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La Vergine Maria: espressione del mistero pasquale applicato!

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Nulla ci scoraggi! Nessuna lotta ci faccia smarrire la speranza della Pace, perché se oggi abbiamo un mondo a colori, è perché un giorno si fece buio su tutta la terra!
Nulla ci scoraggi! Nessuna lotta ci faccia smarrire la speranza della Pace, perché se oggi abbiamo un mondo a colori, è perché un giorno si fece buio su tutta la terra!

Quando si parla di Maria c’è spesso la tendenza ad esagerare o a ricadere nel pietismo delle forme (degenerazione della pietà). Il Concilio Vaticano II ha richiamato più volte all’ordine, esortando nell’evitare gli eccessi: «Il concilio esorta caldamente i teologi e i predicatori della parola divina ad astenersi con ogni cura da qualunque falsa esagerazione, come pure dalla grettezza di mente, nel considerare la singolare dignità della Madre di Dio» (LG 67). Il dialogo intorno alla Madre di Dio – evidentemente – non può essere autarchico. Deve passare sempre attraverso il discorso di Cristo – rivelatore del Padre – che svela a sua volta il mistero della Madre sua.

La figura della Vergine Maria può essere contemplata da distinte angolature: svariati titoli che le vengono attribuiti e che ci permettono di svelarne – per via analogica – l’identità. Ci accostiamo alla sua figura, partendo da quello che più di frequente le viene conferito:Maria “Regina della Pace”!

Premessa fondamentale è che l’attribuzione di un titolo o di una definizione, non è mai limitativa, anzi, ci permette di cogliere maggiormente, una delle molteplici sfaccettature di questo meraviglioso e poliedrico diamante, che è la Madre di Dio. Maria, la donna di Nazareth – non solo in ordine alla grazia ricevuta nella sua concezione immacolata – ma anche a partire dalla sua stessa umanità; è capace di trasformare ogni singolo atto in atteggiamento virtuoso: dunque ogni titolo – non solo la descrive – ma ne compone la sua stessa identità.

Il tema della pace congiunto e declinato secondo la regalità di Maria, non può che trovare il suo fondamento nel mistero stesso del suo figlio! Lei risulta pienamente coinvolta in tutto il disegno trinitario della salvezza! Maria non è presente solo al momento dell’Incarnazione o a Natale – tempo in cui la chiesa era lei – ma anche nel dispiegarsi del ministero del Figlio suo, fino a divenire la discepola perfetta: mentre lo ascoltava insegnare dalla Cattedra della Croce.

È questo che la rende una “Donna trinitaria” e, con lei, diviene trinitaria la speranza della Pace. Maria è Regina della Pace, perché porta in grembo e, dà alla luce, il “Principe della Pace” (come sottolinea il profeta Isaia).

Essa che è prima madre nella fede e poi madre nell’utero, si rende Socia Salvatoris:socia del grande disegno di riconciliazione desiderato dal Padre e mediato dal Figlio nello Spirito Santo. In tal senso la Pace diviene – per elevazione – sinonimo di “riconciliazione”. Pace dunque vuol significare prima di ogni cosa: la riconciliazione tra Dio e la creazione tutta.

Maria accogliendo l’annuncio dell’Arcangelo Gabriele, confeziona pienamente in se stessa, il luogo più indicato per la riconciliazione; è lei il tribunale nel quale viene, finalmente, partorito l’accordo di pace: un accordo che sarà affisso, inchiodato, ma che per sempre rimarrà indelebile e non privo dei suoi effetti. In questo, Maria Vergine, costituisce la microstoria della salvezza, e con il suo “sì” i futuri giorni di Pasqua e di Pentecoste sono già sperimentati.

 Maria, a Cana come sotto la croce, collabora ancora alla pacificazione tra cielo e terra, ri-offrendo il Figlio al Padre: allo stesso che glielo aveva donato; lei così, è la prima espressione del mistero pasquale applicato!

Nel cenacolo attende con gli apostoli lo Spirito di Unità e di Pace, di Gioia e di Amore, e la Chiesa tutta la invoca, affinché si renda disponibile a intercedere presso il Padre con il Figlio, al fine di foraggiarla dello Spirito di Carità.

 La Vergine si colloca nella vita di ciascuno come quel punto di unione che permette di poter essere cementati l’un l’altro nel vincolo della Carità. Ecco il dono grande della Pace, che si riveste di Riconciliazione, certamente ardua, sofferente e claudicante.

 In fin dei conti, Maria stessa – a immagine del Figlio – non ci insegna solo come vivere ma anche come morire, perché l’esempio non viene dalla croce, ma da chi la porta: Cristo non è la vittima di un delitto irrisolto, ma è il Risorto.

Come si può notare, la Riconciliazione e la Pace trovano rifugio anche nella piccolezza di una donna: di una serva! Se riflettiamo un istante, quella mangiatoia non era anch’essa piccola e insignificante? Non era forse il luogo più umile del mondo? Certo! Se Cristo che era Re, fosse nato in un sontuoso castello, non tutti sarebbero potuti entrare; nella mangiatoia anche l’ultimo dei pastori non si è vergognato di accedervi. Il sì di Maria ha concepito l’ultimo degli esseri umani – che si è fatto ultimo appunto – per vigilare sull’ingresso del regno e chiuderne la porta, dopo essersi accertato che tutti fossero dentro!

Nulla ci scoraggi! Nessuna lotta ci faccia smarrire la speranza della Pace, perché se oggi abbiamo un mondo a colori, è perché un giorno si fece buio su tutta la terra! 

G. Gravante
Teologo della Liturgia. È docente di Liturgia presso l'Istituto di Musica Sacra e presso l'Istituto per la formazione laicale "J. Ratzinger" della Diocesi di Termoli-Larino. Nell'Arcidiocesi di Chieti-Vasto, è docente di Religione Cattolica. Ha studiato Filosofia e Teologia presso la Pontificia Università Lateranense; Archivistica Storica e Biblioteconomia presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e ha approfondito la propria formazione liturgica (attraverso seminari e corsi) presso i Pontifici Istituti Liturgici di "S. Anselmo" in Roma e di "S. Giustina" in Padova. È direttore del sito web di cultura e informazione cattolica SpeSalvi.it; collabora con diverse testate online di natura filosofico-teologico e con testate giornalistiche locali. Per Tau Editrice (febbraio 2016): Culmine e Fonte. L’evoluzione della Messa dal Concilio di Trento alla riforma del Vaticano II.

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La Vergine Maria: espressione del mistero pasquale applicato!

  

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Nulla ci scoraggi! Nessuna lotta ci faccia smarrire la speranza della Pace, perché se oggi abbiamo un mondo a colori, è perché un giorno si fece buio su tutta la terra!

Quando si parla di Maria c’è spesso la tendenza ad esagerare o a ricadere nel pietismo delle forme (degenerazione della pietà). Il Concilio Vaticano II ha richiamato più volte all’ordine, esortando nell’evitare gli eccessi: «Il concilio esorta caldamente i teologi e i predicatori della parola divina ad astenersi con ogni cura da qualunque falsa esagerazione, come pure dalla grettezza di mente, nel considerare la singolare dignità della Madre di Dio» (LG 67). Il dialogo intorno alla Madre di Dio – evidentemente – non può essere autarchico. Deve passare sempre attraverso il discorso di Cristo – rivelatore del Padre – che svela a sua volta il mistero della Madre sua.

La figura della Vergine Maria può essere contemplata da distinte angolature: svariati titoli che le vengono attribuiti e che ci permettono di svelarne – per via analogica – l’identità. Ci accostiamo alla sua figura, partendo da quello che più di frequente le viene conferito:Maria “Regina della Pace”!

Premessa fondamentale è che l’attribuzione di un titolo o di una definizione, non è mai limitativa, anzi, ci permette di cogliere maggiormente, una delle molteplici sfaccettature di questo meraviglioso e poliedrico diamante, che è la Madre di Dio. Maria, la donna di Nazareth – non solo in ordine alla grazia ricevuta nella sua concezione immacolata – ma anche a partire dalla sua stessa umanità; è capace di trasformare ogni singolo atto in atteggiamento virtuoso: dunque ogni titolo – non solo la descrive – ma ne compone la sua stessa identità.

Il tema della pace congiunto e declinato secondo la regalità di Maria, non può che trovare il suo fondamento nel mistero stesso del suo figlio! Lei risulta pienamente coinvolta in tutto il disegno trinitario della salvezza! Maria non è presente solo al momento dell’Incarnazione o a Natale – tempo in cui la chiesa era lei – ma anche nel dispiegarsi del ministero del Figlio suo, fino a divenire la discepola perfetta: mentre lo ascoltava insegnare dalla Cattedra della Croce.

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È questo che la rende una “Donna trinitaria” e, con lei, diviene trinitaria la speranza della Pace. Maria è Regina della Pace, perché porta in grembo e, dà alla luce, il “Principe della Pace” (come sottolinea il profeta Isaia).

Essa che è prima madre nella fede e poi madre nell’utero, si rende Socia Salvatoris:socia del grande disegno di riconciliazione desiderato dal Padre e mediato dal Figlio nello Spirito Santo. In tal senso la Pace diviene – per elevazione – sinonimo di “riconciliazione”. Pace dunque vuol significare prima di ogni cosa: la riconciliazione tra Dio e la creazione tutta.

Maria accogliendo l’annuncio dell’Arcangelo Gabriele, confeziona pienamente in se stessa, il luogo più indicato per la riconciliazione; è lei il tribunale nel quale viene, finalmente, partorito l’accordo di pace: un accordo che sarà affisso, inchiodato, ma che per sempre rimarrà indelebile e non privo dei suoi effetti. In questo, Maria Vergine, costituisce la microstoria della salvezza, e con il suo “sì” i futuri giorni di Pasqua e di Pentecoste sono già sperimentati.

 Maria, a Cana come sotto la croce, collabora ancora alla pacificazione tra cielo e terra, ri-offrendo il Figlio al Padre: allo stesso che glielo aveva donato; lei così, è la prima espressione del mistero pasquale applicato!

Nel cenacolo attende con gli apostoli lo Spirito di Unità e di Pace, di Gioia e di Amore, e la Chiesa tutta la invoca, affinché si renda disponibile a intercedere presso il Padre con il Figlio, al fine di foraggiarla dello Spirito di Carità.

 La Vergine si colloca nella vita di ciascuno come quel punto di unione che permette di poter essere cementati l’un l’altro nel vincolo della Carità. Ecco il dono grande della Pace, che si riveste di Riconciliazione, certamente ardua, sofferente e claudicante.

 In fin dei conti, Maria stessa – a immagine del Figlio – non ci insegna solo come vivere ma anche come morire, perché l’esempio non viene dalla croce, ma da chi la porta: Cristo non è la vittima di un delitto irrisolto, ma è il Risorto.

Come si può notare, la Riconciliazione e la Pace trovano rifugio anche nella piccolezza di una donna: di una serva! Se riflettiamo un istante, quella mangiatoia non era anch’essa piccola e insignificante? Non era forse il luogo più umile del mondo? Certo! Se Cristo che era Re, fosse nato in un sontuoso castello, non tutti sarebbero potuti entrare; nella mangiatoia anche l’ultimo dei pastori non si è vergognato di accedervi. Il sì di Maria ha concepito l’ultimo degli esseri umani – che si è fatto ultimo appunto – per vigilare sull’ingresso del regno e chiuderne la porta, dopo essersi accertato che tutti fossero dentro!

Nulla ci scoraggi! Nessuna lotta ci faccia smarrire la speranza della Pace, perché se oggi abbiamo un mondo a colori, è perché un giorno si fece buio su tutta la terra! 

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Teologo della Liturgia. È docente di Liturgia presso l'Istituto di Musica Sacra e presso l'Istituto per la formazione laicale "J. Ratzinger" della Diocesi di Termoli-Larino. Nell'Arcidiocesi di Chieti-Vasto, è docente di Religione Cattolica. Ha studiato Filosofia e Teologia presso la Pontificia Università Lateranense; Archivistica Storica e Biblioteconomia presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e ha approfondito la propria formazione liturgica (attraverso seminari e corsi) presso i Pontifici Istituti Liturgici di "S. Anselmo" in Roma e di "S. Giustina" in Padova. È direttore del sito web di cultura e informazione cattolica SpeSalvi.it; collabora con diverse testate online di natura filosofico-teologico e con testate giornalistiche locali. Per Tau Editrice (febbraio 2016): Culmine e Fonte. L’evoluzione della Messa dal Concilio di Trento alla riforma del Vaticano II.

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