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Le piaghe del mondo

Dio non castiga, ma la natura?

- Advertisement -
di: Paolo Motta

Nella vicenda elettiva del popolo d’Israele troviamo la liberazione dalla schiavitù d’Egitto tramite segni del Signore Iddio che ostinano il Faraone a non concedere libertà alcuna e a non lasciare spazio a nessun modo alternativo e nuovo di vita.

L’interpretazione di quei grandi segni di sventura sta forse nel proposito di Dio di servirsi degli indurimenti del cuore umano per mostrare sino a che punto di rovina si possa giungere in dimenticanza di Lui e della sua Parola?

L’ultima piaga, la più dura, colpisce l’erede al trono e pregiudica il futuro degli egiziani, produce una momentanea resipiscenza e il successivo scomposto inseguimento del popolo d’Israele. La fine è tragica: l’annegamento del Faraone e di tutto il suo esercito nel Mare dei Giunchi.

Quest’ultima immagine è stata spesso usata per interpretare l’esito di vicende di portata particolarmente calamitosa, quale castigo di Dio per le colpe degli uomini.

Dio non castiga, ma la natura?

La natura ha vita propria di cui l’uomo stesso è materia viva: a volte la natura si manifesta in reazione immediata agli atti umani, altre volte nel corso del tempo, degli anni e dei secoli. Ma la natura, in qualche modo, chiede sempre conto di ciò che l’umanità agisce. Se si interviene in rispetto della vita, la natura risponde moltiplicando la vita. Se si agisce contro la vita, la natura finisce per trascinare nella morte l’agente della distruzione. Il soggetto umano, personale e collettivo, che distrugge la vita distrugge sempre una parte di sé stesso. Anche se da umani riteniamo di avere molte probabilità di orientare a nostra discrezione la natura, non possiamo certo considerarci padroni e dittatori della stessa.

Sono missionario in Africa, in Burkina Faso, in periodo di coronavirus. Da queste parti si percorre spesso la strada interpretativa della punizione divina: secondo molti il virus è l’ennesima piaga mandata da Dio per castigare uomini stolti e malvagi. Personalmente preferisco pensare che la natura si è ancora una volta ritorta contro chi non la ama e non la rispetta nella sua vita propria, secondo le aspettative e i desideri di un Dio che è Padre buono.

Se guardo il coronavirus insieme agli altri segni devastanti che si stanno manifestando sulla terra antropizzata, più che una punizione divina, colgo l’ostinazione, l’indurimento di cuore e l’indirizzo con cui l’umano persegue la propria rovina. Riuscirà l’umanità a cambiare indirizzo per tempo o si ostinerà, come Faraone, sino ad essere travolta dalle acque caotiche del mare primordiale?

Ecco una mia lettura delle dieci piaghe d’Egitto alla luce degli attuali fenomeni naturali in Africa e nel mondo.

  • L’acqua in sangue

Ad un colpo di bastone di Mosè, l’acqua è stata trasformata in sangue. Oggi l’acqua si sta trasformando in plastica. C’è plastica ovunque. Anche il terreno dei villaggi africani di capanne è tappezzato ormai di plastica abbandonata. La plastica si trova nei fiumi, nei mari, negli oceani. Si trova plastica negli esseri animati della fossa delle Marianne, così inaccessibili da essere scoperti e studiati solo da poco.  Una volta analizzati cosa si è trovato? Che hanno ingerito plastica. Tutto quello che mangiamo contiene dunque plastica!L

  • Le rane invadono il paese

I cambiamenti climatici stanno portando a destabilizzazioni delle precipitazioni e dei cicli stagionali in maniera sempre più frequente: per ciò i raccolti sono sempre più frequentemente rovinati. Le carestie provocano fame, miseria, profughi. Senza piogge i deserti avanzano, aumentano gli incendi devastanti immense aree forestali, avviene la morte di milioni di animali, la superficie abitabile diventa sempre più ristretta, le specie viventi animali e vegetali entrano in conflitto, molte si estinguono, altre causano malattie e sottraggono cibo agli umani, come le rane del libro dell’Esodo.

  • Le zanzare

Le zanzare si moltiplicano all’aumentare della temperatura. Molte zone che erano senza zanzare, oggi ne sono piene, mentre nuove specie di zanzare e di insetti vengono importate dai paesi del mondo attraverso i più frequenti viaggi. In Africa diventa sempre più arduo stare all’aperto. Le zanzare sono vettore di malattie sempre nuove – quali zika, dengue, malaria o altro – che si diffondono con la globalizzazione.

  • I mosconi

Il segno dei mosconi, simile al precedente, è convertibile nel suo contrario: oggi l’estinzione degli insetti impollinatori – tra cui ovviamente le api – è determinata dagli agenti inquinanti prodotti dalle attività umane. Sappiamo che gli insetti sono i protagonisti insostituibili dell’impollinazione di tre quarti di tutti i prodotti destinati all’alimentazione. Sterminare gli impollinatori significa togliere a noi stessi i viveri, non solo rinunciare al miele!

  • Morte del bestiame

Non sono solo gli insetti ad essere in pericolo: lo sono gli anfibi, i mammiferi, i pesci, ecc.. Stiamo assistendo a un’importante perdita di biodiversità, tanto che gli scienziati arrivano a parlare di una vera e propria epoca di estinzione delle specie, la sesta della storia del pianeta, cosa che non avveniva da milioni di anni. E questo a causa dell’umanità. Siamo nell’antropocene, ossia nell’era in cui l’essere umano sta provocando mutamenti a livello di tutto il sistema terra. Si parla di un milione di specie a rischio di estinzione.

  • Le ulcere

Le pustole sulla pelle sono reinterpretate dal salmo 78 come peste (v.50). Le pandemie hanno fatto da sempre parte della storia dell’umanità. Interi secoli sono stati caratterizzati da decimazioni di popolazione attribuite genericamente alla peste. L’ultima volta – su vasta e terribile scala – è accaduto un secolo fa, con la “spagnola”. Le scoperte in ambito medico e il progredire nelle norme igieniche sembravano aver posto fine a tali sventure.

Ma, ecco, dalla fine dello scorso millennio ad oggi, si sino affacciate nuove infezioni con una frequenza inattesa. Sono definite zoonosi, poiché pare abbiano origine dagli animali e siano trasmesse agli umani a causa del contatto sempre più stretto tra specie appartenenti ad habitat diversi, a motivo della espansione invasiva delle attività umane. Abbiamo visto apparire, l’HIV, poi la SARS, l’Ebola, la MERS e ora il COVID-19, la cui virulenza ha messo in ginocchio non solo i sistemi sanitari ma anche quelli economici, a un livello planetario.

Solo ora, alcuni, stanno ipotizzando di cambiare qualcosa nel sistema economico-produttivo-commerciale all’origine dei flagelli. Ma altri già sostengono che sono necessarie molte deroghe al rispetto dell’ambiente per poter riprendere il ritmo di crescita economica – e quindi dei consumi – quale era prima e più di prima. Anche questa volta Faraone troverà ragioni per ostinarsi e non mutare il suo indirizzo di cuore!?

  • La grandine

Alluvioni, uragani, scariche atmosferiche, maree sempre più potenti e frequenti sono l’altra faccia delle carestie e delle siccità: l’altra faccia di un unico fenomeno che chiamiamo cambiamento climatico. Con l’aumento delle temperature, dovuto principalmente alle emissioni di gas serra originate dall’attività umana, secondo il parere ormai quasi unanime degli scienziati, aumenta la ritenzione dell’acqua nelle nubi, perciò piove meno frequentemente, ma quando piove l’acqua si riversa in breve tempo in enorme quantità. Tutto questo va di pari passo con lo scioglimento dei ghiacciai, con l’aumento del livello degli oceani e con la sommersione di vaste zone costiere. Non possiamo più dire: piove che Dio la manda ! La causa di tutto questo siamo noi umani!

  • Le cavallette

In Africa orientale e medio orientale, dagli inizi di quest’anno, si sta abbattendo una nuova ondata di locuste di portata mai vista, con minaccia della sicurezza alimentare di milioni di persone. La causa è senz’altro attribuibile ai cambiamenti climatici che favoriscono il proliferare degli acridi: i cicloni sempre più frequenti, in zone tradizionalmente aride, creano le condizioni favorevoli per la loro riproduzione. I paesi colpiti da anni di carestia si trovano a dover contrastare ullteriori danni ai raccolti. Il tutto provoca nuove migrazioni, nuove tensioni e il moltiplicarsi a catena delle piaghe. Siamo forse troppo preoccupati dalla difesa delle frontiere occidentali dai potenziali portatori di coronavirus per accorgerci di milioni di persone che stanno cercando di fuggire da fame e da guerre!?

  • Le tenebre

Guardiamo i cieli e notiamo aria fosca e nera da inquinamento da particolato fine come polvere di carbone. Ci sono molte città in cui il cielo è costantemente sotto una cappa oscura. Non è solo un questione estetica, benché, anche questa non sia da sottovalutare per il bene del nostro animo contemplativo: sono i nostri polmoni a risentirne e con essi il cuore e la circolazione. Le prime cause di morte nel mondo hanno tutte a che fare con la qualità dell’aria che respiriamo, che si stima essere la causa di 4,5 milioni di decessi all’anno.

Durante la fermata delle attività dovuta al coronavirus, si sono tornate a notare le montagne e i panorami che normalmente restano celati dalle polveri che offuscano l’atmosfera. Ma alla ripresa tutto tornerà come prima, sinché non avverrà un cambiamento sostanziale degli stili di vita.

  • La morte dei primogeniti

Ogni anno il numero di aborti nel mondo è paragonabile al numero dei morti della seconda guerra mondiale: una gravidanza su cinque viene interrotta. Lasciamo pure ai filosofi o alla giurisprudenza discutere sull’identità personale del feto o dell’embrione. Una cosa è certa: la vita nascente è vista spesso più come una minaccia che come un dono.

Programmi mondiali e ONG lavorano per ridurre il tasso di natalità in tanti paesi, spesso con metodi senza scrupoli, come vedo fare da queste parti, in Africa. Le diagnosi prenatali finiscono per portare all’eugenetica, come se solo i sani e i forti avessero  diritto di vivere. Stress e inquinamento portano inoltre a una riduzione della fertilità anche per chi i figli li desidera.

Se è pur vero che il numero di esseri umani mette pressione sull’intero ecosistema, è anche vero che ogni persona è una risorsa: ognuno di noi fa parte del problema ma anche della soluzione dello stesso.

Vivere in un paese ad alto tasso di natalità permette di vedere una differenza enorme rispetto a paesi in grave crisi demografica, come l’Italia: qui in Africa vedo ancora la gioia di vivere, della novità, della scoperta, del fiorire di nuove attività, in una evoluzione continua; è ciò che non vedo quando torno a casa. La mancanza di desiderio di dare la vita è già un morire.

Ciò non toglie che se vogliamo stare bene, tutti insieme, sul nostro pianeta, dobbiamo rinunciare a una certa ricchezza. O meglio: la piccola percentuale dei più ricchi dovrebbe accettare di redistribuire la propria ricchezza verso la grande maggioranza dei più poveri.

Il Faraone o Dio?

Ad ogni piaga dolorosa che si abbatte sull’Egitto, il cuore di Faraone si indurisce, si ostina a non credere e a non affidarsi a Dio: anche ora avviene la negazione, il rifiuto di vedere ciò che è sotto gli occhi di tutti, chiaramente affermato da tante persone di cultura o solo di buon senso, ciò che è raccontato dalla vita di milioni di poveri e di profughi.

Faraone ha scelto di chiudere lo spiraglio di conversione che si era aperto in lui e si è lanciato nello sconsiderato inseguimento della povera gente che stava attraversando il mare aperto verso una terra diversa e un mondo nuovo. L’esito catastrofico a cui porta la logica di Farone dovrebbe risultare ormai evidente.

L’umanità seguirà dunque Faraone o vorrà ascoltare la voce di Dio!?

Originale: Settimana News
Redazionehttps://www.spesalvi.it
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Nella vicenda elettiva del popolo d’Israele troviamo la liberazione dalla schiavitù d’Egitto tramite segni del Signore Iddio che ostinano il Faraone a non concedere libertà alcuna e a non lasciare spazio a nessun modo alternativo e nuovo di vita.

L’interpretazione di quei grandi segni di sventura sta forse nel proposito di Dio di servirsi degli indurimenti del cuore umano per mostrare sino a che punto di rovina si possa giungere in dimenticanza di Lui e della sua Parola?

L’ultima piaga, la più dura, colpisce l’erede al trono e pregiudica il futuro degli egiziani, produce una momentanea resipiscenza e il successivo scomposto inseguimento del popolo d’Israele. La fine è tragica: l’annegamento del Faraone e di tutto il suo esercito nel Mare dei Giunchi.

Quest’ultima immagine è stata spesso usata per interpretare l’esito di vicende di portata particolarmente calamitosa, quale castigo di Dio per le colpe degli uomini.

Dio non castiga, ma la natura?

La natura ha vita propria di cui l’uomo stesso è materia viva: a volte la natura si manifesta in reazione immediata agli atti umani, altre volte nel corso del tempo, degli anni e dei secoli. Ma la natura, in qualche modo, chiede sempre conto di ciò che l’umanità agisce. Se si interviene in rispetto della vita, la natura risponde moltiplicando la vita. Se si agisce contro la vita, la natura finisce per trascinare nella morte l’agente della distruzione. Il soggetto umano, personale e collettivo, che distrugge la vita distrugge sempre una parte di sé stesso. Anche se da umani riteniamo di avere molte probabilità di orientare a nostra discrezione la natura, non possiamo certo considerarci padroni e dittatori della stessa.

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Sono missionario in Africa, in Burkina Faso, in periodo di coronavirus. Da queste parti si percorre spesso la strada interpretativa della punizione divina: secondo molti il virus è l’ennesima piaga mandata da Dio per castigare uomini stolti e malvagi. Personalmente preferisco pensare che la natura si è ancora una volta ritorta contro chi non la ama e non la rispetta nella sua vita propria, secondo le aspettative e i desideri di un Dio che è Padre buono.

Se guardo il coronavirus insieme agli altri segni devastanti che si stanno manifestando sulla terra antropizzata, più che una punizione divina, colgo l’ostinazione, l’indurimento di cuore e l’indirizzo con cui l’umano persegue la propria rovina. Riuscirà l’umanità a cambiare indirizzo per tempo o si ostinerà, come Faraone, sino ad essere travolta dalle acque caotiche del mare primordiale?

Ecco una mia lettura delle dieci piaghe d’Egitto alla luce degli attuali fenomeni naturali in Africa e nel mondo.

  • L’acqua in sangue

Ad un colpo di bastone di Mosè, l’acqua è stata trasformata in sangue. Oggi l’acqua si sta trasformando in plastica. C’è plastica ovunque. Anche il terreno dei villaggi africani di capanne è tappezzato ormai di plastica abbandonata. La plastica si trova nei fiumi, nei mari, negli oceani. Si trova plastica negli esseri animati della fossa delle Marianne, così inaccessibili da essere scoperti e studiati solo da poco.  Una volta analizzati cosa si è trovato? Che hanno ingerito plastica. Tutto quello che mangiamo contiene dunque plastica!L

  • Le rane invadono il paese

I cambiamenti climatici stanno portando a destabilizzazioni delle precipitazioni e dei cicli stagionali in maniera sempre più frequente: per ciò i raccolti sono sempre più frequentemente rovinati. Le carestie provocano fame, miseria, profughi. Senza piogge i deserti avanzano, aumentano gli incendi devastanti immense aree forestali, avviene la morte di milioni di animali, la superficie abitabile diventa sempre più ristretta, le specie viventi animali e vegetali entrano in conflitto, molte si estinguono, altre causano malattie e sottraggono cibo agli umani, come le rane del libro dell’Esodo.

  • Le zanzare

Le zanzare si moltiplicano all’aumentare della temperatura. Molte zone che erano senza zanzare, oggi ne sono piene, mentre nuove specie di zanzare e di insetti vengono importate dai paesi del mondo attraverso i più frequenti viaggi. In Africa diventa sempre più arduo stare all’aperto. Le zanzare sono vettore di malattie sempre nuove – quali zika, dengue, malaria o altro – che si diffondono con la globalizzazione.

  • I mosconi

Il segno dei mosconi, simile al precedente, è convertibile nel suo contrario: oggi l’estinzione degli insetti impollinatori – tra cui ovviamente le api – è determinata dagli agenti inquinanti prodotti dalle attività umane. Sappiamo che gli insetti sono i protagonisti insostituibili dell’impollinazione di tre quarti di tutti i prodotti destinati all’alimentazione. Sterminare gli impollinatori significa togliere a noi stessi i viveri, non solo rinunciare al miele!

  • Morte del bestiame

Non sono solo gli insetti ad essere in pericolo: lo sono gli anfibi, i mammiferi, i pesci, ecc.. Stiamo assistendo a un’importante perdita di biodiversità, tanto che gli scienziati arrivano a parlare di una vera e propria epoca di estinzione delle specie, la sesta della storia del pianeta, cosa che non avveniva da milioni di anni. E questo a causa dell’umanità. Siamo nell’antropocene, ossia nell’era in cui l’essere umano sta provocando mutamenti a livello di tutto il sistema terra. Si parla di un milione di specie a rischio di estinzione.

  • Le ulcere

Le pustole sulla pelle sono reinterpretate dal salmo 78 come peste (v.50). Le pandemie hanno fatto da sempre parte della storia dell’umanità. Interi secoli sono stati caratterizzati da decimazioni di popolazione attribuite genericamente alla peste. L’ultima volta – su vasta e terribile scala – è accaduto un secolo fa, con la “spagnola”. Le scoperte in ambito medico e il progredire nelle norme igieniche sembravano aver posto fine a tali sventure.

Ma, ecco, dalla fine dello scorso millennio ad oggi, si sino affacciate nuove infezioni con una frequenza inattesa. Sono definite zoonosi, poiché pare abbiano origine dagli animali e siano trasmesse agli umani a causa del contatto sempre più stretto tra specie appartenenti ad habitat diversi, a motivo della espansione invasiva delle attività umane. Abbiamo visto apparire, l’HIV, poi la SARS, l’Ebola, la MERS e ora il COVID-19, la cui virulenza ha messo in ginocchio non solo i sistemi sanitari ma anche quelli economici, a un livello planetario.

Solo ora, alcuni, stanno ipotizzando di cambiare qualcosa nel sistema economico-produttivo-commerciale all’origine dei flagelli. Ma altri già sostengono che sono necessarie molte deroghe al rispetto dell’ambiente per poter riprendere il ritmo di crescita economica – e quindi dei consumi – quale era prima e più di prima. Anche questa volta Faraone troverà ragioni per ostinarsi e non mutare il suo indirizzo di cuore!?

  • La grandine

Alluvioni, uragani, scariche atmosferiche, maree sempre più potenti e frequenti sono l’altra faccia delle carestie e delle siccità: l’altra faccia di un unico fenomeno che chiamiamo cambiamento climatico. Con l’aumento delle temperature, dovuto principalmente alle emissioni di gas serra originate dall’attività umana, secondo il parere ormai quasi unanime degli scienziati, aumenta la ritenzione dell’acqua nelle nubi, perciò piove meno frequentemente, ma quando piove l’acqua si riversa in breve tempo in enorme quantità. Tutto questo va di pari passo con lo scioglimento dei ghiacciai, con l’aumento del livello degli oceani e con la sommersione di vaste zone costiere. Non possiamo più dire: piove che Dio la manda ! La causa di tutto questo siamo noi umani!

  • Le cavallette

In Africa orientale e medio orientale, dagli inizi di quest’anno, si sta abbattendo una nuova ondata di locuste di portata mai vista, con minaccia della sicurezza alimentare di milioni di persone. La causa è senz’altro attribuibile ai cambiamenti climatici che favoriscono il proliferare degli acridi: i cicloni sempre più frequenti, in zone tradizionalmente aride, creano le condizioni favorevoli per la loro riproduzione. I paesi colpiti da anni di carestia si trovano a dover contrastare ullteriori danni ai raccolti. Il tutto provoca nuove migrazioni, nuove tensioni e il moltiplicarsi a catena delle piaghe. Siamo forse troppo preoccupati dalla difesa delle frontiere occidentali dai potenziali portatori di coronavirus per accorgerci di milioni di persone che stanno cercando di fuggire da fame e da guerre!?

  • Le tenebre

Guardiamo i cieli e notiamo aria fosca e nera da inquinamento da particolato fine come polvere di carbone. Ci sono molte città in cui il cielo è costantemente sotto una cappa oscura. Non è solo un questione estetica, benché, anche questa non sia da sottovalutare per il bene del nostro animo contemplativo: sono i nostri polmoni a risentirne e con essi il cuore e la circolazione. Le prime cause di morte nel mondo hanno tutte a che fare con la qualità dell’aria che respiriamo, che si stima essere la causa di 4,5 milioni di decessi all’anno.

Durante la fermata delle attività dovuta al coronavirus, si sono tornate a notare le montagne e i panorami che normalmente restano celati dalle polveri che offuscano l’atmosfera. Ma alla ripresa tutto tornerà come prima, sinché non avverrà un cambiamento sostanziale degli stili di vita.

  • La morte dei primogeniti

Ogni anno il numero di aborti nel mondo è paragonabile al numero dei morti della seconda guerra mondiale: una gravidanza su cinque viene interrotta. Lasciamo pure ai filosofi o alla giurisprudenza discutere sull’identità personale del feto o dell’embrione. Una cosa è certa: la vita nascente è vista spesso più come una minaccia che come un dono.

Programmi mondiali e ONG lavorano per ridurre il tasso di natalità in tanti paesi, spesso con metodi senza scrupoli, come vedo fare da queste parti, in Africa. Le diagnosi prenatali finiscono per portare all’eugenetica, come se solo i sani e i forti avessero  diritto di vivere. Stress e inquinamento portano inoltre a una riduzione della fertilità anche per chi i figli li desidera.

Se è pur vero che il numero di esseri umani mette pressione sull’intero ecosistema, è anche vero che ogni persona è una risorsa: ognuno di noi fa parte del problema ma anche della soluzione dello stesso.

Vivere in un paese ad alto tasso di natalità permette di vedere una differenza enorme rispetto a paesi in grave crisi demografica, come l’Italia: qui in Africa vedo ancora la gioia di vivere, della novità, della scoperta, del fiorire di nuove attività, in una evoluzione continua; è ciò che non vedo quando torno a casa. La mancanza di desiderio di dare la vita è già un morire.

Ciò non toglie che se vogliamo stare bene, tutti insieme, sul nostro pianeta, dobbiamo rinunciare a una certa ricchezza. O meglio: la piccola percentuale dei più ricchi dovrebbe accettare di redistribuire la propria ricchezza verso la grande maggioranza dei più poveri.

Il Faraone o Dio?

Ad ogni piaga dolorosa che si abbatte sull’Egitto, il cuore di Faraone si indurisce, si ostina a non credere e a non affidarsi a Dio: anche ora avviene la negazione, il rifiuto di vedere ciò che è sotto gli occhi di tutti, chiaramente affermato da tante persone di cultura o solo di buon senso, ciò che è raccontato dalla vita di milioni di poveri e di profughi.

Faraone ha scelto di chiudere lo spiraglio di conversione che si era aperto in lui e si è lanciato nello sconsiderato inseguimento della povera gente che stava attraversando il mare aperto verso una terra diversa e un mondo nuovo. L’esito catastrofico a cui porta la logica di Farone dovrebbe risultare ormai evidente.

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