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“L’eventuale correzione fraterna al Papa deve avvenire in camera caritatis”

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Il cardinale Brandmüller, firmatario dei “dubia”: Burke «ha espresso in piena autonomia la sua opinione» e sarebbe comunque convinto di non fare un passo pubblico

Ha fatto molto discutere l’ultima intervista del cardinale Raymond Leo Burke, che preannunciando una «correzione formale» al Pontefice – istituto che peraltro non si rintraccia nell’ordinamento canonico – è sembrato dare una sorta di ultimatum a Francesco dopo la pubblicazione dei cinque «dubia» riguardanti l’interpretazione dell’esortazione «Amoris laetitia».

Uno degli altri tre firmatari dei «dubia», il cardinale tedesco Walter Brandmüller, interpellato da Vatican Insider tiene a precisare che un’eventuale «correzione fraterna» del Papa dovrebbe avvenire «in camera caritatis», cioè non in pubblico attraverso atti o scritti messi in circolazione. Come si ricorderà, i cinque «dubia» su «Amoris laetitia» sono stati resi di pubblico dominio alcuni giorni prima dell’ultimo concistoro, a meno di due mesi dall’essere stati presentati.

«I dubia – ha dichiarato Brandmüller – intendono promuovere nella Chiesa il dibattito, come sta avvenendo. Il cardinale Burke nell`intervista originale in inglese (non come hanno riportato i media italiani) non ha indicato una scadenza, ma ha solo risposto che ora dobbiamo pensare a Natale e poi si affronterà la questione».

Brandmüller tiene inoltre a precisare: Burke «non ha detto che una eventuale correzione fraterna – come quella citata in Galati 2,11-14 – debba avvenire pubblicamente». Il brano ricordato dal porporato tedesco è quello della Lettera ai Galati nel quale Paolo descrive la sua divergenza con Pietro perché quest’ultimo voleva imporre ai pagani le pratiche giudaiche.

«Devo, invece, ritenere – aggiunge Brandmüller – che il cardinale Burke sia convinto che in prima istanza una correzione fraterna debba avvenire in camera caritatis». Dunque non pubblicamente. «Devo dire – spiega – che il cardinale ha espresso – in piena autonomia – la sua opinione, che, senz`altro potrebbe essere condivisa pure da altri porporati». Brandmüller lascia quindi intendere che nelle interviste successive alla pubblicazione dei «dubia» Burke non ha parlato come «portavoce» dei quattro cardinali firmatari.

Il porporato tedesco conclude: «Noi cardinali attendiamo la risposta ai dubia, in quanto una mancata risposta potrebbe essere vista da ampi settori della Chiesa come un rifiuto dell`adesione chiara e articolata alla dottrina definita». 

Redazionehttps://www.spesalvi.it
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Ha fatto molto discutere l’ultima intervista del cardinale Raymond Leo Burke, che preannunciando una «correzione formale» al Pontefice – istituto che peraltro non si rintraccia nell’ordinamento canonico – è sembrato dare una sorta di ultimatum a Francesco dopo la pubblicazione dei cinque «dubia» riguardanti l’interpretazione dell’esortazione «Amoris laetitia».

Uno degli altri tre firmatari dei «dubia», il cardinale tedesco Walter Brandmüller, interpellato da Vatican Insider tiene a precisare che un’eventuale «correzione fraterna» del Papa dovrebbe avvenire «in camera caritatis», cioè non in pubblico attraverso atti o scritti messi in circolazione. Come si ricorderà, i cinque «dubia» su «Amoris laetitia» sono stati resi di pubblico dominio alcuni giorni prima dell’ultimo concistoro, a meno di due mesi dall’essere stati presentati.

«I dubia – ha dichiarato Brandmüller – intendono promuovere nella Chiesa il dibattito, come sta avvenendo. Il cardinale Burke nell`intervista originale in inglese (non come hanno riportato i media italiani) non ha indicato una scadenza, ma ha solo risposto che ora dobbiamo pensare a Natale e poi si affronterà la questione».

Brandmüller tiene inoltre a precisare: Burke «non ha detto che una eventuale correzione fraterna – come quella citata in Galati 2,11-14 – debba avvenire pubblicamente». Il brano ricordato dal porporato tedesco è quello della Lettera ai Galati nel quale Paolo descrive la sua divergenza con Pietro perché quest’ultimo voleva imporre ai pagani le pratiche giudaiche.

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«Devo, invece, ritenere – aggiunge Brandmüller – che il cardinale Burke sia convinto che in prima istanza una correzione fraterna debba avvenire in camera caritatis». Dunque non pubblicamente. «Devo dire – spiega – che il cardinale ha espresso – in piena autonomia – la sua opinione, che, senz`altro potrebbe essere condivisa pure da altri porporati». Brandmüller lascia quindi intendere che nelle interviste successive alla pubblicazione dei «dubia» Burke non ha parlato come «portavoce» dei quattro cardinali firmatari.

Il porporato tedesco conclude: «Noi cardinali attendiamo la risposta ai dubia, in quanto una mancata risposta potrebbe essere vista da ampi settori della Chiesa come un rifiuto dell`adesione chiara e articolata alla dottrina definita». 

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