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«Le parrocchie siano isole di misericordia nel mare di indifferenza»

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Presentato in Vaticano l’annuale messaggio del Pontefice per la Quaresima. Dal Toso (Cor Unum): riforma della Curia? Carità sarà ancora più incisiva

IACOPO SCARAMUZZI
CITTÀ DEL VATICANO

«Quanto desidero che i luoghi in cui si manifesta la Chiesa, le nostre parrocchie e le nostre comunità in particolare, diventino delle isole di misericordia in mezzo al mare dell’indifferenza!». E’ l’auspicio espresso da Papa Francesco nell’annuale messaggio per la Quaresima (dal 22 febbraio al giorno di Pasqua, cinque aprile), che incentra il testo sul concetto, a lui caro, di superare la «globalizzazione della indifferenza».

Dio «non è indifferente a noi», scrive Jorge Mario Bergoglio nel messaggio firmato lo scorso quattro ottobre, festa di san Francesco d’Assisi, e presentato oggi in Vaticano. «Ognuno di noi gli sta a cuore, ci conosce per nome, ci cura e ci cerca quando lo lasciamo. Ciascuno di noi gli interessa; il suo amore gli impedisce di essere indifferente a quello che ci accade. Però succede che quando noi stiamo bene e ci sentiamo comodi, certamente ci dimentichiamo degli altri (cosa che Dio Padre non fa mai), non ci interessano i loro problemi, le loro sofferenze e le ingiustizie che subiscono… allora il nostro cuore cade nell’indifferenza: mentre io sto relativamente bene e comodo, mi dimentico di quelli che non stanno bene. Questa attitudine egoistica, di indifferenza, ha preso oggi una dimensione mondiale, a tal punto che possiamo parlare di una globalizzazione dell’indifferenza».  Se «il mondo tende a chiudersi in se stesso e a chiudere quella porta attraverso la quale Dio entra nel mondo e il mondo in Lui», «la mano, che è la Chiesa, non deve mai sorprendersi se viene respinta, schiacciata e ferita». L’indifferenza, tuttavia, «è una reale tentazione anche per noi cristiani» e, di conseguenza, c’è bisogno di «sentire in ogni Quaresima il grido dei profeti che alzano la voce e ci svegliano».

Il Papa argentino sottolinea che il «popolo di Dio» ha «bisogno di rinnovamento, per non diventare indifferente e per non chiudersi in se stesso» e propone, conseguentemente, tre passi «da meditare per questo rinnovamento».

Innanzitutto, a partire da un passaggio della lettera di San Paolo ai Corinzi («Se un membro soffre, tutte le membra soffrono»), Papa Francesco sottolinea che «si può testimoniare solo qualcosa che prima abbiamo sperimentato», e approfittando della Quaresima, «tempo propizio per lasciarci servire da Cristo e così diventare come Lui», il cristiano può ricordare di far parte del «corpo di Cristo» che è la Chiesa, e riscoprire che «in questo corpo quell’indifferenza che sembra prendere così spesso il potere sui nostri cuori, non trova posto». In secondo luogo, a partire dalla domanda della Genesi «Dov’è tuo fratello?», Bergoglio sottolinea che «quanto detto per la Chiesa universale è necessario tradurlo nella vita delle parrocchie e comunità. Si riesce in tali realtà ecclesiali a sperimentare di far parte di un solo corpo? Un corpo che insieme riceve e condivide quanto Dio vuole donare? Un corpo, che conosce e si prende cura dei suoi membri più deboli, poveri e piccoli? O ci rifugiamo in un amore universale che si impegna lontano nel mondo, ma dimentica il Lazzaro seduto davanti alla propria porta chiusa?». Da qui l’auspicio ad ogni «comunità cristiana» di «varcare la soglia che la pone in relazione con la società che la circonda, con i poveri e i lontani», poiché «la Chiesa per sua natura è missionaria, non ripiegata su se stessa, ma mandata a tutti gli uomini».

«Cari fratelli e sorelle – aggiunge il Papa – quanto desidero che i luoghi in cui si manifesta la Chiesa, le nostre parrocchie e le nostre comunità in particolare, diventino delle isole di misericordia in mezzo al mare dell’indifferenza!».  Infine, riprendendo il versetto del libro biblico dei Giudici che quest’anno dà il tiolo al messaggio papale («Rinfrancate i vostri cuori»), il Papa rimarca che «anche come singoli abbiamo la tentazione dell’indifferenza» e «siamo saturi di notizie e immagini sconvolgenti che ci narrano la sofferenza umana e sentiamo nel medesimo tempo tutta la nostra incapacità ad intervenire. Che cosa fare per non lasciarci assorbire da questa spirale di spavento e di impotenza?». La risposta del Papa è in primo luogo pregare («L’iniziativa 24 ore per il Signore, che auspico si celebri in tutta la Chiesa, anche a livello diocesano, nei giorni 13 e 14 marzo, vuole dare espressione a questa necessità della preghiera»), in secondo luogo la carità («La Quaresima è un tempo propizio per mostrare questo interesse all’altro con un segno, anche piccolo, ma concreto, della nostra partecipazione alla comune umanità»), e in terzo luogo la conversione, «perché il bisogno del fratello mi ricorda la fragilità della mia vita, la mia dipendenza da Dio e dai fratelli» e fa trovare «un cuore forte e misericordioso, vigile e generoso, che non si lascia chiudere in se stesso e non cade nella vertigine della globalizzazione dell’indifferenza».

Ospiti del portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, hanno presentato il messaggio papale nella sala stampa della Santa Sede mons. Giampietro Dal Toso, segretario del pontificio consiglio «Cor Unum», mons. Segundo Tejado Munoz, sotto-segretario dello stesso dicastero caritatevole della Santa Sede e Michel Roy, segretario generale di Caritas Internationalis. Mons. Dal Toso, in particolare, ha indicato tre ambiti di intervento caritativo, la ricostruzione di Haiti dopo il terremoto (21,5 milioni di dollari spesi sinora dalla Chiesa cattolica), il Medio Oriente, e in particolare Siria e Iraq, e le Filippine, recentemente visitate dal Papa. Interpellato dai giornalisti in merito al prospettato accorpamento di «Cor Unum» con altri dicasteri, nel quadro della riforma di Francesco della Curia romana (il pontificio consiglio è attualmente privo del prefetto, card. Robert Sarah, nominato di recente prefetto della congregazione per il Culto divino e la disciplina dei sacramenti), Dal Toso ha poi affermato che «la carità apre molte porte, ed è una carta di presentazione per la Chiesa, ciò sarà sicuramente preso in considerazione nella revisione delle strutture della Curia e posso immaginare che l’eventuale risistemazione renderà ancora più incisivo il grande mondo della carità e la presenza della Chiesa nel mondo per la promozione umana».

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Dio «non è indifferente a noi», scrive Jorge Mario Bergoglio nel messaggio firmato lo scorso quattro ottobre, festa di san Francesco d’Assisi, e presentato oggi in Vaticano. «Ognuno di noi gli sta a cuore, ci conosce per nome, ci cura e ci cerca quando lo lasciamo. Ciascuno di noi gli interessa; il suo amore gli impedisce di essere indifferente a quello che ci accade. Però succede che quando noi stiamo bene e ci sentiamo comodi, certamente ci dimentichiamo degli altri (cosa che Dio Padre non fa mai), non ci interessano i loro problemi, le loro sofferenze e le ingiustizie che subiscono… allora il nostro cuore cade nell’indifferenza: mentre io sto relativamente bene e comodo, mi dimentico di quelli che non stanno bene. Questa attitudine egoistica, di indifferenza, ha preso oggi una dimensione mondiale, a tal punto che possiamo parlare di una globalizzazione dell’indifferenza».  Se «il mondo tende a chiudersi in se stesso e a chiudere quella porta attraverso la quale Dio entra nel mondo e il mondo in Lui», «la mano, che è la Chiesa, non deve mai sorprendersi se viene respinta, schiacciata e ferita». L’indifferenza, tuttavia, «è una reale tentazione anche per noi cristiani» e, di conseguenza, c’è bisogno di «sentire in ogni Quaresima il grido dei profeti che alzano la voce e ci svegliano».

Il Papa argentino sottolinea che il «popolo di Dio» ha «bisogno di rinnovamento, per non diventare indifferente e per non chiudersi in se stesso» e propone, conseguentemente, tre passi «da meditare per questo rinnovamento».

Innanzitutto, a partire da un passaggio della lettera di San Paolo ai Corinzi («Se un membro soffre, tutte le membra soffrono»), Papa Francesco sottolinea che «si può testimoniare solo qualcosa che prima abbiamo sperimentato», e approfittando della Quaresima, «tempo propizio per lasciarci servire da Cristo e così diventare come Lui», il cristiano può ricordare di far parte del «corpo di Cristo» che è la Chiesa, e riscoprire che «in questo corpo quell’indifferenza che sembra prendere così spesso il potere sui nostri cuori, non trova posto». In secondo luogo, a partire dalla domanda della Genesi «Dov’è tuo fratello?», Bergoglio sottolinea che «quanto detto per la Chiesa universale è necessario tradurlo nella vita delle parrocchie e comunità. Si riesce in tali realtà ecclesiali a sperimentare di far parte di un solo corpo? Un corpo che insieme riceve e condivide quanto Dio vuole donare? Un corpo, che conosce e si prende cura dei suoi membri più deboli, poveri e piccoli? O ci rifugiamo in un amore universale che si impegna lontano nel mondo, ma dimentica il Lazzaro seduto davanti alla propria porta chiusa?». Da qui l’auspicio ad ogni «comunità cristiana» di «varcare la soglia che la pone in relazione con la società che la circonda, con i poveri e i lontani», poiché «la Chiesa per sua natura è missionaria, non ripiegata su se stessa, ma mandata a tutti gli uomini».

«Cari fratelli e sorelle – aggiunge il Papa – quanto desidero che i luoghi in cui si manifesta la Chiesa, le nostre parrocchie e le nostre comunità in particolare, diventino delle isole di misericordia in mezzo al mare dell’indifferenza!».  Infine, riprendendo il versetto del libro biblico dei Giudici che quest’anno dà il tiolo al messaggio papale («Rinfrancate i vostri cuori»), il Papa rimarca che «anche come singoli abbiamo la tentazione dell’indifferenza» e «siamo saturi di notizie e immagini sconvolgenti che ci narrano la sofferenza umana e sentiamo nel medesimo tempo tutta la nostra incapacità ad intervenire. Che cosa fare per non lasciarci assorbire da questa spirale di spavento e di impotenza?». La risposta del Papa è in primo luogo pregare («L’iniziativa 24 ore per il Signore, che auspico si celebri in tutta la Chiesa, anche a livello diocesano, nei giorni 13 e 14 marzo, vuole dare espressione a questa necessità della preghiera»), in secondo luogo la carità («La Quaresima è un tempo propizio per mostrare questo interesse all’altro con un segno, anche piccolo, ma concreto, della nostra partecipazione alla comune umanità»), e in terzo luogo la conversione, «perché il bisogno del fratello mi ricorda la fragilità della mia vita, la mia dipendenza da Dio e dai fratelli» e fa trovare «un cuore forte e misericordioso, vigile e generoso, che non si lascia chiudere in se stesso e non cade nella vertigine della globalizzazione dell’indifferenza».

Ospiti del portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, hanno presentato il messaggio papale nella sala stampa della Santa Sede mons. Giampietro Dal Toso, segretario del pontificio consiglio «Cor Unum», mons. Segundo Tejado Munoz, sotto-segretario dello stesso dicastero caritatevole della Santa Sede e Michel Roy, segretario generale di Caritas Internationalis. Mons. Dal Toso, in particolare, ha indicato tre ambiti di intervento caritativo, la ricostruzione di Haiti dopo il terremoto (21,5 milioni di dollari spesi sinora dalla Chiesa cattolica), il Medio Oriente, e in particolare Siria e Iraq, e le Filippine, recentemente visitate dal Papa. Interpellato dai giornalisti in merito al prospettato accorpamento di «Cor Unum» con altri dicasteri, nel quadro della riforma di Francesco della Curia romana (il pontificio consiglio è attualmente privo del prefetto, card. Robert Sarah, nominato di recente prefetto della congregazione per il Culto divino e la disciplina dei sacramenti), Dal Toso ha poi affermato che «la carità apre molte porte, ed è una carta di presentazione per la Chiesa, ciò sarà sicuramente preso in considerazione nella revisione delle strutture della Curia e posso immaginare che l’eventuale risistemazione renderà ancora più incisivo il grande mondo della carità e la presenza della Chiesa nel mondo per la promozione umana».

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