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Lo Spirito è fonte di libertà e dispensatore d’ogni dono.

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Lo Spirito è fonte di libertà e dispensatore d’ogni dono. Il dono della Parola, come ci scrive Luca degli Atti, primo carisma suscitato dallo Spirito, è finalizzato alla lode del Padre e all’annuncio.
Lo Spirito è fonte di libertà e dispensatore d’ogni dono. Il dono della Parola, come ci scrive Luca degli Atti, primo carisma suscitato dallo Spirito, è finalizzato alla lode del Padre e all’annuncio.

Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui v’insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto. (Gv 14,26).

Oggi il grande protagonista di questa solenne liturgia di Pentecoste è proprio lo Spirito Santo. La grande paura dei discepoli di rimanere senza il loro Maestro porta Gesù a rassicurarli, dicendo loro che il Padre avrebbe mandato lo Spirito Consolatore. Nella nostra quotidianità sperimentiamo il nostro essere creature fragili, ma è proprio nella nostra limitatezza che lo Spirito ci viene in aiuto. Mi ha sempre colpito una frase tratta dai Discorsi di Pietro Crisologo, vescovo del V secolo, che facendosi voce di Dio dice: “Venite, dunque, ritornate. Sperimentate la mia paterna tenerezza, che ricambia il male col bene, le ingiurie con l’amore, ferite tanto grandi con una carità così immensa”. Il vangelo appare come uno svariato gioco di parole che hanno come comune denominatore il verbo amare. Se uno mi dovesse chiedere cosa o chi sia lo Spirito, io risponderei che è Amore. Puro sentimentalismo? A me piace definirlo come dono gratuito pronto per essere ridonato. Tutto questo s’impara a viverlo nella quotidianità attraverso le esperienze che la vita continuamente ci offre dinanzi. Per rimanere in Lui, l’amore è l’unico punto d’unione. Nella nostra esperienza sono tante le volte nelle quali ci allontaniamo da quest’amore, ma altrettante sono le volte in cui sentiamo l’esigenza di ritornare. Lo stesso Paolo nella lettera ai Romani ci ricorda che se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene (Rm 8,8). È lo stesso Spirito che ci permette di chiamare Dio con l’appellativo di Padre. Sempre Paolo nella seconda lettura di questa liturgia ci ricorda come non abbiamo ricevuto uno spirito da schiavi, ma da uomini liberi (cfr. Rm 8,14). Si la nostra fede ci rende liberi ed è proprio questa la grandezza dell’Amore che ci viene da Dio. Nella nostro camminare siamo liberi di vivere e di fare esperienze. Ci ha resi così liberi da chiamarci figli adottivi, liberi dalla schiavitù del peccato e quindi anche liberi di scegliere una vita di sequela in Cristo. Molte volte ci dimentichiamo di questa libertà preferendo scelte apparentemente libere ma che nascondono le tante fragilità della condizione umana. Lo Spirito è fonte di libertà e dispensatore d’ogni dono. Il dono della Parola, come ci scrive Luca degli Atti, primo carisma suscitato dallo Spirito, è finalizzato alla lode del Padre e all’annuncio. Lo Spirito irrompe e trasforma il cuore dei discepoli rendendoli capaci di intuire, seguire e testimoniare le vie di Dio. Gesù non va in cerca di nessuna qualità eccezionale nei suoi primi discepoli: quello che cerca e la loro debolezza, tutte quelle zo¬ne malate d’ogni uomo che hanno bisogno del suo amore, che possono essere colte e assunte solo nell’ottica del Suo Amore. Lo Spirito non s’innesta sulla nostra forza ma sulla nostra debolezza. Oggi la Chiesa ha bisogno di uomini e donne che sappiano rendere vivo e attuale il Vangelo. Come è possibile questo se non con l’azione dello Spirito? Sarebbe veramente deleteria vivere un’azione pastorale senza chiedere il dono dello Spirito d’Amore. È come un rappresentante di utensili che sponsorizza il prodotto senza averlo tra le mani. Sarà proprio il prodotto a convincere il cliente che ciò che lui “annuncia” è verità. Cos’è la verità? H.J.M. Noumen, nel testo Invito alla vita spirituale, direbbe che essa non è un’idea o un concetto astratto ma è relazione e che quindi l’essere guidati alla Verità significa essere inseriti nella stessa relazione che intercorre tra il Padre e il Figlio. Chiediamo in questa liturgia il dono dello Spirito sulla Chiesa e sulle nostre famiglie, chiedendo di rinnovare i prodigi della Pentecoste e riunire le nostre lingue per l’unico inno di lode. Amen.

Guglielmo Gigli

Redazionehttps://www.spesalvi.it
SpeSalvi.it | Cultura e Informazione cattolica

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Lo Spirito è fonte di libertà e dispensatore d’ogni dono. Il dono della Parola, come ci scrive Luca degli Atti, primo carisma suscitato dallo Spirito, è finalizzato alla lode del Padre e all’annuncio.

Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui v’insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto. (Gv 14,26).

Oggi il grande protagonista di questa solenne liturgia di Pentecoste è proprio lo Spirito Santo. La grande paura dei discepoli di rimanere senza il loro Maestro porta Gesù a rassicurarli, dicendo loro che il Padre avrebbe mandato lo Spirito Consolatore. Nella nostra quotidianità sperimentiamo il nostro essere creature fragili, ma è proprio nella nostra limitatezza che lo Spirito ci viene in aiuto. Mi ha sempre colpito una frase tratta dai Discorsi di Pietro Crisologo, vescovo del V secolo, che facendosi voce di Dio dice: “Venite, dunque, ritornate. Sperimentate la mia paterna tenerezza, che ricambia il male col bene, le ingiurie con l’amore, ferite tanto grandi con una carità così immensa”. Il vangelo appare come uno svariato gioco di parole che hanno come comune denominatore il verbo amare. Se uno mi dovesse chiedere cosa o chi sia lo Spirito, io risponderei che è Amore. Puro sentimentalismo? A me piace definirlo come dono gratuito pronto per essere ridonato. Tutto questo s’impara a viverlo nella quotidianità attraverso le esperienze che la vita continuamente ci offre dinanzi. Per rimanere in Lui, l’amore è l’unico punto d’unione. Nella nostra esperienza sono tante le volte nelle quali ci allontaniamo da quest’amore, ma altrettante sono le volte in cui sentiamo l’esigenza di ritornare. Lo stesso Paolo nella lettera ai Romani ci ricorda che se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene (Rm 8,8). È lo stesso Spirito che ci permette di chiamare Dio con l’appellativo di Padre. Sempre Paolo nella seconda lettura di questa liturgia ci ricorda come non abbiamo ricevuto uno spirito da schiavi, ma da uomini liberi (cfr. Rm 8,14). Si la nostra fede ci rende liberi ed è proprio questa la grandezza dell’Amore che ci viene da Dio. Nella nostro camminare siamo liberi di vivere e di fare esperienze. Ci ha resi così liberi da chiamarci figli adottivi, liberi dalla schiavitù del peccato e quindi anche liberi di scegliere una vita di sequela in Cristo. Molte volte ci dimentichiamo di questa libertà preferendo scelte apparentemente libere ma che nascondono le tante fragilità della condizione umana. Lo Spirito è fonte di libertà e dispensatore d’ogni dono. Il dono della Parola, come ci scrive Luca degli Atti, primo carisma suscitato dallo Spirito, è finalizzato alla lode del Padre e all’annuncio. Lo Spirito irrompe e trasforma il cuore dei discepoli rendendoli capaci di intuire, seguire e testimoniare le vie di Dio. Gesù non va in cerca di nessuna qualità eccezionale nei suoi primi discepoli: quello che cerca e la loro debolezza, tutte quelle zo¬ne malate d’ogni uomo che hanno bisogno del suo amore, che possono essere colte e assunte solo nell’ottica del Suo Amore. Lo Spirito non s’innesta sulla nostra forza ma sulla nostra debolezza. Oggi la Chiesa ha bisogno di uomini e donne che sappiano rendere vivo e attuale il Vangelo. Come è possibile questo se non con l’azione dello Spirito? Sarebbe veramente deleteria vivere un’azione pastorale senza chiedere il dono dello Spirito d’Amore. È come un rappresentante di utensili che sponsorizza il prodotto senza averlo tra le mani. Sarà proprio il prodotto a convincere il cliente che ciò che lui “annuncia” è verità. Cos’è la verità? H.J.M. Noumen, nel testo Invito alla vita spirituale, direbbe che essa non è un’idea o un concetto astratto ma è relazione e che quindi l’essere guidati alla Verità significa essere inseriti nella stessa relazione che intercorre tra il Padre e il Figlio. Chiediamo in questa liturgia il dono dello Spirito sulla Chiesa e sulle nostre famiglie, chiedendo di rinnovare i prodigi della Pentecoste e riunire le nostre lingue per l’unico inno di lode. Amen.

Guglielmo Gigli

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