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L’amore è il criterio con cui verremo giudicati

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Il significato della regalità di Cristo nella catechesi di Papa Francesco all’Angelus di oggi, ultima domenica dell’anno liturgico e solennità di N.S.Gesù Cristo, Re dell’Universo.

“Una regalità di guida, di servizio che alla fine dei tempi si affermerà come giudizio” spiega Francesco che, nel presentare l’odierna pagina evangelica (Mt 25,31) in cui Gesù “dopo aver vissuto l’esistenza terrena in umiltà e povertà”, “si presenta ora nella gloria divina che gli appartiene”.

Nel convocare davanti a Lui l’intera umanità, dice ancora il Pontefice, “Egli esercita la sua autorità separando gli uni dagli altri” rivelando “il criterio decisivo del suo giudizio, cioè l’amore concreto per il prossimo in difficoltà” : “Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”.

A commento della citazione del Vangelo, prosegue ancora: “Questa parola non finisce mai di colpirci, perché ci rivela fino a che punto arriva l’amore di Dio: fino al punto di immedesimarsi con noi, ma non quando stiamo bene”, “ma quando siamo nel bisogno. “In questo modo nascosto Lui si lascia incontrare, ci tende la mano come mendicante”, “si rivela il potere dell’amore, la regalità di Dio: solidale con chi soffre per suscitare dappertutto atteggiamenti e opere di misericordia”.

Ma la parabola del giudizio prosegue presentando il Re che allontana coloro che nella vita non hanno aiutato i fratelli nel bisogno e Francesco sottolinea: “Anche in questo caso costoro rimangono sorpresi e chiedono: Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?. Sottinteso: “Se ti avessimo visto, sicuramente ti avremmo aiutato!”. Ma il re risponderà:Tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me. L’amore è dunque il criterio su cui verremo giudicati e cioè  “sul nostro concreto impegno di amare e servire Gesù nei nostri fratelli più piccoli e bisognosi”.

“Gesù verrà alla fine dei tempi per giudicare tutte le nazioni, ma – ricorda e avverte il Papa – viene a noi ogni giorno, in tanti modi, e ci chiede di accoglierlo”. Invocando l’aiuto della Vergine Maria, Francesco conclude invitando a incontrare e ricevere Cristo “nella Sua Parola e nell’Eucaristia, e nello stesso tempo nei fratelli e nelle sorelle che soffrono la fame, la malattia, l’oppressione, l’ingiustizia”.

Redazionehttps://www.spesalvi.it
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“Una regalità di guida, di servizio che alla fine dei tempi si affermerà come giudizio” spiega Francesco che, nel presentare l’odierna pagina evangelica (Mt 25,31) in cui Gesù “dopo aver vissuto l’esistenza terrena in umiltà e povertà”, “si presenta ora nella gloria divina che gli appartiene”.

Nel convocare davanti a Lui l’intera umanità, dice ancora il Pontefice, “Egli esercita la sua autorità separando gli uni dagli altri” rivelando “il criterio decisivo del suo giudizio, cioè l’amore concreto per il prossimo in difficoltà” : “Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”.

A commento della citazione del Vangelo, prosegue ancora: “Questa parola non finisce mai di colpirci, perché ci rivela fino a che punto arriva l’amore di Dio: fino al punto di immedesimarsi con noi, ma non quando stiamo bene”, “ma quando siamo nel bisogno. “In questo modo nascosto Lui si lascia incontrare, ci tende la mano come mendicante”, “si rivela il potere dell’amore, la regalità di Dio: solidale con chi soffre per suscitare dappertutto atteggiamenti e opere di misericordia”.

Ma la parabola del giudizio prosegue presentando il Re che allontana coloro che nella vita non hanno aiutato i fratelli nel bisogno e Francesco sottolinea: “Anche in questo caso costoro rimangono sorpresi e chiedono: Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?. Sottinteso: “Se ti avessimo visto, sicuramente ti avremmo aiutato!”. Ma il re risponderà:Tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me. L’amore è dunque il criterio su cui verremo giudicati e cioè  “sul nostro concreto impegno di amare e servire Gesù nei nostri fratelli più piccoli e bisognosi”.

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