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L’attimo fuggente, Dead Poets Society, 1989

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afSulle musiche di Maurice Jarre (Dottor Zivago, Ghost, Mr. Jones) e dietro e dentro la fotografia mistery del grandissimo australiano John Seale (quasi tutti i film di Weir, Figli di un Dio minore, Rain Man) Dead Poets Society racconta una storia che trent’anni fa era riferita a una piccola comunità studentesca privilegiata e che oggi indica il problema più grave e diffuso della scuola americana (“ma la storia – ha detto Weir – potrebbe svolgersi in qualsiasi luogo… ho pensato che è la stessa tragedia degli studenti di piazza Tienanmen. La Cina ora è come l’accademia Welton”). Culla del pragmatismo, mito della specializzazione e quindi del denaro e del successo (uguale felicità) contro il desiderio per il superfluo culturale e il gusto per il consumo di tutto ciò che può dirsi “poesia”.  Una scuola anti-yuppie quella del professor Keating (Robin Williams –Le avventure del barone di Münchausen, Risvegli, L’altro delitto, La leggenda del re pescatore, Hook – Capitan Uncino, Jack, Harry a pezzi, Al di là dei sogni, The Big Wedding) che per prima cosa fa strappare agli studenti  l’introduzione di un libro di testo, dove per stabilire la qualità dei posti è indicato il seguente metodo: misurate l’area formata dalle linee che indicano  il livello del contenuto e della forma. Gli anni sessanta sono vicini e i ragazzi affilano le armi della disobbedienza. Così lo strano insegnante diventa per sette di loro lo strumento dello scasso politico. Keating affascina la sua classe non solo per intelligenza e simpatia, ma per novità pedagogiche: per lui la poesia sopra ogni altra cosa è il fulcro per far nascere e sviluppare lo spirito creativo e per “liberare” nei ragazzi non solo l’amore per Keats, Withman o Shakespeare, ma tutte le premesse migliori per la più indovinata e fertile scelta di vita. Nella classe di Keating, che matura le suggestioni culturali anche con iniziative divertenti e stravaganti, sette allievi lo seguono con interesse particolare, capeggiati da Neil Perry, un diciassettenne da sempre dominato da un padre autoritario, che scopre in se la vocazione di attore.  Dominati dall’odioso preside  Gale Nolan (l’attore-registra produttore Norman Lloyd – Io ti salverò, Luci della ribalta, L’età dell’innocenza,), gli studenti sono iniziati a una sorta  di  società  segreta, la stessa a cui appartenne John Keating, ex allievo dell’Accademia. È appunto la Società dei poeti estinti, che si riunisce di notte in una caverna ai limiti della scuola tra il fogliame del bosco. Torna la magie aussie di Picnic a Hanging Rock quando le studentesse si perdevano tra le rocce nella quarta dimensione che forse indicava proprio l’indicibile forma misterica e “pericolosa” della poesia. (“La creatività può essere distruzione”, dice Weir). Ed è il pericolo che incombe sulla Società dei poeti estinti setta adorante Byron, Frost, Shelley, senza dimenticare l’anarchico padre della poesia americana, Walt Withman.  Parola d’ordine della società è Carpe Diem, afferra il tuo giorno, l’attimo fuggente, che nella versione inglese Seize the Time servì bene alle Black Panthers. E che rimanda all’altrettanto poetico Make My Day di Clint Eastwood (l’imperativo slogan figura adesso in latino, sulle magliette pubblicitarie del film di Weir). Trascinati dall’attimo che sfugge, i ragazzi di Welton si porteranno sull’orlo dell’espulsione dall’Accademia. Il primo ad andarsene, ma in cielo, è il sensibile Neil Perry (Robert Leonard- The Manhattan Project, La brillante carriera di un giovane vampiro, Swing Kids – Giovani ribelli, Molto rumore per nulla, Mr. & Mrs. Bridge, L’età dell’innocenza, Dr. House – Medical Division) che, costretto da padre a rinunciare al teatro (vuole fare l’attore e non il medico), si suicida. Un altro verrà espulso dopo che nel pieno di un solenne e reazionario discorso del preside fa squillare un telefono e grida “Signore, c’è Dio all’apparecchio, per lei”. Il professori Keating redarguisce il ragazzo: “E’ stata una battuta stupida. C’è una telefonata di Dio a carico del destinatario, questa sì che sarebbe stata audace”. Dead Poets Society è scritto da Tom Schulman (Tesoro, mi si sono ristretti i ragazzi , Benvenuti Mooseport , Le manie di Bob , 8 teste e una valigia e Medicine Man), autore di un cult dell’estate statunitense: Tesoro mi si sono ristretti i ragazzi, targato Walt Disney.

Robin Williams non invade mai lo schermo, resta in sottofondo con la sua drammatica comicità, e solo in una scena esplode con una interpretazione a più voci del Giulio Cesare di Shakespeare. Pro – sessantottino, e quindi moderno, Dead Poets Society scuote con il doloroso ricordo di una sconfitta. L’irreverente professore verrà cacciato (gli studenti, spinti dai genitori, lo accusano). Robin Williams si congeda dalla classe, in silenzio. Gli studenti restano con la testa china per la vergogna. Ma all’improvviso uno di loro sale in piedi sul banco e grida “O Capitain My Capitain” (versi di Withman), il soprannome ardito che il professore aveva chiesto per sé. A uno ad uno i ragazzi seguono il compagno sotto gli occhi scandalizzati del preside. Oh, capitano, mio capitano … I poeti morti resusciteranno qualche anno dopo. L’attimo fuggente della crescita, quando si decidono le sorti di una vita; l’attimo fuggente di uno spirito libero costretto a vivere secondo le vecchie regole; l’attimo fuggente della poesia, che viene annullata dalla durezza della realtà; l’attimo fuggente di un film bello come un’età perduta che spesso vorremmo rivivere. Importante nel film è la riflessione sul ruolo dell’insegnamento. Non si tratta però di una alternativa tra nozionismo e sviluppo dell’autonomia di pensiero, ma anche nei rapporti tra mondo della scuola e aspettative della società esterna, dalla famiglia al mondo del lavoro. Il college di Welton propone la tradizione e la severità delle regole come ricetta infallibile per temprare gli adolescenti e farne degli uomini di successo. Il ruolo dell’insegnante invece è quello di stimolare e motivare i ragazzi, dando loro strumenti che non siano legati solo ai programmi veri e propri. Il film ha tuttavia suscitato accesi dibattiti sul personaggio di Keating. La figura del professore demiurgo, che permette ai ragazzi di scatenare il potenziale creativo e seguire le proprie inclinazioni al di là di ogni condizionamento, appare problematica e discutibile, soprattutto in relazione al percorso di Neil, che non riesce a trovare la mediazione necessaria tra l’istinto e le difficoltà imposte dalla rigidità della sua famiglia. Problematicamente, il film mette a confronto due possibili esiti di fronte agli stimoli di Keating. Il timido Todd, sia pure simbolicamente, sembra riuscire a scrollarsi di dosso le costrizioni sociali e famigliari, come dimostra con il gesto dell’ultima sequenza, senza giungere all’autolesionismo del suicidio di Neil, simbolo estremo dell’impossibilità di far coincidere sogni e prassi. Le figure centrali dei due adolescenti diventano così paradigma dell’intensità e della complessità del processo formativo e di crescita che pone di fronte alla necessità delle scelte e richiede una sempre maggiore capacità di mediare tra l’intensità delle proprie aspirazione e le possibilità delle scelte e richiede una sempre maggiore capacità di mediare tra l’intensità delle proprie aspirazioni e le possibilità offerte dal contesto reale. Ciò non significa rinunciare a priori ai propri sogni e desideri: nel film è importante cogliere le differenti dinamiche di gruppo e i vari atteggiamenti dei giovani protagonisti di fronte alla poesia, al teatro e all’affettività. In questo percorso appare fondamentale il rapporto che si instaura con gli adulti, che hanno una grande responsabilità nel dover tentare di essere a un tempo dei riferimenti e degli esempi, degli stimoli e dei controllori. Oltre i ruoli – insegnante, padre, amico, confidente – le differenti figure di adulto presenti nel film assumono sempre significato in relazione ai rapporti che instaurano con i protagonisti adolescenti, offrendo una significativa gamma di possibilità. In questo senso la prima e l’ultima sequenza del film appaiono fortemente collegate: da un’idea di adulto che intima, ordina e controlla soltanto, alla possibilità di un adolescente che decide di agire autonomamente, anche grazie all’incontro con un adulto che ha saputo trasmettere un po’ della propria carica.

La critica ha stimato molto questo film, onorando la profondità di alcuni personaggi, il forte messaggio impresso nel film e l’interpretazione di Williams.

E. Simonetti
Ha conseguito il Baccalaureato in S. Teologia presso l'Istituto Teologico Abruzzese-Molisano di Chieti affiliato alla Pontificia Università Lateranense - Roma.
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L’attimo fuggente, Dead Poets Society, 1989

  

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Robin Williams non invade mai lo schermo, resta in sottofondo con la sua drammatica comicità, e solo in una scena esplode con una interpretazione a più voci del Giulio Cesare di Shakespeare. Pro – sessantottino, e quindi moderno, Dead Poets Society scuote con il doloroso ricordo di una sconfitta. L’irreverente professore verrà cacciato (gli studenti, spinti dai genitori, lo accusano). Robin Williams si congeda dalla classe, in silenzio. Gli studenti restano con la testa china per la vergogna. Ma all’improvviso uno di loro sale in piedi sul banco e grida “O Capitain My Capitain” (versi di Withman), il soprannome ardito che il professore aveva chiesto per sé. A uno ad uno i ragazzi seguono il compagno sotto gli occhi scandalizzati del preside. Oh, capitano, mio capitano … I poeti morti resusciteranno qualche anno dopo. L’attimo fuggente della crescita, quando si decidono le sorti di una vita; l’attimo fuggente di uno spirito libero costretto a vivere secondo le vecchie regole; l’attimo fuggente della poesia, che viene annullata dalla durezza della realtà; l’attimo fuggente di un film bello come un’età perduta che spesso vorremmo rivivere. Importante nel film è la riflessione sul ruolo dell’insegnamento. Non si tratta però di una alternativa tra nozionismo e sviluppo dell’autonomia di pensiero, ma anche nei rapporti tra mondo della scuola e aspettative della società esterna, dalla famiglia al mondo del lavoro. Il college di Welton propone la tradizione e la severità delle regole come ricetta infallibile per temprare gli adolescenti e farne degli uomini di successo. Il ruolo dell’insegnante invece è quello di stimolare e motivare i ragazzi, dando loro strumenti che non siano legati solo ai programmi veri e propri. Il film ha tuttavia suscitato accesi dibattiti sul personaggio di Keating. La figura del professore demiurgo, che permette ai ragazzi di scatenare il potenziale creativo e seguire le proprie inclinazioni al di là di ogni condizionamento, appare problematica e discutibile, soprattutto in relazione al percorso di Neil, che non riesce a trovare la mediazione necessaria tra l’istinto e le difficoltà imposte dalla rigidità della sua famiglia. Problematicamente, il film mette a confronto due possibili esiti di fronte agli stimoli di Keating. Il timido Todd, sia pure simbolicamente, sembra riuscire a scrollarsi di dosso le costrizioni sociali e famigliari, come dimostra con il gesto dell’ultima sequenza, senza giungere all’autolesionismo del suicidio di Neil, simbolo estremo dell’impossibilità di far coincidere sogni e prassi. Le figure centrali dei due adolescenti diventano così paradigma dell’intensità e della complessità del processo formativo e di crescita che pone di fronte alla necessità delle scelte e richiede una sempre maggiore capacità di mediare tra l’intensità delle proprie aspirazione e le possibilità delle scelte e richiede una sempre maggiore capacità di mediare tra l’intensità delle proprie aspirazioni e le possibilità offerte dal contesto reale. Ciò non significa rinunciare a priori ai propri sogni e desideri: nel film è importante cogliere le differenti dinamiche di gruppo e i vari atteggiamenti dei giovani protagonisti di fronte alla poesia, al teatro e all’affettività. In questo percorso appare fondamentale il rapporto che si instaura con gli adulti, che hanno una grande responsabilità nel dover tentare di essere a un tempo dei riferimenti e degli esempi, degli stimoli e dei controllori. Oltre i ruoli – insegnante, padre, amico, confidente – le differenti figure di adulto presenti nel film assumono sempre significato in relazione ai rapporti che instaurano con i protagonisti adolescenti, offrendo una significativa gamma di possibilità. In questo senso la prima e l’ultima sequenza del film appaiono fortemente collegate: da un’idea di adulto che intima, ordina e controlla soltanto, alla possibilità di un adolescente che decide di agire autonomamente, anche grazie all’incontro con un adulto che ha saputo trasmettere un po’ della propria carica.

La critica ha stimato molto questo film, onorando la profondità di alcuni personaggi, il forte messaggio impresso nel film e l’interpretazione di Williams.

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