30.7 C
Rome
giovedì, 27 Giugno 2019

ROTATE FOR FULL CONTENT

MOBILE THEME

Home Rubriche Recensioni Libri La Libertà è più importante dell’Uguaglianza

La Libertà è più importante dell’Uguaglianza

Recensioni libri di interesse

- Advertisement -

Armando Editore, 2012

Il pensiero di un maestro del liberalismo. Le riflessioni dell’autore sono ordinate alfabeticamente secondo l’argomento trattato. Il volume diventa così un dizionario-manuale di idee liberali. Libertà e verità. Nella coscienza dell’umanità di oggi la libertà appare largamente come il bene più alto, al quale tutti gli altri beni sono subordinati. Con l’espressione libertà e diritti fondamentali si indicano le situazioni giuridiche soggettive, cioè le garanzie del rispetto dei diritti di ciascuna persona.

È interessante il liberalismo di Popper, non propriamente austriaco, certamente non friedmaniano, ma certamente antidogmatico. Più volte ci si è chiesti se il grande epistemologo fosse liberale o socialista. Non solo per le sue origini marxiste e poi socialiste, ma anche per il suo pensiero, fieramente ancorato alla fallibilità della scienza e dunque anche di qualsiasi certezza politico-ideologica. Ricordiamo un piccolo ma significativo aneddoto: fu Popper a chiedere al suo grande amico von Hayek di inserire qualche socialista nella prima riunione della mitica Mont Pelerin Society. Richiesta che non fu ovviamente accettata. Popper era un pragmatico, non un filo-socialista, all’ingegneria utopistica preferiva l’ingegneria gradualista dei piccoli passi concreti. Niente è più chiaro di Popper per capire da che parte stesse: «per diversi anni rimasi socialista, anche dopo il mio ripudio del marxismo; e se ci fosse stato qualcosa come un socialismo combinato con la libertà individuale, sarei ancora oggi un socialista. E, infatti, non potrebbe esserci niente di meglio che vivere una vita modesta, semplice e libera in una società egalitaria. Mi ci volle un po’ di tempo per riconoscere che questo non era nient’altro che un sogno meraviglioso; che la libertà è più importante dell’uguaglianza; che il tentativo di attuare l’uguaglianza è di pregiudizio alle libertà; e che se va perduta la libertà, tra non liberi non c’è nemmeno uguaglianza». Non ci sono dubbi.

E dunque per Popper i cittadini, gli elettori, le norme devono preoccuparsi non tanto di chi ci comanda, ma di come sia possibile controllarli.

È fenomenale nella sua critica alla politica intesa come religione e dunque non falsificabile, e ai movimenti politici (all’epoca si sperava nell’utopia socialista) che ci promettevano il cielo in terra: «Non permettere che i sogni di un mondo perfetto ti distolgano dalle rivendicazioni degli uomini che soffrono qui ed ora».

In un colloquio con Franz Kreuzer, in occasione dell’ottantesimo compleanno del nostro autore, egli si espresse così: “Compito del filosofo di professione è quello di investigare criticamente le cose che tanti altri accettano per evidenti. E difatti parecchie di queste opinioni sono semplicemente pregiudizi, accettati acriticamente come evidenti, ma che molto spesso sono semplicemente falsi. E per venirne fuori, occorre forse qualcosa come un filosofo di professione che si prenda tempo per riflettervi sopra criticamente.” [Società aperta, universo aperto]

La criticità del pensiero, per Popper, significa anzitutto la consapevolezza che noi impariamo veramente e continuamente solo quando partiamo dai nostri errori, e che proprio per questo la conoscenza sarà sempre un progetto aperto, un passo che va da un errore… ad un altro errore, giacché non si potrà mai dire di essere arrivati a qualcosa di assolutamente “vero” (almeno nel campo della scienza), ma solo di verosimile, e quindi sempre passibile di ulteriore smentita.

Questo atteggiamento è inteso da Popper non tanto in un senso relativista, ma come contestazione di ogni pretesa dogmatica che nasca dall’illusione di onnipotenza del nostro pensiero: «quel che è davvero importante – continua Popper nella stessa intervista – è la convinzione socratica che noi sappiamo molto poco o, come Socrate dice, che noi non sappiamo niente. Egli, in breve, dice:

“Io so di non sapere niente, e solo questo”. L’atteggiamento socratico mi pare sommamente importante, e, di nuovo, proprio ai nostri giorni. Sono dell’avviso che sia particolarmente importante che gli intellettuali abbandonino ogni tipo di arroganza intellettuale»

[Società aperta, universo aperto].

Quanto più dunque lo scienziato sviluppa le sue ricerche, tanto più egli è costretto — dall’interno stesso del suo lavoro — ad abbandonare ogni ideologia scientista, cioè quella posizione che ritiene la scienza il luogo della verità più certa e definitiva sul mondo. Questo naturalmente non vuol dire affatto una messa in discussione della validità e dell’efficacia della conoscenza scientifica, ma semplicemente che essa costituisce un tentativo di approssimazione, continuamente esposto alla verifica critica e più radicalmente alla possibilità e necessità di essere sostituita da un spiegazione più adeguata, cioè più approssimata al vero.

Al pari Herbert Marcuse: in L’uomo a una dimensione “Una confortevole, levigata, ragionevole, democratica non libertà prevale nella civiltà industriale avanzata.”

L’uomo ad una dimensione è tale in quanto, nel suo vivere integrato nella moderna società industrializzata, viene marginata la possibilità di esteriorizzare la molteplicità del proprio essere interiore in modo drastico. Questa negazione avviene sotto forma di una rinuncia inconsapevole e ingenua che viene resa possibile grazie alle illusorie libertà di cui può godere l’individuo e delle quali l’intera società si rende garante. Libertà che hanno la mera funzionalità di “ammansire” l’uomo che vive in una collettività  in cui la cosiddetta “civiltà  del consumo” ha affermato la propria supremazia in campo ideologico.

Si tratta inoltre di concessioni che possono essere definite “libertà amministrate” e indotte, che mirando unicamente alla graduale istituzionalizzazione e alla quasi totale mercatizzazione delle esigenze e dei desideri individuali. Fenomeno che racchiude in sé tutta la paradossalità di un falso permissivismo. Invero che è proprio grazie all’illusione di una libertà fittizia, creata appunto da tale permissivismo, che l’uomo moderno accondiscende a ridursi a mero strumento atto esclusivamente alla massimizzazione della prestazione produttiva. Ciò che sfugge ulteriormente alla concezione della realtà dell’individuo distratto, inserito nel contesto sociale e coscio o inconscio seguace dell’ideologia predominate, è il fatto di aver assoggettato le proprie passioni e i propri slanci istintivi ad un sistema omologante e repressivo. Marcuse infatti enfatizza e denuncia proprio quel carattere oppressivo che contraddistingue una società di natura pressoché totalitaria.

Infatti, la società consumistica moderna crea, secondo Marcuse, nuovi “superflui” bisogni, che col tempo rendono l’uomo dipendente da essi asservendolo in tal modo al modello culturale ed istituzionale vigente.

“In virtù del modo in cui ha organizzato la propria base tecnologica, la società industriale contemporanea tende ad essere totalitaria. Il termine “totalitario” infatti non si applica soltanto ad un’organizzazione politica terroristica della società, ma anche ad un’organizzazione economico-tecnica della società non terroristica che opera mediante la manipolazione dei bisogni da parte di interessi costituiti. “ 

Si tratta dunque di una manipolazione dei bisogni dei singoli da parte di una fazione che detiene le redini del potere e che ha come fine ultimo quello di incanalare e conformare i bisogni della collettività creando appunto nuovi bisogni che, pur non essendo delle necessità, vengono percepiti come tali dall’individuo. Pertanto la società viene, in qualche modo, “educata al consumo”, sconsiderato e inessenziale. Questo fenomeno è, secondo Marcuse, favorito in maniera massiccia dall’avvento della tecnologia e dei mezzi di comunicazione, mezzi che inducono l’uomo ad instaurare un involontario ma irreprimibile legame di interdipendenza con essi, favorendo quel fenomeno che si può definire la fabbrica dell’opinione e del consenso.

“la creazione di bisogni repressivi è diventata da lungo tempo parte del lavoro socialmente necessario- necessario nel senso che senza di esso il modo stabilito di produzione non potrebbe reggersi. Qui non sono in giocò ne problemi di psicologia, né problemi di estetica ma piuttosto la base materiale del dominio. “

Questa logica totalitaria funge dunque da sostrato ideologico alla società moderna e ne garantisce la sussistenza e la continuazione.

Come già affermato, si tratta di una logica di matrice totalitaria, in quanto aliena l’individuo da se stesso,  sopprimendo l’impeto creativo che mira alla liberazione del proprio estro. L’individuo rinuncia dunque all’utilizzo delle proprie facoltà immaginative annientando quell’impulso liberatorio insito nella propria natura ed accontentandosi di un’esistenza orizzontale, nonché “uni-dimensionale”.

L’uomo che vive completamente immerso in questa logica subisce conseguentemente ciò che Marcuse definisce una progressiva “desublimazione”-  fenomeno inteso come l’alienazione dell’uomo dalla propria interiorità artistica e sensuale.Occorre pertanto recidere le catene che legano l’individuo ad una società che, per mezzo di istanze vincolanti e repressive,  mira ad abortire gli impulsi creativi dell’uomo, sostituendoli con godimenti ingannevoli ed effimeri.

Per porre fine a tale realtà, Marcuse individua le forze propulsive capaci di tradurre in azione la volontà della progressiva liberazione umana nelle schiere dei “reietti, degli stranieri, degli sfruttati e dei perseguitati (..) ”, la cui “opposizione è rivoluzionaria anche se non lo è la loro coscienza. Perciò la loro opposizione colpisce il sistema dal di fuori e quindi non è sviata dal sistema; e una forza elementare che viola la regola del gioco, e cosi facendo mostra che è un gioco truccato.” Dunque è solo tramite l’agire simultaneo e la fusione delle energie di “correnti dissidenti” e non integrate nel processo sociale che la rivoluzione idealistica propugnata da Marcuse può trovare adempimento nella realtà.

Rivoluzione che , in ultima istanza, consiste nella liberazione dell’uomo tramite la riscoperta e nella completa rivalutazione della preziosa molteplicità dell’essere che caratterizza la dimensione umana.

La Libertà è più importante di …qualunque…. Cosa…è l’ Uomo in quanto tale.

Contributo allo sviluppo della personalità:
7
Culturalmente valido:
9
Spiritualmente utile:
7
Discernimento del bene e del male:
7
Avvincente:
6
Innovativo:
8
Indicatore di culture diverse:
6
Resa semantica:
8
Pertinenza terminologica:
9
Qualità stilistica:
7
E. Simonetti
Ha conseguito il Baccalaureato in S. Teologia presso l'Istituto Teologico Abruzzese-Molisano di Chieti affiliato alla Pontificia Università Lateranense - Roma.

Commenta questo articolo

avatar
  Iscriviti  
Notificami

La Libertà è più importante dell’Uguaglianza

Recensioni libri di interesse

  

- Advertisement -

Armando Editore, 2012

Il pensiero di un maestro del liberalismo. Le riflessioni dell’autore sono ordinate alfabeticamente secondo l’argomento trattato. Il volume diventa così un dizionario-manuale di idee liberali. Libertà e verità. Nella coscienza dell’umanità di oggi la libertà appare largamente come il bene più alto, al quale tutti gli altri beni sono subordinati. Con l’espressione libertà e diritti fondamentali si indicano le situazioni giuridiche soggettive, cioè le garanzie del rispetto dei diritti di ciascuna persona.

È interessante il liberalismo di Popper, non propriamente austriaco, certamente non friedmaniano, ma certamente antidogmatico. Più volte ci si è chiesti se il grande epistemologo fosse liberale o socialista. Non solo per le sue origini marxiste e poi socialiste, ma anche per il suo pensiero, fieramente ancorato alla fallibilità della scienza e dunque anche di qualsiasi certezza politico-ideologica. Ricordiamo un piccolo ma significativo aneddoto: fu Popper a chiedere al suo grande amico von Hayek di inserire qualche socialista nella prima riunione della mitica Mont Pelerin Society. Richiesta che non fu ovviamente accettata. Popper era un pragmatico, non un filo-socialista, all’ingegneria utopistica preferiva l’ingegneria gradualista dei piccoli passi concreti. Niente è più chiaro di Popper per capire da che parte stesse: «per diversi anni rimasi socialista, anche dopo il mio ripudio del marxismo; e se ci fosse stato qualcosa come un socialismo combinato con la libertà individuale, sarei ancora oggi un socialista. E, infatti, non potrebbe esserci niente di meglio che vivere una vita modesta, semplice e libera in una società egalitaria. Mi ci volle un po’ di tempo per riconoscere che questo non era nient’altro che un sogno meraviglioso; che la libertà è più importante dell’uguaglianza; che il tentativo di attuare l’uguaglianza è di pregiudizio alle libertà; e che se va perduta la libertà, tra non liberi non c’è nemmeno uguaglianza». Non ci sono dubbi.

E dunque per Popper i cittadini, gli elettori, le norme devono preoccuparsi non tanto di chi ci comanda, ma di come sia possibile controllarli.

È fenomenale nella sua critica alla politica intesa come religione e dunque non falsificabile, e ai movimenti politici (all’epoca si sperava nell’utopia socialista) che ci promettevano il cielo in terra: «Non permettere che i sogni di un mondo perfetto ti distolgano dalle rivendicazioni degli uomini che soffrono qui ed ora».

- Advertisement -

In un colloquio con Franz Kreuzer, in occasione dell’ottantesimo compleanno del nostro autore, egli si espresse così: “Compito del filosofo di professione è quello di investigare criticamente le cose che tanti altri accettano per evidenti. E difatti parecchie di queste opinioni sono semplicemente pregiudizi, accettati acriticamente come evidenti, ma che molto spesso sono semplicemente falsi. E per venirne fuori, occorre forse qualcosa come un filosofo di professione che si prenda tempo per riflettervi sopra criticamente.” [Società aperta, universo aperto]

La criticità del pensiero, per Popper, significa anzitutto la consapevolezza che noi impariamo veramente e continuamente solo quando partiamo dai nostri errori, e che proprio per questo la conoscenza sarà sempre un progetto aperto, un passo che va da un errore… ad un altro errore, giacché non si potrà mai dire di essere arrivati a qualcosa di assolutamente “vero” (almeno nel campo della scienza), ma solo di verosimile, e quindi sempre passibile di ulteriore smentita.

Questo atteggiamento è inteso da Popper non tanto in un senso relativista, ma come contestazione di ogni pretesa dogmatica che nasca dall’illusione di onnipotenza del nostro pensiero: «quel che è davvero importante – continua Popper nella stessa intervista – è la convinzione socratica che noi sappiamo molto poco o, come Socrate dice, che noi non sappiamo niente. Egli, in breve, dice:

“Io so di non sapere niente, e solo questo”. L’atteggiamento socratico mi pare sommamente importante, e, di nuovo, proprio ai nostri giorni. Sono dell’avviso che sia particolarmente importante che gli intellettuali abbandonino ogni tipo di arroganza intellettuale»

[Società aperta, universo aperto].

Quanto più dunque lo scienziato sviluppa le sue ricerche, tanto più egli è costretto — dall’interno stesso del suo lavoro — ad abbandonare ogni ideologia scientista, cioè quella posizione che ritiene la scienza il luogo della verità più certa e definitiva sul mondo. Questo naturalmente non vuol dire affatto una messa in discussione della validità e dell’efficacia della conoscenza scientifica, ma semplicemente che essa costituisce un tentativo di approssimazione, continuamente esposto alla verifica critica e più radicalmente alla possibilità e necessità di essere sostituita da un spiegazione più adeguata, cioè più approssimata al vero.

Al pari Herbert Marcuse: in L’uomo a una dimensione “Una confortevole, levigata, ragionevole, democratica non libertà prevale nella civiltà industriale avanzata.”

L’uomo ad una dimensione è tale in quanto, nel suo vivere integrato nella moderna società industrializzata, viene marginata la possibilità di esteriorizzare la molteplicità del proprio essere interiore in modo drastico. Questa negazione avviene sotto forma di una rinuncia inconsapevole e ingenua che viene resa possibile grazie alle illusorie libertà di cui può godere l’individuo e delle quali l’intera società si rende garante. Libertà che hanno la mera funzionalità di “ammansire” l’uomo che vive in una collettività  in cui la cosiddetta “civiltà  del consumo” ha affermato la propria supremazia in campo ideologico.

Si tratta inoltre di concessioni che possono essere definite “libertà amministrate” e indotte, che mirando unicamente alla graduale istituzionalizzazione e alla quasi totale mercatizzazione delle esigenze e dei desideri individuali. Fenomeno che racchiude in sé tutta la paradossalità di un falso permissivismo. Invero che è proprio grazie all’illusione di una libertà fittizia, creata appunto da tale permissivismo, che l’uomo moderno accondiscende a ridursi a mero strumento atto esclusivamente alla massimizzazione della prestazione produttiva. Ciò che sfugge ulteriormente alla concezione della realtà dell’individuo distratto, inserito nel contesto sociale e coscio o inconscio seguace dell’ideologia predominate, è il fatto di aver assoggettato le proprie passioni e i propri slanci istintivi ad un sistema omologante e repressivo. Marcuse infatti enfatizza e denuncia proprio quel carattere oppressivo che contraddistingue una società di natura pressoché totalitaria.

Infatti, la società consumistica moderna crea, secondo Marcuse, nuovi “superflui” bisogni, che col tempo rendono l’uomo dipendente da essi asservendolo in tal modo al modello culturale ed istituzionale vigente.

“In virtù del modo in cui ha organizzato la propria base tecnologica, la società industriale contemporanea tende ad essere totalitaria. Il termine “totalitario” infatti non si applica soltanto ad un’organizzazione politica terroristica della società, ma anche ad un’organizzazione economico-tecnica della società non terroristica che opera mediante la manipolazione dei bisogni da parte di interessi costituiti. “ 

Si tratta dunque di una manipolazione dei bisogni dei singoli da parte di una fazione che detiene le redini del potere e che ha come fine ultimo quello di incanalare e conformare i bisogni della collettività creando appunto nuovi bisogni che, pur non essendo delle necessità, vengono percepiti come tali dall’individuo. Pertanto la società viene, in qualche modo, “educata al consumo”, sconsiderato e inessenziale. Questo fenomeno è, secondo Marcuse, favorito in maniera massiccia dall’avvento della tecnologia e dei mezzi di comunicazione, mezzi che inducono l’uomo ad instaurare un involontario ma irreprimibile legame di interdipendenza con essi, favorendo quel fenomeno che si può definire la fabbrica dell’opinione e del consenso.

“la creazione di bisogni repressivi è diventata da lungo tempo parte del lavoro socialmente necessario- necessario nel senso che senza di esso il modo stabilito di produzione non potrebbe reggersi. Qui non sono in giocò ne problemi di psicologia, né problemi di estetica ma piuttosto la base materiale del dominio. “

Questa logica totalitaria funge dunque da sostrato ideologico alla società moderna e ne garantisce la sussistenza e la continuazione.

Come già affermato, si tratta di una logica di matrice totalitaria, in quanto aliena l’individuo da se stesso,  sopprimendo l’impeto creativo che mira alla liberazione del proprio estro. L’individuo rinuncia dunque all’utilizzo delle proprie facoltà immaginative annientando quell’impulso liberatorio insito nella propria natura ed accontentandosi di un’esistenza orizzontale, nonché “uni-dimensionale”.

L’uomo che vive completamente immerso in questa logica subisce conseguentemente ciò che Marcuse definisce una progressiva “desublimazione”-  fenomeno inteso come l’alienazione dell’uomo dalla propria interiorità artistica e sensuale.Occorre pertanto recidere le catene che legano l’individuo ad una società che, per mezzo di istanze vincolanti e repressive,  mira ad abortire gli impulsi creativi dell’uomo, sostituendoli con godimenti ingannevoli ed effimeri.

Per porre fine a tale realtà, Marcuse individua le forze propulsive capaci di tradurre in azione la volontà della progressiva liberazione umana nelle schiere dei “reietti, degli stranieri, degli sfruttati e dei perseguitati (..) ”, la cui “opposizione è rivoluzionaria anche se non lo è la loro coscienza. Perciò la loro opposizione colpisce il sistema dal di fuori e quindi non è sviata dal sistema; e una forza elementare che viola la regola del gioco, e cosi facendo mostra che è un gioco truccato.” Dunque è solo tramite l’agire simultaneo e la fusione delle energie di “correnti dissidenti” e non integrate nel processo sociale che la rivoluzione idealistica propugnata da Marcuse può trovare adempimento nella realtà.

Rivoluzione che , in ultima istanza, consiste nella liberazione dell’uomo tramite la riscoperta e nella completa rivalutazione della preziosa molteplicità dell’essere che caratterizza la dimensione umana.

La Libertà è più importante di …qualunque…. Cosa…è l’ Uomo in quanto tale.

- Advertisement -
Contributo allo sviluppo della personalità:
7
Culturalmente valido:
9
Spiritualmente utile:
7
Discernimento del bene e del male:
7
Avvincente:
6
Innovativo:
8
Indicatore di culture diverse:
6
Resa semantica:
8
Pertinenza terminologica:
9
Qualità stilistica:
7

Leggi qui il disclaimer sul materiale pubblicato di SpeSalvi.it

E. Simonetti
Ha conseguito il Baccalaureato in S. Teologia presso l'Istituto Teologico Abruzzese-Molisano di Chieti affiliato alla Pontificia Università Lateranense - Roma.

Libri consigliati

Commenta questo articolo

avatar
  Iscriviti  
Notificami
273FansMi piace
801FollowerSegui
13,000FollowerSegui
582FollowerSegui
56IscrittiIscriviti

Top News

Top Video

Ultimi Articoli

Articoli Popolari

Che differenza c’è tra “padre” e “don”?

E quale titolo si utilizza per monaci e frati? Gentile direttore, forse la mia le sembrerà una domanda banale. Può però spiegarmi la differenza tra...

X Domenica del Tempo Ordinario – Anno C – 5 giungo 2016

IL VANGELO STRABICO X Domenica del tempo Ordinario   - C A  cura di Benito Giorgetta (1Re 17,17-24; Galati 1,11-19; Luca 7,11-17) Imparare a suonare lo spartito della compassione Ascoltiamo...

Francesco in Armenia, preghiera con Karekin II

Dopo quattro ore di volo comincia il viaggio di Francesco in Armenia. L'aereo con a bordo il Pontefice è partito questa mattina alle 9.20...

XXX Domenica del Tempo Ordinario – Anno B – 25 ottobre 2015

La 95° puntata del ciclo “Dalla vita alla Parola viva” – “Costruire comunità vive, aperte e accoglienti”. XXX Domenica del Tempo Ordinario – Anno B Colore...

Cos’è che rende il corpo umano tanto bello?

E' solo l’eros e il desiderio? Qual è la cosa più bella del mondo? Sono sicuro che se ponessimo questa domanda a mille pittori almeno...

Libri consigliati

Fusco: La gioia dell’ascolto

Seneca, tra libertà e suicidio

Lo Spirito nell’agire umano

Vincere ansietà e paure

Seguici su Facebook

Seguici su Instagram

Seguici su Twitter

È stato rilevato, nel tuo browser, un componente AdBlocker. SpeSalvi.it si mantiene in vita grazie alla pubblicità, ti preghiamo di disabilitarlo oppure di aggiungere il nostro sito alla lista dei siti attendibili.
Per continuare a navigare:
disabilita AdBlock e aggiorna la pagina.
Aiuta SpeSalvi.it
SpeSalvi.it desidera servire ed evangelizzare, ma non è in grado di sostenersi da solo.
Offri il tuo piccolo contributo affinché il sito possa continuare a diffondere il messaggio cristiano in tutto il mondo.
Grazie di cuore per il tuo sostegno!
Leggi la nostra informativa sulla Privacy.
Logo
ANDROID
APP
Scarica la nostra App Android per rimanere sempre aggiornato anche sul tuo smartphone.
2019 (C) Tutti i diritti riservati.
ISTRUZIONI
1. Clicca sul pulsante "Download" e scarica il file ".apk" sul tuo smartphone.
2. Esegui il file ".apk" e clicca su "Installa".
Utilizziamo i cookie per personalizzare contenuti ed annunci, per fornire funzionalità e per analizzare il nostro traffico. Navigando in SpeSalvi.it acconsenti al loro utilizzo e dichiari di aver letto e compreso la nostra Informativa sulla Privacy.
ACCONSENTO