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“La misericordia serve a riportarci sulla strada giusta”

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All’Angelus il Papa indica ai fedeli l’esempio della nuova Beata Itala Mela che “nella giovinezza si professò atea, ma si convertì in seguito ad una intensa esperienza spirituale”.

GIACOMO GALEAZZI
CITTÀ DEL VATICANO

“La comunità cristiana prenda esempio da Dio che è pietoso, la misericordia serve a riportarci sulla strada giusta,”, avverte il Papa. “Dio non è lontano e chiuso in sé stesso, ma misericordioso e ricco di grazia perché si offre a noi per colmare i nostri limiti e le nostre mancanze”, afferma Francesco all’Angelus recitato a piazza San Pietro in occasione della solennità della Santissima Trinità. Parole, quelle rivolte dai Papa ai fedeli, che traggono spunto dal Vangelo del giorno per delineare il dialogo tra Dio e l’uomo come un percorso di progressiva scoperta e approfondimento. Il Pontefice descrive questo cammino indicando anche l’esperienza di fede sperimentata dalla Beata Itala Mela: “Nella giovinezza si professò atea, ma si convertì in seguito ad un’intensa esperienza spirituale”. L’esperienza della vicinanza del Signore, quindi, come superamento di una estraneità che deriva dalla mancata conoscenza. “Le Letture bibliche di questa domenica, festa della Santissima Trinità, ci aiutano ad entrare nel mistero dell’identità di Dio- afferma il Papa-. La seconda Lettura presenta le parole augurali che San Paolo rivolge alla comunità di Corinto: “La grazia del Signore Gesù Cristo, l’amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi”. Questa “benedizione” dell’Apostolo è frutto della sua esperienza personale dell’amore di Dio, quell’amore che Cristo risorto gli ha rivelato, che ha trasformato la sua vita e lo ha “spinto” a portare il Vangelo alle genti”. A partire da questa sua esperienza di grazia, Paolo, sottolinea il Pontefice, “può esortare i cristiani con queste parole:“Siate gioiosi, tendete alla perfezione, fatevi coraggio a vicenda, vivete in pace”. La comunità cristiana, pur con tutti i limiti umani, può diventare un riflesso della comunione della Trinità, della sua bontà e bellezza”. Ma questo, “come lo stesso Paolo testimonia”, passa necessariamente “attraverso l’esperienza della misericordia di Dio, del suo perdono”. E’ ciò, precisa Jorge Mario Bergoglio, che “accade agli ebrei nel cammino dell’esodo”. Infatti, sottolinea Francesco, “quando il popolo infranse l’alleanza, Dio si presentò a Mosè nella nube per rinnovare quel patto, proclamando il proprio nome e il suo significato: “Il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di amore e di fedeltà”. Questo nome esprime che “Dio è Vita che vuole comunicarsi, è apertura, è Amore che riscatta l’uomo dall’infedeltà”.  

 

Dio “si offre per perdonare i nostri errori, per riportarci sulla strada della giustizia e della verità”. Questa rivelazione di Dio, puntualizza il Papa, è “giunta al suo compimento nel Nuovo Testamento grazie alla parola di Cristo e alla sua missione di salvezza”. E “Gesù ci ha manifestato il volto di Dio, Uno nella sostanza e Trino nelle persone; Dio è tutto e solo Amore, in una relazione sussistente che tutto crea, redime e santifica: Padre e Figlio e Spirito Santo”. E il Vangelo di oggi “mette in scena” Nicodemo, il quale, “pur occupando un posto importante nella comunità religiosa e civile del tempo, non ha smesso di cercare Dio; e ora ha percepito l’eco della sua voce in Gesù”. Nel dialogo notturno con il Nazareno, osserva il Pontefice, “Nicodemo comprende finalmente di essere già cercato e atteso da Dio, di essere da Lui personalmente amato. Così infatti gli parla Gesù: “Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna”. Che cosa è questa vita eterna?  

 

È l’amore smisurato e gratuito del Padre che Gesù ha donato sulla croce, offrendo la sua vita per la nostra salvezza”. E, commenta il Papa, “questo amore con l’azione dello Spirito Santo ha irradiato una luce nuova sulla terra e in ogni cuore umano che lo accoglie; una luce che rivela gli angoli bui, le durezze che ci impediscono di portare i frutti buoni della carità e della misericordia”. Da qui l’invocazione papale: “Ci aiuti la Vergine Maria ad entrare sempre più, con tutto noi stessi, nella Comunione trinitaria, per vivere e testimoniare l’amore che dà senso alla nostra esistenza”. Dopo l’Angelus, Jorge Mario Bergoglio ricorda che “ieri, a La Spezia, è stata proclamata Beata Itala Mela. Cresciuta in una famiglia lontana dalla fede, nella giovinezza si professò atea, ma si convertì in seguito ad una intensa esperienza spirituale: si impegnò tra gli universitari cattolici; divenne poi Oblata benedettina e compì un percorso mistico centrato sul mistero della Santissima Trinità, che oggi in modo speciale celebriamo”. Perciò, aggiunge, “la testimonianza della nuova Beata ci incoraggi, durante le nostre giornate, a rivolgere spesso il pensiero a Dio Padre, Figlio e Spirito Santo che abita nella cella del nostro cuore”. Il Papa saluta “tutti voi, cari romani e pellegrini: gruppi parrocchiali, famiglie, associazioni”. In particolare il Pontefice si rivolge ai “fedeli venuti da Montpellier, dalla Corsica e da Malta; e, dall’Italia, i fedeli di Padova e di Norbello e i ragazzi di Sassuolo”. Un pensiero speciale “alla comunità boliviana che vive a Roma e festeggia la Virgen de Copacabana”. A “tutti voi auguro una buona domenica e per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci!”, conclude Francesco 

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“La comunità cristiana prenda esempio da Dio che è pietoso, la misericordia serve a riportarci sulla strada giusta,”, avverte il Papa. “Dio non è lontano e chiuso in sé stesso, ma misericordioso e ricco di grazia perché si offre a noi per colmare i nostri limiti e le nostre mancanze”, afferma Francesco all’Angelus recitato a piazza San Pietro in occasione della solennità della Santissima Trinità. Parole, quelle rivolte dai Papa ai fedeli, che traggono spunto dal Vangelo del giorno per delineare il dialogo tra Dio e l’uomo come un percorso di progressiva scoperta e approfondimento. Il Pontefice descrive questo cammino indicando anche l’esperienza di fede sperimentata dalla Beata Itala Mela: “Nella giovinezza si professò atea, ma si convertì in seguito ad un’intensa esperienza spirituale”. L’esperienza della vicinanza del Signore, quindi, come superamento di una estraneità che deriva dalla mancata conoscenza. “Le Letture bibliche di questa domenica, festa della Santissima Trinità, ci aiutano ad entrare nel mistero dell’identità di Dio- afferma il Papa-. La seconda Lettura presenta le parole augurali che San Paolo rivolge alla comunità di Corinto: “La grazia del Signore Gesù Cristo, l’amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi”. Questa “benedizione” dell’Apostolo è frutto della sua esperienza personale dell’amore di Dio, quell’amore che Cristo risorto gli ha rivelato, che ha trasformato la sua vita e lo ha “spinto” a portare il Vangelo alle genti”. A partire da questa sua esperienza di grazia, Paolo, sottolinea il Pontefice, “può esortare i cristiani con queste parole:“Siate gioiosi, tendete alla perfezione, fatevi coraggio a vicenda, vivete in pace”. La comunità cristiana, pur con tutti i limiti umani, può diventare un riflesso della comunione della Trinità, della sua bontà e bellezza”. Ma questo, “come lo stesso Paolo testimonia”, passa necessariamente “attraverso l’esperienza della misericordia di Dio, del suo perdono”. E’ ciò, precisa Jorge Mario Bergoglio, che “accade agli ebrei nel cammino dell’esodo”. Infatti, sottolinea Francesco, “quando il popolo infranse l’alleanza, Dio si presentò a Mosè nella nube per rinnovare quel patto, proclamando il proprio nome e il suo significato: “Il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di amore e di fedeltà”. Questo nome esprime che “Dio è Vita che vuole comunicarsi, è apertura, è Amore che riscatta l’uomo dall’infedeltà”.  

 

Dio “si offre per perdonare i nostri errori, per riportarci sulla strada della giustizia e della verità”. Questa rivelazione di Dio, puntualizza il Papa, è “giunta al suo compimento nel Nuovo Testamento grazie alla parola di Cristo e alla sua missione di salvezza”. E “Gesù ci ha manifestato il volto di Dio, Uno nella sostanza e Trino nelle persone; Dio è tutto e solo Amore, in una relazione sussistente che tutto crea, redime e santifica: Padre e Figlio e Spirito Santo”. E il Vangelo di oggi “mette in scena” Nicodemo, il quale, “pur occupando un posto importante nella comunità religiosa e civile del tempo, non ha smesso di cercare Dio; e ora ha percepito l’eco della sua voce in Gesù”. Nel dialogo notturno con il Nazareno, osserva il Pontefice, “Nicodemo comprende finalmente di essere già cercato e atteso da Dio, di essere da Lui personalmente amato. Così infatti gli parla Gesù: “Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna”. Che cosa è questa vita eterna?  

 

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È l’amore smisurato e gratuito del Padre che Gesù ha donato sulla croce, offrendo la sua vita per la nostra salvezza”. E, commenta il Papa, “questo amore con l’azione dello Spirito Santo ha irradiato una luce nuova sulla terra e in ogni cuore umano che lo accoglie; una luce che rivela gli angoli bui, le durezze che ci impediscono di portare i frutti buoni della carità e della misericordia”. Da qui l’invocazione papale: “Ci aiuti la Vergine Maria ad entrare sempre più, con tutto noi stessi, nella Comunione trinitaria, per vivere e testimoniare l’amore che dà senso alla nostra esistenza”. Dopo l’Angelus, Jorge Mario Bergoglio ricorda che “ieri, a La Spezia, è stata proclamata Beata Itala Mela. Cresciuta in una famiglia lontana dalla fede, nella giovinezza si professò atea, ma si convertì in seguito ad una intensa esperienza spirituale: si impegnò tra gli universitari cattolici; divenne poi Oblata benedettina e compì un percorso mistico centrato sul mistero della Santissima Trinità, che oggi in modo speciale celebriamo”. Perciò, aggiunge, “la testimonianza della nuova Beata ci incoraggi, durante le nostre giornate, a rivolgere spesso il pensiero a Dio Padre, Figlio e Spirito Santo che abita nella cella del nostro cuore”. Il Papa saluta “tutti voi, cari romani e pellegrini: gruppi parrocchiali, famiglie, associazioni”. In particolare il Pontefice si rivolge ai “fedeli venuti da Montpellier, dalla Corsica e da Malta; e, dall’Italia, i fedeli di Padova e di Norbello e i ragazzi di Sassuolo”. Un pensiero speciale “alla comunità boliviana che vive a Roma e festeggia la Virgen de Copacabana”. A “tutti voi auguro una buona domenica e per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci!”, conclude Francesco 

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