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La gioia della vita contemplativa condivisa: le suore con la Sindrome di Down

Una comunità di vita tra sorelle abili e Down

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Lascia che l’amore si dispieghi

“In un tempo in cui la società, priva di punti di riferimento, non sembra più trovare senso nella vita o darle un valore, la nostra comunità vuole, con la semplice testimonianza della nostra vita consacrata a Dio, riaffermare il carattere sacro della vita e della persona umana”, dicono le Piccole Sorelle.
Per far sì che tutta la forza dell’amore inscritta nel cuore di queste giovani con la Sindrome di Down si effonda pienamente in una vita consacrata al Signore, le Piccole Sorelle invitano a un tempo di discernimento “ragazze toccate dallo spirito di povertà e devozione, pronte ad offrire un’intera vita al servizio di Cristo nelle persone delle loro piccole sorelle con la Sindrome di Down”. Per le stesse ragazze con la Sindrome di Down, “il discernimento si fa come per tutte le altre vocazioni: quando una persona si realizza, è là che il Signore la chiama. Altrimenti, tornano a casa. E’ come per ogni vocazione. Sanno capire molto bene se non è una vocazione vera”, spiega madre Line.

Il dono di una semplice amicizia con Gesù

Madre Line trova nelle suore con la Sindrome di Down un’incredibile forza spirituale. “Conoscono la Bibbia, la vita dei santi, hanno una memoria favolosa. Sono anime di preghiera, molto spirituali, molto vicine a Gesù”, dice stupita, vedendo nella loro semplicità un segno profetico per il nostro tempo. “Le loro anime non sono disabili! Al contrario, sono più vicine al Signore, comunicano con Lui più facilmente”. Le suore abili della comunità apprezzano in particolare la loro capacità di perdonare, la capacità di incoraggiare le loro sorelle trovando dalla Bibbia la giusta frase che dia senso alla giornata.

La comunità è stata segnata, nel 2013, dalla morte prematura, a soli 26 anni, della sorella Rose-Claire, una suora circondata da un’aura di santità, sulle orme di Santa Teresa di Lisieux, che amava molto. Madre Line racconta la reazione delle Piccole Sorelle con la Sindrome di Down, di cui temeva la grande sensibilità emotiva, che però in definitiva hanno accolto questo evento con serenità, mettendo tutto sotto lo sguardo di Dio. “Quando la mattina seguente andai nella loro cella per parlare con loro, la prima mi disse: ‘È il desiderio del Cielo’; la seconda mi incoraggiò: ‘Dobbiamo resistere. Abbiamo fede’”.

L’esperienza atipica di questa comunità sembra veramente rispondere a un desiderio del Cielo oltre che a una sfida antropologica per il mondo attuale, soggetto al diktat dell’efficienza e della produttività, in cui le persone con la Sindrome di Down sono messe a tacere. La loro capacità d’amore e, per coloro che hanno ricevuto il dono della fede, la loro vicinanza al Signore, sono tuttavia portatori di una fecondità insospettabile. “E’ sicuramente un mondo tutto da scoprire”, conclude madre Line. “Portano gioia alla società e, soprattutto, portano amore al mondo, che ne ha tanto bisogno.”

“ Diventa religiosa e offri la tua vita a Gesù con le Piccole Sorelle con la Sindrome di Down. È ascoltare una chiamata a dedicarsi ai più piccoli, ai più deboli, testimoni del Vangelo della vita. “Vieni a vedere!”. Se Dio chiama, Egli dà Sua Grazia e la gioia di essere consacrate insieme con le Piccole Sorelle con la Sindrome di Down ”

“Ai nostri occhi e riecheggiando le prime parole di San Giovanni Paolo II, significa osare dire ‘non abbiate paura’ ad un mondo in cui l’uomo ha paura dell’uomo, delle fragilità inerenti alla sua natura e alla sua condizione, come la disabilità o la malattia. Significa osare affermare, più che mai, la bellezza e la grandezza della vita nel suo mistero sofferente.
Non abbiate paura di seguire Gesù e di condividere questa vita offerta alle nostre Piccole Sorelle, certamente fragili, ma non senza forza, anzi, al contrario, forti nell’ordine più alto: quello del cuore.

Non abbiate paura di testimoniare, agli occhi del mondo, una vocazione generosa, orientata verso gli altri e capace di andare oltre lo status degli handicappati, troppo spesso emarginati, e capace di aprirsi più profondamente ad uno sguardo pienamente umano”.

Originale: Vatican News
Redazionehttps://www.spesalvi.it
SpeSalvi.it | Cultura e Informazione cattolica

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La gioia della vita contemplativa condivisa: le suore con la Sindrome di Down

Una comunità di vita tra sorelle abili e Down

  

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“In un tempo in cui la società, priva di punti di riferimento, non sembra più trovare senso nella vita o darle un valore, la nostra comunità vuole, con la semplice testimonianza della nostra vita consacrata a Dio, riaffermare il carattere sacro della vita e della persona umana”, dicono le Piccole Sorelle.
Per far sì che tutta la forza dell’amore inscritta nel cuore di queste giovani con la Sindrome di Down si effonda pienamente in una vita consacrata al Signore, le Piccole Sorelle invitano a un tempo di discernimento “ragazze toccate dallo spirito di povertà e devozione, pronte ad offrire un’intera vita al servizio di Cristo nelle persone delle loro piccole sorelle con la Sindrome di Down”. Per le stesse ragazze con la Sindrome di Down, “il discernimento si fa come per tutte le altre vocazioni: quando una persona si realizza, è là che il Signore la chiama. Altrimenti, tornano a casa. E’ come per ogni vocazione. Sanno capire molto bene se non è una vocazione vera”, spiega madre Line.

Il dono di una semplice amicizia con Gesù

Madre Line trova nelle suore con la Sindrome di Down un’incredibile forza spirituale. “Conoscono la Bibbia, la vita dei santi, hanno una memoria favolosa. Sono anime di preghiera, molto spirituali, molto vicine a Gesù”, dice stupita, vedendo nella loro semplicità un segno profetico per il nostro tempo. “Le loro anime non sono disabili! Al contrario, sono più vicine al Signore, comunicano con Lui più facilmente”. Le suore abili della comunità apprezzano in particolare la loro capacità di perdonare, la capacità di incoraggiare le loro sorelle trovando dalla Bibbia la giusta frase che dia senso alla giornata.

La comunità è stata segnata, nel 2013, dalla morte prematura, a soli 26 anni, della sorella Rose-Claire, una suora circondata da un’aura di santità, sulle orme di Santa Teresa di Lisieux, che amava molto. Madre Line racconta la reazione delle Piccole Sorelle con la Sindrome di Down, di cui temeva la grande sensibilità emotiva, che però in definitiva hanno accolto questo evento con serenità, mettendo tutto sotto lo sguardo di Dio. “Quando la mattina seguente andai nella loro cella per parlare con loro, la prima mi disse: ‘È il desiderio del Cielo’; la seconda mi incoraggiò: ‘Dobbiamo resistere. Abbiamo fede’”.

L’esperienza atipica di questa comunità sembra veramente rispondere a un desiderio del Cielo oltre che a una sfida antropologica per il mondo attuale, soggetto al diktat dell’efficienza e della produttività, in cui le persone con la Sindrome di Down sono messe a tacere. La loro capacità d’amore e, per coloro che hanno ricevuto il dono della fede, la loro vicinanza al Signore, sono tuttavia portatori di una fecondità insospettabile. “E’ sicuramente un mondo tutto da scoprire”, conclude madre Line. “Portano gioia alla società e, soprattutto, portano amore al mondo, che ne ha tanto bisogno.”

“ Diventa religiosa e offri la tua vita a Gesù con le Piccole Sorelle con la Sindrome di Down. È ascoltare una chiamata a dedicarsi ai più piccoli, ai più deboli, testimoni del Vangelo della vita. “Vieni a vedere!”. Se Dio chiama, Egli dà Sua Grazia e la gioia di essere consacrate insieme con le Piccole Sorelle con la Sindrome di Down ”

“Ai nostri occhi e riecheggiando le prime parole di San Giovanni Paolo II, significa osare dire ‘non abbiate paura’ ad un mondo in cui l’uomo ha paura dell’uomo, delle fragilità inerenti alla sua natura e alla sua condizione, come la disabilità o la malattia. Significa osare affermare, più che mai, la bellezza e la grandezza della vita nel suo mistero sofferente.
Non abbiate paura di seguire Gesù e di condividere questa vita offerta alle nostre Piccole Sorelle, certamente fragili, ma non senza forza, anzi, al contrario, forti nell’ordine più alto: quello del cuore.

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Non abbiate paura di testimoniare, agli occhi del mondo, una vocazione generosa, orientata verso gli altri e capace di andare oltre lo status degli handicappati, troppo spesso emarginati, e capace di aprirsi più profondamente ad uno sguardo pienamente umano”.

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