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Maria SS. Madre di Dio – Anno C – 1 Gennaio 2013

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Nella pienezza del tempo, ossia quando la maturità dell’uomo fu congrua: Maria, la Giuditta del compimento, ricevette la missione di offrire al mondo Gesù, il Salvatore dei popoli. Ella custodì in grembo il figlio di Dio, consacrò se stessa alla causa del regno; diede il suo corpo, il suo sangue, il suo latte, la sua fisionomia e persino la cadenza della voce a Gesù: essere madre, infatti, vuol dire dare la vita e, con essa, anche insegnare a vivere.
Nella pienezza del tempo, ossia quando la maturità dell’uomo fu congrua: Maria, la Giuditta del compimento, ricevette la missione di offrire al mondo Gesù, il Salvatore dei popoli. Ella custodì in grembo il figlio di Dio, consacrò se stessa alla causa del regno; diede il suo corpo, il suo sangue, il suo latte, la sua fisionomia e persino la cadenza della voce a Gesù: essere madre, infatti, vuol dire dare la vita e, con essa, anche insegnare a vivere.

La maternità assennata di una credente riflessiva.

 

Nm 6,22-27

Gal 4,4-7

Lc 2,16-21

«Ma quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo figlio, nato da donna, nato sotto la Legge, per riscattare quelli che erano sotto la Legge, perché ricevessimo l’adozione a figli» (Gal 4,4-5). L’ottava di Natale, si conclude con la celebrazione della solennità di Maria Santissima Madre di Dio; mettendo in risalto così – secondo la definizione del Concilio di Efeso del 431 d.C. – proprio la “prima natura” della Beata Vergine: quella di essere la Madre di Dio e non semplicemente e solo la Madre di Cristo.

Nella pienezza del tempo, ossia quando la maturità dell’uomo fu congrua: Maria, la Giuditta del compimento, ricevette la missione di offrire al mondo Gesù, il Salvatore dei popoli. Ella custodì in grembo il figlio di Dio, consacrò se stessa alla causa del regno; diede il suo corpo, il suo sangue, il suo latte, la sua fisionomia e persino la cadenza della voce a Gesù: essere madre, infatti, vuol dire dare la vita e, con essa, anche insegnare a vivere.

Maria, probabilmente, edificata dall’esempio di Giuseppe – Sacro Custos – crebbe Gesù con premura, con amore attento e nulla risparmiando alla fermezza genitoriale. L’evangelista Luca, più volte, ce la descrive con un tratto tutto originale, foraggiata di un’inconfondibile pacatezza e dolcezza: «Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore» (Lc 2,19; Cfr. 2,51). Maria vive la sua maternità, con una lucida apertura a stella, verso i misteri dell’esistenza del figlio; accoglie con pazienza ogni esperienza che la vita le offre; per lei – è il caso di dire – “tutto è grazia”. La Madonna è anzitutto la donna dell’ascolto e, come tale, si lascia abitare dalla consapevolezza che quel figlio non le appartiene: non è suo.  La prima virtù di Maria, fu l’accoglienza responsabile della vita del figlio, questo le meritò il titolo di madre, non solo nell’ordine biologico, ma anche nella virtù.

Il sì giudizioso di Maria, produce una maternità assennata: lei è la “credente riflessiva”. «Maria all’annuncio dell’angelo accolse nel cuore e nel corpo il Verbo di Dio» (LG 53) «Così Maria […] acconsentendo alla Parola divina, diventò madre di Gesù» (Lg 56). Lei, sperimentò la maternità del dolore; provò nel suo cuore, ancor prima del figlio, le stigmate dei chiodi, affinché un giorno, potesse consolarlo ai piedi della croce. Solo chi si è crocifisso, comprende bene cosa si prova a portare la croce e, visto che ci è passato, si offre ancora una volta, per portarla al posto suo: l’insegnamento non viene dalla croce, ma da chi la porta.  Maria, come una vera madre – per amore del figlio – non ebbe paura di sfidare la morte, per amore della vita.

Dal 1968, per iniziativa di Paolo VI, il primo giorno dell’anno solare, si celebra anche la Giornata mondiale della Pace, che possiamo cogliere – data la circostanza – in ottica mariana. La figura della Vergine, viene spesso contemplata attraverso l’assegnazione di un titolo o di una definizione, uno di questi è proprio: Maria “Regina della Pace”!

Premessa fondamentale è che l’attribuzione di un titolo o di una definizione, non è mai limitativa, anzi, ci permette di percepire maggiormente, una delle molteplici sfaccettature di questo meraviglioso e poliedrico diamante, che è la Madre di Dio. Maria, la donna di Nazareth, è capace di trasformare ogni singolo atto in atteggiamento virtuoso: dunque ogni titolo – non solo la descrive – ma ne compone la sua stessa identità.

Il tema della pace, congiunto e declinato secondo la regalità di Maria, non può che trovare il suo fondamento nel mistero stesso del suo figlio! Lei risulta pienamente coinvolta in tutto il disegno trinitario della salvezza! Maria non è presente solo al momento dell’Incarnazione o a Natale – tempo in cui la chiesa era lei – ma anche nel dispiegarsi del ministero del Figlio suo, fino a divenire la discepola perfetta: mentre lo ascoltava insegnare dalla Cattedra della Croce.

È questo che la rende una “Donna trinitaria” e, con lei, diviene trinitaria la speranza della Pace. Maria è Regina della Pace, perché porta in grembo e, dà alla luce, il “Principe della Pace” (come sottolinea il profeta Isaia).

Lei, nuova Eva, è Socia Salvatoris: socia del grande disegno di riconciliazione desiderato dal Padre e mediato dal Figlio nello Spirito Santo. In tal senso la Pace diviene – per elevazione – sinonimo di “riconciliazione”. Pace dunque vuol significare prima di ogni cosa: la riconciliazione tra Dio e la creazione tutta.

Maria, accogliendo l’annuncio dell’Arcangelo Gabriele, confeziona pienamente in se stessa, il luogo più indicato per la riconciliazione; è lei il tribunale nel quale viene, finalmente partorito, l’accordo di pace: un accordo che sarà affisso, inchiodato, ma che per sempre rimarrà indelebile e non privo dei suoi effetti. In questo, Maria Vergine, costituisce la microstoria della salvezza, e con il suo “sì” i futuri giorni di Pasqua e di Pentecoste sono già sperimentati.

 Maria, a Cana come sotto la croce, collabora ancora alla pacificazione tra cielo e terra, ri-offrendo il Figlio al Padre: allo stesso che glielo aveva donato; lei così, è la prima espressione del mistero pasquale applicato!

La Vergine si colloca nella vita di ciascuno come quel punto di unione che permette di poter essere cementati l’un l’altro nel vincolo della Carità. Ecco il dono grande della Pace, che si riveste di Riconciliazione, certamente ardua, sofferente e claudicante.

Giuseppe Gravante

G. Gravante
Teologo della Liturgia. È docente di Liturgia presso l'Istituto di Musica Sacra e presso l'Istituto per la formazione laicale "J. Ratzinger" della Diocesi di Termoli-Larino. Nell'Arcidiocesi di Chieti-Vasto, è docente di Religione Cattolica. Ha studiato Filosofia e Teologia presso la Pontificia Università Lateranense; Archivistica Storica e Biblioteconomia presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e ha approfondito la propria formazione liturgica (attraverso seminari e corsi) presso i Pontifici Istituti Liturgici di "S. Anselmo" in Roma e di "S. Giustina" in Padova. È direttore del sito web di cultura e informazione cattolica SpeSalvi.it; collabora con diverse testate online di natura filosofico-teologico e con testate giornalistiche locali. Per Tau Editrice (febbraio 2016): Culmine e Fonte. L’evoluzione della Messa dal Concilio di Trento alla riforma del Vaticano II.
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Maria SS. Madre di Dio – Anno C – 1 Gennaio 2013

  

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Nella pienezza del tempo, ossia quando la maturità dell’uomo fu congrua: Maria, la Giuditta del compimento, ricevette la missione di offrire al mondo Gesù, il Salvatore dei popoli. Ella custodì in grembo il figlio di Dio, consacrò se stessa alla causa del regno; diede il suo corpo, il suo sangue, il suo latte, la sua fisionomia e persino la cadenza della voce a Gesù: essere madre, infatti, vuol dire dare la vita e, con essa, anche insegnare a vivere.
Nella pienezza del tempo, ossia quando la maturità dell’uomo fu congrua: Maria, la Giuditta del compimento, ricevette la missione di offrire al mondo Gesù, il Salvatore dei popoli. Ella custodì in grembo il figlio di Dio, consacrò se stessa alla causa del regno; diede il suo corpo, il suo sangue, il suo latte, la sua fisionomia e persino la cadenza della voce a Gesù: essere madre, infatti, vuol dire dare la vita e, con essa, anche insegnare a vivere.

La maternità assennata di una credente riflessiva.

 

Nm 6,22-27

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Gal 4,4-7

Lc 2,16-21

«Ma quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo figlio, nato da donna, nato sotto la Legge, per riscattare quelli che erano sotto la Legge, perché ricevessimo l’adozione a figli» (Gal 4,4-5). L’ottava di Natale, si conclude con la celebrazione della solennità di Maria Santissima Madre di Dio; mettendo in risalto così – secondo la definizione del Concilio di Efeso del 431 d.C. – proprio la “prima natura” della Beata Vergine: quella di essere la Madre di Dio e non semplicemente e solo la Madre di Cristo.

Nella pienezza del tempo, ossia quando la maturità dell’uomo fu congrua: Maria, la Giuditta del compimento, ricevette la missione di offrire al mondo Gesù, il Salvatore dei popoli. Ella custodì in grembo il figlio di Dio, consacrò se stessa alla causa del regno; diede il suo corpo, il suo sangue, il suo latte, la sua fisionomia e persino la cadenza della voce a Gesù: essere madre, infatti, vuol dire dare la vita e, con essa, anche insegnare a vivere.

Maria, probabilmente, edificata dall’esempio di Giuseppe – Sacro Custos – crebbe Gesù con premura, con amore attento e nulla risparmiando alla fermezza genitoriale. L’evangelista Luca, più volte, ce la descrive con un tratto tutto originale, foraggiata di un’inconfondibile pacatezza e dolcezza: «Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore» (Lc 2,19; Cfr. 2,51). Maria vive la sua maternità, con una lucida apertura a stella, verso i misteri dell’esistenza del figlio; accoglie con pazienza ogni esperienza che la vita le offre; per lei – è il caso di dire – “tutto è grazia”. La Madonna è anzitutto la donna dell’ascolto e, come tale, si lascia abitare dalla consapevolezza che quel figlio non le appartiene: non è suo.  La prima virtù di Maria, fu l’accoglienza responsabile della vita del figlio, questo le meritò il titolo di madre, non solo nell’ordine biologico, ma anche nella virtù.

Il sì giudizioso di Maria, produce una maternità assennata: lei è la “credente riflessiva”. «Maria all’annuncio dell’angelo accolse nel cuore e nel corpo il Verbo di Dio» (LG 53) «Così Maria […] acconsentendo alla Parola divina, diventò madre di Gesù» (Lg 56). Lei, sperimentò la maternità del dolore; provò nel suo cuore, ancor prima del figlio, le stigmate dei chiodi, affinché un giorno, potesse consolarlo ai piedi della croce. Solo chi si è crocifisso, comprende bene cosa si prova a portare la croce e, visto che ci è passato, si offre ancora una volta, per portarla al posto suo: l’insegnamento non viene dalla croce, ma da chi la porta.  Maria, come una vera madre – per amore del figlio – non ebbe paura di sfidare la morte, per amore della vita.

Dal 1968, per iniziativa di Paolo VI, il primo giorno dell’anno solare, si celebra anche la Giornata mondiale della Pace, che possiamo cogliere – data la circostanza – in ottica mariana. La figura della Vergine, viene spesso contemplata attraverso l’assegnazione di un titolo o di una definizione, uno di questi è proprio: Maria “Regina della Pace”!

Premessa fondamentale è che l’attribuzione di un titolo o di una definizione, non è mai limitativa, anzi, ci permette di percepire maggiormente, una delle molteplici sfaccettature di questo meraviglioso e poliedrico diamante, che è la Madre di Dio. Maria, la donna di Nazareth, è capace di trasformare ogni singolo atto in atteggiamento virtuoso: dunque ogni titolo – non solo la descrive – ma ne compone la sua stessa identità.

Il tema della pace, congiunto e declinato secondo la regalità di Maria, non può che trovare il suo fondamento nel mistero stesso del suo figlio! Lei risulta pienamente coinvolta in tutto il disegno trinitario della salvezza! Maria non è presente solo al momento dell’Incarnazione o a Natale – tempo in cui la chiesa era lei – ma anche nel dispiegarsi del ministero del Figlio suo, fino a divenire la discepola perfetta: mentre lo ascoltava insegnare dalla Cattedra della Croce.

È questo che la rende una “Donna trinitaria” e, con lei, diviene trinitaria la speranza della Pace. Maria è Regina della Pace, perché porta in grembo e, dà alla luce, il “Principe della Pace” (come sottolinea il profeta Isaia).

Lei, nuova Eva, è Socia Salvatoris: socia del grande disegno di riconciliazione desiderato dal Padre e mediato dal Figlio nello Spirito Santo. In tal senso la Pace diviene – per elevazione – sinonimo di “riconciliazione”. Pace dunque vuol significare prima di ogni cosa: la riconciliazione tra Dio e la creazione tutta.

Maria, accogliendo l’annuncio dell’Arcangelo Gabriele, confeziona pienamente in se stessa, il luogo più indicato per la riconciliazione; è lei il tribunale nel quale viene, finalmente partorito, l’accordo di pace: un accordo che sarà affisso, inchiodato, ma che per sempre rimarrà indelebile e non privo dei suoi effetti. In questo, Maria Vergine, costituisce la microstoria della salvezza, e con il suo “sì” i futuri giorni di Pasqua e di Pentecoste sono già sperimentati.

 Maria, a Cana come sotto la croce, collabora ancora alla pacificazione tra cielo e terra, ri-offrendo il Figlio al Padre: allo stesso che glielo aveva donato; lei così, è la prima espressione del mistero pasquale applicato!

La Vergine si colloca nella vita di ciascuno come quel punto di unione che permette di poter essere cementati l’un l’altro nel vincolo della Carità. Ecco il dono grande della Pace, che si riveste di Riconciliazione, certamente ardua, sofferente e claudicante.

Giuseppe Gravante

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G. Gravante
Teologo della Liturgia. È docente di Liturgia presso l'Istituto di Musica Sacra e presso l'Istituto per la formazione laicale "J. Ratzinger" della Diocesi di Termoli-Larino. Nell'Arcidiocesi di Chieti-Vasto, è docente di Religione Cattolica. Ha studiato Filosofia e Teologia presso la Pontificia Università Lateranense; Archivistica Storica e Biblioteconomia presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e ha approfondito la propria formazione liturgica (attraverso seminari e corsi) presso i Pontifici Istituti Liturgici di "S. Anselmo" in Roma e di "S. Giustina" in Padova. È direttore del sito web di cultura e informazione cattolica SpeSalvi.it; collabora con diverse testate online di natura filosofico-teologico e con testate giornalistiche locali. Per Tau Editrice (febbraio 2016): Culmine e Fonte. L’evoluzione della Messa dal Concilio di Trento alla riforma del Vaticano II.
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