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Le grida di gioia degli angeli al momento della Creazione

Da parte di alcuni biblisti e liturgisti cattolici si è avanzata l’interessante proposta che il primo gennaio in quanto primo giorno dell’anno civile a livello mondiale fosse consacrato alla memoria liturgica della creazione di Dio.

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“Con armonie meravigliose, e con canti sublimi, gli angeli annunciano la glorificazione di Dio”

Da parte di alcuni biblisti e liturgisti cattolici si è avanzata l’interessante proposta che il primo gennaio in quanto primo giorno dell’anno civile a livello mondiale fosse consacrato alla memoria liturgica della creazione di Dio.

In Genesi 1,2 si parla del rinnovamento della  superficie della terra che era diventata informe e vuota (ossia caotica). “Poiché Dio non è un Dio di confusione” (1 Cor 14,33), egli non può aver creato un ammesso informe, vacuo e caotico. Nel testo originale di Is 45,18, l’aggettivo tradotto con “deserta” (in ebraico tohu) è il medesimo tradotto con “informe” in Genesi 1,2. In questo brano notiamo un’ulteriore precisazione: la terra non era stata fatta perché rimanesse desolata, ma perché fosse abitata: “Infatti così parla il Signore che ha creato i cieli, il Dio che ha formato la terra, l’ha fatta, l’ha stabilita, non l’ha creata perché rimanesse deserta (tohu), ma l’ha formata perché fosse abitata”.

Il racconto di Giobbe

Questo brano conferma chiaramente che, essendo un Dio di ordine,  non ha creato la terra come un’arida landa priva di vita, desertica e caotica, bensì come un luogo abitabile. il verbo  creare” usato in Genesi 1,1 “Dio creò i cieli e la terra”, è stato usato per tradurre il verbo ebraico bara che significa “ realizzare” o “ compiere”. Dunque, la creazione di cui parla Genesi 1,1 era un’opera finita e compiuta; si può, quindi, dedurne che, originariamente (vale a dire prima del peccato di Lucifero e dei suoi angeli) la terra non si trovasse in uno stato di confusione, bensì di bellezza e di ordine. La cronologia di Gb 38,4-7 mostra che Dio creò l’universo materiale prima della rivolta angelica e, di conseguenza, prima della comparsa dell’uomo sulla terra.

Dalla conversazione tra Dio e Giobbe emerge il racconto della creazione dell’universo e del mondo. Dio domandò a Giobbe: “Dov’eri tu quando io fondavo la terra? ( Gb 38,4). Giobbe, che aveva diretto la costituzione di alcuni grandi monumenti e, forse perfino di piramidi, era molto fiero delle proprie realizzazioni. Con questa domanda, Dio  lo richiamava all’umanità, facendogli notare la differenza tra le sue imprese umane e le opere del Dio Creatore. Dio proseguì con le sue domande: “Dillo, se hai tanta intelligenza. Chi ne fissò le dimensioni, se lo sai, o chi tirò sopra di essa la corda da misurare? Su che furono poggiate le sue [della terra] fondamenta o chi ne pose la pietra angolare, quando le stelle del mattino cantavano tutte assieme e tutti gli figli di Dio alzavano grida di gioia? (Gb 38,4-7).

“Stelle del mattino”

E’ chiaro qui che, quando Dio li creò, universo e terra erano belli e perfetti. La testimonianza della loro bellezza era data dalle stelle del mattino che, oltre a dare luce e splendore, cantavano. La bellezza e lo splendore di questo universo e della terra, belli e perfetti in ogni loro aspetto, portarono gli angeli a manifestare giubilo, a gridare la loro gioia!

Da uno studio accurato della Bibbia emerge che le espressioni “stelle del mattino” e “ figli di Dio”, sono usate solamente con riferimento agli angeli, la cui levatura ontologica è superiore rispetto a quella dell’uomo’ essi hanno, infatti, maggiore intelligenza e potere di lui e hanno la prerogativa di trovarsi alla presenza di Dio. Alla creazione, questi esseri spirituali “alzavano grida di gioia” davanti alla dimostrazione del tremendo potere creativo di Dio. Che immagine grandiosa e di quale magnificenza!.

Santa Ildegarda

Questo brano ci dice chiaramente che tutti gli spiriti celesti erano gioiosi: ciò indica che, tra loro, regnava l’armonia. Non esistevano ancora né rivalità, né orgoglio. Evidentemente, fino ad allora, nessuna ribellione aveva ancora avuto luogo.

Santa Ildegarda di Bingen nelle sue opere riprende il concetto del canto angelico dinnanzi alla creazione di Dio e scrive: “Il cosmo intero intona il coro degli angeli (LVM, p. 255)”. “Con armonie meravigliose, e con canti sublimi, gli angeli annunciano la glorificazione di Dio. Gli spiriti beati, attraverso il potere di Dio, esaltano le meraviglie del suo operato in uno stato di straordinario giubilo. Il canto di gioia e beatitudine domina in tutti i cieli (PL 197, 442A)”. “Le lingue degli angeli sono pura preghiera. Il fuoco ha le sue fiamme, ed è una preghiera davanti a Dio. Il vento muove le fiamme, per pregare Dio. Nella voce vive la parola, che è una preghiera di lode a Dio. E una voce sarà sentita, e sarà una pura preghiera a Dio. Quindi il mondo intero è una preghiera a Dio. (ASH, p. 352)”.

“Cantare la lode di Dio”

“Proprio come Dio viene pregato dagli angeli e la sua creazione viene conosciuta attraverso questa preghiera, che loro suonano con la cetra e l’armonia di tutte le voci, perché questo è il loro ruolo reale, così Dio deve essere pregato anche dall’umanità. Gli esseri umani hanno due scopi: cantare la lode di Dio e mettere in pratica opere buone. Allora Dio viene riconosciuto attraverso le loro preghiere, e tramite le opere buone si possono vedere le meraviglie di Dio. Allora grazie alla preghiera gli uomini sono angelici, e grazie alle opere buone sono umani. Ma nella loro interezza sono opere, attraverso gli uomini, sono portate a compimento tutte le opere di Dio (LVM, p. 334)”.

“E poi l’onnipotente Dio ordinò la celeste milizia in ordini diversi. Alcuni di questi sono destinati a particolari servizi, ma ognuno di questi è destinato a essere specchio del sigillo dell’altro. In ogni riflesso riposano misteri nascosti che nemmeno gli ordini angelici possono comprendere, conoscere, percepire o portare a compimento nella loro interezza. Per questo motivo aspettano nella meraviglia e ascendono di lode in lode rinnovandosi continuamente; la loro preghiera di lode non si esaurirà mai (OL 197, 960D-961°; cfr. LDO, p. 863)”.

Originale: Aleteia.org
Redazionehttps://www.spesalvi.it
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Le grida di gioia degli angeli al momento della Creazione

Da parte di alcuni biblisti e liturgisti cattolici si è avanzata l’interessante proposta che il primo gennaio in quanto primo giorno dell’anno civile a livello mondiale fosse consacrato alla memoria liturgica della creazione di Dio.

  

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“Con armonie meravigliose, e con canti sublimi, gli angeli annunciano la glorificazione di Dio”

Da parte di alcuni biblisti e liturgisti cattolici si è avanzata l’interessante proposta che il primo gennaio in quanto primo giorno dell’anno civile a livello mondiale fosse consacrato alla memoria liturgica della creazione di Dio.

In Genesi 1,2 si parla del rinnovamento della  superficie della terra che era diventata informe e vuota (ossia caotica). “Poiché Dio non è un Dio di confusione” (1 Cor 14,33), egli non può aver creato un ammesso informe, vacuo e caotico. Nel testo originale di Is 45,18, l’aggettivo tradotto con “deserta” (in ebraico tohu) è il medesimo tradotto con “informe” in Genesi 1,2. In questo brano notiamo un’ulteriore precisazione: la terra non era stata fatta perché rimanesse desolata, ma perché fosse abitata: “Infatti così parla il Signore che ha creato i cieli, il Dio che ha formato la terra, l’ha fatta, l’ha stabilita, non l’ha creata perché rimanesse deserta (tohu), ma l’ha formata perché fosse abitata”.

Il racconto di Giobbe

Questo brano conferma chiaramente che, essendo un Dio di ordine,  non ha creato la terra come un’arida landa priva di vita, desertica e caotica, bensì come un luogo abitabile. il verbo  creare” usato in Genesi 1,1 “Dio creò i cieli e la terra”, è stato usato per tradurre il verbo ebraico bara che significa “ realizzare” o “ compiere”. Dunque, la creazione di cui parla Genesi 1,1 era un’opera finita e compiuta; si può, quindi, dedurne che, originariamente (vale a dire prima del peccato di Lucifero e dei suoi angeli) la terra non si trovasse in uno stato di confusione, bensì di bellezza e di ordine. La cronologia di Gb 38,4-7 mostra che Dio creò l’universo materiale prima della rivolta angelica e, di conseguenza, prima della comparsa dell’uomo sulla terra.

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Dalla conversazione tra Dio e Giobbe emerge il racconto della creazione dell’universo e del mondo. Dio domandò a Giobbe: “Dov’eri tu quando io fondavo la terra? ( Gb 38,4). Giobbe, che aveva diretto la costituzione di alcuni grandi monumenti e, forse perfino di piramidi, era molto fiero delle proprie realizzazioni. Con questa domanda, Dio  lo richiamava all’umanità, facendogli notare la differenza tra le sue imprese umane e le opere del Dio Creatore. Dio proseguì con le sue domande: “Dillo, se hai tanta intelligenza. Chi ne fissò le dimensioni, se lo sai, o chi tirò sopra di essa la corda da misurare? Su che furono poggiate le sue [della terra] fondamenta o chi ne pose la pietra angolare, quando le stelle del mattino cantavano tutte assieme e tutti gli figli di Dio alzavano grida di gioia? (Gb 38,4-7).

“Stelle del mattino”

E’ chiaro qui che, quando Dio li creò, universo e terra erano belli e perfetti. La testimonianza della loro bellezza era data dalle stelle del mattino che, oltre a dare luce e splendore, cantavano. La bellezza e lo splendore di questo universo e della terra, belli e perfetti in ogni loro aspetto, portarono gli angeli a manifestare giubilo, a gridare la loro gioia!

Da uno studio accurato della Bibbia emerge che le espressioni “stelle del mattino” e “ figli di Dio”, sono usate solamente con riferimento agli angeli, la cui levatura ontologica è superiore rispetto a quella dell’uomo’ essi hanno, infatti, maggiore intelligenza e potere di lui e hanno la prerogativa di trovarsi alla presenza di Dio. Alla creazione, questi esseri spirituali “alzavano grida di gioia” davanti alla dimostrazione del tremendo potere creativo di Dio. Che immagine grandiosa e di quale magnificenza!.

Santa Ildegarda

Questo brano ci dice chiaramente che tutti gli spiriti celesti erano gioiosi: ciò indica che, tra loro, regnava l’armonia. Non esistevano ancora né rivalità, né orgoglio. Evidentemente, fino ad allora, nessuna ribellione aveva ancora avuto luogo.

Santa Ildegarda di Bingen nelle sue opere riprende il concetto del canto angelico dinnanzi alla creazione di Dio e scrive: “Il cosmo intero intona il coro degli angeli (LVM, p. 255)”. “Con armonie meravigliose, e con canti sublimi, gli angeli annunciano la glorificazione di Dio. Gli spiriti beati, attraverso il potere di Dio, esaltano le meraviglie del suo operato in uno stato di straordinario giubilo. Il canto di gioia e beatitudine domina in tutti i cieli (PL 197, 442A)”. “Le lingue degli angeli sono pura preghiera. Il fuoco ha le sue fiamme, ed è una preghiera davanti a Dio. Il vento muove le fiamme, per pregare Dio. Nella voce vive la parola, che è una preghiera di lode a Dio. E una voce sarà sentita, e sarà una pura preghiera a Dio. Quindi il mondo intero è una preghiera a Dio. (ASH, p. 352)”.

“Cantare la lode di Dio”

“Proprio come Dio viene pregato dagli angeli e la sua creazione viene conosciuta attraverso questa preghiera, che loro suonano con la cetra e l’armonia di tutte le voci, perché questo è il loro ruolo reale, così Dio deve essere pregato anche dall’umanità. Gli esseri umani hanno due scopi: cantare la lode di Dio e mettere in pratica opere buone. Allora Dio viene riconosciuto attraverso le loro preghiere, e tramite le opere buone si possono vedere le meraviglie di Dio. Allora grazie alla preghiera gli uomini sono angelici, e grazie alle opere buone sono umani. Ma nella loro interezza sono opere, attraverso gli uomini, sono portate a compimento tutte le opere di Dio (LVM, p. 334)”.

“E poi l’onnipotente Dio ordinò la celeste milizia in ordini diversi. Alcuni di questi sono destinati a particolari servizi, ma ognuno di questi è destinato a essere specchio del sigillo dell’altro. In ogni riflesso riposano misteri nascosti che nemmeno gli ordini angelici possono comprendere, conoscere, percepire o portare a compimento nella loro interezza. Per questo motivo aspettano nella meraviglia e ascendono di lode in lode rinnovandosi continuamente; la loro preghiera di lode non si esaurirà mai (OL 197, 960D-961°; cfr. LDO, p. 863)”.

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