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La libertà religiosa per il bene di tutti

Commissione Teologica Internazionale

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86. L’impegno culturale e sociale dell’agire credente, che si esprime anche nella costituzione di aggregazioni intermedie e nella promozione di iniziative pubbliche, è pure una dimensione di questo impegno, che i cristiani sono chiamati a condividere con ogni uomo e donna del loro tempo, indipendentemente dalle differenze di cultura e di religione. Nel dire “indipendentemente” non s’intende, naturalmente, che queste differenze devono essere ignorate e considerate insignificanti. Significa piuttosto che esse devono essere rispettate e giudicate come componenti vitali della persona e valorizzate congruamente nella ricchezza dei loro apporti alla vitalità concreta della sfera pubblica. La Chiesa non ha alcun motivo per scegliere una via della testimonianza diversa. Tutto sia fatto, raccomanda l’Apostolo Pietro, «con dolcezza e rispetto, con una retta coscienza, perché nel momento stesso in cui si parla male di voi, rimangano svergognati quelli che malignano sulla vostra buona condotta in Cristo» (1 Pt 3, 16). E non si vede nessun ragionevole argomento che debba imporre allo Stato di escludere la libertà della religione nel partecipare alla riflessione e alla promozione delle ragioni del bene comune nell’ambito della sfera pubblica. Lo Stato non può essere né teocratico, né ateo, né “neutro” (come indifferenza che finge l’irrilevanza della cultura religiosa e dell’appartenenza religiosa nella costituzione del soggetto democratico reale); piuttosto è chiamato a esercitare una “laicità positiva” nei confronti delle forme sociali e culturali che assicurano il necessario e concreto rapporto dello Stato di diritto con la comunità effettiva degli aventi diritto.

87. In questo modo il cristianesimo si dispone a sostenere la speranza di una comune destinazione all’approdo escatologico di un mondo trasfigurato, secondo la promessa di Dio (cf. Ap 21, 1-8). La fede cristiana è consapevole del fatto che questa trasfigurazione è un dono dell’amore di Dio per la creatura umana e non il risultato dei propri sforzi di migliorare la qualità della vita personale o sociale. La religione esiste per tenere desta questa trascendenza del riscatto della giustizia della vita e del compimento della sua storia. Il cristianesimo, in particolare, è fondato sull’esclusione del delirio di onnipotenza di ogni messianismo mondano, laico o religioso che sia, il quale porta sempre schiavitù dei popoli e distruzione della casa comune. La cura del creato, affidato sin dall’inizio all’alleanza dell’uomo e della donna (cf. Gen 1, 27-28), e l’amore del prossimo (cf. Mt 22, 39), che sigilla la verità evangelica dell’amore di Dio, sono il tema di una responsabilità sulla quale tutti saremo giudicati – i cristiani per primi – alla fine del tempo donatoci da Dio per convertirci al suo amore. Il Regno di Dio è già in azione nella storia, in attesa dell’avvento del Signore, che ci introdurrà nel suo compimento. Lo Spirito che dice «Vieni!» (Ap 22, 17), che raccoglie i gemiti della creazione (cf. Rom 8, 22) e fa «nuove tutte le cose» (Ap 21, 5) porta nel mondo il coraggio della fede che sostiene (cf. Rom 8, 1-27), in favore di tutti, la bellezza della «ragione [logos] della speranza» (1 Pt 3, 15) che è in noi. E la libertà, per tutti, di ascoltarlo e di seguirlo.


[1] Il Concilio intendeva discernere il significato della libertà religiosa tenendo conto non solo della comprensione su di essa delle comunità ecclesiali ma anche di quella dei governi, delle istituzioni, della stampa, dei giuristi del tempo. Si veda la spiegazione di A. J. De Smedt, Relatio (23 settembre 1964), AS III/2, 349. Un riferimento rilevante in merito sarebbe stata la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo (1948), ma anche altre espressioni del pensiero filosofico e giuridico. La Commissione Teologica Internazionale ha proposto una gerarchia dei diversi diritti dell’uomo, rimandando ai vari Documenti internazionali dove vengono presentati: Dignità e diritti della persona umana (1983), Introd., 2.

[2] Cf., fra gli altri, gli studi di J. Hamer – Y. Congar (dir.), La liberté religieuse. Déclaration “Dignitatis humanae personae”, Cerf, Paris 1967; R. Minnerath, Le droit de l’Église à la liberté. Du Syllabus à Vatican II, Beauchesne, Paris 1982, 123-159; D. Gonnet, La liberté religieuse à Vatican II. La contribution de John Courtney Murray, Cerf, Paris 1994; S. Scatena, La fatica della libertà. L’elaborazione della dichiarazione “Dignitatis Humanae” sulla libertà religiosa del Vaticano II, Il Mulino, Bologna 2003; R. A. Siebenrock, “Theologischer Kommentar zur Erklärung über die religiöse Freiheit Dignitatis humanae” in: P. Hünermann – B. J. Hilberath (Hg.), Herders theologischer Kommentar zum Zweiten Vatikanischen Konzil, Bd. IV, Herder, Freiburg – Basel – Wien 2005, 125-218; G. del Pozo, La Iglesia y la libertad religiosa, BAC, Madrid 2007, 179-244; R. Latala – J. Rime (éd.), Liberté religieuse et Église catholique. Héritage et développements récents, Academic Press Fribourg, Fribourg 2009, 9-30; J. L. Martínez, Libertad religiosa y dignidad humana. Claves católicas de una gran conexión, San Pablo – UPC, Madrid 2009, 65-130; D. L. Schindler – N. J. Healey Jr., Freedom, Truth, and Human Dignity. The Second Vatican Council’s Declaration on Religious Freedom. A New Translation, Redaction History, and Interpretation of Dignitatis Humanae, Eerdmans, Grand Rapids (Michigan) – Cambridge (U.K.) 2015; P. Coda – P. Gamberini, Dignitatis humanae. Introduzione e commento, in: S. Noceti – R. Repole (ed.), Ad gentes. Nostra aetate. Dignitatis humanae (Commentario ai Documenti del Vaticano II, 6), Dehoniane, Bologna 2018, 611-695.

[3] Cf. Gregorio XVI, Let. Enc. Mirari vos arbitramur (15 agosto 1832); Pio IX, Let. Enc. Quanta cura (8 dicembre 1864).

[4] Cf. Pio XII, Radiomessagio natalizio “Benignitas et Humanitas” ai popoli del mondo intero (24 dicembre 1944): AAS 37 (1945), 10-23.

[5] Giovanni XXIII, Let. Enc. Pacem in terris (11 aprile 1963), n. 18: AAS 55 (1963), 261.

[6] Cf. ibid., nn. 9, 14, 45-46, 64, 75: AAS 55 (1963), 260-261, 268-269, 275, 279. Queste prospettive diventeranno costanti dal Concilio Vaticano II in avanti: cf. Concilio Ecumenico Vaticano II, Cost. Past. Gaudium et spes (7 dicembre 1965), n. 17; Giovanni Paolo II, Let. Enc. Veritatis Splendor (6 agosto 1993), nn. 35-41: AAS 85 (1993), 1161-1166; Catechismo della Chiesa Cattolica (1997), nn. 1731-1738; Benedetto XVI, Let. Enc. Caritas in veritate (29 giugno 2009), nn. 9, 17: AAS 101 (2009), 646-647, 652-653.

[7] Si veda in merito più avanti i nn. 41, 42, 76.

[8] Cf. anche Concilio Ecumenico Vaticano II, Dich. Nostra aetate (28 ottobre 1965), nn. 1, 5.

[9] Nel riferirsi all’ateismo il Concilio offre una descrizione esistenziale della condizione religiosa come appartenente all’esperienza comune degli uomini (cf. Concilio Ecumenico Vaticano II, Cost. Past. Gaudium et spes, nn. 19-21). È una riflessione permanente nei testi ecclesiali postconciliari. Si vedano le sintesi del Catechismo della Chiesa Cattolica, nn. 27-30 oppure del Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa (2004), nn. 14-15. Anche i documenti della Commissione Teologica Internazionale, Il cristianesimo e le religioni (1997), nn. 107-108; Dio Trinità, unità degli uomini. Il monoteismo cristiano contro la violenza (2014), nn. 1-2.

[10] Si veda più avanti n. 44. Una sintesi rilevante sulla dottrina ecclesiale in Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, nn. 421-423.

[11] Cf. Paolo VI, Let. Enc. Ecclesiam suam (6 agosto 1964), nn. 30, 72, 81, 90 et passim: AAS 56 (1964), 618-619, 641-642, 644, 646-647; Discorso al Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede (14 gennaio 1978): AAS 70 (1978), 168-174.

[12] Giovanni Paolo II, Let. Enc. Redemptoris missio (7 dicembre 1990), n. 39: AAS 83 (1991), 286-287.

[13] Id., Messaggio per la celebrazione della XXI Giornata Mondiale della Pace: “La libertà religiosa, condizione per la pacifica convivenza” (1 gennaio 1988): AAS 80 (1988), 278-286.

[14] Cf. Id., Let. Enc. Redemptor hominis (4 marzo 1979), nn. 12b-c, 17f-i: AAS 71 (1979), 279-281, 297-300; Incontro con esponenti delle religioni non cristiane (5 febbraio 1986), Madras, n. 5: AAS 78 (1986), 766-771; Es. Ap. Christifideles laici (30 dicembre 1988), n. 39: AAS 81 (1989) 466-468; Messaggio per la celebrazione della XXI Giornata Mondiale della Pace: “La libertà religiosa, condizione per la pacifica convivenza”: AAS 80 (1988), 278-286; Messaggio per la celebrazione della XXII Giornata Mondiale della Pace: “Per costruire la pace rispettare le minoranze” (1 gennaio 1989): AAS 81 (1989), 95-103; Messaggio per la celebrazione della XXIV Giornata Mondiale della Pace: “Se vuoi la pace, rispetta la coscienza di ogni uomo” (1 gennaio 1991): AAS 83 (1991), 410-421.

[15] Cf. Benedetto XVI, Messaggio per la celebrazione della XLIV Giornata Mondiale della Pace: “Libertà religiosa, via per la pace” (1 gennaio 2011): AAS 103 (2011), 46-58. Si vedano anche: Let. Enc. Caritas in veritate, n. 29: AAS 101 (2009), 663-664; Discorso al Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede (12 maggio 2005): AAS 97 (2005), 789-791; Discorso alla Curia romana in occasione della presentazione degli auguri natalizi (22 dicembre 2006): AAS 99 (2007), 26-36; “Fede, ragione e università. Ricordi e riflessioni”. Discorso nell’incontro con i rappresentanti della scienza (12 settembre 2006), Ratisbona: AAS 98 (2006), 728-739; Discorso al Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede (10 gennaio 2011): AAS 103 (2011), 100-107; Discorso alle autorità civili (17 settembre 2010), Westminster: AAS 102 (2010), 633-635; Discorso ai rappresentanti istituzionali e laici di altre religioni (17 settembre 2010), London Borough of Richmond: AAS 102 (2010), 635-639; Omelia (28 marzo 2012), L’Avana: AAS 104 (2012), 322-326.

[16] Id., Messaggio per la celebrazione della XLIV Giornata Mondiale della Pace: “Libertà religiosa, via per la pace” (1 gennaio 2011), n. 4: AAS 103 (2011), 49-50. Per il significato dell’espressione di “laicità positiva” si veda più avanti nota 72. Benedetto XVI propone in altre occasioni il termine di “sana laicità” per identificare la modalità valida di rapporto fra la dimensione etico-religiosa e la politica «[…] dove la dimensione religiosa, nella diversità delle sue espressioni, è non solo tollerata, ma valorizzata quale “anima” della Nazione e garanzia fondamentale dei diritti e dei doveri dell’uomo» (Udienza generale [30 aprile 2008]). Già Pio XII aveva parlato di “legittima sana laicità dello Stato” (Discorso ai marchigiani residenti a Roma [23 marzo 1958]: AAS 50 [1958], 220).

[17] Cf. Francesco, Es. Ap. Evangelii gaudium (24 novembre 2013), n. 257: AAS 105 (2013), 1123; Discorso nell’incontro con le autorità (28 novembre 2014), Ankara: AAS 106 (2014), 1017-1019; Discorso nell’incontro con i leaders di altre religioni e altre denominazioni cristiane (21 settembre 2014), Tirana: Enchiridion Vaticanum. Documenti ufficiali della Santa Sede, vol. 30 (2014), Dehoniane, Bologna 2016, 1023-1027; Discorso per la libertà religiosa nell’incontro con la comunità ispanica e altri immigrati (26 settembre 2015), Filadelfia: AAS 107 (2015), 1047-1052.

[18] Benedetto XVI, Discorso alla Curia romana in occasione della presentazione degli auguri natalizi (22 dicembre 2005): AAS 98 (2006), 46. Cf. Francesco, Es. Ap. Evangelii gaudium, nn. 26-30: AAS 105 (2013), 1030-1033.

[19] Cf. Concilio Ecumenico Vaticano II, Cost. Past. Gaudium et spes, n. 53c; Paolo VI, Es. Ap. Evangelii nuntiandi (8 dicembre 1975), nn. 18-20: AAS 68 (1976), 17-19; Giovanni Paolo II, Let. Enc. Slavorum Apostoli (2 giugno 1985), n. 21: AAS 77 (1985), 802-803; Francesco, Es. Ap. Evangelii gaudium, nn. 116-117: AAS 105 (2013), 1068-1069; Commissione Teologica Internazionale, Fede e inculturazione (1988), n. 1.11. Per la distinzione fra “inculturazione” e “interculturalità” si veda J. Ratzinger, “Christ, Faith and The Challenge of Cultures”. Meeting with the Doctrinal Commissions in Asia, Hong-Kong, March 2-5, 1993 (si veda il testo nel sito ufficiale http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/index_it.htm [data di consultazione 09.01.2019]).

[20] Commissione Teologica Internazionale, Comunione e servizio. La persona umana creata a immagine di Dio (2004), n. 41, che rimanda la socialità costitutiva alla sua radice ultima nel mistero trinitario: «Nella prospettiva cristiana, questa identità personale, che è anche un orientamento verso l’altro, si fonda essenzialmente sulla Trinità delle Persone divine»; cf. anche nn. 42-43. Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, n. 149: «La persona è costitutivamente un essere sociale, perché così l’ha voluta Dio che l’ha creata».

[21] Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, art. 18: «Ogni individuo ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione; tale diritto include la libertà di cambiare di religione o di credo, e la libertà di manifestare, isolatamente o in comune, e sia in pubblico che in privato, la propria religione o il proprio credo nell’insegnamento, nelle pratiche, nel culto e nell’osservanza dei riti».

[22] Si veda in merito Commissione Teologica Internazionale, Dignità e diritti della persona umana (1983), n. A; Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, nn. 144-148.

[23] A. M. S. Boethius, Contra Eutychen et Nestorium, in C. Moreschini (ed.), De consolatione philosophiae. Opuscula theologica (= Bibliotheca scriptorum graecorum et romanorum teubneriana), Saur, Monachii – Lipsiae 2000, 206–241, 214. Cf. Bonaventurae, Commentaria in quatuor libros sententiarum Magistri Petri Lombardi, I, d. 25, a. 1, q. 2, in: Opera omnia, vol. I, Typographia Collegii S. Bonaventurae, Ad Claras Aquas 1882, 439-441; Thomae Aquinatis, Summa Theologiae, Ia, q. 29, a. 1, in: Opera omnia iussu Leonis XIII P.M. edita, vol.1, ex Typographia Polyglotta, Romae 1888, 327-329.

[24] Cf. Thomae Aquinatis, Summa contra gentiles, II, c. 68, in: Opera omnia iussu Leonis XIII P.M. edita, vol.13, Typis Riccardi Garroni, Romae 1918, 440-441. Cf. Concilio di Vienne (DenzH 902); Concilio V Lateranense (DenzH 1440); Concilio Ecumenico Vaticano II, Cost. Past. Gaudium et spes, n. 14; Catechismo della Chiesa Cattolica, nn. 362-368.

[25] Commissione Teologica Internazionale, Comunione e servizio, n. 31.

[26] La Sacra Scrittura è costante nel suo insegnamento al riguardo: «Non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo che è in voi?» (1 Cor 6, 19). Pertanto, in Cristo, come insegna il Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 999: «“tutti risorgeranno coi corpi di cui ora sono rivestiti” (DenzH 801), ma questo corpo sarà trasfigurato in corpo glorioso (cf. Fil 3, 21), in “corpo spirituale” (1 Cor 15, 44)». Si veda anche Commissione Teologica Internazionale, Comunione e servizio, nn. 26-31.

[27] Benedetto XVI, Discorso al Bundestag (22 settembre 2011), Berlin: AAS 103 (2011), 663-669.

[28] Commissione Teologica Internazionale, Alla ricerca di un’etica universale: nuovo sguardo sulla legge naturale (2009), n. 67.

[29] Ibid.

[30] Ibid. Si veda anche Commissione Teologica Internazionale, Dignità e diritti della persona umana, n. A.II.1. Sul rapporto creativo fra teologia e filosofia si veda la sintesi di Giovanni Paolo II, Let. Enc. Fides et ratio (1998), nn. 73-79: AAS 91 (1999), 61-67.

[31] Sulle implicazioni teologiche della concezione dell’essere umano come “imago Dei”, cf. Commissione Teologica Internazionale, Comunione e servizio, cap. 2.

[32] Cf. Commissione Teologica Internazionale, Dignità e diritti della persona umana, n. A.II.1; anche Id., Comunione e servizio, nn. 40-43.

[33] Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 1778.

[34] Cf. Thomae Aquinatis, Summa Theologiae, Ia-IIae, q. 19, a. 5, in: Opera omnia iussu Leonis XIII P.M. edita, vol. 6, Ex Typographia Polyglotta, Romae 1891, 145-146.

[35] Concilio Ecumenico Vaticano II, Cost. Past. Gaudium et spes, n. 16.

[36] Id., Cost. Dogm. Dei Verbum (18 novembre 1965), n. 5.

[37] Cf. Commissione Teologica Internazionale, Memoria e riconciliazione. La Chiesa e le colpe del passato (2000), n. 5.3.

[38] Nella cultura romana, Virgilio descrive acutamente come la Dea Giunone, per vendicarsi di Enea, manda la Furia Aletto a seminare odio e divisione nei cuori degli abitanti del Lazio, con il risultato effettivo che scatta una guerra crudele, piena di gelosie e rancori, e il giovane eroe non può raggiungere il suo proposito. Cf.Vergilii, Aeneis, VII, 341-405 in: O. Ribbeck (ed.), P. Vergilii Maronis Opera, Lipsiae, Teubner 1895, 554-557, tr. it., Virgilio, Eneide, vol. IV, Fondazione Lorenzo Valla – Arnoldo Mondadori Editori, Roma – Milano 20086, 28-32.

[39] Concilio Ecumenico Vaticano II, Cost. Past. Gaudium et spes, n. 25a: «[L]a persona umana, che di natura sua ha assolutamente bisogno d’una vita sociale, è e deve essere principio, soggetto e fine di tutte le istituzioni sociali».

[40] Cf. I. Kant, Critica della ragion pratica, Editori Laterza, Bari 1997, Parte I, lib. I, cap. III, A 156 (191). Commissione Teologica Internazionale, Alla ricerca di un’etica universale, n. 84: «La persona è al centro dell’ordine politico e sociale perché è un fine e non un mezzo».

[41] Cf. ibid., n. 41; Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, nn. 110, 149.

[42] Cf. Commissione Teologica Internazionale, Alla ricerca di un’etica universale, n. 38.

[43] Cf. Id., Comunione e servizio, nn. 41-45; Id., Fede e inculturazione, n. 1.6.

[44] Cf. J. Ratzinger-Benedetto XVI, “La moltiplicazione dei diritti e la distruzione dell’idea di diritto” in: Liberare la libertà. Fede e politica nel Terzo Millennio, Cantagalli, Siena 2018, 9-15.

[45] In occasione del 60º anniversario della Dichiarazione dei diritti dell’uomo, la Santa Sede ha richiamato l’attenzione sul fatto che esiste oggi anche un problema di arbitrario riconoscimento di mere opzioni e inclinazioni, ideologicamente manipolate, che poco hanno a che fare con gli autentici diritti dell’uomo. In molti casi, l’idoneità di questi contenuti a rappresentare la dignità dell’umano universale non è realmente passata al vaglio del suo effettivo apporto al bene comune (cf. Mons. S. M. Tommasi, Intervento alla sesta sessione ordinaria del Consiglio dei diritti dell’uomo [10 dicembre 2007], Ginevra).

[46] Commissione Teologica Internazionale, Comunione e servizio, n. 36.

[47] Cf. Giovanni Paolo II, Let. Ap. Mulieris dignitatem (15 agosto 1988), nn. 12-16: AAS 80 (1988), 1681-1692.

[48] Cf. Id., Es. Ap. Familiaris consortio (22 novembre 1981), nn. 22-24: AAS 74 (1982), 84-91; Id., Let. Ap. Mulieris dignitatem, n. 1: AAS 88 (1988), 1653-1655.

[49] Cf. Id., Es. Ap. Familiaris consortio, nn. 4-10, 36-41: AAS 74 (1982), 84-91, 126-133. Si vedano le sfide recenti identificate da Francesco, Es. Ap. Amoris laetitia (19 marzo 2016), nn. 50-57: AAS 108 (2016), 331-335. Cf. Commissione Teologica Internazionale, Alla ricerca di un’etica universale, nn. 35, 92.

[50] È questo uno dei contributi ormai recepiti della lezione di P. Ricoeur (si veda, ad esempio, P. Ricoeur, Temps et récit. 1. L’intrigue et le récit historique, Le Seuil, Paris 1983).

[51] Cf. Concilio Ecumenico Vaticano II, Cost. Dogm. Dei Verbum, nn. 7-8; Cost. Dogm. Lumen Gentium (21 novembre 1964), nn. 3-4 et passim. Anche Commissione Teologica Internazionale, Temi scelti d’ecclesiologia (1984) n. 1.1-5.

[52] Cf. Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, n. 151.

[53] Rimane di riferimento in merito il dialogo sostenuto da J. Habermas – J. Ratzinger, Ragione e fede in dialogo. Le idee di Benedetto XVI a confronto con un grande filosofo, Marsilio, Venezia 2005.

[54] Cf. Francesco, Let. Enc. Laudato si’ (24 maggio 2015), nn. 137-162: AAS 107 (2015), 902-912.

[55] Il concetto di corpi intermedi appartiene originariamente alla dottrina sociale della Chiesa. Già Papa Leone XIII, in: Leo XIII, Let. Enc. Rerum novarum (15 maggio 1891), lo propone nei nn. 10-11 (sulla famiglia) e nei nn. 38 e 41 (per altre associazioni: societates/sodalitates): ASS 23 (1891) 646, 665-666; Giovanni XXIII, in Let. Enc. Mater et Magistra (15 maggio 1961), n. 52: AAS 53 (1961), 414, afferma: «Inoltre riteniamo necessario che i corpi intermedi e le molteplici iniziative sociali, in cui anzitutto tende ad esprimersi e ad attuarsi la socializzazione, godano di una effettiva autonomia nei confronti dei poteri pubblici, e perseguano i loro specifici interessi in rapporto di leale collaborazione fra essi, subordinatamente alle esigenze del bene comune. Ma non è meno necessario che detti corpi presentino forma e sostanza di vere comunità; e cioè che i rispettivi membri siano in essi considerati e trattati come persone e siano stimolati a prender parte attiva alla loro vita». Giovanni Paolo II lo riprende in Let. Enc. Centesimus annus (1 maggio 1991), n. 13: AAS 83 (1991), 809-810. L’idea decisiva non è quella di “corpi”, ma quella di “intermedi”. Ogni gruppo intermedio deve essere cosciente della sua funzione di mediazione nel seno dell’intera società e per il servizio del bene comune.

[56] Cf. Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, nn. 185-186, 394; anche Catechismo della Chiesa Cattolica, nn. 1880-1885 sul principio di sussidiarietà.

[57] Si vedano in merito Concilio Ecumenico Vaticano II, Dec. Inter mirifica (4 dicembre 1963); Giovanni Paolo II, Let. Ap. Il rapido sviluppo (24 gennaio 2005): AAS 97 (2005), 188-190; Id., Let. Enc. Redemptoris missio, n. 37: AAS 83 (1991), 282-286; Id., Messaggio per la XXXVI Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali: “Internet: un nuovo Forum per proclamare il Vangelo” (24 gennaio 2002): EV 21 (2002), 29-36; Francesco, Messaggio per la L Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali: “Comunicazione e misericordia: un incontro fecondo” (24 gennaio 2016): AAS 108 (2016), 157-160; Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, La Chiesa e Internet (2 febbraio 2002), n. 4.

[58] Cf. S. C. Mimouni, Le judaïsme ancien du VIe siècle avant notre ère au IIIe siècle de notre ère: des prêtres aux rabbins, Presses Universitaires de France, Paris 2012, 7 ss.; 381 ss.; 397 ss.

[59] Si veda il commento del Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, n. 379.

[60] Cf. C. Plini Secundi, Epist., X, 96 in R.A.B. Mynors (ed.), C. Plini Secundi epistularum libri decem, Clarendon Press, Oxford 1963, 338-340, tr. it., Plinio il Giovane, Lettere, Libro decimo. Il panegirico di Traiano, Zanichelli, Bologna 1986, 105-109.

[61] La persecuzione a causa della fede e la confessione martiriale segnano la riflessione dell’Apocalisse, alla luce del primo testimone fedele che è Cristo (cf. Ap 1, 5; 7, 9-17; 13-14; ecc.).

[62] Cf. Aurelii Augustini, De civitate Dei, XIX, 17 (CCSL 48, 683-685).

[63] Lo stesso sant’Agostino arriverà ad aderire alla necessità di un “controllo religioso” da parte dello Stato. Il mutamento di opinione è presentato come necessario in conseguenza del fatto che gli eretici e gli scismatici, per primi, fanno appello al “potere civile” per vedere riconosciuta la legittimità della loro deviazione religiosa nei confronti della retta fede cristiana (cf. Aurelii Augustini, Epistula XCIII, 12-13.17 [CCSL 31A, 175-176.179-180]; anche Epistula CLXXIII, 10 [PL 33, 757]; Sermo XLVI, 14 [CCSL 41, 541]).

[64] In contesti storici molto diversi, Gelasius, Epistula “Famuli vestrae pietatis” ad Anastasium I imperatorem (494; DenzH347). Cf. Leo XIII, Let. Enc. Immortale Dei (1 novembre 1885), n. 6: ASS 18 (1885), 166, per l’adeguata distinzione ma non separazione radicale fra l’ordine politico e l’ordine religioso.

[65] Concilio Ecumenico Vaticano II, Cost. Past. Gaudium et spes, n. 76c: «La comunità politica e la Chiesa sono indipendenti e autonome l’una dall’altra nel proprio campo. Ma tutte e due, anche se a titolo diverso, sono a servizio della vocazione personale e sociale degli stessi uomini. Esse svolgeranno questo loro servizio a vantaggio di tutti in maniera tanto più efficace, quanto più coltiveranno una sana collaborazione tra di loro, secondo modalità adatte alle circostanze di luogo e di tempo. L’uomo infatti non è limitato al solo orizzonte temporale, ma, vivendo nella storia umana, conserva integralmente la sua vocazione eterna». Si vedano anche le precisazioni offerte dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, Nota dottrinale circa alcune questioni riguardanti l’impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica (24 novembre 2002), n. 6.

[66] Cf. Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, n. 167.

[67] Cf. ibid., n. 396.

[68] Per un ampio panorama storico e sociologico dello svolgimento del cosiddetto “umanesimo esclusivo”, inteso come unico spazio pubblico di riferimento, cf. C. Taylor, A Secular Age, The Belknap Press of Harvard University Press, Cambridge – Massachusetts – London (England) 2007.

[69] Il fenomeno succede spesso anche in continenti come l’Asia, sia pure in un contesto differente: «Il limite alla libertà religiosa in molte costituzioni si esprime attraverso la clausola “ammesso che non sia contrario ai doveri civili o all’ordine pubblico o alla retta morale”. Il bene comune e l’ordine pubblico vengono tuttavia definiti dalla cerchia di potere e in certe occasioni la frase “soggetto alla legge, all’ordine pubblico o alla moralità” è stata utilizzata per negare de facto la libertà a taluni gruppi» (FABC Office of Theological Concerns, FABC Papers, n. 112, “Religious Freedom in the Context of Asia”, 7). Soprattutto nella situazione delle minoranze, è decisivo che le autorità dello Stato assicurino un “uguale rispetto per tutte le religioni”, in quanto queste sono capaci di custodire il senso universale e il bene comune (cf. infra n. 70).

[70] Francesco, Discorso nell’incontro con i leaders di altre religioni e altre denominazioni cristiane (21 settembre 2014), Tirana: EV 30 (2014), 1514-1524, 1515.

[71] In riferimento a questa mentalità la Congregazione per la Dottrina della Fede ricorda che «[n]essun fedele tuttavia può appellarsi al principio del pluralismo e dell’autonomia dei laici in politica, favorendo soluzioni che compromettano o che attenuino la salvaguardia delle esigenze etiche fondamentali per il bene comune della società» (Nota dottrinale circa alcune questioni riguardanti l’impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica [24 novembre 2002], n. 5).

[72] «[…] la bella espressione di “laicità positiva” per qualificare questa comprensione più aperta. In questo momento storico in cui le culture s’incrociano tra loro sempre di più, sono profondamente convinto che una nuova riflessione sul vero significato e sull’importanza della laicità è divenuta necessaria. E’ fondamentale infatti, da una parte, insistere sulla distinzione tra l’ambito politico e quello religioso al fine di tutelare sia la libertà religiosa dei cittadini che la responsabilità dello Stato verso di essi e, dall’altra parte, prendere una più chiara coscienza della funzione insostituibile della religione per la formazione delle coscienze e del contributo che essa può apportare, insieme ad altre istanze, alla creazione di un consenso etico di fondo nella società» (Benedetto XVI, Discorso nell’incontro con le autorità dello Stato all’Elysée [12 settembre 2008], Parigi: Insegnamenti di Benedetto XVI 4/2 (2008), Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2009, 265-269, 267).

[73] Giovanni Paolo II utilizza la categoria del bene dell’«essere insieme» riguardo la famiglia nella Let. Gratissimam sane (2 febbraio 1994), n. 15g: AAS 86 (1994), 897. Francesco parla di «stare insieme nella prossimità» per «promuovere il riconoscimento reciproco» (Es. Ap. Amoris laetitia, n. 276: AAS 108 [2016], 421-422).

[74] Francesco parlò di una «terza guerra combattuta “a pezzi”, con crimini, massacri, distruzioni…», nell’Omelia della Santa Messa al Sacrario Militare di Redipuglia nel centenario dell’inizio della Prima Guerra Mondiale (13 settembre 2014): AAS 106 (2014), 744.

[75] Secondo le statistiche dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati ci sono nel mondo circa 68,5 milioni di persone costrette a lasciare la loro abitazione, la cifra più alta di sempre, di cui 25,4 milioni di rifugiati (si veda il sito ufficiale: http://www.unhcr.org/data.html [data di consultazione 09.01.2019]).

[76] Cf. Francesco, Discorso nell’incontro per la libertà religiosa con la comunità ispanica e altri immigrati (26 settembre 2015), Filadelfia: AAS 107 (2015), 1047-1052. Per il panorama contemporaneo si può vedere: C. Grütters – D. Dzananovic (ed.), Migration and Religious Freedom. Essays on the interaction between religious duty and migration law, Wolf Legal Publisher, Nijmegen 2018, 69-194.

[77] Pio XII aveva già richiamato in tempi molto bui la tutela di quel bene elementare che è «l’inalienabile diritto dell’uomo alla sicurezza giuridica, e con ciò stesso ad una sfera concreta di diritto, protetta contro ogni arbitrario attacco» (Radiomessaggio alla Vigilia del Santo Natale [24 dicembre 1942], n. 4: AAS 35 [1943], 21-22).

[78] Cf. Benedetto XVI, “Fede, ragione e università. Ricordi e riflessioni”. Discorso nell’incontro con i rappresentanti della scienza (12 settembre 2006), Ratisbona: AAS 98 (2006), 728-739.

[79] Cf. alcuni riferimenti del magistero pontificio alla reciprocità nei rapporti internazionali, in particolare in materia religiosa: Giovanni XXIII, Let. Enc. Pacem in terris, n. 15: AAS 55 (1963), 261; Paolo VI, Ecclesiam suam, n. 112: AAS 56 (1964), 657; Giovanni Paolo II, Discorso nell’incontro con i giovani musulmani (19 agosto 1985), Casablanca: AAS 78 (1986), 99: «Il rispetto e il dialogo richiedono dunque la reciprocità in tutti i campi, soprattutto in ciò che concerne le libertà fondamentali e più particolarmente la libertà religiosa. Essi favoriscono la pace e l’intesa tra i popoli. Aiutano a risolvere insieme i problemi degli uomini e delle donne di oggi, in particolare quella dei giovani»; Id., Es. Ap. Ecclesia in Europa (28 giugno 2003), n. 57: AAS 95 (2003), 684-685; Benedetto XVI, Discorso nell’incontro con il Corpo Diplomatico presso la Repubblica di Turchia (28 novembre 2006), Ankara: AAS 98 (2006), 905-909; Id., Discorso nell’incontro con i rappresentanti di altre religioni (17 aprile 2008), Washington, D.C.: AAS 100 (2008), 327-330; anche Id., Es. Ap. Verbum Domini (30 settembre 2010), n. 120 invita alla reciprocità in materia di libertà religiosa: AAS 102 (2010), 783-784.

[80] Si possono vedere i report sulla situazione della libertà religiosa nel mondo offerti regolarmente da istituzioni di riferimento quali Kirche in Not (si veda il sito ufficiale http://religious-freedom-report.org [data di consultazione 09.01.2019]) o Pew Research Center (si veda il sito ufficiale http://www.pewresearch.org/ [data di consultazione 09.01.2019]).

[81] Cf. Giovanni Paolo II, Let. Enc. Evangelium vitae (25 marzo 1995), nn. 73-74: AAS 87 (1995), 486-488.

[82] Ambrosii Med., Epist. extra coll. 14,96, in M. Zelzer (ed.), Epistularum liber decimus. Epistulae extra collectionem. Gesta concili Aquileiensis (CSEL 82/3), Hoelder-Pichler-Tempsky, Vindobonae 1982, 287, tr. it., Sant’Ambrogio, Discorsi e lettere II/III (Ambrosii Episcopi Mediolanesis Opera 21), Biblioteca Ambrosiana – Città Nuova, Milano – Roma 1988, 212-213.

[83] Cf. Concilio Ecumenico Vaticano II, Dec. Ad gentes (7 dicembre 1965), n. 12. Un esempio concreto della riflessione delle Chiese locali per attuare quanto insegnato da Ad gentes n. 12 si trova in FABC, FABC Papers, n. 138, “FABC at Forty Years: Responding to the Challenges of Asia: 10th FABC Plenary Assembly, 10-16 december 2012, Vietnam”.

[84] Sul rapporto fra antropologia e cristologia, cf. Commissione Teologica Internazionale, Alcune questioni riguardanti la cristologia (1979), n. III; Teologia, cristologia, antropologia (1981), n. I.d; Comunione e servizio, n. 52.

[85] Cf. Giovanni Paolo II, Let. Enc. Redemptor hominis, n. 10: AAS 71 (1979), 274-275.

[86] Cf. Francesco, Let. Enc. Laudato si’, nn. 115-121: AAS 107 (2015), 893-895.

[87] Cf. id., Es. Ap. Evangelii gaudium, nn. 93-97: AAS 105 (2013), 1059-1061.

[88] Cf. Id., Discorso nell’incontro per la libertà religiosa con la comunità ispanica e altri immigrati (26 settembre 2015), Filadelfia: AAS 107 (2015), 1047-1052.

[89] Cf. Paolo VI, Let. Enc. Ecclesiam suam, nn. 67-81: AAS 56 (1964), 640-645; Giovanni Paolo II, Let. Enc. Redemptoris missio, n. 55: AAS 83 (1991), 302-304; Francesco, Es. Ap. Evangelii gaudium, nn. 250-251: AAS 105 (2013), 1120-1121. Si veda l’ampia documentazione raccolta in Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso (a cura di Francesco Gioia), Il dialogo interreligioso nell’insegnamento ufficiale della Chiesa Cattolica (1963-2013), Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano, 2013.

[90] Cf. Giovanni Paolo II, Es. Ap. Ecclesia in Asia (6 novembre 1999), n. 31: AAS 92 (2000), 501-503.

[91] Cf. ibid., n. 29: AAS 92 (2000), 498-499.

[92] Cf. Id., Let. Enc. Redemptoris missio, n. 57: AAS 83 (1991), 305.

[93] Cf. Concilio Ecumenico Vaticano II, Dec. Ad gentes, n. 12.

[94] Cf. Id., Dich. Nostra aetate, n. 2.

[95] Cf. Id., Dich. Dignitatis humanae, nn. 2-4.

[96] Cf. Paolo VI, Let. Enc. Ecclesiam suam, n. 91: AAS 56 (1964), 648-649.

[97] «Nessuno può usare il nome di Dio per commettere violenza! Uccidere in nome di Dio è un grande sacrilegio! Discriminare in nome di Dio è inumano» (Francesco, Discorso nell’incontro con i leaders di altre religioni e altre denominazioni cristiane [21 settembre 2014], Tirana: EV 30 (2014), 1514-1524, 1518).

[98] Cf. Commissione Teologica Internazionale, Dio Trinità, unità degli uomini, n. 64.

[99] La testimonianza eccezionale resa dal testamento di P. Christian de Chergé, priore del monastero cistercense di Notre-Dame d’Atlas a Thibirine e recentemente proclamato beato insieme ad altri 18 martiri in Algeria (8 dicembre 2018), mostra questa paradossale forza unitiva dell’amore fino al caso limite del martirio. Cf. Christian de Chergé, Lettres à un ami fraternel, Bayard, Paris 2015, tr. it., Lettere a un amico fraterno, Urbaniana University Press, Città del Vaticano 2017, 343-348.

[100] Cf. Francesco, Discorso ai membri della Consulta dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme (16 novembre 2018): in Osservatore Romano 21 novembre 2018, Anno CLVIII/262 (2018), 8.

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La libertà religiosa per il bene di tutti

Commissione Teologica Internazionale

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86. L’impegno culturale e sociale dell’agire credente, che si esprime anche nella costituzione di aggregazioni intermedie e nella promozione di iniziative pubbliche, è pure una dimensione di questo impegno, che i cristiani sono chiamati a condividere con ogni uomo e donna del loro tempo, indipendentemente dalle differenze di cultura e di religione. Nel dire “indipendentemente” non s’intende, naturalmente, che queste differenze devono essere ignorate e considerate insignificanti. Significa piuttosto che esse devono essere rispettate e giudicate come componenti vitali della persona e valorizzate congruamente nella ricchezza dei loro apporti alla vitalità concreta della sfera pubblica. La Chiesa non ha alcun motivo per scegliere una via della testimonianza diversa. Tutto sia fatto, raccomanda l’Apostolo Pietro, «con dolcezza e rispetto, con una retta coscienza, perché nel momento stesso in cui si parla male di voi, rimangano svergognati quelli che malignano sulla vostra buona condotta in Cristo» (1 Pt 3, 16). E non si vede nessun ragionevole argomento che debba imporre allo Stato di escludere la libertà della religione nel partecipare alla riflessione e alla promozione delle ragioni del bene comune nell’ambito della sfera pubblica. Lo Stato non può essere né teocratico, né ateo, né “neutro” (come indifferenza che finge l’irrilevanza della cultura religiosa e dell’appartenenza religiosa nella costituzione del soggetto democratico reale); piuttosto è chiamato a esercitare una “laicità positiva” nei confronti delle forme sociali e culturali che assicurano il necessario e concreto rapporto dello Stato di diritto con la comunità effettiva degli aventi diritto.

87. In questo modo il cristianesimo si dispone a sostenere la speranza di una comune destinazione all’approdo escatologico di un mondo trasfigurato, secondo la promessa di Dio (cf. Ap 21, 1-8). La fede cristiana è consapevole del fatto che questa trasfigurazione è un dono dell’amore di Dio per la creatura umana e non il risultato dei propri sforzi di migliorare la qualità della vita personale o sociale. La religione esiste per tenere desta questa trascendenza del riscatto della giustizia della vita e del compimento della sua storia. Il cristianesimo, in particolare, è fondato sull’esclusione del delirio di onnipotenza di ogni messianismo mondano, laico o religioso che sia, il quale porta sempre schiavitù dei popoli e distruzione della casa comune. La cura del creato, affidato sin dall’inizio all’alleanza dell’uomo e della donna (cf. Gen 1, 27-28), e l’amore del prossimo (cf. Mt 22, 39), che sigilla la verità evangelica dell’amore di Dio, sono il tema di una responsabilità sulla quale tutti saremo giudicati – i cristiani per primi – alla fine del tempo donatoci da Dio per convertirci al suo amore. Il Regno di Dio è già in azione nella storia, in attesa dell’avvento del Signore, che ci introdurrà nel suo compimento. Lo Spirito che dice «Vieni!» (Ap 22, 17), che raccoglie i gemiti della creazione (cf. Rom 8, 22) e fa «nuove tutte le cose» (Ap 21, 5) porta nel mondo il coraggio della fede che sostiene (cf. Rom 8, 1-27), in favore di tutti, la bellezza della «ragione [logos] della speranza» (1 Pt 3, 15) che è in noi. E la libertà, per tutti, di ascoltarlo e di seguirlo.


[1] Il Concilio intendeva discernere il significato della libertà religiosa tenendo conto non solo della comprensione su di essa delle comunità ecclesiali ma anche di quella dei governi, delle istituzioni, della stampa, dei giuristi del tempo. Si veda la spiegazione di A. J. De Smedt, Relatio (23 settembre 1964), AS III/2, 349. Un riferimento rilevante in merito sarebbe stata la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo (1948), ma anche altre espressioni del pensiero filosofico e giuridico. La Commissione Teologica Internazionale ha proposto una gerarchia dei diversi diritti dell’uomo, rimandando ai vari Documenti internazionali dove vengono presentati: Dignità e diritti della persona umana (1983), Introd., 2.

[2] Cf., fra gli altri, gli studi di J. Hamer – Y. Congar (dir.), La liberté religieuse. Déclaration “Dignitatis humanae personae”, Cerf, Paris 1967; R. Minnerath, Le droit de l’Église à la liberté. Du Syllabus à Vatican II, Beauchesne, Paris 1982, 123-159; D. Gonnet, La liberté religieuse à Vatican II. La contribution de John Courtney Murray, Cerf, Paris 1994; S. Scatena, La fatica della libertà. L’elaborazione della dichiarazione “Dignitatis Humanae” sulla libertà religiosa del Vaticano II, Il Mulino, Bologna 2003; R. A. Siebenrock, “Theologischer Kommentar zur Erklärung über die religiöse Freiheit Dignitatis humanae” in: P. Hünermann – B. J. Hilberath (Hg.), Herders theologischer Kommentar zum Zweiten Vatikanischen Konzil, Bd. IV, Herder, Freiburg – Basel – Wien 2005, 125-218; G. del Pozo, La Iglesia y la libertad religiosa, BAC, Madrid 2007, 179-244; R. Latala – J. Rime (éd.), Liberté religieuse et Église catholique. Héritage et développements récents, Academic Press Fribourg, Fribourg 2009, 9-30; J. L. Martínez, Libertad religiosa y dignidad humana. Claves católicas de una gran conexión, San Pablo – UPC, Madrid 2009, 65-130; D. L. Schindler – N. J. Healey Jr., Freedom, Truth, and Human Dignity. The Second Vatican Council’s Declaration on Religious Freedom. A New Translation, Redaction History, and Interpretation of Dignitatis Humanae, Eerdmans, Grand Rapids (Michigan) – Cambridge (U.K.) 2015; P. Coda – P. Gamberini, Dignitatis humanae. Introduzione e commento, in: S. Noceti – R. Repole (ed.), Ad gentes. Nostra aetate. Dignitatis humanae (Commentario ai Documenti del Vaticano II, 6), Dehoniane, Bologna 2018, 611-695.

[3] Cf. Gregorio XVI, Let. Enc. Mirari vos arbitramur (15 agosto 1832); Pio IX, Let. Enc. Quanta cura (8 dicembre 1864).

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[4] Cf. Pio XII, Radiomessagio natalizio “Benignitas et Humanitas” ai popoli del mondo intero (24 dicembre 1944): AAS 37 (1945), 10-23.

[5] Giovanni XXIII, Let. Enc. Pacem in terris (11 aprile 1963), n. 18: AAS 55 (1963), 261.

[6] Cf. ibid., nn. 9, 14, 45-46, 64, 75: AAS 55 (1963), 260-261, 268-269, 275, 279. Queste prospettive diventeranno costanti dal Concilio Vaticano II in avanti: cf. Concilio Ecumenico Vaticano II, Cost. Past. Gaudium et spes (7 dicembre 1965), n. 17; Giovanni Paolo II, Let. Enc. Veritatis Splendor (6 agosto 1993), nn. 35-41: AAS 85 (1993), 1161-1166; Catechismo della Chiesa Cattolica (1997), nn. 1731-1738; Benedetto XVI, Let. Enc. Caritas in veritate (29 giugno 2009), nn. 9, 17: AAS 101 (2009), 646-647, 652-653.

[7] Si veda in merito più avanti i nn. 41, 42, 76.

[8] Cf. anche Concilio Ecumenico Vaticano II, Dich. Nostra aetate (28 ottobre 1965), nn. 1, 5.

[9] Nel riferirsi all’ateismo il Concilio offre una descrizione esistenziale della condizione religiosa come appartenente all’esperienza comune degli uomini (cf. Concilio Ecumenico Vaticano II, Cost. Past. Gaudium et spes, nn. 19-21). È una riflessione permanente nei testi ecclesiali postconciliari. Si vedano le sintesi del Catechismo della Chiesa Cattolica, nn. 27-30 oppure del Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa (2004), nn. 14-15. Anche i documenti della Commissione Teologica Internazionale, Il cristianesimo e le religioni (1997), nn. 107-108; Dio Trinità, unità degli uomini. Il monoteismo cristiano contro la violenza (2014), nn. 1-2.

[10] Si veda più avanti n. 44. Una sintesi rilevante sulla dottrina ecclesiale in Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, nn. 421-423.

[11] Cf. Paolo VI, Let. Enc. Ecclesiam suam (6 agosto 1964), nn. 30, 72, 81, 90 et passim: AAS 56 (1964), 618-619, 641-642, 644, 646-647; Discorso al Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede (14 gennaio 1978): AAS 70 (1978), 168-174.

[12] Giovanni Paolo II, Let. Enc. Redemptoris missio (7 dicembre 1990), n. 39: AAS 83 (1991), 286-287.

[13] Id., Messaggio per la celebrazione della XXI Giornata Mondiale della Pace: “La libertà religiosa, condizione per la pacifica convivenza” (1 gennaio 1988): AAS 80 (1988), 278-286.

[14] Cf. Id., Let. Enc. Redemptor hominis (4 marzo 1979), nn. 12b-c, 17f-i: AAS 71 (1979), 279-281, 297-300; Incontro con esponenti delle religioni non cristiane (5 febbraio 1986), Madras, n. 5: AAS 78 (1986), 766-771; Es. Ap. Christifideles laici (30 dicembre 1988), n. 39: AAS 81 (1989) 466-468; Messaggio per la celebrazione della XXI Giornata Mondiale della Pace: “La libertà religiosa, condizione per la pacifica convivenza”: AAS 80 (1988), 278-286; Messaggio per la celebrazione della XXII Giornata Mondiale della Pace: “Per costruire la pace rispettare le minoranze” (1 gennaio 1989): AAS 81 (1989), 95-103; Messaggio per la celebrazione della XXIV Giornata Mondiale della Pace: “Se vuoi la pace, rispetta la coscienza di ogni uomo” (1 gennaio 1991): AAS 83 (1991), 410-421.

[15] Cf. Benedetto XVI, Messaggio per la celebrazione della XLIV Giornata Mondiale della Pace: “Libertà religiosa, via per la pace” (1 gennaio 2011): AAS 103 (2011), 46-58. Si vedano anche: Let. Enc. Caritas in veritate, n. 29: AAS 101 (2009), 663-664; Discorso al Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede (12 maggio 2005): AAS 97 (2005), 789-791; Discorso alla Curia romana in occasione della presentazione degli auguri natalizi (22 dicembre 2006): AAS 99 (2007), 26-36; “Fede, ragione e università. Ricordi e riflessioni”. Discorso nell’incontro con i rappresentanti della scienza (12 settembre 2006), Ratisbona: AAS 98 (2006), 728-739; Discorso al Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede (10 gennaio 2011): AAS 103 (2011), 100-107; Discorso alle autorità civili (17 settembre 2010), Westminster: AAS 102 (2010), 633-635; Discorso ai rappresentanti istituzionali e laici di altre religioni (17 settembre 2010), London Borough of Richmond: AAS 102 (2010), 635-639; Omelia (28 marzo 2012), L’Avana: AAS 104 (2012), 322-326.

[16] Id., Messaggio per la celebrazione della XLIV Giornata Mondiale della Pace: “Libertà religiosa, via per la pace” (1 gennaio 2011), n. 4: AAS 103 (2011), 49-50. Per il significato dell’espressione di “laicità positiva” si veda più avanti nota 72. Benedetto XVI propone in altre occasioni il termine di “sana laicità” per identificare la modalità valida di rapporto fra la dimensione etico-religiosa e la politica «[…] dove la dimensione religiosa, nella diversità delle sue espressioni, è non solo tollerata, ma valorizzata quale “anima” della Nazione e garanzia fondamentale dei diritti e dei doveri dell’uomo» (Udienza generale [30 aprile 2008]). Già Pio XII aveva parlato di “legittima sana laicità dello Stato” (Discorso ai marchigiani residenti a Roma [23 marzo 1958]: AAS 50 [1958], 220).

[17] Cf. Francesco, Es. Ap. Evangelii gaudium (24 novembre 2013), n. 257: AAS 105 (2013), 1123; Discorso nell’incontro con le autorità (28 novembre 2014), Ankara: AAS 106 (2014), 1017-1019; Discorso nell’incontro con i leaders di altre religioni e altre denominazioni cristiane (21 settembre 2014), Tirana: Enchiridion Vaticanum. Documenti ufficiali della Santa Sede, vol. 30 (2014), Dehoniane, Bologna 2016, 1023-1027; Discorso per la libertà religiosa nell’incontro con la comunità ispanica e altri immigrati (26 settembre 2015), Filadelfia: AAS 107 (2015), 1047-1052.

[18] Benedetto XVI, Discorso alla Curia romana in occasione della presentazione degli auguri natalizi (22 dicembre 2005): AAS 98 (2006), 46. Cf. Francesco, Es. Ap. Evangelii gaudium, nn. 26-30: AAS 105 (2013), 1030-1033.

[19] Cf. Concilio Ecumenico Vaticano II, Cost. Past. Gaudium et spes, n. 53c; Paolo VI, Es. Ap. Evangelii nuntiandi (8 dicembre 1975), nn. 18-20: AAS 68 (1976), 17-19; Giovanni Paolo II, Let. Enc. Slavorum Apostoli (2 giugno 1985), n. 21: AAS 77 (1985), 802-803; Francesco, Es. Ap. Evangelii gaudium, nn. 116-117: AAS 105 (2013), 1068-1069; Commissione Teologica Internazionale, Fede e inculturazione (1988), n. 1.11. Per la distinzione fra “inculturazione” e “interculturalità” si veda J. Ratzinger, “Christ, Faith and The Challenge of Cultures”. Meeting with the Doctrinal Commissions in Asia, Hong-Kong, March 2-5, 1993 (si veda il testo nel sito ufficiale http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/index_it.htm [data di consultazione 09.01.2019]).

[20] Commissione Teologica Internazionale, Comunione e servizio. La persona umana creata a immagine di Dio (2004), n. 41, che rimanda la socialità costitutiva alla sua radice ultima nel mistero trinitario: «Nella prospettiva cristiana, questa identità personale, che è anche un orientamento verso l’altro, si fonda essenzialmente sulla Trinità delle Persone divine»; cf. anche nn. 42-43. Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, n. 149: «La persona è costitutivamente un essere sociale, perché così l’ha voluta Dio che l’ha creata».

[21] Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, art. 18: «Ogni individuo ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione; tale diritto include la libertà di cambiare di religione o di credo, e la libertà di manifestare, isolatamente o in comune, e sia in pubblico che in privato, la propria religione o il proprio credo nell’insegnamento, nelle pratiche, nel culto e nell’osservanza dei riti».

[22] Si veda in merito Commissione Teologica Internazionale, Dignità e diritti della persona umana (1983), n. A; Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, nn. 144-148.

[23] A. M. S. Boethius, Contra Eutychen et Nestorium, in C. Moreschini (ed.), De consolatione philosophiae. Opuscula theologica (= Bibliotheca scriptorum graecorum et romanorum teubneriana), Saur, Monachii – Lipsiae 2000, 206–241, 214. Cf. Bonaventurae, Commentaria in quatuor libros sententiarum Magistri Petri Lombardi, I, d. 25, a. 1, q. 2, in: Opera omnia, vol. I, Typographia Collegii S. Bonaventurae, Ad Claras Aquas 1882, 439-441; Thomae Aquinatis, Summa Theologiae, Ia, q. 29, a. 1, in: Opera omnia iussu Leonis XIII P.M. edita, vol.1, ex Typographia Polyglotta, Romae 1888, 327-329.

[24] Cf. Thomae Aquinatis, Summa contra gentiles, II, c. 68, in: Opera omnia iussu Leonis XIII P.M. edita, vol.13, Typis Riccardi Garroni, Romae 1918, 440-441. Cf. Concilio di Vienne (DenzH 902); Concilio V Lateranense (DenzH 1440); Concilio Ecumenico Vaticano II, Cost. Past. Gaudium et spes, n. 14; Catechismo della Chiesa Cattolica, nn. 362-368.

[25] Commissione Teologica Internazionale, Comunione e servizio, n. 31.

[26] La Sacra Scrittura è costante nel suo insegnamento al riguardo: «Non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo che è in voi?» (1 Cor 6, 19). Pertanto, in Cristo, come insegna il Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 999: «“tutti risorgeranno coi corpi di cui ora sono rivestiti” (DenzH 801), ma questo corpo sarà trasfigurato in corpo glorioso (cf. Fil 3, 21), in “corpo spirituale” (1 Cor 15, 44)». Si veda anche Commissione Teologica Internazionale, Comunione e servizio, nn. 26-31.

[27] Benedetto XVI, Discorso al Bundestag (22 settembre 2011), Berlin: AAS 103 (2011), 663-669.

[28] Commissione Teologica Internazionale, Alla ricerca di un’etica universale: nuovo sguardo sulla legge naturale (2009), n. 67.

[29] Ibid.

[30] Ibid. Si veda anche Commissione Teologica Internazionale, Dignità e diritti della persona umana, n. A.II.1. Sul rapporto creativo fra teologia e filosofia si veda la sintesi di Giovanni Paolo II, Let. Enc. Fides et ratio (1998), nn. 73-79: AAS 91 (1999), 61-67.

[31] Sulle implicazioni teologiche della concezione dell’essere umano come “imago Dei”, cf. Commissione Teologica Internazionale, Comunione e servizio, cap. 2.

[32] Cf. Commissione Teologica Internazionale, Dignità e diritti della persona umana, n. A.II.1; anche Id., Comunione e servizio, nn. 40-43.

[33] Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 1778.

[34] Cf. Thomae Aquinatis, Summa Theologiae, Ia-IIae, q. 19, a. 5, in: Opera omnia iussu Leonis XIII P.M. edita, vol. 6, Ex Typographia Polyglotta, Romae 1891, 145-146.

[35] Concilio Ecumenico Vaticano II, Cost. Past. Gaudium et spes, n. 16.

[36] Id., Cost. Dogm. Dei Verbum (18 novembre 1965), n. 5.

[37] Cf. Commissione Teologica Internazionale, Memoria e riconciliazione. La Chiesa e le colpe del passato (2000), n. 5.3.

[38] Nella cultura romana, Virgilio descrive acutamente come la Dea Giunone, per vendicarsi di Enea, manda la Furia Aletto a seminare odio e divisione nei cuori degli abitanti del Lazio, con il risultato effettivo che scatta una guerra crudele, piena di gelosie e rancori, e il giovane eroe non può raggiungere il suo proposito. Cf.Vergilii, Aeneis, VII, 341-405 in: O. Ribbeck (ed.), P. Vergilii Maronis Opera, Lipsiae, Teubner 1895, 554-557, tr. it., Virgilio, Eneide, vol. IV, Fondazione Lorenzo Valla – Arnoldo Mondadori Editori, Roma – Milano 20086, 28-32.

[39] Concilio Ecumenico Vaticano II, Cost. Past. Gaudium et spes, n. 25a: «[L]a persona umana, che di natura sua ha assolutamente bisogno d’una vita sociale, è e deve essere principio, soggetto e fine di tutte le istituzioni sociali».

[40] Cf. I. Kant, Critica della ragion pratica, Editori Laterza, Bari 1997, Parte I, lib. I, cap. III, A 156 (191). Commissione Teologica Internazionale, Alla ricerca di un’etica universale, n. 84: «La persona è al centro dell’ordine politico e sociale perché è un fine e non un mezzo».

[41] Cf. ibid., n. 41; Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, nn. 110, 149.

[42] Cf. Commissione Teologica Internazionale, Alla ricerca di un’etica universale, n. 38.

[43] Cf. Id., Comunione e servizio, nn. 41-45; Id., Fede e inculturazione, n. 1.6.

[44] Cf. J. Ratzinger-Benedetto XVI, “La moltiplicazione dei diritti e la distruzione dell’idea di diritto” in: Liberare la libertà. Fede e politica nel Terzo Millennio, Cantagalli, Siena 2018, 9-15.

[45] In occasione del 60º anniversario della Dichiarazione dei diritti dell’uomo, la Santa Sede ha richiamato l’attenzione sul fatto che esiste oggi anche un problema di arbitrario riconoscimento di mere opzioni e inclinazioni, ideologicamente manipolate, che poco hanno a che fare con gli autentici diritti dell’uomo. In molti casi, l’idoneità di questi contenuti a rappresentare la dignità dell’umano universale non è realmente passata al vaglio del suo effettivo apporto al bene comune (cf. Mons. S. M. Tommasi, Intervento alla sesta sessione ordinaria del Consiglio dei diritti dell’uomo [10 dicembre 2007], Ginevra).

[46] Commissione Teologica Internazionale, Comunione e servizio, n. 36.

[47] Cf. Giovanni Paolo II, Let. Ap. Mulieris dignitatem (15 agosto 1988), nn. 12-16: AAS 80 (1988), 1681-1692.

[48] Cf. Id., Es. Ap. Familiaris consortio (22 novembre 1981), nn. 22-24: AAS 74 (1982), 84-91; Id., Let. Ap. Mulieris dignitatem, n. 1: AAS 88 (1988), 1653-1655.

[49] Cf. Id., Es. Ap. Familiaris consortio, nn. 4-10, 36-41: AAS 74 (1982), 84-91, 126-133. Si vedano le sfide recenti identificate da Francesco, Es. Ap. Amoris laetitia (19 marzo 2016), nn. 50-57: AAS 108 (2016), 331-335. Cf. Commissione Teologica Internazionale, Alla ricerca di un’etica universale, nn. 35, 92.

[50] È questo uno dei contributi ormai recepiti della lezione di P. Ricoeur (si veda, ad esempio, P. Ricoeur, Temps et récit. 1. L’intrigue et le récit historique, Le Seuil, Paris 1983).

[51] Cf. Concilio Ecumenico Vaticano II, Cost. Dogm. Dei Verbum, nn. 7-8; Cost. Dogm. Lumen Gentium (21 novembre 1964), nn. 3-4 et passim. Anche Commissione Teologica Internazionale, Temi scelti d’ecclesiologia (1984) n. 1.1-5.

[52] Cf. Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, n. 151.

[53] Rimane di riferimento in merito il dialogo sostenuto da J. Habermas – J. Ratzinger, Ragione e fede in dialogo. Le idee di Benedetto XVI a confronto con un grande filosofo, Marsilio, Venezia 2005.

[54] Cf. Francesco, Let. Enc. Laudato si’ (24 maggio 2015), nn. 137-162: AAS 107 (2015), 902-912.

[55] Il concetto di corpi intermedi appartiene originariamente alla dottrina sociale della Chiesa. Già Papa Leone XIII, in: Leo XIII, Let. Enc. Rerum novarum (15 maggio 1891), lo propone nei nn. 10-11 (sulla famiglia) e nei nn. 38 e 41 (per altre associazioni: societates/sodalitates): ASS 23 (1891) 646, 665-666; Giovanni XXIII, in Let. Enc. Mater et Magistra (15 maggio 1961), n. 52: AAS 53 (1961), 414, afferma: «Inoltre riteniamo necessario che i corpi intermedi e le molteplici iniziative sociali, in cui anzitutto tende ad esprimersi e ad attuarsi la socializzazione, godano di una effettiva autonomia nei confronti dei poteri pubblici, e perseguano i loro specifici interessi in rapporto di leale collaborazione fra essi, subordinatamente alle esigenze del bene comune. Ma non è meno necessario che detti corpi presentino forma e sostanza di vere comunità; e cioè che i rispettivi membri siano in essi considerati e trattati come persone e siano stimolati a prender parte attiva alla loro vita». Giovanni Paolo II lo riprende in Let. Enc. Centesimus annus (1 maggio 1991), n. 13: AAS 83 (1991), 809-810. L’idea decisiva non è quella di “corpi”, ma quella di “intermedi”. Ogni gruppo intermedio deve essere cosciente della sua funzione di mediazione nel seno dell’intera società e per il servizio del bene comune.

[56] Cf. Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, nn. 185-186, 394; anche Catechismo della Chiesa Cattolica, nn. 1880-1885 sul principio di sussidiarietà.

[57] Si vedano in merito Concilio Ecumenico Vaticano II, Dec. Inter mirifica (4 dicembre 1963); Giovanni Paolo II, Let. Ap. Il rapido sviluppo (24 gennaio 2005): AAS 97 (2005), 188-190; Id., Let. Enc. Redemptoris missio, n. 37: AAS 83 (1991), 282-286; Id., Messaggio per la XXXVI Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali: “Internet: un nuovo Forum per proclamare il Vangelo” (24 gennaio 2002): EV 21 (2002), 29-36; Francesco, Messaggio per la L Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali: “Comunicazione e misericordia: un incontro fecondo” (24 gennaio 2016): AAS 108 (2016), 157-160; Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, La Chiesa e Internet (2 febbraio 2002), n. 4.

[58] Cf. S. C. Mimouni, Le judaïsme ancien du VIe siècle avant notre ère au IIIe siècle de notre ère: des prêtres aux rabbins, Presses Universitaires de France, Paris 2012, 7 ss.; 381 ss.; 397 ss.

[59] Si veda il commento del Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, n. 379.

[60] Cf. C. Plini Secundi, Epist., X, 96 in R.A.B. Mynors (ed.), C. Plini Secundi epistularum libri decem, Clarendon Press, Oxford 1963, 338-340, tr. it., Plinio il Giovane, Lettere, Libro decimo. Il panegirico di Traiano, Zanichelli, Bologna 1986, 105-109.

[61] La persecuzione a causa della fede e la confessione martiriale segnano la riflessione dell’Apocalisse, alla luce del primo testimone fedele che è Cristo (cf. Ap 1, 5; 7, 9-17; 13-14; ecc.).

[62] Cf. Aurelii Augustini, De civitate Dei, XIX, 17 (CCSL 48, 683-685).

[63] Lo stesso sant’Agostino arriverà ad aderire alla necessità di un “controllo religioso” da parte dello Stato. Il mutamento di opinione è presentato come necessario in conseguenza del fatto che gli eretici e gli scismatici, per primi, fanno appello al “potere civile” per vedere riconosciuta la legittimità della loro deviazione religiosa nei confronti della retta fede cristiana (cf. Aurelii Augustini, Epistula XCIII, 12-13.17 [CCSL 31A, 175-176.179-180]; anche Epistula CLXXIII, 10 [PL 33, 757]; Sermo XLVI, 14 [CCSL 41, 541]).

[64] In contesti storici molto diversi, Gelasius, Epistula “Famuli vestrae pietatis” ad Anastasium I imperatorem (494; DenzH347). Cf. Leo XIII, Let. Enc. Immortale Dei (1 novembre 1885), n. 6: ASS 18 (1885), 166, per l’adeguata distinzione ma non separazione radicale fra l’ordine politico e l’ordine religioso.

[65] Concilio Ecumenico Vaticano II, Cost. Past. Gaudium et spes, n. 76c: «La comunità politica e la Chiesa sono indipendenti e autonome l’una dall’altra nel proprio campo. Ma tutte e due, anche se a titolo diverso, sono a servizio della vocazione personale e sociale degli stessi uomini. Esse svolgeranno questo loro servizio a vantaggio di tutti in maniera tanto più efficace, quanto più coltiveranno una sana collaborazione tra di loro, secondo modalità adatte alle circostanze di luogo e di tempo. L’uomo infatti non è limitato al solo orizzonte temporale, ma, vivendo nella storia umana, conserva integralmente la sua vocazione eterna». Si vedano anche le precisazioni offerte dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, Nota dottrinale circa alcune questioni riguardanti l’impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica (24 novembre 2002), n. 6.

[66] Cf. Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, n. 167.

[67] Cf. ibid., n. 396.

[68] Per un ampio panorama storico e sociologico dello svolgimento del cosiddetto “umanesimo esclusivo”, inteso come unico spazio pubblico di riferimento, cf. C. Taylor, A Secular Age, The Belknap Press of Harvard University Press, Cambridge – Massachusetts – London (England) 2007.

[69] Il fenomeno succede spesso anche in continenti come l’Asia, sia pure in un contesto differente: «Il limite alla libertà religiosa in molte costituzioni si esprime attraverso la clausola “ammesso che non sia contrario ai doveri civili o all’ordine pubblico o alla retta morale”. Il bene comune e l’ordine pubblico vengono tuttavia definiti dalla cerchia di potere e in certe occasioni la frase “soggetto alla legge, all’ordine pubblico o alla moralità” è stata utilizzata per negare de facto la libertà a taluni gruppi» (FABC Office of Theological Concerns, FABC Papers, n. 112, “Religious Freedom in the Context of Asia”, 7). Soprattutto nella situazione delle minoranze, è decisivo che le autorità dello Stato assicurino un “uguale rispetto per tutte le religioni”, in quanto queste sono capaci di custodire il senso universale e il bene comune (cf. infra n. 70).

[70] Francesco, Discorso nell’incontro con i leaders di altre religioni e altre denominazioni cristiane (21 settembre 2014), Tirana: EV 30 (2014), 1514-1524, 1515.

[71] In riferimento a questa mentalità la Congregazione per la Dottrina della Fede ricorda che «[n]essun fedele tuttavia può appellarsi al principio del pluralismo e dell’autonomia dei laici in politica, favorendo soluzioni che compromettano o che attenuino la salvaguardia delle esigenze etiche fondamentali per il bene comune della società» (Nota dottrinale circa alcune questioni riguardanti l’impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica [24 novembre 2002], n. 5).

[72] «[…] la bella espressione di “laicità positiva” per qualificare questa comprensione più aperta. In questo momento storico in cui le culture s’incrociano tra loro sempre di più, sono profondamente convinto che una nuova riflessione sul vero significato e sull’importanza della laicità è divenuta necessaria. E’ fondamentale infatti, da una parte, insistere sulla distinzione tra l’ambito politico e quello religioso al fine di tutelare sia la libertà religiosa dei cittadini che la responsabilità dello Stato verso di essi e, dall’altra parte, prendere una più chiara coscienza della funzione insostituibile della religione per la formazione delle coscienze e del contributo che essa può apportare, insieme ad altre istanze, alla creazione di un consenso etico di fondo nella società» (Benedetto XVI, Discorso nell’incontro con le autorità dello Stato all’Elysée [12 settembre 2008], Parigi: Insegnamenti di Benedetto XVI 4/2 (2008), Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2009, 265-269, 267).

[73] Giovanni Paolo II utilizza la categoria del bene dell’«essere insieme» riguardo la famiglia nella Let. Gratissimam sane (2 febbraio 1994), n. 15g: AAS 86 (1994), 897. Francesco parla di «stare insieme nella prossimità» per «promuovere il riconoscimento reciproco» (Es. Ap. Amoris laetitia, n. 276: AAS 108 [2016], 421-422).

[74] Francesco parlò di una «terza guerra combattuta “a pezzi”, con crimini, massacri, distruzioni…», nell’Omelia della Santa Messa al Sacrario Militare di Redipuglia nel centenario dell’inizio della Prima Guerra Mondiale (13 settembre 2014): AAS 106 (2014), 744.

[75] Secondo le statistiche dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati ci sono nel mondo circa 68,5 milioni di persone costrette a lasciare la loro abitazione, la cifra più alta di sempre, di cui 25,4 milioni di rifugiati (si veda il sito ufficiale: http://www.unhcr.org/data.html [data di consultazione 09.01.2019]).

[76] Cf. Francesco, Discorso nell’incontro per la libertà religiosa con la comunità ispanica e altri immigrati (26 settembre 2015), Filadelfia: AAS 107 (2015), 1047-1052. Per il panorama contemporaneo si può vedere: C. Grütters – D. Dzananovic (ed.), Migration and Religious Freedom. Essays on the interaction between religious duty and migration law, Wolf Legal Publisher, Nijmegen 2018, 69-194.

[77] Pio XII aveva già richiamato in tempi molto bui la tutela di quel bene elementare che è «l’inalienabile diritto dell’uomo alla sicurezza giuridica, e con ciò stesso ad una sfera concreta di diritto, protetta contro ogni arbitrario attacco» (Radiomessaggio alla Vigilia del Santo Natale [24 dicembre 1942], n. 4: AAS 35 [1943], 21-22).

[78] Cf. Benedetto XVI, “Fede, ragione e università. Ricordi e riflessioni”. Discorso nell’incontro con i rappresentanti della scienza (12 settembre 2006), Ratisbona: AAS 98 (2006), 728-739.

[79] Cf. alcuni riferimenti del magistero pontificio alla reciprocità nei rapporti internazionali, in particolare in materia religiosa: Giovanni XXIII, Let. Enc. Pacem in terris, n. 15: AAS 55 (1963), 261; Paolo VI, Ecclesiam suam, n. 112: AAS 56 (1964), 657; Giovanni Paolo II, Discorso nell’incontro con i giovani musulmani (19 agosto 1985), Casablanca: AAS 78 (1986), 99: «Il rispetto e il dialogo richiedono dunque la reciprocità in tutti i campi, soprattutto in ciò che concerne le libertà fondamentali e più particolarmente la libertà religiosa. Essi favoriscono la pace e l’intesa tra i popoli. Aiutano a risolvere insieme i problemi degli uomini e delle donne di oggi, in particolare quella dei giovani»; Id., Es. Ap. Ecclesia in Europa (28 giugno 2003), n. 57: AAS 95 (2003), 684-685; Benedetto XVI, Discorso nell’incontro con il Corpo Diplomatico presso la Repubblica di Turchia (28 novembre 2006), Ankara: AAS 98 (2006), 905-909; Id., Discorso nell’incontro con i rappresentanti di altre religioni (17 aprile 2008), Washington, D.C.: AAS 100 (2008), 327-330; anche Id., Es. Ap. Verbum Domini (30 settembre 2010), n. 120 invita alla reciprocità in materia di libertà religiosa: AAS 102 (2010), 783-784.

[80] Si possono vedere i report sulla situazione della libertà religiosa nel mondo offerti regolarmente da istituzioni di riferimento quali Kirche in Not (si veda il sito ufficiale http://religious-freedom-report.org [data di consultazione 09.01.2019]) o Pew Research Center (si veda il sito ufficiale http://www.pewresearch.org/ [data di consultazione 09.01.2019]).

[81] Cf. Giovanni Paolo II, Let. Enc. Evangelium vitae (25 marzo 1995), nn. 73-74: AAS 87 (1995), 486-488.

[82] Ambrosii Med., Epist. extra coll. 14,96, in M. Zelzer (ed.), Epistularum liber decimus. Epistulae extra collectionem. Gesta concili Aquileiensis (CSEL 82/3), Hoelder-Pichler-Tempsky, Vindobonae 1982, 287, tr. it., Sant’Ambrogio, Discorsi e lettere II/III (Ambrosii Episcopi Mediolanesis Opera 21), Biblioteca Ambrosiana – Città Nuova, Milano – Roma 1988, 212-213.

[83] Cf. Concilio Ecumenico Vaticano II, Dec. Ad gentes (7 dicembre 1965), n. 12. Un esempio concreto della riflessione delle Chiese locali per attuare quanto insegnato da Ad gentes n. 12 si trova in FABC, FABC Papers, n. 138, “FABC at Forty Years: Responding to the Challenges of Asia: 10th FABC Plenary Assembly, 10-16 december 2012, Vietnam”.

[84] Sul rapporto fra antropologia e cristologia, cf. Commissione Teologica Internazionale, Alcune questioni riguardanti la cristologia (1979), n. III; Teologia, cristologia, antropologia (1981), n. I.d; Comunione e servizio, n. 52.

[85] Cf. Giovanni Paolo II, Let. Enc. Redemptor hominis, n. 10: AAS 71 (1979), 274-275.

[86] Cf. Francesco, Let. Enc. Laudato si’, nn. 115-121: AAS 107 (2015), 893-895.

[87] Cf. id., Es. Ap. Evangelii gaudium, nn. 93-97: AAS 105 (2013), 1059-1061.

[88] Cf. Id., Discorso nell’incontro per la libertà religiosa con la comunità ispanica e altri immigrati (26 settembre 2015), Filadelfia: AAS 107 (2015), 1047-1052.

[89] Cf. Paolo VI, Let. Enc. Ecclesiam suam, nn. 67-81: AAS 56 (1964), 640-645; Giovanni Paolo II, Let. Enc. Redemptoris missio, n. 55: AAS 83 (1991), 302-304; Francesco, Es. Ap. Evangelii gaudium, nn. 250-251: AAS 105 (2013), 1120-1121. Si veda l’ampia documentazione raccolta in Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso (a cura di Francesco Gioia), Il dialogo interreligioso nell’insegnamento ufficiale della Chiesa Cattolica (1963-2013), Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano, 2013.

[90] Cf. Giovanni Paolo II, Es. Ap. Ecclesia in Asia (6 novembre 1999), n. 31: AAS 92 (2000), 501-503.

[91] Cf. ibid., n. 29: AAS 92 (2000), 498-499.

[92] Cf. Id., Let. Enc. Redemptoris missio, n. 57: AAS 83 (1991), 305.

[93] Cf. Concilio Ecumenico Vaticano II, Dec. Ad gentes, n. 12.

[94] Cf. Id., Dich. Nostra aetate, n. 2.

[95] Cf. Id., Dich. Dignitatis humanae, nn. 2-4.

[96] Cf. Paolo VI, Let. Enc. Ecclesiam suam, n. 91: AAS 56 (1964), 648-649.

[97] «Nessuno può usare il nome di Dio per commettere violenza! Uccidere in nome di Dio è un grande sacrilegio! Discriminare in nome di Dio è inumano» (Francesco, Discorso nell’incontro con i leaders di altre religioni e altre denominazioni cristiane [21 settembre 2014], Tirana: EV 30 (2014), 1514-1524, 1518).

[98] Cf. Commissione Teologica Internazionale, Dio Trinità, unità degli uomini, n. 64.

[99] La testimonianza eccezionale resa dal testamento di P. Christian de Chergé, priore del monastero cistercense di Notre-Dame d’Atlas a Thibirine e recentemente proclamato beato insieme ad altri 18 martiri in Algeria (8 dicembre 2018), mostra questa paradossale forza unitiva dell’amore fino al caso limite del martirio. Cf. Christian de Chergé, Lettres à un ami fraternel, Bayard, Paris 2015, tr. it., Lettere a un amico fraterno, Urbaniana University Press, Città del Vaticano 2017, 343-348.

[100] Cf. Francesco, Discorso ai membri della Consulta dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme (16 novembre 2018): in Osservatore Romano 21 novembre 2018, Anno CLVIII/262 (2018), 8.

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