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Libri suggeriti: L’ Amore è tutto, Utet

Recensioni Libri

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Se parlo le lingue degli uomini e degli angeli ma non ho amore, son diventato un pezzo di rame risonante o un rimbombante cembalo. E se ho il dono della profezia e conosco tutti i sacri segreti e tutta la conoscenza, se ho tutta la fede da trapiantare i monti, ma non ho amore, non sono nulla. E se do tutti i miei averi per nutrire altri, e se consegno il mio corpo, per potermi vantare, ma non ho amore, non ne ho nessun profitto.

L’amore è longamine e benigno. L’amore non è geloso, non si vanta, non si gonfia, non si comporta indecentemente, non cerca i propri interessi, non si irrita. Non tiene conto del male. Non si rallegra dell’ingiustizia, ma si rallegra della verità. Copre ogni cosa, crede ogni cosa, spera ogni cosa, sopporta ogni cosa.

L’amore non viene mai meno. Ma se ci sono doni di profezia, saranno eliminati, se ci sono lingue, cesseranno; se c’è conoscenza, sarà eliminata. Poiché abbiamo conoscenza parziale e profetizziamo parzialmente; ma quando sarà arrivato ciò che è compiuto, ciò che è parziale sarà eliminato. Quando ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino; ma ora che sono divenuto uomo, ho eliminato i tratti del bambino. Poiché al presente vediamo a contorni vaghi per mezzo di uno specchio, ma allora sarà faccia a faccia. Al presente conosco parzialmente, ma allora conoscerò accuratamente come sono anche accuratamente conosciuto.

Ora comunque, rimangono fede, speranza, amore, queste tre cose; ma la più grande di queste è l’amore.

1 Corinzi 13

«Michela Marzano conosce l’arte di parlare di sé, delle proprie esperienze, delle proprie vicende, per spiegare sentimenti universali in cui è impossibile non riconoscersi. Sa bene che, sull’amore, di libri ce ne sono tanti; ha letto i filosofi, i poeti, i romanzieri. Ma è convinta che, con le teorie, coi libri, l’amore c’entri poco o niente: l’unico amore che vale la pena di essere raccontato è quello quotidiano, reale, concreto. “L’amore che siamo e che ci portiamo addosso.” Bambina in attesa del Principe Azzurro, e poi donna sempre troppo romantica, ma anche amante capace di non farsi troppe illusioni, fino all’incontro – una sera, per caso, per gioco – con l’uomo che diventerà suo marito: apparentemente la vita sentimentale di Michela non è molto diversa da quella di tante altre donne di oggi. Infinitamente comprensiva e compassionevole con tutte le donne e gli uomini del mondo, Michela è capace di volgere su di sé uno sguardo spesso spietato. “I dialoghi tra me e me sono i più duri.” E così che il suo occhio indagatore, coraggioso, limpido, scopertamente vero riesce a vedere al di là dei ristretti confini personali e a coinvolgerci, emozionarci, conquistarci.»

Ho letto molte opere della Marzano e ritengo che le sue analisi siano sempre molto attente ed olistiche e costituiscano non solo un fiore all’occhiello della contemporanea saggistica al “femminile” ma sono un vero e proprio supporto per una società che ha completamente perso il focus sulla sensibilità femminile e il suo contributo in equiparabile all’evoluzione dell’umanità ed integrare quindi dell’altra metà del cielo del genere umano, la donna.

Recita un proverbio Cheyenne: “Quando una donna educa un bambino, lei educa un uomo; quando una donna educa una bambina, lei educa un popolo.” Affinché questa società, intesa soprattutto per estensione all’occidente contemporaneo, rinnovi la gioia della realizzazione della donna nel suo ruolo di compagna e madre in una coppia eterosessuale, e al contempo ridoni assegnamento all’uomo dei suoi sentimenti di attenzione, di responsabilità verso la cellula principe della società – la famiglia – prima ancora di concentrarsi sull’egotismo e la competizione, bisogna necessariamente ed improrogabilmente donare totale dignità alla donna come compagna (monoandrica) e madre. “Mai catena fece buon cane” recita un altro proverbio; e mai una malcelata indifferenza o peggio un malcelato disprezzo può produrre entusiasmo per nessun genere di condizione o futuro.

Dal libro della Marzano si evince senza mezzi termini di quante bambine vengono cresciute con un animo di indifferenza di palese e reiterata disistima quotidiana. Le bambine a differenza dei bambini vengono non strutturate ma costantemente destrutturate perché il loro reale scopo non è “l’azione costruttiva” ma la “strumentalità”. 

Sono millenni che questa storia si ripete. Padri e madri inconsciamente perpetrano questo scempio psicologico. La bambina capace intellettualmente di qualsiasi progetto professionale deve in realtà abdicare e porre in epoché questo fatto inoppugnabile per dedicare tutte le sue energie a  sbrogliare la matassa del dipendere da un “principe azzurro” che le dia voce, credito, visibilità e rispetto sociale. Le bambine non sono mai sufficientemente intelligenti, mai sufficientemente logiche; le bambine sono emotive, sono sognatrici, sono isteriche. Il loro corpo è un oggetto ad uso e consumo dell’uomo. Nulla di tutto questo è scritto nero su bianco o viene insegnato ma viene tacitamente pensato e prodotto.  Col passare dei secoli la destrutturazione ha prodotto esattamente i risultati richiesti. Purtroppo nessuno però poteva prevedere che neutralizzando un astro del firmamento si sarebbe creato un buio pesto anche per l’altro. Quello che viviamo oggi è un depauperamento voluto e operato dall’uomo. L’uomo concentrato su se stesso svuotando tutto da contenuto e significato ha finito per annichilire se stesso.

Il libro della Marzano dalla prima all’ultima pagina esprime questo grido. Io sono diversa da te, sono altro da te, ma è attraverso me che tu sei, tu diventi, tu esisti. Se mi uccidi, io scompaio ma dopo un po’ scompari anche tu.

Vanità delle vanità, dice il Qohélet, vanità delle vanità, tutto è un vuoto immenso. Che resta all’uomo di tutto il suo affanno in cui si affanna sotto il sole? Generazione che va, generazione che viene e la terra resta eternamente ferma.

..Ma la più grande è l’ Amore.

REVIEW OVERVIEW

Contributo allo sviluppo della personalità:
7
Culturalmente valido:
7
Spiritualmente utile:
6
Discernimento del bene e del male:
7
Avvincente:
6
Innovativo:
8
Resa semantica:
8
Pertinenza terminologica:
9
Qualità stilistica:
7
E. Simonetti
Ha conseguito il Baccalaureato in S. Teologia presso l'Istituto Teologico Abruzzese-Molisano di Chieti affiliato alla Pontificia Università Lateranense - Roma.
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Se parlo le lingue degli uomini e degli angeli ma non ho amore, son diventato un pezzo di rame risonante o un rimbombante cembalo. E se ho il dono della profezia e conosco tutti i sacri segreti e tutta la conoscenza, se ho tutta la fede da trapiantare i monti, ma non ho amore, non sono nulla. E se do tutti i miei averi per nutrire altri, e se consegno il mio corpo, per potermi vantare, ma non ho amore, non ne ho nessun profitto.

L’amore è longamine e benigno. L’amore non è geloso, non si vanta, non si gonfia, non si comporta indecentemente, non cerca i propri interessi, non si irrita. Non tiene conto del male. Non si rallegra dell’ingiustizia, ma si rallegra della verità. Copre ogni cosa, crede ogni cosa, spera ogni cosa, sopporta ogni cosa.

L’amore non viene mai meno. Ma se ci sono doni di profezia, saranno eliminati, se ci sono lingue, cesseranno; se c’è conoscenza, sarà eliminata. Poiché abbiamo conoscenza parziale e profetizziamo parzialmente; ma quando sarà arrivato ciò che è compiuto, ciò che è parziale sarà eliminato. Quando ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino; ma ora che sono divenuto uomo, ho eliminato i tratti del bambino. Poiché al presente vediamo a contorni vaghi per mezzo di uno specchio, ma allora sarà faccia a faccia. Al presente conosco parzialmente, ma allora conoscerò accuratamente come sono anche accuratamente conosciuto.

Ora comunque, rimangono fede, speranza, amore, queste tre cose; ma la più grande di queste è l’amore.

1 Corinzi 13

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«Michela Marzano conosce l’arte di parlare di sé, delle proprie esperienze, delle proprie vicende, per spiegare sentimenti universali in cui è impossibile non riconoscersi. Sa bene che, sull’amore, di libri ce ne sono tanti; ha letto i filosofi, i poeti, i romanzieri. Ma è convinta che, con le teorie, coi libri, l’amore c’entri poco o niente: l’unico amore che vale la pena di essere raccontato è quello quotidiano, reale, concreto. “L’amore che siamo e che ci portiamo addosso.” Bambina in attesa del Principe Azzurro, e poi donna sempre troppo romantica, ma anche amante capace di non farsi troppe illusioni, fino all’incontro – una sera, per caso, per gioco – con l’uomo che diventerà suo marito: apparentemente la vita sentimentale di Michela non è molto diversa da quella di tante altre donne di oggi. Infinitamente comprensiva e compassionevole con tutte le donne e gli uomini del mondo, Michela è capace di volgere su di sé uno sguardo spesso spietato. “I dialoghi tra me e me sono i più duri.” E così che il suo occhio indagatore, coraggioso, limpido, scopertamente vero riesce a vedere al di là dei ristretti confini personali e a coinvolgerci, emozionarci, conquistarci.»

Ho letto molte opere della Marzano e ritengo che le sue analisi siano sempre molto attente ed olistiche e costituiscano non solo un fiore all’occhiello della contemporanea saggistica al “femminile” ma sono un vero e proprio supporto per una società che ha completamente perso il focus sulla sensibilità femminile e il suo contributo in equiparabile all’evoluzione dell’umanità ed integrare quindi dell’altra metà del cielo del genere umano, la donna.

Recita un proverbio Cheyenne: “Quando una donna educa un bambino, lei educa un uomo; quando una donna educa una bambina, lei educa un popolo.” Affinché questa società, intesa soprattutto per estensione all’occidente contemporaneo, rinnovi la gioia della realizzazione della donna nel suo ruolo di compagna e madre in una coppia eterosessuale, e al contempo ridoni assegnamento all’uomo dei suoi sentimenti di attenzione, di responsabilità verso la cellula principe della società – la famiglia – prima ancora di concentrarsi sull’egotismo e la competizione, bisogna necessariamente ed improrogabilmente donare totale dignità alla donna come compagna (monoandrica) e madre. “Mai catena fece buon cane” recita un altro proverbio; e mai una malcelata indifferenza o peggio un malcelato disprezzo può produrre entusiasmo per nessun genere di condizione o futuro.

Dal libro della Marzano si evince senza mezzi termini di quante bambine vengono cresciute con un animo di indifferenza di palese e reiterata disistima quotidiana. Le bambine a differenza dei bambini vengono non strutturate ma costantemente destrutturate perché il loro reale scopo non è “l’azione costruttiva” ma la “strumentalità”. 

Sono millenni che questa storia si ripete. Padri e madri inconsciamente perpetrano questo scempio psicologico. La bambina capace intellettualmente di qualsiasi progetto professionale deve in realtà abdicare e porre in epoché questo fatto inoppugnabile per dedicare tutte le sue energie a  sbrogliare la matassa del dipendere da un “principe azzurro” che le dia voce, credito, visibilità e rispetto sociale. Le bambine non sono mai sufficientemente intelligenti, mai sufficientemente logiche; le bambine sono emotive, sono sognatrici, sono isteriche. Il loro corpo è un oggetto ad uso e consumo dell’uomo. Nulla di tutto questo è scritto nero su bianco o viene insegnato ma viene tacitamente pensato e prodotto.  Col passare dei secoli la destrutturazione ha prodotto esattamente i risultati richiesti. Purtroppo nessuno però poteva prevedere che neutralizzando un astro del firmamento si sarebbe creato un buio pesto anche per l’altro. Quello che viviamo oggi è un depauperamento voluto e operato dall’uomo. L’uomo concentrato su se stesso svuotando tutto da contenuto e significato ha finito per annichilire se stesso.

Il libro della Marzano dalla prima all’ultima pagina esprime questo grido. Io sono diversa da te, sono altro da te, ma è attraverso me che tu sei, tu diventi, tu esisti. Se mi uccidi, io scompaio ma dopo un po’ scompari anche tu.

Vanità delle vanità, dice il Qohélet, vanità delle vanità, tutto è un vuoto immenso. Che resta all’uomo di tutto il suo affanno in cui si affanna sotto il sole? Generazione che va, generazione che viene e la terra resta eternamente ferma.

..Ma la più grande è l’ Amore.

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Contributo allo sviluppo della personalità:
7
Culturalmente valido:
7
Spiritualmente utile:
6
Discernimento del bene e del male:
7
Avvincente:
6
Innovativo:
8
Resa semantica:
8
Pertinenza terminologica:
9
Qualità stilistica:
7

Leggi qui il disclaimer sul materiale pubblicato da SpeSalvi.it

E. Simonetti
Ha conseguito il Baccalaureato in S. Teologia presso l'Istituto Teologico Abruzzese-Molisano di Chieti affiliato alla Pontificia Università Lateranense - Roma.
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