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La santità, questa sconosciuta

L’appello alle coscienze

- Advertisement -
di: Vinicio Albanesi

Nel mondo religioso cattolico si è iniziato a parlare, già da molti anni, di secolarizzazione. La riflessione era dettata da constatazioni oggettive: allontanamento dalla fede, mancanza di frequenza religiosa, non ricezione dei sacramenti, scarsezza delle vocazioni. La stessa esperienza di periferia (nelle parrocchie) suggerisce il cambiamento radicale che appare irreversibile.

Aggravandosi la situazione, la domanda logica è stata chiedersi: che cosa è successo? perché l’indifferenza e il rifiuto della religiosità? E soprattutto come reagire?

Gli studi e le riflessioni sono stati molti: di tipo sociologico, filosofico, etico, pastorale, basate anche su ricerche statistiche. Naturalmente nessuna ricerca statistica può determinare la qualità della “fede”; si misurano le condotte esterne, che presumono, anche se non determinano, la religiosità delle persone.

È rimasta celebre e diffusa la lettura del sociologo polacco Z. Bauman, recentemente scomparso, che ha scritto di «modernità liquida», alla quale ha fatto seguito una «vita liquida».

Secondo il sociologo, nella cultura di liquidità tutto è praticamente possibile. Se tutto è possibile, ne consegue che nulla è certo, da cui la paura diffusa. Le persone oggi vanno alla ricerca di punti fermi, che purtroppo non trovano. Non trovando una via d’uscita non sanno immaginarsi il futuro per sé e per l’umanità.

Filosoficamente, è stato fatto notare che l’allontanamento dalla religiosità è iniziato già da vari secoli. L’inizio è stato individuato in Cartesio, con la celebre formula cogito, ergo sum: penso, quindi sono: la soggettività è l’unico bene al quale nessuno può accedere. Dio diventa un momento dell’attuazione di sé.

Nel corso dei secoli il soggettivismo è diventato il criterio della lettura e dell’interpretazione del mondo. Da cui l’autonomia politica, morale, religiosa. La religiosità viene relegata nella sfera privata, con sintesi personalizzate.

Anche l’approccio morale è stato individualizzato. Lo schema classico dei vizi capitali è ormai insufficiente. Sono stati enumerati, come esempi, nuovi vizi capitali: consumismo, conformismo, spudoratezza, sessomania, sociopatia, diniego, vuoto.

Come si è reagito

Alle vicende del degrado religioso, una prima risposta cattolica è stata ridefinire la dottrina. A partire dagli anni ’80 una serie di Catechismi sono stati formulati da diverse Chiese d’occidente. Ricordiamo il Catechismo della Conferenza episcopale tedesca (1985); il Catechismo degli adulti della Conferenza episcopale francese (1982); il Catechismo della Chiesa italiana (1995). Nel 1992 era stato pubblicato il Catechismo della Chiesa cattolica voluto da Giovanni Paolo II (1992 – stesura definitiva 1997).

Per la verità, in anteprima assoluta fu pubblicato il Catechismo della Chiesa olandese (1966), sottoposto all’esame di una Commissione cardinalizia costituita da Paolo VI, con la richiesta di revisione su quattordici punti controversi.

Con stili e approcci diversi si pensò di riaffermare la dottrina per combattere la “deriva” che la società occidentale stava vivendo.

In periferia si è assistito allo svuotamento delle Chiese, all’allontanamento dai sacramenti, alle convivenze, alle nozze civili, ai divorzi. La stessa organizzazione delle parrocchie ha subìto profonde revisioni: soppressione e accorpamento delle parrocchie, abbandono di luoghi di culto. Vocazioni religiose scarse, abbandoni significativi.

Il sorgere dei movimenti ha in parte reagito a tale condizione, riservando spazi di riflessione e di nutrimento della fede, anche se non hanno invertito la tendenza della cultura dominante, estranea alla fede.

Resistono tradizioni popolari, purché accompagnate da eventi che rendono le azioni liturgiche “appetibili”: processioni-passeggiate; messe in spiaggia all’alba, rievocazioni storiche; intercessioni che nascono da interessi profani (venerazione dei santi e della Madonna, venerdì di passione, giochi e benedizioni).

Gli studi teologici, biblici, morali, liturgici non hanno contribuito né alla lettura, né a visioni pastorali utili alla crisi religiosa: blindati nella dottrina, gli studiosi hanno continuato la ricerca, diventata sempre più appannaggio di pochi eletti. Lo stesso linguaggio, in alcuni passaggi di arrotamento, esige preparazione superspecializzata, né sempre comprensibile.

Originale: Settimana News
Redazionehttps://www.spesalvi.it
SpeSalvi.it | Cultura e Informazione cattolica

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L’appello alle coscienze

  

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Nel mondo religioso cattolico si è iniziato a parlare, già da molti anni, di secolarizzazione. La riflessione era dettata da constatazioni oggettive: allontanamento dalla fede, mancanza di frequenza religiosa, non ricezione dei sacramenti, scarsezza delle vocazioni. La stessa esperienza di periferia (nelle parrocchie) suggerisce il cambiamento radicale che appare irreversibile.

Aggravandosi la situazione, la domanda logica è stata chiedersi: che cosa è successo? perché l’indifferenza e il rifiuto della religiosità? E soprattutto come reagire?

Gli studi e le riflessioni sono stati molti: di tipo sociologico, filosofico, etico, pastorale, basate anche su ricerche statistiche. Naturalmente nessuna ricerca statistica può determinare la qualità della “fede”; si misurano le condotte esterne, che presumono, anche se non determinano, la religiosità delle persone.

È rimasta celebre e diffusa la lettura del sociologo polacco Z. Bauman, recentemente scomparso, che ha scritto di «modernità liquida», alla quale ha fatto seguito una «vita liquida».

Secondo il sociologo, nella cultura di liquidità tutto è praticamente possibile. Se tutto è possibile, ne consegue che nulla è certo, da cui la paura diffusa. Le persone oggi vanno alla ricerca di punti fermi, che purtroppo non trovano. Non trovando una via d’uscita non sanno immaginarsi il futuro per sé e per l’umanità.

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Filosoficamente, è stato fatto notare che l’allontanamento dalla religiosità è iniziato già da vari secoli. L’inizio è stato individuato in Cartesio, con la celebre formula cogito, ergo sum: penso, quindi sono: la soggettività è l’unico bene al quale nessuno può accedere. Dio diventa un momento dell’attuazione di sé.

Nel corso dei secoli il soggettivismo è diventato il criterio della lettura e dell’interpretazione del mondo. Da cui l’autonomia politica, morale, religiosa. La religiosità viene relegata nella sfera privata, con sintesi personalizzate.

Anche l’approccio morale è stato individualizzato. Lo schema classico dei vizi capitali è ormai insufficiente. Sono stati enumerati, come esempi, nuovi vizi capitali: consumismo, conformismo, spudoratezza, sessomania, sociopatia, diniego, vuoto.

Come si è reagito

Alle vicende del degrado religioso, una prima risposta cattolica è stata ridefinire la dottrina. A partire dagli anni ’80 una serie di Catechismi sono stati formulati da diverse Chiese d’occidente. Ricordiamo il Catechismo della Conferenza episcopale tedesca (1985); il Catechismo degli adulti della Conferenza episcopale francese (1982); il Catechismo della Chiesa italiana (1995). Nel 1992 era stato pubblicato il Catechismo della Chiesa cattolica voluto da Giovanni Paolo II (1992 – stesura definitiva 1997).

Per la verità, in anteprima assoluta fu pubblicato il Catechismo della Chiesa olandese (1966), sottoposto all’esame di una Commissione cardinalizia costituita da Paolo VI, con la richiesta di revisione su quattordici punti controversi.

Con stili e approcci diversi si pensò di riaffermare la dottrina per combattere la “deriva” che la società occidentale stava vivendo.

In periferia si è assistito allo svuotamento delle Chiese, all’allontanamento dai sacramenti, alle convivenze, alle nozze civili, ai divorzi. La stessa organizzazione delle parrocchie ha subìto profonde revisioni: soppressione e accorpamento delle parrocchie, abbandono di luoghi di culto. Vocazioni religiose scarse, abbandoni significativi.

Il sorgere dei movimenti ha in parte reagito a tale condizione, riservando spazi di riflessione e di nutrimento della fede, anche se non hanno invertito la tendenza della cultura dominante, estranea alla fede.

Resistono tradizioni popolari, purché accompagnate da eventi che rendono le azioni liturgiche “appetibili”: processioni-passeggiate; messe in spiaggia all’alba, rievocazioni storiche; intercessioni che nascono da interessi profani (venerazione dei santi e della Madonna, venerdì di passione, giochi e benedizioni).

Gli studi teologici, biblici, morali, liturgici non hanno contribuito né alla lettura, né a visioni pastorali utili alla crisi religiosa: blindati nella dottrina, gli studiosi hanno continuato la ricerca, diventata sempre più appannaggio di pochi eletti. Lo stesso linguaggio, in alcuni passaggi di arrotamento, esige preparazione superspecializzata, né sempre comprensibile.

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