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La tratta: una piaga nel corpo dell’umanità

Come la storia umana, la storia della salvezza è stata segnata da itineranze di diverso genere

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di: Andrea Lebra

Come la storia umana, la storia della salvezza è stata segnata da itineranze di diverso genere – migrazioni, esili, fughe, esodi –, tutte comunque motivate dalla speranza di un futuro migliore altrove. E anche quando l’itineranza è stata indotta con intenzioni criminali, come nel caso della tratta, non bisogna lasciarsi rubare la speranza di liberazione e di riscatto» (Papa Francesco, dalla Prefazione di «Luci sulle strade della speranza – Insegnamenti di papa Francesco su migranti, rifugiati e tratta», Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2018).

Orientamenti pastorali sulla tratta di persone” è il titolo di un pregevole documento redatto dalla “Sezione Migranti & Rifugiati” del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale e presentato giovedì 17 gennaio in Vaticano dai sottosegretari Michael Czerny S.I. e Fabio Baggio C.S.[1]

Nell’occasione è stata anche segnalata una raccolta di tutti i discorsi di papa Francesco sul tema “migranti, rifugiati e tratta” dal significativo titolo «Luci sulle strade della speranza».[2]

Frutto di un’intensa consultazione, avvenuta durante il 2018 su iniziativa della citata sezione, con vescovi, coordinatori pastorali, ricercatori, operatori professionisti e rappresentanti di organizzazioni impegnate nel settore specifico, gli «Orientamenti pastorali sulla tratta di persone», che non pretendono di essere esaustivi (n. 7), sono indirizzati – come si legge nella Prefazione – alle diocesi, alle parrocchie e alle congregazioni religiose, alle scuole e alle università, alle organizzazioni cattoliche ed altre organizzazioni della società civile e a qualsiasi altro gruppo disponibile a impegnarsi in questo campo.

Sono strutturati in dieci sezioni e analizzano, richiamando puntualmente il ricco magistero di papa Francesco, la cruda realtà del fenomeno della tratta di esseri umani sotto quattro angoli di visuale:

  • perché la tratta di persone e la persistenza della perversione della schiavitù nel XXI secolo (le cause della tratta);

  • perché la riluttanza a prendere atto dell’esistenza di una delle più gravi e diffuse violazioni della dignità umana (il riconoscimento della tratta);

  • come opera la tratta di persone (le dinamiche della tratta);

  • che cosa fare e come farlo per prevenire e contrastare la tratta e sostenere le vittime (le risposte alla tratta).

Le cause della tratta

Due le cause della tratta di persone individuate dal documento anche alla luce del magistero di papa Francesco: da un lato, la reificazione dell’essere umano e la contemporanea perversa e silenziosa accettazione del suo sfruttamento come mezzo per ottenere piacere e guadagno personale, dall’altro, l’esistenza di una forte domanda che, complici l’individualismo e l’egocentrismo che caratterizzano i nostri tempi e che inducono a considerare gli altri in una prospettiva meramente utilitaristica, sembra ignorare le sofferenze devastanti delle vittime.

Politiche e misure per combattere la tratta delle persone – si legge negli Orientamenti – devono mirare allo sviluppo umano integrale di tutte le persone e devono basarsi su di un approccio olistico che mette al centro le persone (n. 18). «Ogni anno migliaia di uomini, donne e bambini sono vittime innocenti dello sfruttamento lavorativo e sessuale e del traffico di organi, e sembra che ci siamo così abituati, da considerarla una cosa normale. Questo è brutto, è crudele, è criminale! Desidero richiamare l’impegno di tutti affinché questa piaga aberrante, forma di schiavitù moderna, sia adeguatamente contrastata».[3]

Quanto alla domanda, il documento afferma senza giri di parole che chi la genera condivide personalmente la responsabilità dell’impatto distruttivo del suo comportamento (n. 20) sulla dignità altrui. «Se ci sono tante ragazze vittime della tratta che finiscono sulle strade delle nostre città, è perché molti uomini qui – giovani, di mezza età, anziani – richiedono questi servizi e sono disposti a pagare per il loro piacere. Mi chiedo allora, sono davvero i trafficanti la causa principale della tratta? Io credo che la causa principale sia l’egoismo senza scrupoli di tante persone ipocrite del nostro mondo. Certo, arrestare i trafficanti è un dovere di giustizia. Ma la vera soluzione è la conversione dei cuori, il taglio della domanda per prosciugare il mercato».[4]

Come la Chiesa è impegnata ovunque a denunciare la mercificazione e lo sfruttamento delle persone, che sono una conseguenza di quella «cultura dello scarto» legata indissolubilmente al «dio denaro» (n. 19), così le comunità cristiane sono chiamate a supportare ogni iniziativa tesa a ridurre e/o ad eliminare la «domanda» che genera la filiera dello sfruttamento della tratta di persone (n. 22).

Il riconoscimento della tratta

Per essere in grado di contribuire a prevenire e contrastare efficacemente la tratta offrendo contemporaneamente aiuto e sostegno alle vittime, la prima cosa da fare è «aprire gli occhi» su di essa e smetterla di fingere di non vedere.

Va preso atto che, nonostante gli impegni presi pubblicamente da istituzioni statali e organizzazioni della società civile e nonostante la realizzazione di numerose campagne di sensibilizzazione, vi è ancora una grande ignoranza sulla natura e sulla vastità della tratta di persone (n. 23).

È di tutta evidenza che, finché il crimine della tratta di persone continuerà a rimanere nascosto e ignorato dai più, i trafficanti continueranno sostanzialmente ad agire pressoché impuniti (n. 27) e la società civile, nonché le istituzioni pubbliche, a disinteressarsi del problema. Tutti invece dobbiamo «aprire gli occhi, vedere la miseria di coloro che sono completamente privati della loro dignità e della loro libertà, e ascoltare il loro grido di aiuto».[5]

Anche a questo riguardo, Francesco ha usato parole di grande verità. «Sicuramente sul tema della tratta c’è molta ignoranza. Ma a volte pare ci sia anche poca volontà di comprendere la portata del problema. Perché? Perché tocca da vicino le nostre coscienze, perché è scabroso, perché ci fa vergognare. C’è poi chi, pur conoscendolo, non ne vuole parlare perché si trova alla fine della “filiera del consumo”, quale utilizzatore dei “servizi” che vengono offerti sulla strada o su internet».[6]

Per le comunità cristiane, un primo concreto e decisivo impegno «è porre in azione una strategia che permetta una conoscenza importante del tema, rompendo quel velo di indifferenza che sembra gravare sul destino di questa porzione dell’umanità che soffre, che sta soffrendo».[7]

Le vittime sopravissute alla tratta vanno incoraggiate – ma non obbligate – a partecipare alle azioni penali contro i loro sfruttatori. Chi accetta di farlo deve ricevere una protezione adeguata. E va evitato qualsiasi elemento che possa causare alla vittima ulteriore stress o paura (n. 27).

Originale: Settimana News
Redazionehttps://www.spesalvi.it
SpeSalvi.it | Cultura e Informazione cattolica

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Come la storia umana, la storia della salvezza è stata segnata da itineranze di diverso genere

  

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di: Andrea Lebra

Come la storia umana, la storia della salvezza è stata segnata da itineranze di diverso genere – migrazioni, esili, fughe, esodi –, tutte comunque motivate dalla speranza di un futuro migliore altrove. E anche quando l’itineranza è stata indotta con intenzioni criminali, come nel caso della tratta, non bisogna lasciarsi rubare la speranza di liberazione e di riscatto» (Papa Francesco, dalla Prefazione di «Luci sulle strade della speranza – Insegnamenti di papa Francesco su migranti, rifugiati e tratta», Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2018).

Orientamenti pastorali sulla tratta di persone” è il titolo di un pregevole documento redatto dalla “Sezione Migranti & Rifugiati” del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale e presentato giovedì 17 gennaio in Vaticano dai sottosegretari Michael Czerny S.I. e Fabio Baggio C.S.[1]

Nell’occasione è stata anche segnalata una raccolta di tutti i discorsi di papa Francesco sul tema “migranti, rifugiati e tratta” dal significativo titolo «Luci sulle strade della speranza».[2]

Frutto di un’intensa consultazione, avvenuta durante il 2018 su iniziativa della citata sezione, con vescovi, coordinatori pastorali, ricercatori, operatori professionisti e rappresentanti di organizzazioni impegnate nel settore specifico, gli «Orientamenti pastorali sulla tratta di persone», che non pretendono di essere esaustivi (n. 7), sono indirizzati – come si legge nella Prefazione – alle diocesi, alle parrocchie e alle congregazioni religiose, alle scuole e alle università, alle organizzazioni cattoliche ed altre organizzazioni della società civile e a qualsiasi altro gruppo disponibile a impegnarsi in questo campo.

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  • perché la tratta di persone e la persistenza della perversione della schiavitù nel XXI secolo (le cause della tratta);

  • perché la riluttanza a prendere atto dell’esistenza di una delle più gravi e diffuse violazioni della dignità umana (il riconoscimento della tratta);

  • come opera la tratta di persone (le dinamiche della tratta);

  • che cosa fare e come farlo per prevenire e contrastare la tratta e sostenere le vittime (le risposte alla tratta).

Le cause della tratta

Due le cause della tratta di persone individuate dal documento anche alla luce del magistero di papa Francesco: da un lato, la reificazione dell’essere umano e la contemporanea perversa e silenziosa accettazione del suo sfruttamento come mezzo per ottenere piacere e guadagno personale, dall’altro, l’esistenza di una forte domanda che, complici l’individualismo e l’egocentrismo che caratterizzano i nostri tempi e che inducono a considerare gli altri in una prospettiva meramente utilitaristica, sembra ignorare le sofferenze devastanti delle vittime.

Politiche e misure per combattere la tratta delle persone – si legge negli Orientamenti – devono mirare allo sviluppo umano integrale di tutte le persone e devono basarsi su di un approccio olistico che mette al centro le persone (n. 18). «Ogni anno migliaia di uomini, donne e bambini sono vittime innocenti dello sfruttamento lavorativo e sessuale e del traffico di organi, e sembra che ci siamo così abituati, da considerarla una cosa normale. Questo è brutto, è crudele, è criminale! Desidero richiamare l’impegno di tutti affinché questa piaga aberrante, forma di schiavitù moderna, sia adeguatamente contrastata».[3]

Quanto alla domanda, il documento afferma senza giri di parole che chi la genera condivide personalmente la responsabilità dell’impatto distruttivo del suo comportamento (n. 20) sulla dignità altrui. «Se ci sono tante ragazze vittime della tratta che finiscono sulle strade delle nostre città, è perché molti uomini qui – giovani, di mezza età, anziani – richiedono questi servizi e sono disposti a pagare per il loro piacere. Mi chiedo allora, sono davvero i trafficanti la causa principale della tratta? Io credo che la causa principale sia l’egoismo senza scrupoli di tante persone ipocrite del nostro mondo. Certo, arrestare i trafficanti è un dovere di giustizia. Ma la vera soluzione è la conversione dei cuori, il taglio della domanda per prosciugare il mercato».[4]

Come la Chiesa è impegnata ovunque a denunciare la mercificazione e lo sfruttamento delle persone, che sono una conseguenza di quella «cultura dello scarto» legata indissolubilmente al «dio denaro» (n. 19), così le comunità cristiane sono chiamate a supportare ogni iniziativa tesa a ridurre e/o ad eliminare la «domanda» che genera la filiera dello sfruttamento della tratta di persone (n. 22).

Il riconoscimento della tratta

Per essere in grado di contribuire a prevenire e contrastare efficacemente la tratta offrendo contemporaneamente aiuto e sostegno alle vittime, la prima cosa da fare è «aprire gli occhi» su di essa e smetterla di fingere di non vedere.

Va preso atto che, nonostante gli impegni presi pubblicamente da istituzioni statali e organizzazioni della società civile e nonostante la realizzazione di numerose campagne di sensibilizzazione, vi è ancora una grande ignoranza sulla natura e sulla vastità della tratta di persone (n. 23).

È di tutta evidenza che, finché il crimine della tratta di persone continuerà a rimanere nascosto e ignorato dai più, i trafficanti continueranno sostanzialmente ad agire pressoché impuniti (n. 27) e la società civile, nonché le istituzioni pubbliche, a disinteressarsi del problema. Tutti invece dobbiamo «aprire gli occhi, vedere la miseria di coloro che sono completamente privati della loro dignità e della loro libertà, e ascoltare il loro grido di aiuto».[5]

Anche a questo riguardo, Francesco ha usato parole di grande verità. «Sicuramente sul tema della tratta c’è molta ignoranza. Ma a volte pare ci sia anche poca volontà di comprendere la portata del problema. Perché? Perché tocca da vicino le nostre coscienze, perché è scabroso, perché ci fa vergognare. C’è poi chi, pur conoscendolo, non ne vuole parlare perché si trova alla fine della “filiera del consumo”, quale utilizzatore dei “servizi” che vengono offerti sulla strada o su internet».[6]

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