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Le perle del Salmo 119

- Advertisement -

di: Roberto Mela

Nella tradizione ebraica un testo biblico ha almeno settanta significati. La Parola, percossa dal martello interpretativo, fa scaturire settanta scintille interpretative della sua multiforme ricchezza. Forse un’allusione al numero dei popoli a cui è destinata la parola pronunciata da YHWH e attestata nella Bibbia.

Il midrash è un metodo interpretativo che ricerca (dal verbo darash) quanti più significati possibili, reconditi, del testo biblico. Esso sfrutta la ricchezza semantica dei verbi e delle espressioni ebraiche, le allusioni o i richiami più o meno espliciti ad altri testi biblici, sfruttando eventualmente la presenza di una stessa parola (metodo della gezera shawa).

L’autore del volume è un frate minore licenziato in Teologia dogmatica e in Teologia biblica. Ha conseguito un baccellierato in Lingua ebraica e Lingue semitiche all’Università Ebraica di Gerusalemme e la laurea in Lingue e civiltà orientali all’Istituto Universitario Orientale di Napoli. È docente di Ebraico, Aramaico e Siriaco allo Studium Biblicum Franciscanum di Gerusalemme.

Pazzini ricorda che il Midrash Tehillim, il commentario rabbinico al libro dei Salmi, è un testo composito.

Nel 1891 Salomon Buber ha prodotto un’edizione “standard” del testo in lingua ebraica e aramaica comprendente 149 salmi. Manca il Salmo 115. Nel 1959 W.G. Braude ha pubblicato una traduzione inglese basata sul testo di Buber, con numerose note esplicative. Buber si era servito di manoscritti e di edizioni a stampa, la più antica delle quali fu pubblicata a Costantinopoli nel 1512.

Il testo del midrash comporta dapprima otto parti provenienti da questa edizione, per poi proseguire facendo ripartire la numerazione dall’inizio fino alla fine – parte 76 – seguendo il testo che compare nell’edizione di Salonicco (1515) e nelle edizioni successive.

Pazzini traduce il Midrash al Salmo 119, il più lungo dei salmi, con i suoi 176 versetti distribuiti in 22 strofe, ognuna delle quali è indicata da una lettera dell’alfabeto ebraico. L’inizio di ogni parte cita «un versetto del Salmo 119 il quale, subito dopo, viene interpretato e chiarito alla luce di altri passi biblici. La fine di ogni singola parte si conclude di solito con un “perciò” che giustifica l’interpretazione fornita» (p. 13).

Il protagonista del salmo è un giovane che vuole rimanere fedele alla legge del Signore, ma è sottoposto alla pressione di coloro che hanno aderito agli idoli; per questa sua fedeltà viene calunniato ingiustamente, umiliato e fatto oggetto di scherni e di insulti. Egli attesta chiaramente la sua volontà di essere fedele ai decreti di YHWH, di voler consumarsi nel desiderio dei suoi giudizi (cf. vv. 5.8.20).

Nello stesso tempo, però, protesta contro il malvagio e l’arrogante che lo insultano con calunnie e falsità (cf. vv. 51.69.78). La persecuzione dei malvagi arriva quasi alla volontà di eliminare fisicamente il giovane credente: «Mi hanno scavato fosse gli orgogliosi» (v. 85). Egli si sente fortemente a disagio, come fosse un forestiero o un pellegrino (cf. vv. 19.54), ma continua a riporre la sua unica speranza nel Signore che gli ha donato la Legge come fonte di luce, sapienza e saggezza.

Il giovane credente è certo che il Signore lo aiuterà: «Quelli che ti temono al vedermi avranno gioia» (v. 74). Troverà nel Signore una forza enorme: «Davanti ai re parlerò dei tuoi insegnamenti e non dovrò vergognarmi» (v. 46). Anche se in gioventù può essersi allontanato dalla parola di Dio e dalla sua Legge, dopo essere stato umiliato ha deciso di rimanervi fedele e di rendere testimonianza coraggiosa ai decreti del Signore. Per questo motivo egli sente di aver bisogno di YHWH nella preghiera: «Rendi saldi i miei passi secondo la tua promessa» (v. 133). Bella l’espressione contenuta nell’ultimo versetto: «Mi sono perso come pecora smarrita; cerca il tuo servo: non ho dimenticato i tuoi comandi» (v. 176).

L’osservanza gioiosa dei precetti divini, che non sono solo codici di comportamento ma rivelazione della volontà amorosa di YHWH per il bene dell’uomo, è alla base dell’attesa fiduciosa della salvezza che anima il giovane lungo tutto il salmo. Egli la sente come imminente e ne pregusta già i frutti.

Il volume preparato da Pazzini manifesta ulteriormente come l’ebraismo sia la “civiltà del commento”, che non lascia cadere alcuna interpretazione, ma tutto raccoglie in un tesoro immenso e prezioso.

Il Midrash può esser inteso come un “fare le orecchie alla Torah”, cioè come qualcosa che tiene il segno durante la lettura oppure – interpretando altrimenti l’espressione ebraica “orecchie” – come i manici che permettono di prendere in mano una pentola bollente di buon cibo.

Midrash è, allo stesso tempo, un metodo ermeneutico per interpretare testi biblici oscuri o particolarmente ricchi di significato e un’opera vera e propria.

Ringraziamo l’autore per averci messi in grado di gustarne una sua bella espressione.

Originale: Settimana News
Redazionehttps://www.spesalvi.it
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Nella tradizione ebraica un testo biblico ha almeno settanta significati. La Parola, percossa dal martello interpretativo, fa scaturire settanta scintille interpretative della sua multiforme ricchezza. Forse un’allusione al numero dei popoli a cui è destinata la parola pronunciata da YHWH e attestata nella Bibbia.

Il midrash è un metodo interpretativo che ricerca (dal verbo darash) quanti più significati possibili, reconditi, del testo biblico. Esso sfrutta la ricchezza semantica dei verbi e delle espressioni ebraiche, le allusioni o i richiami più o meno espliciti ad altri testi biblici, sfruttando eventualmente la presenza di una stessa parola (metodo della gezera shawa).

L’autore del volume è un frate minore licenziato in Teologia dogmatica e in Teologia biblica. Ha conseguito un baccellierato in Lingua ebraica e Lingue semitiche all’Università Ebraica di Gerusalemme e la laurea in Lingue e civiltà orientali all’Istituto Universitario Orientale di Napoli. È docente di Ebraico, Aramaico e Siriaco allo Studium Biblicum Franciscanum di Gerusalemme.

Pazzini ricorda che il Midrash Tehillim, il commentario rabbinico al libro dei Salmi, è un testo composito.

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Nel 1891 Salomon Buber ha prodotto un’edizione “standard” del testo in lingua ebraica e aramaica comprendente 149 salmi. Manca il Salmo 115. Nel 1959 W.G. Braude ha pubblicato una traduzione inglese basata sul testo di Buber, con numerose note esplicative. Buber si era servito di manoscritti e di edizioni a stampa, la più antica delle quali fu pubblicata a Costantinopoli nel 1512.

Il testo del midrash comporta dapprima otto parti provenienti da questa edizione, per poi proseguire facendo ripartire la numerazione dall’inizio fino alla fine – parte 76 – seguendo il testo che compare nell’edizione di Salonicco (1515) e nelle edizioni successive.

Pazzini traduce il Midrash al Salmo 119, il più lungo dei salmi, con i suoi 176 versetti distribuiti in 22 strofe, ognuna delle quali è indicata da una lettera dell’alfabeto ebraico. L’inizio di ogni parte cita «un versetto del Salmo 119 il quale, subito dopo, viene interpretato e chiarito alla luce di altri passi biblici. La fine di ogni singola parte si conclude di solito con un “perciò” che giustifica l’interpretazione fornita» (p. 13).

Il protagonista del salmo è un giovane che vuole rimanere fedele alla legge del Signore, ma è sottoposto alla pressione di coloro che hanno aderito agli idoli; per questa sua fedeltà viene calunniato ingiustamente, umiliato e fatto oggetto di scherni e di insulti. Egli attesta chiaramente la sua volontà di essere fedele ai decreti di YHWH, di voler consumarsi nel desiderio dei suoi giudizi (cf. vv. 5.8.20).

Nello stesso tempo, però, protesta contro il malvagio e l’arrogante che lo insultano con calunnie e falsità (cf. vv. 51.69.78). La persecuzione dei malvagi arriva quasi alla volontà di eliminare fisicamente il giovane credente: «Mi hanno scavato fosse gli orgogliosi» (v. 85). Egli si sente fortemente a disagio, come fosse un forestiero o un pellegrino (cf. vv. 19.54), ma continua a riporre la sua unica speranza nel Signore che gli ha donato la Legge come fonte di luce, sapienza e saggezza.

Il giovane credente è certo che il Signore lo aiuterà: «Quelli che ti temono al vedermi avranno gioia» (v. 74). Troverà nel Signore una forza enorme: «Davanti ai re parlerò dei tuoi insegnamenti e non dovrò vergognarmi» (v. 46). Anche se in gioventù può essersi allontanato dalla parola di Dio e dalla sua Legge, dopo essere stato umiliato ha deciso di rimanervi fedele e di rendere testimonianza coraggiosa ai decreti del Signore. Per questo motivo egli sente di aver bisogno di YHWH nella preghiera: «Rendi saldi i miei passi secondo la tua promessa» (v. 133). Bella l’espressione contenuta nell’ultimo versetto: «Mi sono perso come pecora smarrita; cerca il tuo servo: non ho dimenticato i tuoi comandi» (v. 176).

L’osservanza gioiosa dei precetti divini, che non sono solo codici di comportamento ma rivelazione della volontà amorosa di YHWH per il bene dell’uomo, è alla base dell’attesa fiduciosa della salvezza che anima il giovane lungo tutto il salmo. Egli la sente come imminente e ne pregusta già i frutti.

Il volume preparato da Pazzini manifesta ulteriormente come l’ebraismo sia la “civiltà del commento”, che non lascia cadere alcuna interpretazione, ma tutto raccoglie in un tesoro immenso e prezioso.

Il Midrash può esser inteso come un “fare le orecchie alla Torah”, cioè come qualcosa che tiene il segno durante la lettura oppure – interpretando altrimenti l’espressione ebraica “orecchie” – come i manici che permettono di prendere in mano una pentola bollente di buon cibo.

Midrash è, allo stesso tempo, un metodo ermeneutico per interpretare testi biblici oscuri o particolarmente ricchi di significato e un’opera vera e propria.

Ringraziamo l’autore per averci messi in grado di gustarne una sua bella espressione.

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