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La Settimana Santa e lo sguardo del Crocifisso di San Marcello

Dopo l’esposizione per la preghiera del 27 marzo in Piazza San Pietro, l’effigie miracolosa venerata dai romani torna al centro delle liturgie

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Dopo l’esposizione per la preghiera del 27 marzo in Piazza San Pietro, l’effigie miracolosa venerata dai romani torna al centro delle liturgie

VATICAN NEWS

La Settimana Santa, il tempo liturgico più importante dell’anno, inizia in San Pietro sotto lo sguardo del Crocifisso di San Marcello, collocato al centro, sullo sfondo. È il Crocifisso miracoloso, scampato all’incendio del 1519 e portato dal popolo in processione per fermare la peste. Quella scultura lignea datata al tardo Trecento, ha attraversato tante volte la città di Roma. Prima di oggi, l’ultima volta era stato vent’anni fa, quando san Giovanni Paolo II l’aveva voluto nella Basilica Vaticana per la Giornata del perdono, durante il Giubileo del 2000. Papa Francesco aveva prima deciso di fargli visita per pregare in questo drammatico momento, poi l’ha voluto presente nella Piazza San Pietro vuota per la Statio Orbis, la preghiera da lui presieduta per implorare la fine della pandemia.

Venerdì 27 marzo, com’è noto, pioveva. E il Crocifisso, l’immagine alla quale hanno guardato insieme al Vescovo di Roma decine di milioni di persone collegate attraverso la tv e il web, pur essendo collocato a ridosso della facciata della Basilica, è stato raggiunto dalla pioggia. Come si è potuto ben vedere, grazie al suo riapparire al centro della liturgia della Messa delle Palme, l’opera non ha subito danni gravi o significativi, al contrario di quanto invece affermato da alcuni. Sono stati eseguiti soltanto piccoli ritocchi, effettuati nell’arco di una mattinata dagli esperti restauratori dei Musei Vaticani in accordo con la Sovrintendenza italiana. I ritocchi hanno riguardato piccoli distacchi, legati anche a problemi di movimentazione, e in parte preesistenti. Questi minimi e rapidi interventi hanno messo in sicurezza l’opera, che dopo le celebrazioni di Pasqua potrà far ritorno nella chiesa di San Marcello al Corso.

Nella tradizione cristiana l’arte e la bellezza hanno sempre avuto un ruolo fondamentale, per aiutare ad entrare nel mistero, nella celebrazione liturgica, nella preghiera, nella conoscenza della Scrittura. Il Crocifisso è un’opera che ha attraversato la storia della Città Eterna caricandosi di dolore, preghiere, speranze, devozione. È stato un punto di riferimento in momenti particolarmente drammatici della vita dei romani nei secoli scorsi. Per questo la sua presenza in Piazza San Pietro il 27 marzo, e ora all’interno della Basilica per i riti della Pasqua, ha un profondo significato. Tante persone nel mondo, in questo momento di dolore con decine di migliaia di vittime della pandemia, l’hanno immediatamente compreso.

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Venerdì 27 marzo, com’è noto, pioveva. E il Crocifisso, l’immagine alla quale hanno guardato insieme al Vescovo di Roma decine di milioni di persone collegate attraverso la tv e il web, pur essendo collocato a ridosso della facciata della Basilica, è stato raggiunto dalla pioggia. Come si è potuto ben vedere, grazie al suo riapparire al centro della liturgia della Messa delle Palme, l’opera non ha subito danni gravi o significativi, al contrario di quanto invece affermato da alcuni. Sono stati eseguiti soltanto piccoli ritocchi, effettuati nell’arco di una mattinata dagli esperti restauratori dei Musei Vaticani in accordo con la Sovrintendenza italiana. I ritocchi hanno riguardato piccoli distacchi, legati anche a problemi di movimentazione, e in parte preesistenti. Questi minimi e rapidi interventi hanno messo in sicurezza l’opera, che dopo le celebrazioni di Pasqua potrà far ritorno nella chiesa di San Marcello al Corso.

Nella tradizione cristiana l’arte e la bellezza hanno sempre avuto un ruolo fondamentale, per aiutare ad entrare nel mistero, nella celebrazione liturgica, nella preghiera, nella conoscenza della Scrittura. Il Crocifisso è un’opera che ha attraversato la storia della Città Eterna caricandosi di dolore, preghiere, speranze, devozione. È stato un punto di riferimento in momenti particolarmente drammatici della vita dei romani nei secoli scorsi. Per questo la sua presenza in Piazza San Pietro il 27 marzo, e ora all’interno della Basilica per i riti della Pasqua, ha un profondo significato. Tante persone nel mondo, in questo momento di dolore con decine di migliaia di vittime della pandemia, l’hanno immediatamente compreso.

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