quindi in piena comunione con Roma. È la prima volta nella storia della Repubblica Popolare».

Nel frattempo però – ha insistito Wiegelmann – in Cina continuano le violazioni dei diritti umani. Perché il papa tace su questo?

Il papa – ha risposto Spadaro – ha chiesto più volte di pregare per il popolo cinese, l’ultima volta il 24 maggio. Tuttavia, è consapevole che si tratta di risolvere i problemi non di denunciarli e di mettere in primo piano se stesso. Il dialogo è già in corso. Ma chi dice che il papa debba parlare personalmente di tutti i problemi che esistono nel mondo?

Le questioni cruciali vengono sollevate dai dicasteri vaticani competenti – e vengono davvero affrontate! Sarebbe un centralismo esagerato consegnare tutto al papa, come se fosse il supremo risolutore dei problemi del mondo. Sarebbe anche per lui qualcosa di assurdo e di egocentrico.

Benedetto XVI. Per quanto riguarda i rapporti con Benedetto XVI, in Germania – ha affermato Wiegelmann –, molti credono che Benedetto XVI faccia parte di un’opposizione clericale contro papa Francesco. Di qui la domanda: «come ritiene che siano questi rapporti?».

Francesco e Benedetto hanno sempre manifestato un grande rispetto reciproco e solidarietà. Guardando dall’esterno – ha affermato Spadaro –, noto che la figura di Benedetto viene purtroppo strumentalizzata. Non posso immaginare un uomo così spirituale e così grande teologo che inizi una disputa con il papa. I media tradizionalisti o iperconservatori distorcono il suo insegnamento. Ciò deve costituire una grande sofferenza per lui perché, in questo modo, viene infangata la sua reputazione per di più in un’età così avanzata».

Dimissioni. Wiegelmann ha chiesto ancora se riesce a immaginare che arrivi un giorno in cui Francesco si ritiri. Spadaro è stato molto esplicito: «Se, nella preghiera avvertisse di doversi ritirare oggi stesso, lo farebbe subito.

Ma non gliel’ho mai chiesto. Non ha senso pensare che dica: domani mi dimetto, o fra cinque anni o a questa o quell’età. No, egli pensa giorno per giorno».

Successione. La fantasia dei media ritiene che, avendo il papa nominato il card. Tagle – cardinale di origine filippina, ma figlio di una cinese – a Prefetto della Congregazione per l’evangelizzazione ed elevato all’ordine cardinalizio episcopale, abbia voluto indicarlo come suo successore. Ma sono pure fantasie giornalistiche!

In conclusione, ci sembra molto appropriata l’osservazione di padre Spadaro per capire lo stile di Francesco: «L’attuale pontificato – a mio avviso – è più un pontificato di semina, non di raccolto. Non può essere altrimenti, vista l’età di Francesco. Dopotutto, i semi sono già qui. Il papa ha seminato molto in questi anni».

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