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“La ricchezza è nascosta nelle piccole cose di ogni giorno” 

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All’Angelus Francesco ricorda «i tanti volti provati dalla vita, ma nobili e sorridenti» incontrati in Myanmar e Bangladesh. E lancia un appello per l’Honduras perché «superi pacificamente le difficoltà»
GIACOMO GALEAZZI
CITTÀ DEL VATICANO
 

Francesco raccomanda all’Angelus di «avere uno sguardo di comprensione per riconoscere sia le miserie e le povertà degli individui e della società, sia la ricchezza nascosta nelle piccole cose di ogni giorno, proprio lì dove il Signore ci ha posto». Nell’introdurre la preghiera mariana recitata con 15mila fedeli e pellegrini riuniti a piazza San Pietro, il Pontefice ricorda che oggi inizia il cammino dell’Avvento, che culminerà nel Natale. Poi aggiunge: «Questa notte sono rientrato dal viaggio apostolico in Myanmar e Bangladesh. Ringrazio tutti coloro che mi hanno accompagnato con la preghiera, e invito ad unirsi al mio rendimento di grazie al Signore, che mi ha concesso di incontrare quelle popolazioni, in particolare le comunità cattoliche, e di essere edificato dalla loro testimonianza. È impresso in me il ricordo di tanti volti provati dalla vita, ma nobili e sorridenti. Li porto tutti nel cuore e nella preghiera». 

 

 

La piazza applaude in risposta alle parole del Papa, che esorta ad essere attenti agli altri e al mondo contro le crudeltà e le delusioni, senza lasciarsi vincere dalla vanità. L’Avvento, evidenzia il Pontefice, «è il tempo che ci è dato per accogliere il Signore che ci viene incontro, per verificare il nostro desiderio di Dio, per guardare avanti e prepararci al ritorno di Cristo che ritornerà a noi nella festa del Natale, quando faremo memoria della sua venuta storica nell’umiltà della condizione umana».  

 

Egli, aggiunge Francesco, «viene dentro di noi ogni volta che siamo disposti a riceverlo, e verrà di nuovo alla fine dei tempi per giudicare i vivi e i morti. Per questo dobbiamo sempre essere vigilanti e attendere il Signore con la speranza di incontrarlo». La liturgia odierna, infatti, «ci introduce proprio in questo suggestivo tema della vigilanza e dell’attesa». Nel Vangelo, sottolinea Jorge Mario Bergoglio, «Gesù ci esorta a fare attenzione e a vegliare, per essere pronti ad accoglierlo nel momento del suo ritorno».  

 

«La persona che fa attenzione è quella che, nel rumore del mondo, non si lascia travolgere dalla distrazione o dalla superficialità, ma vive in maniera piena e consapevole, con una preoccupazione rivolta anzitutto agli altri», afferma il Papa. Quindi, «con questo atteggiamento ci rendiamo conto delle lacrime e delle necessità del prossimo e possiamo coglierne anche le capacità e le qualità umane e spirituali». 

 

«La persona attenta – prosegue Bergoglio – si rivolge anche al mondo, cercando di contrastare l’indifferenza e la crudeltà presenti in esso, e rallegrandosi dei tesori di bellezza che pure esistono e vanno custoditi». Inoltre «la persona vigilante è quella che accoglie l’invito a vegliare, cioè a non lasciarsi sopraffare dal sonno dello scoraggiamento, della mancanza di speranza, della delusione» e, nello stesso tempo, «respinge la sollecitazione delle tante vanità di cui trabocca il mondo e dietro alle quali, a volte, si sacrificano tempo e serenità personale e familiare». 

 

Si tratta della «esperienza dolorosa» del popolo di Israele, raccontata dal profeta Isaia: «Dio sembrava aver lasciato vagare il suo popolo lontano dalle sue vie»; ma questo era «un effetto dell’infedeltà del popolo stesso, anche noi ci troviamo spesso in questa situazione di infedeltà alla chiamata del Signore: Egli ci indica la via buona, la via della fede e dell’amore, ma noi cerchiamo la nostra felicità da un’altra parte», sottolinea Francesco. Che esorta dunque ad «essere attenti e vigilanti»: questi, dice, «sono i presupposti per non continuare a vagare lontano dalle vie del Signore, smarriti nei nostri peccati e nelle nostre infedeltà; sono le condizioni per permettere a Dio di irrompere nella nostra esistenza, per restituirle significato e valore con la sua presenza piena di bontà e di tenerezza».  

 

Il Pontefice invoca «Maria Santissima, modello nell’attesa di Dio e icona della vigilanza, ci guidi incontro al suo figlio Gesù, ravvivando il nostro amore per Lui».  

 

Dopo l’Angelus, indirizza un pensiero ai fedeli e in particolare alla popolazione dell’Honduras «perché possa superare in maniera pacifica l’attuale momento di difficoltà». Il riferimento è alle proteste nel Paese dopo il ballottaggio di domenica scorsa alle presidenziali, ieri si sono registrati scontri tra polizia e gruppi politici opposti a Tegucigalpa e altri luoghi, che hanno provocato anche morti e feriti. 

 

Il saluto del Papa va anche ai fedeli venuti da Bratislava (Slovacchia) e da Ludwigshafen in Germania, come pure al gruppo di Pregaziol (Treviso), ai giovani cresimandi di Mestrino (Padova), alla comunità romena che vive in Italia e che oggi celebra la festa nazionale della Romania. A tutti Francesco augura infine «una buona domenica e un buon cammino di Avvento». E raccomanda: «Per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci!». 

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All’Angelus Francesco ricorda «i tanti volti provati dalla vita, ma nobili e sorridenti» incontrati in Myanmar e Bangladesh. E lancia un appello per l’Honduras perché «superi pacificamente le difficoltà»
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Francesco raccomanda all’Angelus di «avere uno sguardo di comprensione per riconoscere sia le miserie e le povertà degli individui e della società, sia la ricchezza nascosta nelle piccole cose di ogni giorno, proprio lì dove il Signore ci ha posto». Nell’introdurre la preghiera mariana recitata con 15mila fedeli e pellegrini riuniti a piazza San Pietro, il Pontefice ricorda che oggi inizia il cammino dell’Avvento, che culminerà nel Natale. Poi aggiunge: «Questa notte sono rientrato dal viaggio apostolico in Myanmar e Bangladesh. Ringrazio tutti coloro che mi hanno accompagnato con la preghiera, e invito ad unirsi al mio rendimento di grazie al Signore, che mi ha concesso di incontrare quelle popolazioni, in particolare le comunità cattoliche, e di essere edificato dalla loro testimonianza. È impresso in me il ricordo di tanti volti provati dalla vita, ma nobili e sorridenti. Li porto tutti nel cuore e nella preghiera». 

 

 

La piazza applaude in risposta alle parole del Papa, che esorta ad essere attenti agli altri e al mondo contro le crudeltà e le delusioni, senza lasciarsi vincere dalla vanità. L’Avvento, evidenzia il Pontefice, «è il tempo che ci è dato per accogliere il Signore che ci viene incontro, per verificare il nostro desiderio di Dio, per guardare avanti e prepararci al ritorno di Cristo che ritornerà a noi nella festa del Natale, quando faremo memoria della sua venuta storica nell’umiltà della condizione umana».  

 

Egli, aggiunge Francesco, «viene dentro di noi ogni volta che siamo disposti a riceverlo, e verrà di nuovo alla fine dei tempi per giudicare i vivi e i morti. Per questo dobbiamo sempre essere vigilanti e attendere il Signore con la speranza di incontrarlo». La liturgia odierna, infatti, «ci introduce proprio in questo suggestivo tema della vigilanza e dell’attesa». Nel Vangelo, sottolinea Jorge Mario Bergoglio, «Gesù ci esorta a fare attenzione e a vegliare, per essere pronti ad accoglierlo nel momento del suo ritorno».  

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«La persona che fa attenzione è quella che, nel rumore del mondo, non si lascia travolgere dalla distrazione o dalla superficialità, ma vive in maniera piena e consapevole, con una preoccupazione rivolta anzitutto agli altri», afferma il Papa. Quindi, «con questo atteggiamento ci rendiamo conto delle lacrime e delle necessità del prossimo e possiamo coglierne anche le capacità e le qualità umane e spirituali». 

 

«La persona attenta – prosegue Bergoglio – si rivolge anche al mondo, cercando di contrastare l’indifferenza e la crudeltà presenti in esso, e rallegrandosi dei tesori di bellezza che pure esistono e vanno custoditi». Inoltre «la persona vigilante è quella che accoglie l’invito a vegliare, cioè a non lasciarsi sopraffare dal sonno dello scoraggiamento, della mancanza di speranza, della delusione» e, nello stesso tempo, «respinge la sollecitazione delle tante vanità di cui trabocca il mondo e dietro alle quali, a volte, si sacrificano tempo e serenità personale e familiare». 

 

Si tratta della «esperienza dolorosa» del popolo di Israele, raccontata dal profeta Isaia: «Dio sembrava aver lasciato vagare il suo popolo lontano dalle sue vie»; ma questo era «un effetto dell’infedeltà del popolo stesso, anche noi ci troviamo spesso in questa situazione di infedeltà alla chiamata del Signore: Egli ci indica la via buona, la via della fede e dell’amore, ma noi cerchiamo la nostra felicità da un’altra parte», sottolinea Francesco. Che esorta dunque ad «essere attenti e vigilanti»: questi, dice, «sono i presupposti per non continuare a vagare lontano dalle vie del Signore, smarriti nei nostri peccati e nelle nostre infedeltà; sono le condizioni per permettere a Dio di irrompere nella nostra esistenza, per restituirle significato e valore con la sua presenza piena di bontà e di tenerezza».  

 

Il Pontefice invoca «Maria Santissima, modello nell’attesa di Dio e icona della vigilanza, ci guidi incontro al suo figlio Gesù, ravvivando il nostro amore per Lui».  

 

Dopo l’Angelus, indirizza un pensiero ai fedeli e in particolare alla popolazione dell’Honduras «perché possa superare in maniera pacifica l’attuale momento di difficoltà». Il riferimento è alle proteste nel Paese dopo il ballottaggio di domenica scorsa alle presidenziali, ieri si sono registrati scontri tra polizia e gruppi politici opposti a Tegucigalpa e altri luoghi, che hanno provocato anche morti e feriti. 

 

Il saluto del Papa va anche ai fedeli venuti da Bratislava (Slovacchia) e da Ludwigshafen in Germania, come pure al gruppo di Pregaziol (Treviso), ai giovani cresimandi di Mestrino (Padova), alla comunità romena che vive in Italia e che oggi celebra la festa nazionale della Romania. A tutti Francesco augura infine «una buona domenica e un buon cammino di Avvento». E raccomanda: «Per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci!». 

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