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L’educazione al tempo del gender

Ascoltare, ragionare, proporre

- Advertisement -
di: Lorenzo Prezzi

È uscito da pochi giorni il documento della Congregazione per l’educazione cattolica sul gender. Firmato il 2 febbraio scorso, porta il titolo: Maschio e femmina li creò. Per una via di dialogo sulla questione del gender nell’educazione. Si potrebbe così sintetizzare: no all’ideologia, sì alla ricerca; no alla discriminazione, sì all’accompagnamento; no all’«antropologia del neutro», sì all’antropologia delle differenze. Un testo che farà comunque discutere, ma che al dibattito è aperto di suo.

Le domande dei formatori

Non vuole essere un giudizio argomentato e generale. Il testo nasce dalla sollecitazione convergente ad una parola in ordine ai processi educativi delle scuole cattoliche e degli educatori cattolici (e non). Ha quindi un profilo particolare e risponde a un interesse specifico.

Può essere utile la citazione di un consulente educativo francese, Jean Matos che, a proposito degli adolescenti, annotava: «Ritengo che la piegatura militante del concetto di gender – pur pertinente sul piano clinico ed educativo – abbia delle incidenze dirette sulla vita affettiva e sessuale degli adolescenti di oggi.

In effetti, l’adolescente in ricerca della sua identità si confronta inevitabilmente con le norme, coi modelli definiti dalla società e dalla cultura mediatica. Così può essere sollecitato dalla necessità di corrispondere al modello. È sempre stato così, ma il cambiamento dei nostri giorni è la moltiplicazione e la confusione dei modelli con cui può confrontarsi o identificarsi.

Un’evoluzione indotta, fra gli altri, da certe correnti militanti ispirate dal gender… In questo movimentato contesto essi devono costruirsi o de-costruirsi sul filo delle esperienze successive, in particolare a livello sessuale. La sessualità tende così a diventare un gioco di tutti i possibili, perché il loro campo non cessa di allargarsi, sul filo di desideri multipli e fluttuanti. Se l’adolescente si lascia andare ad esperienze sessuali che possono talora shoccare e destabilizzare i genitori, non è sempre per provocarli o per il piacere di infrangere regole stabilite. È più semplicemente per fare un’esperienza… Accenno, ad esempio alla moltiplicazione delle esperienze a carattere omosessuale e bi-sessuale presso gli adolescenti e in particolare per le femmine… Per molti adolescenti non si tratta di un reale orientamento sessuale, ma piuttosto di un’esperienza da fare, cercata e vissuta come luogo di piacere, di ricerca affettiva e di affermazione di sé» (cf. Documents episcopat 12,2018, p. 30).

Il documento sottolinea da subito che di «emergenza educativa» si tratta «in particolare per quanto riguarda i temi dell’affettività e della sessualità» (n. 1).

Al centro dell’attenzione è la costruzione di un’identità personale e di una intimità affettiva del bambino e del fanciullo secondo una visione antropologica cristiana. In un contesto culturale che destruttura la famiglia e tendenzialmente cancella le differenze uomo-donna. «È necessario tener presente la differenza fra l’ideologia del gender e le diverse ricerche sul gender portate avanti dalle scienze umane. Mentre l’ideologia pretende – come riscontra papa Francesco – “di rispondere a certe aspirazioni a volte comprensibili”, ma cerca “di imporsi come un pensiero unico che determini anche l’educazione dei bambini” e quindi preclude l’incontro, non mancano delle ricerche sul gender che cercano di approfondire adeguatamente il modo in cui si vive nelle diverse culture la differenza sessuale tra uomo e donna» (n. 6; cf.: Francesco, dal gender al “neutro”Il gender di Francesco).

Il contesto

L’insieme del testo è segnato da una certa prudenza, dalla sottolineatura della continuità del magistero, dal tipo di attenzione sollecitata da papa Francesco e dalla dimensione internazionale.

L’attenzione del magistero alla tematica del gender data da metà degli anni ’90. Alla fine di quel decennio il Pontificio consiglio della famiglia pubblica tre testi che ne accennano (1999, 2000, 2006). La Congregazione per la dottrina della fede ne parla nel 2003 a proposito del riconoscimento delle unioni civili, e nel 2014. Vi sono interventi puntuali di Benedetto XVI e di diversi episcopati: da quello spagnolo a quello portoghese ad alcuni episcopati regionali, come quello del Veneto fino al 2015. Poi c’è stata come una sospensione per una valutazione più pacata, anche in relazione al nuovo pontificato.

Una seconda nota è la continuità del magistero che il documento esibisce: dall’attenzione alla famiglia e alla corporeità di Giovanni Paolo II agli interventi di Benedetto XVI, dai testi dei dicasteri vaticani ai fondamenti antropologici fissati dal concilio. È l’impianto complessivo a garantire continuità, anche se il tema specifico è più recente e ha avuto importanti riflessi sia diplomatici (ONU) che politici nei vari contesti nazionali.

Ancora, la particolare attenzione di Francesco. Da un lato, il papa riconduce le questioni morali ad un’istanza seconda non secondaria (prima viene il Vangelo), dall’altro, non ha alcuna remora a censurare l’ideologia del gender e a qualificarla come «colonizzazione ideologica». Da un lato, evita di far diventare un dissenso etico rispetto all’ethos comune in una battaglia ideologica ultimativa, dall’altro, non arretra di un palmo nel ritenere la dimensione ideologica del gender come una visione antropologica inaccettabile e un’imposizione dei poteri del sistema tecnocratico sui poveri.

Infine, la dimensione internazionale. Questo come gli altri testi dei dicasteri romani, hanno una calibratura difficile perché guardano a culture e a continenti molto diversi. Quello che è evidenza in Occidente può essere problema in Oriente e viceversa.

 

Originale: Settimana News
Redazionehttps://www.spesalvi.it
SpeSalvi.it | Cultura e Informazione cattolica

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L’educazione al tempo del gender

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di: Lorenzo Prezzi

È uscito da pochi giorni il documento della Congregazione per l’educazione cattolica sul gender. Firmato il 2 febbraio scorso, porta il titolo: Maschio e femmina li creò. Per una via di dialogo sulla questione del gender nell’educazione. Si potrebbe così sintetizzare: no all’ideologia, sì alla ricerca; no alla discriminazione, sì all’accompagnamento; no all’«antropologia del neutro», sì all’antropologia delle differenze. Un testo che farà comunque discutere, ma che al dibattito è aperto di suo.

Le domande dei formatori

Non vuole essere un giudizio argomentato e generale. Il testo nasce dalla sollecitazione convergente ad una parola in ordine ai processi educativi delle scuole cattoliche e degli educatori cattolici (e non). Ha quindi un profilo particolare e risponde a un interesse specifico.

Può essere utile la citazione di un consulente educativo francese, Jean Matos che, a proposito degli adolescenti, annotava: «Ritengo che la piegatura militante del concetto di gender – pur pertinente sul piano clinico ed educativo – abbia delle incidenze dirette sulla vita affettiva e sessuale degli adolescenti di oggi.

In effetti, l’adolescente in ricerca della sua identità si confronta inevitabilmente con le norme, coi modelli definiti dalla società e dalla cultura mediatica. Così può essere sollecitato dalla necessità di corrispondere al modello. È sempre stato così, ma il cambiamento dei nostri giorni è la moltiplicazione e la confusione dei modelli con cui può confrontarsi o identificarsi.

Un’evoluzione indotta, fra gli altri, da certe correnti militanti ispirate dal gender… In questo movimentato contesto essi devono costruirsi o de-costruirsi sul filo delle esperienze successive, in particolare a livello sessuale. La sessualità tende così a diventare un gioco di tutti i possibili, perché il loro campo non cessa di allargarsi, sul filo di desideri multipli e fluttuanti. Se l’adolescente si lascia andare ad esperienze sessuali che possono talora shoccare e destabilizzare i genitori, non è sempre per provocarli o per il piacere di infrangere regole stabilite. È più semplicemente per fare un’esperienza… Accenno, ad esempio alla moltiplicazione delle esperienze a carattere omosessuale e bi-sessuale presso gli adolescenti e in particolare per le femmine… Per molti adolescenti non si tratta di un reale orientamento sessuale, ma piuttosto di un’esperienza da fare, cercata e vissuta come luogo di piacere, di ricerca affettiva e di affermazione di sé» (cf. Documents episcopat 12,2018, p. 30).

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Il documento sottolinea da subito che di «emergenza educativa» si tratta «in particolare per quanto riguarda i temi dell’affettività e della sessualità» (n. 1).

Al centro dell’attenzione è la costruzione di un’identità personale e di una intimità affettiva del bambino e del fanciullo secondo una visione antropologica cristiana. In un contesto culturale che destruttura la famiglia e tendenzialmente cancella le differenze uomo-donna. «È necessario tener presente la differenza fra l’ideologia del gender e le diverse ricerche sul gender portate avanti dalle scienze umane. Mentre l’ideologia pretende – come riscontra papa Francesco – “di rispondere a certe aspirazioni a volte comprensibili”, ma cerca “di imporsi come un pensiero unico che determini anche l’educazione dei bambini” e quindi preclude l’incontro, non mancano delle ricerche sul gender che cercano di approfondire adeguatamente il modo in cui si vive nelle diverse culture la differenza sessuale tra uomo e donna» (n. 6; cf.: Francesco, dal gender al “neutro”Il gender di Francesco).

Il contesto

L’insieme del testo è segnato da una certa prudenza, dalla sottolineatura della continuità del magistero, dal tipo di attenzione sollecitata da papa Francesco e dalla dimensione internazionale.

L’attenzione del magistero alla tematica del gender data da metà degli anni ’90. Alla fine di quel decennio il Pontificio consiglio della famiglia pubblica tre testi che ne accennano (1999, 2000, 2006). La Congregazione per la dottrina della fede ne parla nel 2003 a proposito del riconoscimento delle unioni civili, e nel 2014. Vi sono interventi puntuali di Benedetto XVI e di diversi episcopati: da quello spagnolo a quello portoghese ad alcuni episcopati regionali, come quello del Veneto fino al 2015. Poi c’è stata come una sospensione per una valutazione più pacata, anche in relazione al nuovo pontificato.

Una seconda nota è la continuità del magistero che il documento esibisce: dall’attenzione alla famiglia e alla corporeità di Giovanni Paolo II agli interventi di Benedetto XVI, dai testi dei dicasteri vaticani ai fondamenti antropologici fissati dal concilio. È l’impianto complessivo a garantire continuità, anche se il tema specifico è più recente e ha avuto importanti riflessi sia diplomatici (ONU) che politici nei vari contesti nazionali.

Ancora, la particolare attenzione di Francesco. Da un lato, il papa riconduce le questioni morali ad un’istanza seconda non secondaria (prima viene il Vangelo), dall’altro, non ha alcuna remora a censurare l’ideologia del gender e a qualificarla come «colonizzazione ideologica». Da un lato, evita di far diventare un dissenso etico rispetto all’ethos comune in una battaglia ideologica ultimativa, dall’altro, non arretra di un palmo nel ritenere la dimensione ideologica del gender come una visione antropologica inaccettabile e un’imposizione dei poteri del sistema tecnocratico sui poveri.

Infine, la dimensione internazionale. Questo come gli altri testi dei dicasteri romani, hanno una calibratura difficile perché guardano a culture e a continenti molto diversi. Quello che è evidenza in Occidente può essere problema in Oriente e viceversa.

 

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