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L’atteggiamento che potrebbe impedirti di essere un cristiano

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Molti di noi fanno fatica a perdonare. Ma Dio ama il perdono, e vuole che esso sia parte della nostra vita

“Qual dio è come te, che toglie l’iniquità e perdona il peccato al resto della sua eredità; che non serba per sempre l’ira, ma si compiace d’usar misericordia? Egli tornerà ad aver pietà di noi, calpesterà le nostre colpe. Tu getterai in fondo al mare tutti i nostri peccati”. – Michea 7:18-19

“Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate dunque e imparate che cosa significhi: Misericordia io voglio e non sacrificio. Infatti non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori”. – Matteo 9:12-13

Non sono una che supera le cose con facilità. Mi arrabbio velocemente e – a meno che io non mi ostini a tentare di perdonare – lascio che il risentimento mi divori.

Ma io non voglio perdonare. Trovo incredibilmente soddisfacente recitare una lunga lista di lamentele, ed è entusiasmante trastullarmi con la mia giusta indignazione. In questo modo posso ricordare tutti i torti subiti e assicurarmi di essere molto migliore dei miei avversari, in ogni virtù.

Peccato che sia un atteggiamento totalmente anti-cristiano.

Così come tante altre cose nella mia vita cristiana, non me ne sono resa conto subito. Ricordo che un pomeriggio, dopo scuola, ero al telefono con il mio migliore amico aspettandomi di ricevere da lui gli auguri di buon compleanno. Ma non lo fece. La conversazione andò avanti e con il passare dei minuti le mie risposte si fecero sempre più concise e indispettite, perché mi resi conto che non se ne sarebbe ricordato.

“Aggiungilo alla lista”, ho pensato. La lista delle volte in cui mi sono sentita offesa da lui, alla cui cima si trovava l’odioso crimine di non avermi invitata alla sua festa di compleanno al parco a tema King’s Dominion, alla quarta elementare, nonostante sapesse che non fossi mai stato ad un parco di divertimento. Il tempo di abbassare la cornetta, ed io già ribollivo di rabbia.

Mi chiamò nuovamente, per implorare di perdonarlo per la sbadataggine, e (non ricordo esattamente se prima o dopo la chiamata) mi resi conto di una cosa: non sarei potuta essere cristiana e nello stesso tempo trovare piacere nel fare la conta dei peccati degli altri. Non potevo pregare “rimetti a noi i nostri debiti” se non fossi stata la prima a perdonare. Era arrivato il tempo di lasciare andare via la mia rabbia.

Ovviamente quello fu soltanto il primo passo. In quel giorno avevo scoperto di stare facendo qualcosa di sbagliato. Ma non sapevo ancora come fare la cosa giusta. E tutt’ora ho difficoltà a perdonare, come penso anche la maggior parte di noi ne abbia. Spesso il ciclo è il seguente: avere risentimento, scoraggiarsi, provare a dimenticare e poi diventare ancora più arrabbiati di prima.

Ma Dio ama perdonare.

A volte è doloroso avere misericordia, perché dissotterra tanta sofferenza che avremmo preferito tenere nascosta.

Ma Dio ama perdonare.


LEGGI ANCHE: 7 cose da ricordare quando sembra impossibile perdonare


Non si limita a sbuffare mentre tenta a malincuore di perdonarci, non tollera il perdono. Lo ama. Non solo gioisce quando un Suo figlio torna da Lui, ma è Lui stesso a riportarlo a Sé. E ne è entusiasta, persino più di quanto non lo sia dei figli che non lo hanno mai lasciato.

Dio vuole perdonarti.

Qualunque sia il tuo peccato, vuole buttarlo nelle profondità dell’oceano della Sua misericordia. È lì, di fronte a te, con le sue mani forate stese verso di te. Ti chiede di accogliere il suo prezioso sangue per redimerti dal male che hai fatto. Vuole schiacciare il tuo peccato sotto il suo piede forato, e destinarlo alla polvere come qualsiasi altro peccato commesso da ogni peccatore, che Lui si rifiuta di condannare.

E si aspetta che tu faccia lo stesso.

Che notizia meravigliosa: Dio si esalta nel perdonare un peccatore! Sembra un’occasione per farsi prendere dall’euforia… fino a quando ci rendiamo conto che essere perdonati è soltanto il primo passo. Poi siamo noi a dover perdonare gli altri. Dobbiamo perdonare quelli che ci hanno fatto tanto male, e dobbiamo rivolgerci a prostitute ed esattori delle tasse – che ci sembrano meno degni di noi dell’amore di Dio – con gli occhi della misericordia.

Dio apprezza la tua compassione. Lui approva i tuoi atti di carità. E gli piace il tempo che trascorri con Lui. Ma richiede misericordia.

Quando Gesù ha citato Osea dicendo “Misericordia io voglio, e non sacrifici”, non stava attaccando le tradizioni religiose. Stava dicendo semplicemente che tutte le sante abitudini di questo mondo non servono a nulla se si vive con l’odio nel cuore. Quanti di noi si congratulano della propria rettitudine condannando nello stesso tempo il padre di famiglia scroccone, la donna impudica, la coppia che convive, l’adolescente tatuato, l’immigrato, il criminale, colui che è altro da noi? Quanti di noi sono bravissimi nell’offrire il sacrificio, ma si rifiutano di mostrare misericordia? Quanti di noi vorranno guardarsi con circospezione durante il banchetto celeste sperando che Pietro cacci via la marmaglia?

Beh, non è quello il nostro compito. Il nostro compito è avere misericordia. Non spetta a noi decidere chi è degno, quali peccati debbano essere perdonati o fino a che punto le persone non sono più le benvenute nella Casa di Dio. Forse mostrare misericordia potrebbe non farci impazzire, ma possiamo scegliere di vivere in modo misericordioso. Possiamo apprezzare il fatto che Dio ami così tanto perdonarci, e poi fare lo stesso con gli altri.

In realtà è l’unica scelta da fare. Perdonate e vi sarà perdonato. Non giudicate, altrimenti sarete giudicati. Potete vivere nella prigione dell’odio, del giudizio e della falsa superiorità, oppure potete vivere nella libertà della misericordia di Dio.

Potrebbe sembrarvi che non ne valga la pena, che pur volendo è impossibile fare questa scelta. Forse neanche la promessa della misericordia di Dio sembrerebbe essere una ricompensa adeguata allo sforzo. Ma quando perdoni dai a Dio, che ama la misericordia, la gioia di perdonarti. E questa è, penso, una ragione per cui vale la pena provarci.

Redazionehttps://www.spesalvi.it
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L’atteggiamento che potrebbe impedirti di essere un cristiano

  

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Molti di noi fanno fatica a perdonare. Ma Dio ama il perdono, e vuole che esso sia parte della nostra vita

“Qual dio è come te, che toglie l’iniquità e perdona il peccato al resto della sua eredità; che non serba per sempre l’ira, ma si compiace d’usar misericordia? Egli tornerà ad aver pietà di noi, calpesterà le nostre colpe. Tu getterai in fondo al mare tutti i nostri peccati”. – Michea 7:18-19

“Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate dunque e imparate che cosa significhi: Misericordia io voglio e non sacrificio. Infatti non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori”. – Matteo 9:12-13

Non sono una che supera le cose con facilità. Mi arrabbio velocemente e – a meno che io non mi ostini a tentare di perdonare – lascio che il risentimento mi divori.

Ma io non voglio perdonare. Trovo incredibilmente soddisfacente recitare una lunga lista di lamentele, ed è entusiasmante trastullarmi con la mia giusta indignazione. In questo modo posso ricordare tutti i torti subiti e assicurarmi di essere molto migliore dei miei avversari, in ogni virtù.

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Peccato che sia un atteggiamento totalmente anti-cristiano.

Così come tante altre cose nella mia vita cristiana, non me ne sono resa conto subito. Ricordo che un pomeriggio, dopo scuola, ero al telefono con il mio migliore amico aspettandomi di ricevere da lui gli auguri di buon compleanno. Ma non lo fece. La conversazione andò avanti e con il passare dei minuti le mie risposte si fecero sempre più concise e indispettite, perché mi resi conto che non se ne sarebbe ricordato.

“Aggiungilo alla lista”, ho pensato. La lista delle volte in cui mi sono sentita offesa da lui, alla cui cima si trovava l’odioso crimine di non avermi invitata alla sua festa di compleanno al parco a tema King’s Dominion, alla quarta elementare, nonostante sapesse che non fossi mai stato ad un parco di divertimento. Il tempo di abbassare la cornetta, ed io già ribollivo di rabbia.

Mi chiamò nuovamente, per implorare di perdonarlo per la sbadataggine, e (non ricordo esattamente se prima o dopo la chiamata) mi resi conto di una cosa: non sarei potuta essere cristiana e nello stesso tempo trovare piacere nel fare la conta dei peccati degli altri. Non potevo pregare “rimetti a noi i nostri debiti” se non fossi stata la prima a perdonare. Era arrivato il tempo di lasciare andare via la mia rabbia.

Ovviamente quello fu soltanto il primo passo. In quel giorno avevo scoperto di stare facendo qualcosa di sbagliato. Ma non sapevo ancora come fare la cosa giusta. E tutt’ora ho difficoltà a perdonare, come penso anche la maggior parte di noi ne abbia. Spesso il ciclo è il seguente: avere risentimento, scoraggiarsi, provare a dimenticare e poi diventare ancora più arrabbiati di prima.

Ma Dio ama perdonare.

A volte è doloroso avere misericordia, perché dissotterra tanta sofferenza che avremmo preferito tenere nascosta.

Ma Dio ama perdonare.


LEGGI ANCHE: 7 cose da ricordare quando sembra impossibile perdonare


Non si limita a sbuffare mentre tenta a malincuore di perdonarci, non tollera il perdono. Lo ama. Non solo gioisce quando un Suo figlio torna da Lui, ma è Lui stesso a riportarlo a Sé. E ne è entusiasta, persino più di quanto non lo sia dei figli che non lo hanno mai lasciato.

Dio vuole perdonarti.

Qualunque sia il tuo peccato, vuole buttarlo nelle profondità dell’oceano della Sua misericordia. È lì, di fronte a te, con le sue mani forate stese verso di te. Ti chiede di accogliere il suo prezioso sangue per redimerti dal male che hai fatto. Vuole schiacciare il tuo peccato sotto il suo piede forato, e destinarlo alla polvere come qualsiasi altro peccato commesso da ogni peccatore, che Lui si rifiuta di condannare.

E si aspetta che tu faccia lo stesso.

Che notizia meravigliosa: Dio si esalta nel perdonare un peccatore! Sembra un’occasione per farsi prendere dall’euforia… fino a quando ci rendiamo conto che essere perdonati è soltanto il primo passo. Poi siamo noi a dover perdonare gli altri. Dobbiamo perdonare quelli che ci hanno fatto tanto male, e dobbiamo rivolgerci a prostitute ed esattori delle tasse – che ci sembrano meno degni di noi dell’amore di Dio – con gli occhi della misericordia.

Dio apprezza la tua compassione. Lui approva i tuoi atti di carità. E gli piace il tempo che trascorri con Lui. Ma richiede misericordia.

Quando Gesù ha citato Osea dicendo “Misericordia io voglio, e non sacrifici”, non stava attaccando le tradizioni religiose. Stava dicendo semplicemente che tutte le sante abitudini di questo mondo non servono a nulla se si vive con l’odio nel cuore. Quanti di noi si congratulano della propria rettitudine condannando nello stesso tempo il padre di famiglia scroccone, la donna impudica, la coppia che convive, l’adolescente tatuato, l’immigrato, il criminale, colui che è altro da noi? Quanti di noi sono bravissimi nell’offrire il sacrificio, ma si rifiutano di mostrare misericordia? Quanti di noi vorranno guardarsi con circospezione durante il banchetto celeste sperando che Pietro cacci via la marmaglia?

Beh, non è quello il nostro compito. Il nostro compito è avere misericordia. Non spetta a noi decidere chi è degno, quali peccati debbano essere perdonati o fino a che punto le persone non sono più le benvenute nella Casa di Dio. Forse mostrare misericordia potrebbe non farci impazzire, ma possiamo scegliere di vivere in modo misericordioso. Possiamo apprezzare il fatto che Dio ami così tanto perdonarci, e poi fare lo stesso con gli altri.

In realtà è l’unica scelta da fare. Perdonate e vi sarà perdonato. Non giudicate, altrimenti sarete giudicati. Potete vivere nella prigione dell’odio, del giudizio e della falsa superiorità, oppure potete vivere nella libertà della misericordia di Dio.

Potrebbe sembrarvi che non ne valga la pena, che pur volendo è impossibile fare questa scelta. Forse neanche la promessa della misericordia di Dio sembrerebbe essere una ricompensa adeguata allo sforzo. Ma quando perdoni dai a Dio, che ama la misericordia, la gioia di perdonarti. E questa è, penso, una ragione per cui vale la pena provarci.

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