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Le persecuzioni di oggi. Fides: 40 missionari uccisi nel 2018

Sono in tutto 40, quasi il doppio del 2017, i missionari uccisi nell’anno che sta per concludersi e si tratta per la maggior parte di sacerdoti: 35.

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In uno speciale l’Agenzia Fides traccia il bilancio 2018 – con numeri, circostanze e stime – di quanti missionari, ovvero “battezzati impegnati nella vita della Chiesa”, sono morti nel mondo in modo violento, non espressamente “in odio alla fede”

Sono in tutto 40, quasi il doppio del 2017, i missionari uccisi nell’anno che sta per concludersi e si tratta per la maggior parte di sacerdoti: 35. Secondo i dati raccolti dall’Agenzia Fides, dopo otto anni consecutivi in cui il numero più elevato di missionari uccisi è stato registrato in America, nel 2018 è l’Africa ad essere al primo posto di questa tragica classifica. Anche quest’anno in tanti hanno perso la vita durante tentativi di rapina o di furto, in contesti sociali di povertà, degrado e dove la violenza è regola di vita, l’autorità dello stato latita o è indebolita dalla corruzione, o dove la religione viene strumentalizzata per altri fini.

Il sacrificio dell’Africa

19 sacerdoti, 1 seminarista e 1 laica sono le vittime in Africa. Colpisce la morte di Thérese Deshade Kapangala, della Repubblica Democratica del Congo. Aveva solo 24 anni e si apprestava ad iniziare il suo cammino di postulante tra le suore della Sacra Famiglia: è stata uccisa nel gennaio 2018 dalla violenta repressione dei militari che stroncavano le proteste contro le decisioni del Presidente Kabila, promosse dai laici cattolici in tutto il Paese. Thérese, che cantava nel coro della parrocchia ed era attiva nella Legio Mariae, aveva partecipato alla Messa nella località di Kintambo, a nord di Kinshasa. Subito dopo, aveva provato a organizzare una marcia di protesta. L’esercito era schierato fuori dalla chiesa e ha aperto il fuoco contro i manifestanti che hanno cercato riparo rientrando in chiesa. Thérese è stata colpita mentre cercava di proteggere una bambina con il suo corpo.

Brutale il massacro in cui sono rimasti uccisi in Nigeria don Joseph Gor e don Felix Tyolaha per mano di pastori/jihadisti nel villaggio di Mbalom, nello Stato di Benue, nella parte centrale del Paese che divide il Nord a preponderanza musulmana, dal sud in gran parte abitato da cristiani. Il massacro è avvenuto all’alba del 24 aprile 2018, durante la Messa del mattino, molto frequentata. Era appena iniziata e i fedeli stavano ancora entrando in chiesa, quando sono stati esplosi numerosi colpi di arma da fuoco da un gruppo armato. Diciannove persone, tra cui i due sacerdoti sono stati uccisi a sangue freddo. Poi i banditi sono entrati nel villaggio e hanno razziato e raso al suolo più di 60 case.

Anziano e molto amato era don Albert Toungoumale-Baba, centrafricano, 71 anni, ucciso nella parrocchia Notre Dame de Fatima, non lontana dal quartiere PK5 di Bangui, la capitale della Repubblica Centrafricana, dove si è verificato un massacro costato la vita ad almeno 16 persone e che ha causato un centinaio di feriti. Un gruppo armato ha assalito la parrocchia mentre don Albert e alcuni fedeli stavano celebrando la Messa per la festa di San Giuseppe, il 1° maggio 2018. Il sacerdote ucciso, uno tra i più anziani della diocesi di Bangui, molto stimato dai fedeli, si trovava in quella chiesa per la celebrazione in quanto cappellano del movimento “Fraternité Saint Joseph”.

L’amore per la gente e la passione per la fede

Anche l’America ha pagato un alto tributo di vite nel 2018. Sono stati uccisi 12 sacerdoti – di cui 7 solo in Messico – e 3 laici. Tra le vittime colpisce la storia di don Juan Miguel Contreras García, da poco ordinato sacerdote. Aveva solo 33 anni la sera del 20 aprile 2018 quando è stato ucciso al termine della santa Messa che aveva celebrato nella parrocchia San Pio da Pietrelcina di Tlajomulco, stato di Jalisco (Messico), dove aveva sostituito un altro sacerdote minacciato di morte. Un commando ha fatto irruzione nella chiesa dirigendosi in sacrestia, dove ha aperto il fuoco contro il sacerdote.  Si dedicava all’educazione delle famiglie delle comunità native dell’Amazzonia invece, padre Carlos Riudavets Montes, sacerdote spagnolo della Compagnia di Gesù (SJ) di 73 anni, trovato legato e con segni di violenze nella comunità indigena amazzonica peruviana di Yamakentsa. Padre Riudavets, aveva formato centinaia di leader indios ed era totalmente consacrato alla sua missione, sempre disponibile. Anche lui amava la comunità da cui era ricambiato con grande affetto.

I missionari: condivisione e coraggio

 

Dalle diverse storie che l’Agenzia Fides riporta al termine del 2018 emerge un unico comune denominatore: la condivisione che ad ogni latitudine sacerdoti, religiose e laici sono capaci di stabilire con la gente portando una testimonianza evangelica di amore e di servizio per tutti, e il coraggio per cui anche di fronte a situazioni di pericolo i missionari rimangono al loro posto per essere fedeli agli impegni assunti.

Originale: Aleteia.org
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Le persecuzioni di oggi. Fides: 40 missionari uccisi nel 2018

Sono in tutto 40, quasi il doppio del 2017, i missionari uccisi nell’anno che sta per concludersi e si tratta per la maggior parte di sacerdoti: 35.

  

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In uno speciale l’Agenzia Fides traccia il bilancio 2018 – con numeri, circostanze e stime – di quanti missionari, ovvero “battezzati impegnati nella vita della Chiesa”, sono morti nel mondo in modo violento, non espressamente “in odio alla fede”

Sono in tutto 40, quasi il doppio del 2017, i missionari uccisi nell’anno che sta per concludersi e si tratta per la maggior parte di sacerdoti: 35. Secondo i dati raccolti dall’Agenzia Fides, dopo otto anni consecutivi in cui il numero più elevato di missionari uccisi è stato registrato in America, nel 2018 è l’Africa ad essere al primo posto di questa tragica classifica. Anche quest’anno in tanti hanno perso la vita durante tentativi di rapina o di furto, in contesti sociali di povertà, degrado e dove la violenza è regola di vita, l’autorità dello stato latita o è indebolita dalla corruzione, o dove la religione viene strumentalizzata per altri fini.

Il sacrificio dell’Africa

19 sacerdoti, 1 seminarista e 1 laica sono le vittime in Africa. Colpisce la morte di Thérese Deshade Kapangala, della Repubblica Democratica del Congo. Aveva solo 24 anni e si apprestava ad iniziare il suo cammino di postulante tra le suore della Sacra Famiglia: è stata uccisa nel gennaio 2018 dalla violenta repressione dei militari che stroncavano le proteste contro le decisioni del Presidente Kabila, promosse dai laici cattolici in tutto il Paese. Thérese, che cantava nel coro della parrocchia ed era attiva nella Legio Mariae, aveva partecipato alla Messa nella località di Kintambo, a nord di Kinshasa. Subito dopo, aveva provato a organizzare una marcia di protesta. L’esercito era schierato fuori dalla chiesa e ha aperto il fuoco contro i manifestanti che hanno cercato riparo rientrando in chiesa. Thérese è stata colpita mentre cercava di proteggere una bambina con il suo corpo.

Brutale il massacro in cui sono rimasti uccisi in Nigeria don Joseph Gor e don Felix Tyolaha per mano di pastori/jihadisti nel villaggio di Mbalom, nello Stato di Benue, nella parte centrale del Paese che divide il Nord a preponderanza musulmana, dal sud in gran parte abitato da cristiani. Il massacro è avvenuto all’alba del 24 aprile 2018, durante la Messa del mattino, molto frequentata. Era appena iniziata e i fedeli stavano ancora entrando in chiesa, quando sono stati esplosi numerosi colpi di arma da fuoco da un gruppo armato. Diciannove persone, tra cui i due sacerdoti sono stati uccisi a sangue freddo. Poi i banditi sono entrati nel villaggio e hanno razziato e raso al suolo più di 60 case.

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Anziano e molto amato era don Albert Toungoumale-Baba, centrafricano, 71 anni, ucciso nella parrocchia Notre Dame de Fatima, non lontana dal quartiere PK5 di Bangui, la capitale della Repubblica Centrafricana, dove si è verificato un massacro costato la vita ad almeno 16 persone e che ha causato un centinaio di feriti. Un gruppo armato ha assalito la parrocchia mentre don Albert e alcuni fedeli stavano celebrando la Messa per la festa di San Giuseppe, il 1° maggio 2018. Il sacerdote ucciso, uno tra i più anziani della diocesi di Bangui, molto stimato dai fedeli, si trovava in quella chiesa per la celebrazione in quanto cappellano del movimento “Fraternité Saint Joseph”.

L’amore per la gente e la passione per la fede

Anche l’America ha pagato un alto tributo di vite nel 2018. Sono stati uccisi 12 sacerdoti – di cui 7 solo in Messico – e 3 laici. Tra le vittime colpisce la storia di don Juan Miguel Contreras García, da poco ordinato sacerdote. Aveva solo 33 anni la sera del 20 aprile 2018 quando è stato ucciso al termine della santa Messa che aveva celebrato nella parrocchia San Pio da Pietrelcina di Tlajomulco, stato di Jalisco (Messico), dove aveva sostituito un altro sacerdote minacciato di morte. Un commando ha fatto irruzione nella chiesa dirigendosi in sacrestia, dove ha aperto il fuoco contro il sacerdote.  Si dedicava all’educazione delle famiglie delle comunità native dell’Amazzonia invece, padre Carlos Riudavets Montes, sacerdote spagnolo della Compagnia di Gesù (SJ) di 73 anni, trovato legato e con segni di violenze nella comunità indigena amazzonica peruviana di Yamakentsa. Padre Riudavets, aveva formato centinaia di leader indios ed era totalmente consacrato alla sua missione, sempre disponibile. Anche lui amava la comunità da cui era ricambiato con grande affetto.

I missionari: condivisione e coraggio

 

Dalle diverse storie che l’Agenzia Fides riporta al termine del 2018 emerge un unico comune denominatore: la condivisione che ad ogni latitudine sacerdoti, religiose e laici sono capaci di stabilire con la gente portando una testimonianza evangelica di amore e di servizio per tutti, e il coraggio per cui anche di fronte a situazioni di pericolo i missionari rimangono al loro posto per essere fedeli agli impegni assunti.

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