17 C
Rome
sabato, 19 Ottobre 2019

ROTATE FOR FULL CONTENT

MOBILE THEME

Home Rubriche Recensioni Libri L’Importante è che tu sia infelice. Antonello Venditti.

L’Importante è che tu sia infelice. Antonello Venditti.

- Advertisement -

“Quando comprai la casa a Trastevere ci portai subito mia mamma, ma lei non varcò la soglia. Rimase a guardarla da fuori perché c’erano cinque scalini. Non che non potesse farli, piuttosto detestava l’idea che non fosse stata pensata su misura per lei. Era una casa per me, un meraviglioso spazio per la mia vita senza di lei, quindi non andava bene. Me lo diceva sempre: “Antonello caro, l’importante è che tu sia infelice.”                                                             

Antonello Venditti,  pag. 13

L’Importante è che tu sia infelice è un racconto in chiave autobiografica che il nostro autore, cantautore, ha iniziato a scrivere dopo la morte della madre, Wanda Sicardi. Un racconto che ho scelto non solo in onore di un uomo che stimo ed apprezzo molto, ma soprattutto perché questo suo percorso di “figlio” è comune a molte persone, me inclusa. Madri, donne particolari, che a loro volta sono state “figlie” certamente non con un percorso “idilliaco”, sono molto più comuni, o forse è meglio dire frequenti, di quanto non si possa teorizzare. La famiglia, il regno dell’infanzia, non è mai un luogo e un tempo scevro di ostacoli e ancor meno tutelato e curato come spesso si ama credere. La famiglia è un nucleo invalicabile chiuso da finestre e porte al mondo esterno nel bene e nel male come una sorta di roccaforte di una dignità intangibile come la più pura sacralità. Ma quando questi scrigni si aprono troppo di sovente si scopre che di purezza c’è ben poco e di sacralità neppure l’ombra, se non la parola pronunciata dal sacerdote durante il rito che ha unito i due genitori. La famiglia, la coppia,  è fatta da persone con le storie più diverse ed inimmaginabili.  Per tutti, sempre, vale il saggio adagio che dice: “Non esiste il libretto d’istruzione per essere bravi genitori.” Si vive vivendo. Spesso nel dolore si trova la forza per intraprendere la propria strada e raggiungere la vera bellezza per la quale si è destinati a splendere.

Come recitano quasi tutti i libri di pedagogia e psicologia sembra che l’amore genitoriale sia indispensabile. Questi libri insegnano che possiamo amarci e ancor più essere “adulti equilibrati”, solo se i nostri genitori ci volevano bene, ci stimavano e avevano fiducia in noi. Se poi questo non è avvenuto per le ragioni più disparate come quella di essere orfani  o semplicemente affidati a collegi o altre istituzioni educative allora apriti  cielo.  Certamente l’amore nel pieno senso della cura come dedizione ed abnegazione quotidiana non può che essere lodato ed apprezzato come approccio preferenziale nella formazione e crescita della prole. Eppure diversamente non è impossibile. Difficile, non impossibile. Non è mai impossibile. Doloroso, anche estremamente doloroso, ma mai impossibile. Per quanti secoli l’umanità ha sofferto di pestilenze, povertà e guerre di ogni genere e vastità e l’infanzia è stata affidata a strutture ben lontane dal modello famigliare ideale. Eppure sono esistiti genitori e madri presenti ed amorevoli.  La forza è legata alla comprensione che anche dai “rovi” possano sbocciare rose e fiori rari.

Nessun di noi può scegliere il “contesto”nel quale nascere e neppure si può negare a chicchessia di avere la gioia di “un figlio” solo per non aver avuto un passato “celestiale”.

In fatti il nostro autore così si esprime a riguardo della propria opera: “Non l’avrei mai scritto questo libro, se lei non fosse morta. Mi ha lasciato un baule pieno dei suoi diari, che non ho il coraggio di aprire, perché temo di scoprirvi una persona diversa da quella che non mi ha mai riservato una buona parola. Voleva controllarmi in ogni mossa, sperava nei miei fallimenti, nella fine delle mie storie con le donne. Non mi ha mai detto che una mia canzone fosse bella. Due anni fa, quando è scomparsa, ho venduto la casa dei miei genitori. Devo alla durezza di Wanda la mia rivendicazione della libertà, il percorso fatto per cercare me stesso. Forse la mia voce è la sua.”

La mia storia intima nel rapporto con mia madre è quasi perfettamente sovrapponibile a quella del nostro autore. Mia madre non è una professoressa, amata ed apprezzata dai suoi alunni, è stata una semplice operaia straziata nella salute ed è ancora viva. Eppure anche lei è docile ed affabile con chiunque tranne che con le figlie. Ancora oggi mi è completamente incomprensibile se tutta la sua acrimonia – frutto del suo passato remoto dal quale non riesce a liberarsi tanto ne è intrisa – sia per se stessa o sia per noi.

Solo chi amiamo ci può tradire perché il tradimento appartiene all’amore come il giorno alla notte. Il tradimento è un dolore quasi impossibile da sopportare, è come precipitare nel vuoto. Ci si sente smarriti. Eppure dietro alla sofferenza si riconosce l’amore assoluto. Quell’amore che alcuni teorizzano, altri fantasticano, altri ancora rinnegano e infine molti non hanno mai conosciuto. Ma la peggior cosa che possiamo fare è tradire ogni giorno noi stessi, dimenticando che la storia di vita – e quindi d’amore (cura, comprensione, accettazione) – più importante l’abbiamo proprio con noi stessi. Non possiamo donare ad altri quello che non abbiamo cercato e costruito in noi.

L’unica cosa è rimettere in discussione tutto e rincominciare da zero, cambiare, reagire, fare delle scelte e soprattutto tagliare i rami secchi. Ma il dolore, come si fa ad affrontare il dolore di dover recidere quelle che dovrebbero essere le radici. Eppure è l’unica via.

Per vivere non bisogna avere paura di morire. Spesso gli errori – propri o altrui – del passato ci perseguitano e le incertezze del futuro ci paralizzano. Anche la promessa di un amore potrebbe essere solo un’illusione. Ma dobbiamo guardare avanti sempre senza voltarci indietro. La vita è ora e vale sempre la pena di cambiarla per essere felici. A volte basta poco, il gesto di qualcuno che ci tende una mano. Il coraggio di cambiare.

Sono in una città che non conosco e con una donna che non conosco, eppure è la prima volta che non mi sento sola.

Grazie Antonello e grazie Tina.

Contributo allo sviluppo della personalità:
9
Culturalmente valido:
8
Spiritualmente utile:
7
Discernimento del bene e del male:
9
Avvincente:
6
Innovativo:
10
Indicatore di culture diverse:
6
Resa semantica:
8
Pertinenza terminologica:
9
Qualità stilistica:
7
E. Simonetti
Ha conseguito il Baccalaureato in S. Teologia presso l'Istituto Teologico Abruzzese-Molisano di Chieti affiliato alla Pontificia Università Lateranense - Roma.
Articolo precedenteNon minimizzare le tue piccole croci, Dio non lo fa
Articolo successivoFrantz

Commenta questo articolo

avatar
  Iscriviti  
Notificami

L’Importante è che tu sia infelice. Antonello Venditti.

  

- Advertisement -

“Quando comprai la casa a Trastevere ci portai subito mia mamma, ma lei non varcò la soglia. Rimase a guardarla da fuori perché c’erano cinque scalini. Non che non potesse farli, piuttosto detestava l’idea che non fosse stata pensata su misura per lei. Era una casa per me, un meraviglioso spazio per la mia vita senza di lei, quindi non andava bene. Me lo diceva sempre: “Antonello caro, l’importante è che tu sia infelice.”                                                             

Antonello Venditti,  pag. 13

L’Importante è che tu sia infelice è un racconto in chiave autobiografica che il nostro autore, cantautore, ha iniziato a scrivere dopo la morte della madre, Wanda Sicardi. Un racconto che ho scelto non solo in onore di un uomo che stimo ed apprezzo molto, ma soprattutto perché questo suo percorso di “figlio” è comune a molte persone, me inclusa. Madri, donne particolari, che a loro volta sono state “figlie” certamente non con un percorso “idilliaco”, sono molto più comuni, o forse è meglio dire frequenti, di quanto non si possa teorizzare. La famiglia, il regno dell’infanzia, non è mai un luogo e un tempo scevro di ostacoli e ancor meno tutelato e curato come spesso si ama credere. La famiglia è un nucleo invalicabile chiuso da finestre e porte al mondo esterno nel bene e nel male come una sorta di roccaforte di una dignità intangibile come la più pura sacralità. Ma quando questi scrigni si aprono troppo di sovente si scopre che di purezza c’è ben poco e di sacralità neppure l’ombra, se non la parola pronunciata dal sacerdote durante il rito che ha unito i due genitori. La famiglia, la coppia,  è fatta da persone con le storie più diverse ed inimmaginabili.  Per tutti, sempre, vale il saggio adagio che dice: “Non esiste il libretto d’istruzione per essere bravi genitori.” Si vive vivendo. Spesso nel dolore si trova la forza per intraprendere la propria strada e raggiungere la vera bellezza per la quale si è destinati a splendere.

Come recitano quasi tutti i libri di pedagogia e psicologia sembra che l’amore genitoriale sia indispensabile. Questi libri insegnano che possiamo amarci e ancor più essere “adulti equilibrati”, solo se i nostri genitori ci volevano bene, ci stimavano e avevano fiducia in noi. Se poi questo non è avvenuto per le ragioni più disparate come quella di essere orfani  o semplicemente affidati a collegi o altre istituzioni educative allora apriti  cielo.  Certamente l’amore nel pieno senso della cura come dedizione ed abnegazione quotidiana non può che essere lodato ed apprezzato come approccio preferenziale nella formazione e crescita della prole. Eppure diversamente non è impossibile. Difficile, non impossibile. Non è mai impossibile. Doloroso, anche estremamente doloroso, ma mai impossibile. Per quanti secoli l’umanità ha sofferto di pestilenze, povertà e guerre di ogni genere e vastità e l’infanzia è stata affidata a strutture ben lontane dal modello famigliare ideale. Eppure sono esistiti genitori e madri presenti ed amorevoli.  La forza è legata alla comprensione che anche dai “rovi” possano sbocciare rose e fiori rari.

Nessun di noi può scegliere il “contesto”nel quale nascere e neppure si può negare a chicchessia di avere la gioia di “un figlio” solo per non aver avuto un passato “celestiale”.

In fatti il nostro autore così si esprime a riguardo della propria opera: “Non l’avrei mai scritto questo libro, se lei non fosse morta. Mi ha lasciato un baule pieno dei suoi diari, che non ho il coraggio di aprire, perché temo di scoprirvi una persona diversa da quella che non mi ha mai riservato una buona parola. Voleva controllarmi in ogni mossa, sperava nei miei fallimenti, nella fine delle mie storie con le donne. Non mi ha mai detto che una mia canzone fosse bella. Due anni fa, quando è scomparsa, ho venduto la casa dei miei genitori. Devo alla durezza di Wanda la mia rivendicazione della libertà, il percorso fatto per cercare me stesso. Forse la mia voce è la sua.”

La mia storia intima nel rapporto con mia madre è quasi perfettamente sovrapponibile a quella del nostro autore. Mia madre non è una professoressa, amata ed apprezzata dai suoi alunni, è stata una semplice operaia straziata nella salute ed è ancora viva. Eppure anche lei è docile ed affabile con chiunque tranne che con le figlie. Ancora oggi mi è completamente incomprensibile se tutta la sua acrimonia – frutto del suo passato remoto dal quale non riesce a liberarsi tanto ne è intrisa – sia per se stessa o sia per noi.

- Advertisement -

Solo chi amiamo ci può tradire perché il tradimento appartiene all’amore come il giorno alla notte. Il tradimento è un dolore quasi impossibile da sopportare, è come precipitare nel vuoto. Ci si sente smarriti. Eppure dietro alla sofferenza si riconosce l’amore assoluto. Quell’amore che alcuni teorizzano, altri fantasticano, altri ancora rinnegano e infine molti non hanno mai conosciuto. Ma la peggior cosa che possiamo fare è tradire ogni giorno noi stessi, dimenticando che la storia di vita – e quindi d’amore (cura, comprensione, accettazione) – più importante l’abbiamo proprio con noi stessi. Non possiamo donare ad altri quello che non abbiamo cercato e costruito in noi.

L’unica cosa è rimettere in discussione tutto e rincominciare da zero, cambiare, reagire, fare delle scelte e soprattutto tagliare i rami secchi. Ma il dolore, come si fa ad affrontare il dolore di dover recidere quelle che dovrebbero essere le radici. Eppure è l’unica via.

Per vivere non bisogna avere paura di morire. Spesso gli errori – propri o altrui – del passato ci perseguitano e le incertezze del futuro ci paralizzano. Anche la promessa di un amore potrebbe essere solo un’illusione. Ma dobbiamo guardare avanti sempre senza voltarci indietro. La vita è ora e vale sempre la pena di cambiarla per essere felici. A volte basta poco, il gesto di qualcuno che ci tende una mano. Il coraggio di cambiare.

Sono in una città che non conosco e con una donna che non conosco, eppure è la prima volta che non mi sento sola.

Grazie Antonello e grazie Tina.

- Advertisement -
Contributo allo sviluppo della personalità:
9
Culturalmente valido:
8
Spiritualmente utile:
7
Discernimento del bene e del male:
9
Avvincente:
6
Innovativo:
10
Indicatore di culture diverse:
6
Resa semantica:
8
Pertinenza terminologica:
9
Qualità stilistica:
7

Leggi qui il disclaimer sul materiale pubblicato da SpeSalvi.it

E. Simonetti
Ha conseguito il Baccalaureato in S. Teologia presso l'Istituto Teologico Abruzzese-Molisano di Chieti affiliato alla Pontificia Università Lateranense - Roma.
Articolo precedenteNon minimizzare le tue piccole croci, Dio non lo fa
Articolo successivoFrantz

Libri consigliati

Commenta questo articolo

avatar
  Iscriviti  
Notificami
277FansMi piace
856FollowerSegui
13,000FollowerSegui
602FollowerSegui
57IscrittiIscriviti

Top News

Top Video

Ultimi Articoli

Articoli Popolari

Che differenza c’è tra “padre” e “don”?

E quale titolo si utilizza per monaci e frati? Gentile direttore, forse la mia le sembrerà una domanda banale. Può però spiegarmi la differenza tra...

X Domenica del Tempo Ordinario – Anno C – 5 giungo 2016

IL VANGELO STRABICO X Domenica del tempo Ordinario   - C A  cura di Benito Giorgetta (1Re 17,17-24; Galati 1,11-19; Luca 7,11-17) Imparare a suonare lo spartito della compassione Ascoltiamo...

Francesco in Armenia, preghiera con Karekin II

Dopo quattro ore di volo comincia il viaggio di Francesco in Armenia. L'aereo con a bordo il Pontefice è partito questa mattina alle 9.20...

XXX Domenica del Tempo Ordinario – Anno B – 25 ottobre 2015

La 95° puntata del ciclo “Dalla vita alla Parola viva” – “Costruire comunità vive, aperte e accoglienti”. XXX Domenica del Tempo Ordinario – Anno B Colore...

Cos’è che rende il corpo umano tanto bello?

E' solo l’eros e il desiderio? Qual è la cosa più bella del mondo? Sono sicuro che se ponessimo questa domanda a mille pittori almeno...

Libri consigliati

Dai racconti orali ai Vangeli

Bibbia: poeti e poesie

Parrocchia e civiltà urbana

Accompagnare gli adulti nella fede

Lo scandalo della tenerezza

Seguici su Facebook

Seguici su Instagram

Seguici su Twitter

È stato rilevato, nel tuo browser, un componente AdBlocker. SpeSalvi.it si mantiene in vita grazie alla pubblicità, ti preghiamo di disabilitarlo oppure di aggiungere il nostro sito alla lista dei siti attendibili.
Per continuare a navigare:
disabilita AdBlock e aggiorna la pagina.
Aiuta SpeSalvi.it
SpeSalvi.it desidera servire ed evangelizzare, ma non è in grado di sostenersi da solo.
Offri il tuo piccolo contributo affinché il sito possa continuare a diffondere il messaggio cristiano in tutto il mondo.
Grazie di cuore per il tuo sostegno!
Leggi la nostra informativa sulla Privacy.
Logo
ANDROID
APP
Scarica la nostra App Android per rimanere sempre aggiornato anche sul tuo smartphone.
2019 (C) Tutti i diritti riservati.
ISTRUZIONI
1. Clicca sul pulsante "Download" e scarica il file ".apk" sul tuo smartphone.
2. Esegui il file ".apk" e clicca su "Installa".
Utilizziamo i cookie per personalizzare contenuti ed annunci, per fornire funzionalità e per analizzare il nostro traffico. Navigando in SpeSalvi.it acconsenti al loro utilizzo e dichiari di aver letto e compreso la nostra Informativa sulla Privacy.
ACCONSENTO