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Home Rubriche Risponde il teologo La preghiera può salvare l’anima di una persona che si è uccisa?

La preghiera può salvare l’anima di una persona che si è uccisa?

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Una lettera che tocca una questione molto delicata, quella del suicidio. Risponde don Gianni Cioli, docente di Teologia morale alla Facoltà teologica dell’Italia Centrale

Il teologo: mi piacerebbe conoscere se pregando con tutto il cuore (ogni giorno da mesi e mesi) si può aiutare a salvare l’anima di una persona che si è uccisa. Con l’intenzione, però, che possa diventare protettore e luce di un’altra persona con le stesse somiglianze caratteriali.

Teresa Bellucco

La questione delle persone morte suicide è molto delicata. Mi pare opportuno partire da quanto afferma in proposito il Catechismo della Chiesa cattolica:

2280: «Ciascuno è responsabile della propria vita davanti a Dio che gliel’ha donata. Egli ne rimane il sovrano Padrone. Noi siamo tenuti a riceverla con riconoscenza e a preservarla per il suo onore e per la salvezza delle nostre anime. Siamo amministratori, non proprietari della vita che Dio ci ha affidato. Non ne disponiamo».

2281: «Il suicidio contraddice la naturale inclinazione dell’essere umano a conservare e a perpetuare la propria vita. Esso è gravemente contrario al giusto amore di sé. Al tempo stesso è un’offesa all’amore del prossimo, perché spezza ingiustamente i legami di solidarietà con la società familiare, nazionale e umana, nei confronti delle quali abbiamo degli obblighi. Il suicidio è contrario all’amore del Dio vivente».

2282: «Se è commesso con l’intenzione che serva da esempio, soprattutto per i giovani, il suicidio si carica anche della gravità dello scandalo. La cooperazione volontaria al suicidio è contraria alla legge morale. Gravi disturbi psichici, l’angoscia o il timore grave della prova, della sofferenza o della tortura possono attenuare la responsabilità del suicida».

2283: «Non si deve disperare della salvezza eterna delle persone che si sono date la morte. Dio, attraverso le vie che egli solo conosce, può loro preparare l’occasione di un salutare pentimento. La Chiesa prega per le persone che hanno attentato alla loro vita».

In base a quanto viene affermato dal Catechismo dunque è sicuramente una cosa buona, un atto di amorevole misericordia, pregare per le persone suicide. Tecnicamente forse non è esatto dire che con la nostra preghiera «si può aiutare a salvare l’anima di una persona che si è uccisa», ma sicuramente la preghiera può contribuire alla purificazione delle anime del purgatorio, fra le quali possiamo e dobbiamo certamente sperare che si trovino coloro i quali, pur essendosi tolti la vita, non hanno perduto con ciò necessariamente la salvezza perché – come insegna appunto il Catechismo – «Dio, attraverso le vie che egli solo conosce, può loro preparare l’occasione di un salutare pentimento». Le anime del purgatorio sono già salve, ovvero sottratte alla dannazione eterna, ma non ancora in grado di contemplare la gloria di Dio; la nostra preghiera li può aiutare a raggiungere la visione del volto del Signore.

Di nessuno, tranne che di coloro che sono stati riconosciuti pubblicamente beati e santi dalla Chiesa, si può essere certi del destino eterno. Certo, per gli eventuali dannati o beati la preghiera sarebbe inutile, perché entrambi hanno già raggiunto la condizione definitiva e irreversibile. Ma la preghiera, in particolare la celebrazione della messa, è davvero un aiuto prezioso per chi si trovasse in quel cammino di purificazione che tradizionalmente la Chiesa ha denominato purgatorio.

Nel dubbio dunque, è cosa buona e giusta pregare per i morti, mantenendo, nel caso di congiunti e amici, quella relazione affettiva che si è avuta in vita e che, soprattutto nella circostanza del suicidio, ha affrontato con la morte uno sconvolgimento doloroso.

La Chiesa ci insegna che le anime del purgatorio, per le quali si può e si deve pregare, pregano a loro volta per i vivi. Questa considerazione ci può indurre a rispondere positivamente all’ultima parte della domanda posta della lettrice (a dire il vero un po’ criptica). Bisogna tuttavia evitare di enfatizzare l’idea che il defunto in questione possa diventare una specie di angelo custode di qualcuno in particolare. Semplicemente preghiamo e affidiamoci con fiducia alla misericordia del Signore che è infinitamente grande.

Gianni Cioli

 
Redazionehttps://www.spesalvi.it
SpeSalvi.it | Cultura e Informazione cattolica

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Una lettera che tocca una questione molto delicata, quella del suicidio. Risponde don Gianni Cioli, docente di Teologia morale alla Facoltà teologica dell’Italia Centrale

Il teologo: mi piacerebbe conoscere se pregando con tutto il cuore (ogni giorno da mesi e mesi) si può aiutare a salvare l’anima di una persona che si è uccisa. Con l’intenzione, però, che possa diventare protettore e luce di un’altra persona con le stesse somiglianze caratteriali.

Teresa Bellucco

La questione delle persone morte suicide è molto delicata. Mi pare opportuno partire da quanto afferma in proposito il Catechismo della Chiesa cattolica:

2280: «Ciascuno è responsabile della propria vita davanti a Dio che gliel’ha donata. Egli ne rimane il sovrano Padrone. Noi siamo tenuti a riceverla con riconoscenza e a preservarla per il suo onore e per la salvezza delle nostre anime. Siamo amministratori, non proprietari della vita che Dio ci ha affidato. Non ne disponiamo».

2281: «Il suicidio contraddice la naturale inclinazione dell’essere umano a conservare e a perpetuare la propria vita. Esso è gravemente contrario al giusto amore di sé. Al tempo stesso è un’offesa all’amore del prossimo, perché spezza ingiustamente i legami di solidarietà con la società familiare, nazionale e umana, nei confronti delle quali abbiamo degli obblighi. Il suicidio è contrario all’amore del Dio vivente».

2282: «Se è commesso con l’intenzione che serva da esempio, soprattutto per i giovani, il suicidio si carica anche della gravità dello scandalo. La cooperazione volontaria al suicidio è contraria alla legge morale. Gravi disturbi psichici, l’angoscia o il timore grave della prova, della sofferenza o della tortura possono attenuare la responsabilità del suicida».

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2283: «Non si deve disperare della salvezza eterna delle persone che si sono date la morte. Dio, attraverso le vie che egli solo conosce, può loro preparare l’occasione di un salutare pentimento. La Chiesa prega per le persone che hanno attentato alla loro vita».

In base a quanto viene affermato dal Catechismo dunque è sicuramente una cosa buona, un atto di amorevole misericordia, pregare per le persone suicide. Tecnicamente forse non è esatto dire che con la nostra preghiera «si può aiutare a salvare l’anima di una persona che si è uccisa», ma sicuramente la preghiera può contribuire alla purificazione delle anime del purgatorio, fra le quali possiamo e dobbiamo certamente sperare che si trovino coloro i quali, pur essendosi tolti la vita, non hanno perduto con ciò necessariamente la salvezza perché – come insegna appunto il Catechismo – «Dio, attraverso le vie che egli solo conosce, può loro preparare l’occasione di un salutare pentimento». Le anime del purgatorio sono già salve, ovvero sottratte alla dannazione eterna, ma non ancora in grado di contemplare la gloria di Dio; la nostra preghiera li può aiutare a raggiungere la visione del volto del Signore.

Di nessuno, tranne che di coloro che sono stati riconosciuti pubblicamente beati e santi dalla Chiesa, si può essere certi del destino eterno. Certo, per gli eventuali dannati o beati la preghiera sarebbe inutile, perché entrambi hanno già raggiunto la condizione definitiva e irreversibile. Ma la preghiera, in particolare la celebrazione della messa, è davvero un aiuto prezioso per chi si trovasse in quel cammino di purificazione che tradizionalmente la Chiesa ha denominato purgatorio.

Nel dubbio dunque, è cosa buona e giusta pregare per i morti, mantenendo, nel caso di congiunti e amici, quella relazione affettiva che si è avuta in vita e che, soprattutto nella circostanza del suicidio, ha affrontato con la morte uno sconvolgimento doloroso.

La Chiesa ci insegna che le anime del purgatorio, per le quali si può e si deve pregare, pregano a loro volta per i vivi. Questa considerazione ci può indurre a rispondere positivamente all’ultima parte della domanda posta della lettrice (a dire il vero un po’ criptica). Bisogna tuttavia evitare di enfatizzare l’idea che il defunto in questione possa diventare una specie di angelo custode di qualcuno in particolare. Semplicemente preghiamo e affidiamoci con fiducia alla misericordia del Signore che è infinitamente grande.

Gianni Cioli

 
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