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La misericordia è politica, quella buona

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Kasper: “I cristiani devono combattere le ingiustizie e lenire le ferite”. Anche al Sinodo: “ho fiducia che si troverà un consenso ampio su divorziati risposati”

L’immagine è quella evangelica del buon Samaritano che scende da cavallo nel fango della strada per aiutare la malcapitata vittima dei briganti. Parte da qui il cardinale Walter Kasper, teologo e presidente emerito del Pontificio Consiglio per l’Unità dei cristiani, per spiegare cosa deve intendersi per misericordia, una parola fondamentale del magistero di papa Francesco che ha l’ha posta al centro del prossimo Giubileo straordinario. L’occasione è il convegno “Povertà nella Chiesa, povertà nella politica” proposto dall’associazione di amicizia politica “Argomenti 2000” nella cornice di Assisi, richiamo immediato al poverello per eccellenza e all’opzione preferenziale per i poveri. “La misericordia – spiega Kasper – è avere un cuore per i miseri, ma non solo un’emozione. Deve far muovere piedi e allargare le braccia per andare incontro al povero”. Come il buon Samaritano, appunto. La misericordia è “uncomportamento attivo che combatte la povertà e si impegna per la giustizia condividendo i beni del Creato che sono per tutti”. In questo senso trascende il comportamento individuale ed è “fondamento della giustizia sociale”. La società, afferma il cardinale Kasper che nel Sinodo sulla famiglia dello scorso ottobre ha difeso la possibilità di riammettere ai sacramenti, a certe condizioni, i divorziati risposati, “non può cavarsela senza misericordia perché solo attraverso il comandamento di amare i propri nemici si può essere operatori di pace”.

Se la misericordia è fondamento della vita sociale, si può dire che la misericordia è politica?

Kasper: La politica è chiamata ad essere per il bene comune e il bene comune si deve vedere laddove sono i miseri: non può ridursi a un agire autoreferenziale per privilegiati, che sono gli stessi politici. La politica deve vivere i bisogni e i sogni della società e fare del suo meglio per aiutare la gente. Non possiamo creare il Paradiso nel mondo e così la misericordia deve diventare una virtù anche dei politici. Avere occhi per vedere le necessità e poi fare il possibile per combattere l’ingiustizia.

Che rapporto c’è tra la misericordia come atteggiamento individuale e come agire sociale?

Kasper: Ognuno deve vivere la misericordia nella sua vita e nella sua situazione concreta, ma bisogna allargare a un agire comune, soprattutto oggi quando ci sono tanti bisogni. La povertà è una sfida per i cristiani e il dramma dell’emigrazione che causa tante morti è uno dei risultati della povertà. Papa Francesco esorta a combattere la globalizzazione dell’indifferenza: chi non ascolta e chi distoglie lo sguardo non è degno di chiamarsi cristiano.

Lei ha definito la misericordia come una “mistica laica per il nostro tempo”: perchè?

Kasper: E’ l’idea di papa Francesco che ha le radici in una lunga tradizione da san Francesco che abbraccia il lebbroso a Madre Teresa, che lavava le piaghe agli intoccabili. E’ la mistica degli “occhi aperti” e di toccare le ferite degli altri, non solo le ferite corporali, ma anche dell’anima. In queste ferite si toccano le ferite di Cristo risorto.

A proposito di ferite, il prossimo Sinodo sulla famiglia riprenderà il discorso delle ferite che toccano oggi molti nuclei familiari e il desiderio dei divorziati risposati di poter essere riammessi ai sacramenti…

Kasper: C’è un grande dibattito a questo proposito e la mia tesi non è condivisa. Non possiamo sapere quale sia il risultato del Sinodo, ma ho la speranza che si possa trovare un consenso. Non si tratta di mettere in dubbio la dottrina e l’indissolubilità del matrimonio, ma di tenere conto che si può fallire. Occorre esercitare anche in questi casi la compassione, senza voler solo imporre dei pesi. Il Sinodo non è un Parlamento nel quale ci sono dei partiti che vincono o perdono: occorre trovare un consenso ampio e credo che potremo raggiungerlo.

Come trovare un compromesso tra le diverse posizioni?

Kasper: La parola “compromesso” ha un’accezione negativa. Dobbiamo operare per la conciliazione. Il Sinodo potrebbe operare un’apertura – basata sul foro interno e sul discernimento – e poi rimandare alle conferenze episcopali di ogni Paese per dare disposizioni concrete. Ci sono troppe specificità culturali riguardanti la famiglia e situazioni diverse nel mondo: non credo che si possa fare una casistica concreta per affrontare tutti i casi dei divorziati risposati. Ci si può orientare per una piccola apertura a livello di Sinodo e poi le conferenza episcopali dovranno trovare la soluzione più adeguata alla loro situazione.

Il Giubileo quale occasione rappresenta per la Chiesa a livello individuale e sociale?

Kasper: E’ molto importante per riaffermare l’immagine di Dio come Padre misericordioso. Molti pensano a Dio come a un Onnipotente minaccioso. Il Giubileo offre un punto di riferimento: nessuno è dimenticato. Anche se ti senti smarrito, puoi gridare a Dio e Dio è qualcuno che ascolta. Questo è già molto. Siamo chiamati a scoprire il volto di Dio e la nostra realtà: noi siamo accolti. Anzi, siamo aspettati da Qualcuno, amati e abbracciati. E anche noi, di conseguenza, dobbiamo essere misericordiosi come il nostro Padre nei cieli è misericordioso. Così la misericordia diventa un atteggiamento individuale, sociale e politico.

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La misericordia è politica, quella buona

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L’immagine è quella evangelica del buon Samaritano che scende da cavallo nel fango della strada per aiutare la malcapitata vittima dei briganti. Parte da qui il cardinale Walter Kasper, teologo e presidente emerito del Pontificio Consiglio per l’Unità dei cristiani, per spiegare cosa deve intendersi per misericordia, una parola fondamentale del magistero di papa Francesco che ha l’ha posta al centro del prossimo Giubileo straordinario. L’occasione è il convegno “Povertà nella Chiesa, povertà nella politica” proposto dall’associazione di amicizia politica “Argomenti 2000” nella cornice di Assisi, richiamo immediato al poverello per eccellenza e all’opzione preferenziale per i poveri. “La misericordia – spiega Kasper – è avere un cuore per i miseri, ma non solo un’emozione. Deve far muovere piedi e allargare le braccia per andare incontro al povero”. Come il buon Samaritano, appunto. La misericordia è “uncomportamento attivo che combatte la povertà e si impegna per la giustizia condividendo i beni del Creato che sono per tutti”. In questo senso trascende il comportamento individuale ed è “fondamento della giustizia sociale”. La società, afferma il cardinale Kasper che nel Sinodo sulla famiglia dello scorso ottobre ha difeso la possibilità di riammettere ai sacramenti, a certe condizioni, i divorziati risposati, “non può cavarsela senza misericordia perché solo attraverso il comandamento di amare i propri nemici si può essere operatori di pace”.

Se la misericordia è fondamento della vita sociale, si può dire che la misericordia è politica?

Kasper: La politica è chiamata ad essere per il bene comune e il bene comune si deve vedere laddove sono i miseri: non può ridursi a un agire autoreferenziale per privilegiati, che sono gli stessi politici. La politica deve vivere i bisogni e i sogni della società e fare del suo meglio per aiutare la gente. Non possiamo creare il Paradiso nel mondo e così la misericordia deve diventare una virtù anche dei politici. Avere occhi per vedere le necessità e poi fare il possibile per combattere l’ingiustizia.

Che rapporto c’è tra la misericordia come atteggiamento individuale e come agire sociale?

Kasper: Ognuno deve vivere la misericordia nella sua vita e nella sua situazione concreta, ma bisogna allargare a un agire comune, soprattutto oggi quando ci sono tanti bisogni. La povertà è una sfida per i cristiani e il dramma dell’emigrazione che causa tante morti è uno dei risultati della povertà. Papa Francesco esorta a combattere la globalizzazione dell’indifferenza: chi non ascolta e chi distoglie lo sguardo non è degno di chiamarsi cristiano.

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Lei ha definito la misericordia come una “mistica laica per il nostro tempo”: perchè?

Kasper: E’ l’idea di papa Francesco che ha le radici in una lunga tradizione da san Francesco che abbraccia il lebbroso a Madre Teresa, che lavava le piaghe agli intoccabili. E’ la mistica degli “occhi aperti” e di toccare le ferite degli altri, non solo le ferite corporali, ma anche dell’anima. In queste ferite si toccano le ferite di Cristo risorto.

A proposito di ferite, il prossimo Sinodo sulla famiglia riprenderà il discorso delle ferite che toccano oggi molti nuclei familiari e il desiderio dei divorziati risposati di poter essere riammessi ai sacramenti…

Kasper: C’è un grande dibattito a questo proposito e la mia tesi non è condivisa. Non possiamo sapere quale sia il risultato del Sinodo, ma ho la speranza che si possa trovare un consenso. Non si tratta di mettere in dubbio la dottrina e l’indissolubilità del matrimonio, ma di tenere conto che si può fallire. Occorre esercitare anche in questi casi la compassione, senza voler solo imporre dei pesi. Il Sinodo non è un Parlamento nel quale ci sono dei partiti che vincono o perdono: occorre trovare un consenso ampio e credo che potremo raggiungerlo.

Come trovare un compromesso tra le diverse posizioni?

Kasper: La parola “compromesso” ha un’accezione negativa. Dobbiamo operare per la conciliazione. Il Sinodo potrebbe operare un’apertura – basata sul foro interno e sul discernimento – e poi rimandare alle conferenze episcopali di ogni Paese per dare disposizioni concrete. Ci sono troppe specificità culturali riguardanti la famiglia e situazioni diverse nel mondo: non credo che si possa fare una casistica concreta per affrontare tutti i casi dei divorziati risposati. Ci si può orientare per una piccola apertura a livello di Sinodo e poi le conferenza episcopali dovranno trovare la soluzione più adeguata alla loro situazione.

Il Giubileo quale occasione rappresenta per la Chiesa a livello individuale e sociale?

Kasper: E’ molto importante per riaffermare l’immagine di Dio come Padre misericordioso. Molti pensano a Dio come a un Onnipotente minaccioso. Il Giubileo offre un punto di riferimento: nessuno è dimenticato. Anche se ti senti smarrito, puoi gridare a Dio e Dio è qualcuno che ascolta. Questo è già molto. Siamo chiamati a scoprire il volto di Dio e la nostra realtà: noi siamo accolti. Anzi, siamo aspettati da Qualcuno, amati e abbracciati. E anche noi, di conseguenza, dobbiamo essere misericordiosi come il nostro Padre nei cieli è misericordioso. Così la misericordia diventa un atteggiamento individuale, sociale e politico.

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