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La vocazione di Bergoglio, sessant’anni fa!

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Era la mattina del 21 settembre 1953 quando Jorge Mario entrò nella chiesa parrocchiale a confessarsi e decise di farsi prete

ANDREA TORNIELLI
CITTÀ DEL VATICANO

papa-bergoglio-GIOVANELa vocazione di Jorge Mario Bergoglio si presenta come una chiamata della quale è possibile ricostruire il giorno e l’ora. Il diretto interessato ne parla come di un avvenimento sconvolgente per la sua vita. Qualcosa che irrompe inatteso. Un Dio che prima che tu lo cerchi, ti viene a cercare. Il futuro Papa aveva diciassette anni, si preparava a festeggiare la Giornata dello studente, una festa per l’inizio della primavera, cioè nell’emisfero sud del mondo, il 21 settembre. Con i suoi compagni di scuola aveva in programma una scampagnata. Ma la giornata avrebbe preso una piega completamente diversa. Jorge va infatti nella sua parrocchia, nella  chiesa di San José de Flores. Non c’è un motivo particolare per quella visita. Eppure accade un incontro decisivo. Vi trova un sacerdote che non aveva mai conosciuto prima, padre Duarte, e che gli trasmette una profonda spiritualità. Il giovane decide di confessarsi da lui. E durante quella confessione, Jorge Mario «scopre» la sua vocazione religiosa.

Si accorge di essere stato chiamato. Accade qualcosa che gli cambia la vita. A tal punto che decide di non ritrovarsi con gli amici che lo attendono alla stazione ferroviaria. Torna invece a casa, perché in cuor suo ha deciso di farsi prete.

«Durante quella confessione mi successe una cosa strana, non so dire che cosa, però mi ha cambiato la vita. Direi che mi son lasciato sorprendere con la guardia bassa», ha raccontato Bergoglio ai giornalisti Rubin e Ambrogetti nel libro “El Jesuita” (ora tradotto in Italia, “Papa Francesco”, Salani editore). «Fu la sorpresa, lo stupore di un incontro, mi resi conto che mi stavano aspettando. Questa è l’esperienza religiosa: lo stupore di incontrare qualcuno che ti sta aspettando. Da quel momento per me Dio divenne colui che ti “anticipa”. Tu lo stai cercando, ma è Lui a trovarti per per primo. Lo vuoi incontrare, ma è Lui che ti viene incontro per primo».

Ma Bergoglio aggiunge anche un’altra caratteristica, destinata a diventare il cuore della sua attività di prete, di vescovo e ora di Papa. Non si fu infatti soltanto «lo stupore di un incontro» all’origine della vocazione religiosa, ma anche il modo misericordioso con cui Dio lo aveva chiamato.
Il suo ingresso in seminario non avviene subito dopo quella chiamata.

Passeranno infatti ancora quattro anni. La decisione era presa, ma mantenuta nel cuore, custodita e coltivata. «La cosa per il momento si chiuse lì», conferma il protagonista. Jorge continua a lavorare nel laboratorio di analisi, completa i suoi studi, non parla ancora con nessuno della volontà di farsi prete. «Ho vissuto l’esperienza della solitudine, una “solitudine passiva” di quelle che si soffrono senza apparente motivo o per una crisi o per una perdita». È come se quella sconvolgente chiamata, accompagnata dall’esperienza della misericordia, avesse avuto bisogno di maturare.

Redazionehttps://www.spesalvi.it
SpeSalvi.it | Cultura e Informazione cattolica
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Si accorge di essere stato chiamato. Accade qualcosa che gli cambia la vita. A tal punto che decide di non ritrovarsi con gli amici che lo attendono alla stazione ferroviaria. Torna invece a casa, perché in cuor suo ha deciso di farsi prete.

«Durante quella confessione mi successe una cosa strana, non so dire che cosa, però mi ha cambiato la vita. Direi che mi son lasciato sorprendere con la guardia bassa», ha raccontato Bergoglio ai giornalisti Rubin e Ambrogetti nel libro “El Jesuita” (ora tradotto in Italia, “Papa Francesco”, Salani editore). «Fu la sorpresa, lo stupore di un incontro, mi resi conto che mi stavano aspettando. Questa è l’esperienza religiosa: lo stupore di incontrare qualcuno che ti sta aspettando. Da quel momento per me Dio divenne colui che ti “anticipa”. Tu lo stai cercando, ma è Lui a trovarti per per primo. Lo vuoi incontrare, ma è Lui che ti viene incontro per primo».

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Ma Bergoglio aggiunge anche un’altra caratteristica, destinata a diventare il cuore della sua attività di prete, di vescovo e ora di Papa. Non si fu infatti soltanto «lo stupore di un incontro» all’origine della vocazione religiosa, ma anche il modo misericordioso con cui Dio lo aveva chiamato.
Il suo ingresso in seminario non avviene subito dopo quella chiamata.

Passeranno infatti ancora quattro anni. La decisione era presa, ma mantenuta nel cuore, custodita e coltivata. «La cosa per il momento si chiuse lì», conferma il protagonista. Jorge continua a lavorare nel laboratorio di analisi, completa i suoi studi, non parla ancora con nessuno della volontà di farsi prete. «Ho vissuto l’esperienza della solitudine, una “solitudine passiva” di quelle che si soffrono senza apparente motivo o per una crisi o per una perdita». È come se quella sconvolgente chiamata, accompagnata dall’esperienza della misericordia, avesse avuto bisogno di maturare.

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