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Home Argomenti Fede e Devozione La Fede: un'infezione di cui non spaventarsi.

La Fede: un’infezione di cui non spaventarsi.

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Buon contagio!
Buon contagio!

«I campi erano arsi e screpolati dalla mancanza di pioggia. Le foglie pallide e ingiallite pendevano penosamente dai rami. L’erba era sparita dai prati. La gente era tesa e nervosa, mentre scrutava il cielo di cristallo blu cobalto. Le settimane si succedevano sempre più infuocate. Da mesi non cadeva una vera pioggia. Il parroco del paese organizzò un’ora speciale di preghiera nella piazza davanti alla chiesa per implorare la grazia della pioggia. All’ora stabilita la piazza era gremita di gente ansiosa, ma piena di speranza. Molti avevano portato oggetti che testimoniavano la loro fede. Il parroco guardava ammirato le Bibbie, le croci, i rosari… ma non riusciva a distogliere gli occhi da una bambina seduta compostamente in prima fila. Sulle ginocchia aveva un ombrello rosso» (B. Ferrero).

Ci sono sempre – nel lungo percorso della vita – situazioni, scenari o eventi dolorosi, che minano la serenità dell’esistenza. Circostanze apparentemente incontrovertibili, dalle quali sembra non esserci alcuna via d’uscita. Di fronte a tali avvenimenti, sono molteplici le reazioni dell’uomo; ma sostanzialmente – non per operare una classificazione – tutte latrici di due atteggiamenti diversi: una risposta positiva e proattiva, contrapposta aun’implosione distruttiva, che spinge la persona a chiudersi a riccio di fronte alle avversità.

L’incapacità di reagire, di mettersi alla prova come quando si vuole spingere un armadio verso il muro, è il più delle volte frutto di un sostrato controverso, ben sedimentato e difficilmente ulcerabile.  Si assiste, in queste occasioni, al progressivo sgretolarsi dell’identità della persona stessa, la caduta in uno stato depressivo che offusca ogni possibilità di ripresa e futura via d’uscita. L’uomo – seppur vivo biologicamente – vaga spaurito in una sorta di limbo, peggio ancora, si percepisce come “morto”.

Le sole forze umane non bastano: chiedere aiuto è la prima arma per lottare. In tutto ciò si colloca la presenza di un amico fidato, di una persona cara e perché no, di Dio: che non tradisce mai a delle attese superiori. Unitamente a coloro i quali, riescono a superare le avversità della vita, tramite un atteggiamento positivo, difficilmente viene da pensare a un Dio totalmente estromesso o sconosciuto: un barlume di fede è pressoché sempre riconoscibile e palpabile.

La fede è una risorsa dalle indescrivibili proprietà, è l’aspetto concreto della vera conversione, il lato umano della rigenerazione. Essa allora – in chiave prettamente umana – è quell’energia pura che ci permette di affrontare la vita, con le sue prove, con un volto totalmente nuovo. Tuttavia, costituisce anche, un profondo salto qualitativo: l’innesto necessario che ci permette di camminare sugli stessi sentieri di Dio. Ma la fede è anzitutto un dono, è rendita essenziale dell’ascolto della Parola di Dio e, come tale, non la si deve considerare pigione di un contratto a tempo indeterminato. Essa va coltivata costantemente, curata e rispettata.

Implicata in questo mistero, secondo strettissime connessioni, è la speranza, che trasforma e sorregge la nostra vita: trasfigura la fede in “fiducia”. Un uomo fiducioso, è capace di superare ogni ostacolo, di non arrendersi alle avversità e “sopraffare” il limite delle circostanze più inestricabili.  Un uomo pieno di fiducia – come la bambina dall’ombrello rosso – è capace di distogliere lo sguardo perplesso dello sfiduciato, catturarlo e condurlo verso la felicità. La fede si trasmette per contagio, è un virus buono che non porta malattie: un’infezione di cui non spaventarsi.

G. Gravante
Teologo della Liturgia. È docente di Liturgia presso l'Istituto di Musica Sacra e presso l'Istituto per la formazione laicale "J. Ratzinger" della Diocesi di Termoli-Larino. Nell'Arcidiocesi di Chieti-Vasto, è docente di Religione Cattolica. Ha studiato Filosofia e Teologia presso la Pontificia Università Lateranense; Archivistica Storica e Biblioteconomia presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e ha approfondito la propria formazione liturgica (attraverso seminari e corsi) presso i Pontifici Istituti Liturgici di "S. Anselmo" in Roma e di "S. Giustina" in Padova. È direttore del sito web di cultura e informazione cattolica SpeSalvi.it; collabora con diverse testate online di natura filosofico-teologico e con testate giornalistiche locali. Per Tau Editrice (febbraio 2016): Culmine e Fonte. L’evoluzione della Messa dal Concilio di Trento alla riforma del Vaticano II.

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«I campi erano arsi e screpolati dalla mancanza di pioggia. Le foglie pallide e ingiallite pendevano penosamente dai rami. L’erba era sparita dai prati. La gente era tesa e nervosa, mentre scrutava il cielo di cristallo blu cobalto. Le settimane si succedevano sempre più infuocate. Da mesi non cadeva una vera pioggia. Il parroco del paese organizzò un’ora speciale di preghiera nella piazza davanti alla chiesa per implorare la grazia della pioggia. All’ora stabilita la piazza era gremita di gente ansiosa, ma piena di speranza. Molti avevano portato oggetti che testimoniavano la loro fede. Il parroco guardava ammirato le Bibbie, le croci, i rosari… ma non riusciva a distogliere gli occhi da una bambina seduta compostamente in prima fila. Sulle ginocchia aveva un ombrello rosso» (B. Ferrero).

Ci sono sempre – nel lungo percorso della vita – situazioni, scenari o eventi dolorosi, che minano la serenità dell’esistenza. Circostanze apparentemente incontrovertibili, dalle quali sembra non esserci alcuna via d’uscita. Di fronte a tali avvenimenti, sono molteplici le reazioni dell’uomo; ma sostanzialmente – non per operare una classificazione – tutte latrici di due atteggiamenti diversi: una risposta positiva e proattiva, contrapposta aun’implosione distruttiva, che spinge la persona a chiudersi a riccio di fronte alle avversità.

L’incapacità di reagire, di mettersi alla prova come quando si vuole spingere un armadio verso il muro, è il più delle volte frutto di un sostrato controverso, ben sedimentato e difficilmente ulcerabile.  Si assiste, in queste occasioni, al progressivo sgretolarsi dell’identità della persona stessa, la caduta in uno stato depressivo che offusca ogni possibilità di ripresa e futura via d’uscita. L’uomo – seppur vivo biologicamente – vaga spaurito in una sorta di limbo, peggio ancora, si percepisce come “morto”.

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La fede è una risorsa dalle indescrivibili proprietà, è l’aspetto concreto della vera conversione, il lato umano della rigenerazione. Essa allora – in chiave prettamente umana – è quell’energia pura che ci permette di affrontare la vita, con le sue prove, con un volto totalmente nuovo. Tuttavia, costituisce anche, un profondo salto qualitativo: l’innesto necessario che ci permette di camminare sugli stessi sentieri di Dio. Ma la fede è anzitutto un dono, è rendita essenziale dell’ascolto della Parola di Dio e, come tale, non la si deve considerare pigione di un contratto a tempo indeterminato. Essa va coltivata costantemente, curata e rispettata.

Implicata in questo mistero, secondo strettissime connessioni, è la speranza, che trasforma e sorregge la nostra vita: trasfigura la fede in “fiducia”. Un uomo fiducioso, è capace di superare ogni ostacolo, di non arrendersi alle avversità e “sopraffare” il limite delle circostanze più inestricabili.  Un uomo pieno di fiducia – come la bambina dall’ombrello rosso – è capace di distogliere lo sguardo perplesso dello sfiduciato, catturarlo e condurlo verso la felicità. La fede si trasmette per contagio, è un virus buono che non porta malattie: un’infezione di cui non spaventarsi.

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G. Gravante
Teologo della Liturgia. È docente di Liturgia presso l'Istituto di Musica Sacra e presso l'Istituto per la formazione laicale "J. Ratzinger" della Diocesi di Termoli-Larino. Nell'Arcidiocesi di Chieti-Vasto, è docente di Religione Cattolica. Ha studiato Filosofia e Teologia presso la Pontificia Università Lateranense; Archivistica Storica e Biblioteconomia presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e ha approfondito la propria formazione liturgica (attraverso seminari e corsi) presso i Pontifici Istituti Liturgici di "S. Anselmo" in Roma e di "S. Giustina" in Padova. È direttore del sito web di cultura e informazione cattolica SpeSalvi.it; collabora con diverse testate online di natura filosofico-teologico e con testate giornalistiche locali. Per Tau Editrice (febbraio 2016): Culmine e Fonte. L’evoluzione della Messa dal Concilio di Trento alla riforma del Vaticano II.

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