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La paura del contagio può costituire «grave causa» per non andare a Messa?

Risponde don Gianni Cioli, docente di Teologia morale

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La chiesa dice che per una “grave causa” si può essere dispensati dall’obbligo della Messa domenicale. Una persona anziana ci chiede se la necessità di evitare il contagio da coronavirus può rientrare tra queste motivazioni. Ecco la risposta del teologo.

Nel Codice di diritto canonico al numero 1248 si dice che per una grave causa si può non partecipare alla Messa festiva. Orbene che cosa si intende per grave causa? Nonostante la riapertura ai fedeli delle chiese per partecipare alla messa festiva anche con le dovute precauzioni, la paura del contagio può essere una grave causa? Una persona di 74 anni che vive con una di 92 anni con un aiuto al cuore e che durante questa epidemia non è uscito e non esce di casa per paura del contagio e di contagiare quella di 92 anni può essere considerata una grave causa? Se per il motivo di cui sopra non si reca in chiesa, per paura del contagio per partecipare alla messa festiva (domenicale e altre festività) commette peccato mortale? Se la stessa persona, pur di assolvere all’obbligo della messa, assiste (sente) la celebrazione davanti al televisore con una partecipazione attiva (pregando e dicendo tutto quello che la messa richiede e prevede) ha adempiuto all’obbligo festivo (cioè non ha commesso peccato)?

Nicola Miniello

Risponde don Gianni Cioli, docente di Teologia morale

La risposta è molto chiara e semplice: sì, il rischio di contagio per un soggetto avanti con l’età, o per una persona come il nostro lettore che vive insieme a un’altra persona molto anziana e affetta da una significativa patologia, rientra senza alcun dubbio nella tipologia della «grave causa» che rende «impossibile la partecipazione alla celebrazione eucaristica» (Codice di Diritto Canonico, 1248). In effetti, se non riconoscessimo che il contagio da Covid-19, soprattutto per le persone più deboli, è una eventualità «grave», mi domando che cosa dovremmo intendere per «grave».
Del resto anche le «Indicazioni per le celebrazioni liturgiche con il popolo», pubblicate in data 11 maggio 2020 dall’Ufficio liturgico diocesano dell’arcidiocesi di Firenze ai nn. 5-6 non soltanto confermano, in riferimento alla situazione dovuta alla pandemia, che si può essere giustificati dall’obbligo di partecipare all’Eucaristia domenicale da un serio motivo, ma giungono esplicitamente a dare l’indicazione di invitare anziani e malati a restare nelle proprie abitazioni, seguendo magari le celebrazioni attraverso i media di cui si può fruire.
Riporto esattamente il testo delle Indicazioni che è molto chiaro: «è bene ricordare, secondo il n° 2181 del Catechismo della Chiesa Cattolica, che “i fedeli sono tenuti a partecipare all’Eucaristia nei giorni di precetto, a meno che siano giustificati da un serio motivo, per esempio, la malattia, la cura dei lattanti, o ne siano dispensati dal loro parroco” (CJC 1245); anche in considerazione delle sollecitazioni che in questa emergenza ci vengono fatte, affinché le persone più vulnerabili rimangano al sicuro a casa, si invitino anziani e malati a restare nelle proprie abitazioni, seguendo la celebrazione eucaristica trasmessa dai canali televisivi e da altri mezzi di comunicazione sociale».

Originale: ToscanaOggi.it
Redazionehttps://www.spesalvi.it
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Nel Codice di diritto canonico al numero 1248 si dice che per una grave causa si può non partecipare alla Messa festiva. Orbene che cosa si intende per grave causa? Nonostante la riapertura ai fedeli delle chiese per partecipare alla messa festiva anche con le dovute precauzioni, la paura del contagio può essere una grave causa? Una persona di 74 anni che vive con una di 92 anni con un aiuto al cuore e che durante questa epidemia non è uscito e non esce di casa per paura del contagio e di contagiare quella di 92 anni può essere considerata una grave causa? Se per il motivo di cui sopra non si reca in chiesa, per paura del contagio per partecipare alla messa festiva (domenicale e altre festività) commette peccato mortale? Se la stessa persona, pur di assolvere all’obbligo della messa, assiste (sente) la celebrazione davanti al televisore con una partecipazione attiva (pregando e dicendo tutto quello che la messa richiede e prevede) ha adempiuto all’obbligo festivo (cioè non ha commesso peccato)?

Nicola Miniello

Risponde don Gianni Cioli, docente di Teologia morale

La risposta è molto chiara e semplice: sì, il rischio di contagio per un soggetto avanti con l’età, o per una persona come il nostro lettore che vive insieme a un’altra persona molto anziana e affetta da una significativa patologia, rientra senza alcun dubbio nella tipologia della «grave causa» che rende «impossibile la partecipazione alla celebrazione eucaristica» (Codice di Diritto Canonico, 1248). In effetti, se non riconoscessimo che il contagio da Covid-19, soprattutto per le persone più deboli, è una eventualità «grave», mi domando che cosa dovremmo intendere per «grave».
Del resto anche le «Indicazioni per le celebrazioni liturgiche con il popolo», pubblicate in data 11 maggio 2020 dall’Ufficio liturgico diocesano dell’arcidiocesi di Firenze ai nn. 5-6 non soltanto confermano, in riferimento alla situazione dovuta alla pandemia, che si può essere giustificati dall’obbligo di partecipare all’Eucaristia domenicale da un serio motivo, ma giungono esplicitamente a dare l’indicazione di invitare anziani e malati a restare nelle proprie abitazioni, seguendo magari le celebrazioni attraverso i media di cui si può fruire.
Riporto esattamente il testo delle Indicazioni che è molto chiaro: «è bene ricordare, secondo il n° 2181 del Catechismo della Chiesa Cattolica, che “i fedeli sono tenuti a partecipare all’Eucaristia nei giorni di precetto, a meno che siano giustificati da un serio motivo, per esempio, la malattia, la cura dei lattanti, o ne siano dispensati dal loro parroco” (CJC 1245); anche in considerazione delle sollecitazioni che in questa emergenza ci vengono fatte, affinché le persone più vulnerabili rimangano al sicuro a casa, si invitino anziani e malati a restare nelle proprie abitazioni, seguendo la celebrazione eucaristica trasmessa dai canali televisivi e da altri mezzi di comunicazione sociale».

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