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Le donne possono tenere il cappello in chiesa?

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Ultimamente, partecipando alla Messa domenicale, mi ha colpito un episodio che mi ha fatto sorgere una curiosità… Alcuni signori, signore e signorine sono entrati in chiesa indossando il cappello, ma poi gli uomini se lo sono tolto mentre le donne lo hanno tenuto per tutta la durata della celebrazione. Vorrei sapere se è appropriato, in particolare per una signora, portare il cappello in chiesa (freddo o motivi di salute a parte) o se invece sarebbe più opportuno toglierselo.

Fiammetta Fiori

Risponde don Roberto Gulino, docente di liturgia
La celebrazione del mistero salvifico pasquale, in tutte le sue forme (Eucaristia, Battesimo, Riconciliazione…) e dimensioni – sia in una piccola cappellina di montagna o nella Basilica di san Pietro – richiede sempre una partecipazione totale, capace di coinvolgere ogni aspetto della nostra persona e della nostra vita.

In qualsiasi azione liturgica sacramentale non ci si può limitare alla sola presenza fisica, lasciando fuori dalla Chiesa il nostro pensiero, la nostra attenzione, il nostro cuore. Per questo motivo i documenti del magistero, a vario titolo e grado (la costituzione conciliare Sacrosanctum Concilium, la lettera enciclica Ecclesia de Eucharestia, l’Ordinamento Generale del Messale Romano), insistono molto su una partecipazione piena, attiva, consapevole, pia e fruttuosa ad ogni celebrazione, capace di un coinvolgimento totale della persona sia da un punto di vista interiore che esteriore.

Avendo ben chiara questa prospettiva di fondo, si comprende come anche il nostro comportamento, l’abbigliamento, il modo di presentarsi fisicamente, con il nostro corpo, in Chiesa assume grande importanza per la qualità, l’autenticità e l’intensità della nostra partecipazione.

La questione sul cappello indicata dalla nostra amica lettrice va letta all’interno di questo contesto.

Prima del Concilio Vaticano II le donne dovevano espressamente coprirsi il capo, con un velo o un foulard, quando entravano in Chiesa (come occupare uno spazio ben distinto e separato dagli uomini), ma ben si comprende questa norma di comportamento pensando al modello culturale e sociologico in atto fino agli anni sessanta dove sicuramente questa differenza era marcata in molti altri ambiti della vita quotidiana.

Del resto, anche nelle prime comunità cristiane, per richiamare l’ordine e la correttezza dell’atteggiamento esteriore durante la partecipazione all’eucaristia, troviamo l’esplicita esortazione di san Paolo, durante la celebrazione, ad essere l’uomo «senza veli sul capo» e la donna «con i capelli coperti da un velo» (cfr 1 Cor 11,1-16).

Dopo la riforma conciliare non ci sono esplicite indicazioni comportamentali sull’abbigliamento da tenere in Chiesa se non il frequente e deciso richiamo ad un atteggiamento decoroso e di profondo rispetto per il luogo e per la presenza del Signore (e dei fratelli!). Si direbbe che valgono le regole del buon senso e dell’educazione che sempre dovrebbero distinguere la maturità umana e ancor di più la dimensione cristiana di noi tutti.

Se quindi per rispetto e cavalleria un uomo deve sempre togliersi il cappello quando incontra o saluta una persona per strada, e soprattutto quando entra in casa altrui, a maggior ragione è opportuno e doveroso che lo faccia anche quando entra in Chiesa e si pone alla presenza del Signore.

Sicuramente per le donne questa indicazione viene meno e per antica tradizione il loro presentarsi in situazioni pubbliche e ufficiali con i capelli coperti da un velo indica modestia, umiltà e raccoglimento; ma ciò non indica l’obbligo di portarlo quando entrano in una Chiesa.

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La celebrazione del mistero salvifico pasquale, in tutte le sue forme (Eucaristia, Battesimo, Riconciliazione…) e dimensioni – sia in una piccola cappellina di montagna o nella Basilica di san Pietro – richiede sempre una partecipazione totale, capace di coinvolgere ogni aspetto della nostra persona e della nostra vita.

In qualsiasi azione liturgica sacramentale non ci si può limitare alla sola presenza fisica, lasciando fuori dalla Chiesa il nostro pensiero, la nostra attenzione, il nostro cuore. Per questo motivo i documenti del magistero, a vario titolo e grado (la costituzione conciliare Sacrosanctum Concilium, la lettera enciclica Ecclesia de Eucharestia, l’Ordinamento Generale del Messale Romano), insistono molto su una partecipazione piena, attiva, consapevole, pia e fruttuosa ad ogni celebrazione, capace di un coinvolgimento totale della persona sia da un punto di vista interiore che esteriore.

Avendo ben chiara questa prospettiva di fondo, si comprende come anche il nostro comportamento, l’abbigliamento, il modo di presentarsi fisicamente, con il nostro corpo, in Chiesa assume grande importanza per la qualità, l’autenticità e l’intensità della nostra partecipazione.

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Prima del Concilio Vaticano II le donne dovevano espressamente coprirsi il capo, con un velo o un foulard, quando entravano in Chiesa (come occupare uno spazio ben distinto e separato dagli uomini), ma ben si comprende questa norma di comportamento pensando al modello culturale e sociologico in atto fino agli anni sessanta dove sicuramente questa differenza era marcata in molti altri ambiti della vita quotidiana.

Del resto, anche nelle prime comunità cristiane, per richiamare l’ordine e la correttezza dell’atteggiamento esteriore durante la partecipazione all’eucaristia, troviamo l’esplicita esortazione di san Paolo, durante la celebrazione, ad essere l’uomo «senza veli sul capo» e la donna «con i capelli coperti da un velo» (cfr 1 Cor 11,1-16).

Dopo la riforma conciliare non ci sono esplicite indicazioni comportamentali sull’abbigliamento da tenere in Chiesa se non il frequente e deciso richiamo ad un atteggiamento decoroso e di profondo rispetto per il luogo e per la presenza del Signore (e dei fratelli!). Si direbbe che valgono le regole del buon senso e dell’educazione che sempre dovrebbero distinguere la maturità umana e ancor di più la dimensione cristiana di noi tutti.

Se quindi per rispetto e cavalleria un uomo deve sempre togliersi il cappello quando incontra o saluta una persona per strada, e soprattutto quando entra in casa altrui, a maggior ragione è opportuno e doveroso che lo faccia anche quando entra in Chiesa e si pone alla presenza del Signore.

Sicuramente per le donne questa indicazione viene meno e per antica tradizione il loro presentarsi in situazioni pubbliche e ufficiali con i capelli coperti da un velo indica modestia, umiltà e raccoglimento; ma ciò non indica l’obbligo di portarlo quando entrano in una Chiesa.

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