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«La libertà religiosa garantisce la pace»

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«Solo una forma ideologica e deviata di religione può pensare di rendere giustizia nel nome dell’Onnipotente,deliberatamente massacrando persone inermi, come è avvenuto nei sanguinari attentati terroristici dei mesi scorsi in Africa, Europa e Medio Oriente».

Papa Francesco nel tradizionale discorso d’inizio d’anno al Corpo Diplomatico accreditato in Vaticano si è così espresso toccando numerosi temi, dal traffico di persone.

E in particolare, ricordando in questo contesto il suo viaggio a Bangui per aprire in Africa la prima Porta Santa del Giubileo della Misericordia, parola che ha rappresentato il “filo conduttore” che ha guidato i viaggi apostolici.
“Laddove il nome di Dio è stato abusato per commettere ingiustizia, ho voluto ribadire, insieme con la comunità musulmana della Repubblica Centroafricana, che chi dice di credere in Dio dev’essere anche un uomo o una donna di pace, e dunque di misericordia, giacchè non si può mai uccidere nel nome di Dio”.

Nella Sala regia di fronte al corpo diplomatico accreditato nella Santa Sede, il Papa è stato salutato dal decano del corpo diplomatico Signor Armindo Fernandes do Espírito Santo Vieira, ambasciatore di Angola il Papa ha iniziato il suo discorso, ricordando agli accordi internazionali appena ratificati, prova di “come la convivenza pacifica fra appartenenti a religioni diverse sia possibile, laddove la libertà religiosa è riconosciuta e l’effettiva possibilità di collaborare all’edificazione del bene comune, nel reciproco rispetto dell’identità culturale di ciascuno, è garantita”.

Ricordate, tra le altre, le intese specifiche in materia fiscale firmate dalla Santa Sede con l’Italia e gli Stati Uniti d’America ma anche l’Accordo con ilCiad sullo statuto giuridico della Chiesa cattolica nel Paese, come pure l’Accordo firmato e ratificato con la Palestina e il Memorandum d’Intesa tra la Segreteria di Stato e il Ministero degli Affari Esteri del Kuwait.

Un pensiero speciale Papa Francesco lo ha rivolto all’Europa, e in particolare riferendosi alla “grave emergenza migratoria che stiamo affrontando, per discernerne le cause, prospettare delle soluzioni, vincere l’inevitabile paura che accompagna un fenomeno così massiccio e imponente”.

Redazionehttps://www.spesalvi.it
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Papa Francesco nel tradizionale discorso d’inizio d’anno al Corpo Diplomatico accreditato in Vaticano si è così espresso toccando numerosi temi, dal traffico di persone.

E in particolare, ricordando in questo contesto il suo viaggio a Bangui per aprire in Africa la prima Porta Santa del Giubileo della Misericordia, parola che ha rappresentato il “filo conduttore” che ha guidato i viaggi apostolici.
“Laddove il nome di Dio è stato abusato per commettere ingiustizia, ho voluto ribadire, insieme con la comunità musulmana della Repubblica Centroafricana, che chi dice di credere in Dio dev’essere anche un uomo o una donna di pace, e dunque di misericordia, giacchè non si può mai uccidere nel nome di Dio”.

Nella Sala regia di fronte al corpo diplomatico accreditato nella Santa Sede, il Papa è stato salutato dal decano del corpo diplomatico Signor Armindo Fernandes do Espírito Santo Vieira, ambasciatore di Angola il Papa ha iniziato il suo discorso, ricordando agli accordi internazionali appena ratificati, prova di “come la convivenza pacifica fra appartenenti a religioni diverse sia possibile, laddove la libertà religiosa è riconosciuta e l’effettiva possibilità di collaborare all’edificazione del bene comune, nel reciproco rispetto dell’identità culturale di ciascuno, è garantita”.

Ricordate, tra le altre, le intese specifiche in materia fiscale firmate dalla Santa Sede con l’Italia e gli Stati Uniti d’America ma anche l’Accordo con ilCiad sullo statuto giuridico della Chiesa cattolica nel Paese, come pure l’Accordo firmato e ratificato con la Palestina e il Memorandum d’Intesa tra la Segreteria di Stato e il Ministero degli Affari Esteri del Kuwait.

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Un pensiero speciale Papa Francesco lo ha rivolto all’Europa, e in particolare riferendosi alla “grave emergenza migratoria che stiamo affrontando, per discernerne le cause, prospettare delle soluzioni, vincere l’inevitabile paura che accompagna un fenomeno così massiccio e imponente”.

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