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La porta della salvezza sempre aperta

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La salvezza promessa da Gesù non è una “telenovela”. Richiede impegno per raggiungerla, ma con una certezza: che per quanto stretta sia la porta per arrivarvi, Dio la tiene sempre spalancata con la sua misericordia. Lo ha sottolineato Papa Francesco durante l’Angelus in Piazza San Pietro. 


Non è una questione di numeri, quanti ce la faranno e quanti no. E nemmeno una questione di cardini che girano una volta per tutte e chi resta fuori è condannato. Papa Francesco indica che per capire la pagina del Vangelo domenicale – l’entrare per “la porta stretta” – bisogna leggerla dal punto di vista della misericordia, lì è la chiave – dice – di ciò che Gesù intende con quella immagine.

Misericordia incessante
A innescare la risposta di Cristo è la domanda di un tale incrociato lungo la strada verso Gerusalemme: “Signore, sono pochi quelli che si salvano?”. Gesù replica invitando a sforzarsi per varcare la soglia di una porta non facile da superare. Ma, afferma il Papa: “È una porta stretta non perché sia oppressiva, no; ma perché ci chiede di restringere e contenere il nostro orgoglio e la nostra paura, per aprirci con cuore umile e fiducioso a Lui, riconoscendoci peccatori, bisognosi del suo perdono. Per questo è stretta: per contenere il nostro orgoglio, che ci gonfia. La porta della misericordia di Dio è stretta ma è sempre spalancata, è spalancata per tutti! Dio non fa preferenze, ma accoglie sempre tutti, senza distinzioni”.

Uscire dalle cattive abitudini
Francesco ripete alla folla la convinzione che è l’architrave non solo del Giubileo ma di tutto il suo magistero: Gesù “aspetta ciascuno di noi, qualunque peccato abbiamo commesso, per abbracciarci, per offrirci il suo perdono” con un “flusso incessante di misericordia”. Il suo, insiste, è sempre un “pressante invito ad andare da Lui, a varcare la porta della vita piena, riconciliata e felice”: “Entrando per la porta di Gesù, la porta della fede e del Vangelo, noi potremo uscire dagli atteggiamenti mondani, dalle cattive abitudini, dagli egoismi e dalle chiusure. Quando c’è il contatto con l’amore e la misericordia di Dio, c’è il cambiamento autentico. E la nostra vita è illuminata dalla luce dello Spirito Santo: una luce inestinguibile!”.

La salvezza è una cosa seria 
Francesco propone alla folla di riflettere qualche istante in silenzio sugli ostacoli – egoismi personali, peccati – che impediscono di passare la porta della salvezza assieme al fatto che quella porta è sempre spalancata dal perdono di Dio. Quindi, conclude soffermandosi sulla considerazione di Gesù sul fatto che a un certo punto quella porta non sarà più accessibile. Anche questo va ben compreso: “Questa porta è l’occasione che non va sprecata: non dobbiamo fare discorsi accademici sulla salvezza (…) Perché a un certo momento ‘il padrone di casa si alzerà e chiuderà quella porta’, come ci ha ricordato il Vangelo. Ma se Dio è buono e ci ama, perché chiude la porta, chiuderà la porta a un certo punto? Perché la nostra vita non è un videogioco o una telenovela; la nostra vita è seria e l’obiettivo da raggiungere è importante: la salvezza eterna”. 

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Non è una questione di numeri, quanti ce la faranno e quanti no. E nemmeno una questione di cardini che girano una volta per tutte e chi resta fuori è condannato. Papa Francesco indica che per capire la pagina del Vangelo domenicale – l’entrare per “la porta stretta” – bisogna leggerla dal punto di vista della misericordia, lì è la chiave – dice – di ciò che Gesù intende con quella immagine.

Misericordia incessante
A innescare la risposta di Cristo è la domanda di un tale incrociato lungo la strada verso Gerusalemme: “Signore, sono pochi quelli che si salvano?”. Gesù replica invitando a sforzarsi per varcare la soglia di una porta non facile da superare. Ma, afferma il Papa: “È una porta stretta non perché sia oppressiva, no; ma perché ci chiede di restringere e contenere il nostro orgoglio e la nostra paura, per aprirci con cuore umile e fiducioso a Lui, riconoscendoci peccatori, bisognosi del suo perdono. Per questo è stretta: per contenere il nostro orgoglio, che ci gonfia. La porta della misericordia di Dio è stretta ma è sempre spalancata, è spalancata per tutti! Dio non fa preferenze, ma accoglie sempre tutti, senza distinzioni”.

Uscire dalle cattive abitudini
Francesco ripete alla folla la convinzione che è l’architrave non solo del Giubileo ma di tutto il suo magistero: Gesù “aspetta ciascuno di noi, qualunque peccato abbiamo commesso, per abbracciarci, per offrirci il suo perdono” con un “flusso incessante di misericordia”. Il suo, insiste, è sempre un “pressante invito ad andare da Lui, a varcare la porta della vita piena, riconciliata e felice”: “Entrando per la porta di Gesù, la porta della fede e del Vangelo, noi potremo uscire dagli atteggiamenti mondani, dalle cattive abitudini, dagli egoismi e dalle chiusure. Quando c’è il contatto con l’amore e la misericordia di Dio, c’è il cambiamento autentico. E la nostra vita è illuminata dalla luce dello Spirito Santo: una luce inestinguibile!”.

La salvezza è una cosa seria 
Francesco propone alla folla di riflettere qualche istante in silenzio sugli ostacoli – egoismi personali, peccati – che impediscono di passare la porta della salvezza assieme al fatto che quella porta è sempre spalancata dal perdono di Dio. Quindi, conclude soffermandosi sulla considerazione di Gesù sul fatto che a un certo punto quella porta non sarà più accessibile. Anche questo va ben compreso: “Questa porta è l’occasione che non va sprecata: non dobbiamo fare discorsi accademici sulla salvezza (…) Perché a un certo momento ‘il padrone di casa si alzerà e chiuderà quella porta’, come ci ha ricordato il Vangelo. Ma se Dio è buono e ci ama, perché chiude la porta, chiuderà la porta a un certo punto? Perché la nostra vita non è un videogioco o una telenovela; la nostra vita è seria e l’obiettivo da raggiungere è importante: la salvezza eterna”. 

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