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“La sofferenza non è un valore in sé. L’amore trasforma ogni cosa”

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Udienza di Francesco ai Silenziosi Operai della Croce e al Centro Volontari della Sofferenza fondati da Novarese: “Ci sono modi giusti e sbagliati di vivere il dolore”

09-croce-di-cristo

IACOPO SCARAMUZZI
CITTÀ DEL VATICANO

“La sofferenza non è un valore in se stessa, ma una realtà che Gesù ci insegna a vivere con l’atteggiamento giusto. Ci sono, infatti modi giusti e modi sbagliati di vivere il dolore e la sofferenza”. Lo ha affermato papa Francesco nel ricevere in udienza ai Silenziosi Operai della Croce e al Centro Volontari della Sofferenza, due realtà ecclesiali che lavorano con gli ammalati e i sofferenti, in occasione del centenario della nascita del fondatore, il beato Luigi Novarese.

“Vorrei ricordare con voi una delle beatitudini: ‘Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati’”, ha detto Jorge Magio Bergoglio. Ad ascoltarlo, in aula “Paolo VI”, 5mila tra malati, disabili e volontari. “Con questa parola profetica Gesù si riferisce a una condizione della vita terrena che non manca a nessuno. C’è chi piange perché non ha salute, chi piange perché è solo o incompreso… I motivi della sofferenza sono tanti. Gesù ha sperimentato in questo mondo l’afflizione e l’umiliazione. Ha raccolto le sofferenze umane, le ha assunte nella sua carne, le ha vissute fino in fondo una per una. Ha conosciuto ogni tipo di afflizione, quelle morali e quelle fisiche: ha provato la fame e la fatica, l’amarezza dell’incomprensione, è stato tradito e abbandonato, flagellato e crocifisso. Ma – ha puntualizzato il Papa – dicendo ‘beati quelli che sono nel pianto’, Gesù non intende dichiarare felice una condizione sfavorevole e gravosa della vita. La sofferenza non è un valore in se stessa, ma una realtà che Gesù ci insegna a vivere con l’atteggiamento giusto. Ci sono, infatti modi giusti e modi sbagliati di vivere il dolore e la sofferenza. Un atteggiamento sbagliato è quello di vivere il dolore in maniera passiva, lasciandosi andare con inerzia e rassegnandosi. Anche la reazione della ribellione e del rifiuto non è un atteggiamento giusto. Gesù ci insegna a vivere il dolore accettando la realtà della vita con fiducia e speranza, mettendo l’amore di Dio e del prossimo anche nella sofferenza: e l’amore trasforma ogni cosa”.

Papa Francesco ha ricordato la figura di don Luigi Novarese (1914-1984) definendolo “sacerdote innamorato di Cristo e della Chiesa e zelante apostolo dei malati”. “La sua personale esperienza di sofferenza, vissuta nell’infanzia, lo rese molto sensibile al dolore umano”, ha sottolineato. Sacerdote piemontese, beatificato un anno fa in una messa presieduta dal cardinale Tarcisio Bertone, Novarese da bambino era stato colpito da tubercolosi ossea. Una volta guarito, si fa prete (lavorerà anche in Segreteria di Stato vaticana, su invito dell’allora sostituto monsignor Giovanni Battista Montini), studia diritto canonico e fonda numerose opere per gli ammalati e i disabili. “Egli – ha ricordato il Papa – diceva sempre: ‘Gli ammalati devono sentirsi gli autori del proprio apostolato’. Una persona ammalata, disabile, può diventare sostegno e luce per altri sofferenti, trasformando così l’ambiente in cui vive. Con questo carisma voi siete un dono per la Chiesa. Le vostre sofferenze, come le piaghe di Gesù, da una parte sono scandalo per la fede, ma dall’altra sono verifica della fede, segno che Dio è Amore, è fedele, è misericordioso, è consolatore. Uniti a Cristo risorto voi siete soggetti attivi dell’opera di salvezza ed evangelizzazione”. Dopo la benedizione finale, un affidamento a Maria: “Lei sa, lei conosce le sofferenze e ci aiuta sempre nei momenti più difficili”.

Redazionehttps://www.spesalvi.it
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“La sofferenza non è un valore in se stessa, ma una realtà che Gesù ci insegna a vivere con l’atteggiamento giusto. Ci sono, infatti modi giusti e modi sbagliati di vivere il dolore e la sofferenza”. Lo ha affermato papa Francesco nel ricevere in udienza ai Silenziosi Operai della Croce e al Centro Volontari della Sofferenza, due realtà ecclesiali che lavorano con gli ammalati e i sofferenti, in occasione del centenario della nascita del fondatore, il beato Luigi Novarese.

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“Vorrei ricordare con voi una delle beatitudini: ‘Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati’”, ha detto Jorge Magio Bergoglio. Ad ascoltarlo, in aula “Paolo VI”, 5mila tra malati, disabili e volontari. “Con questa parola profetica Gesù si riferisce a una condizione della vita terrena che non manca a nessuno. C’è chi piange perché non ha salute, chi piange perché è solo o incompreso… I motivi della sofferenza sono tanti. Gesù ha sperimentato in questo mondo l’afflizione e l’umiliazione. Ha raccolto le sofferenze umane, le ha assunte nella sua carne, le ha vissute fino in fondo una per una. Ha conosciuto ogni tipo di afflizione, quelle morali e quelle fisiche: ha provato la fame e la fatica, l’amarezza dell’incomprensione, è stato tradito e abbandonato, flagellato e crocifisso. Ma – ha puntualizzato il Papa – dicendo ‘beati quelli che sono nel pianto’, Gesù non intende dichiarare felice una condizione sfavorevole e gravosa della vita. La sofferenza non è un valore in se stessa, ma una realtà che Gesù ci insegna a vivere con l’atteggiamento giusto. Ci sono, infatti modi giusti e modi sbagliati di vivere il dolore e la sofferenza. Un atteggiamento sbagliato è quello di vivere il dolore in maniera passiva, lasciandosi andare con inerzia e rassegnandosi. Anche la reazione della ribellione e del rifiuto non è un atteggiamento giusto. Gesù ci insegna a vivere il dolore accettando la realtà della vita con fiducia e speranza, mettendo l’amore di Dio e del prossimo anche nella sofferenza: e l’amore trasforma ogni cosa”.

Papa Francesco ha ricordato la figura di don Luigi Novarese (1914-1984) definendolo “sacerdote innamorato di Cristo e della Chiesa e zelante apostolo dei malati”. “La sua personale esperienza di sofferenza, vissuta nell’infanzia, lo rese molto sensibile al dolore umano”, ha sottolineato. Sacerdote piemontese, beatificato un anno fa in una messa presieduta dal cardinale Tarcisio Bertone, Novarese da bambino era stato colpito da tubercolosi ossea. Una volta guarito, si fa prete (lavorerà anche in Segreteria di Stato vaticana, su invito dell’allora sostituto monsignor Giovanni Battista Montini), studia diritto canonico e fonda numerose opere per gli ammalati e i disabili. “Egli – ha ricordato il Papa – diceva sempre: ‘Gli ammalati devono sentirsi gli autori del proprio apostolato’. Una persona ammalata, disabile, può diventare sostegno e luce per altri sofferenti, trasformando così l’ambiente in cui vive. Con questo carisma voi siete un dono per la Chiesa. Le vostre sofferenze, come le piaghe di Gesù, da una parte sono scandalo per la fede, ma dall’altra sono verifica della fede, segno che Dio è Amore, è fedele, è misericordioso, è consolatore. Uniti a Cristo risorto voi siete soggetti attivi dell’opera di salvezza ed evangelizzazione”. Dopo la benedizione finale, un affidamento a Maria: “Lei sa, lei conosce le sofferenze e ci aiuta sempre nei momenti più difficili”.

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