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La fede di Pietro: una corsa a ostacoli

Profondamente umano il percorso di fede dell’apostolo Pietro, tra slanci generosi e caparbie resistenze. Poi, la testimonianza del martirio.

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di: Giovanni Giavini

Profondamente umano il percorso di fede dell’apostolo Pietro, tra slanci generosi e caparbie resistenze. Poi, la testimonianza del martirio.

Dopo il percorso di fede del Battista (cf. SettimanaNews) tentiamo di sintetizzare quello di primi discepoli di Gesù, in particolare di Pietro.

I dati evangelici qui sono parecchi e ricordiamone le origini, come ce li presenta l’importante prologo di Luca: nei Vangeli sta alla base una storia con testimoni oculari, ma anche una predicazione viva e scritta di predicatori e degli evangelisti stessi; perciò è sempre aleatoria una ricostruzione storica precisa, però se ne può sempre tentare una pur parziale.

Dal Battista a Gesù

Interessante leggere insieme Gv 1,35-51 e i primi capitoli dei Sinottici. Da Gv risulta chiaro il legame tra il Battista e suoi discepoli, da una parte, e quelli di Gesù, dall’altra. Di questi ultimi ecco una discreta serie: ebrei della fede in Cristo immediata e a prima vista (come Andrea e Filippo) e Natanaele che invece fa obiezioni quasi da razionalista, ma che poi si arrende, anche perché lodato da Gesù per la sua lealtà.

Nascosto c’è Pietro, ma, mediante il fratello Andrea, anche lui dipende probabilmente dal Battista. Gesù lo accoglie subito e gli cambia il nome in Cefa quasi a preannunciargli una futura misteriosa missione insieme con l’annuncio di misteri ancora più grandi: «Vedrete gli angeli del cielo salire e scendere sul Figlio dell’uomo».

Nei Sinottici, invece, Pietro sembra solo un piccolo pescatore e commerciante del lago di Genezaret, subito però al seguito del Nazareno (per semplificazione di dati operata dagli evangelisti; cf. Lc 5,8-11 che sembra spostare la vocazione di Pietro anche a più tardi). Comunque, lui e gli altri avrebbero scoperto a poco a poco quei misteri più grandi. Ciò avvenne dopo tutta una serie di fatti e detti di Gesù, assemblati dagli evangelisti con la solita concordanza discorde.

Tra i fatti ricordiamo esorcismi, la guarigione della suocera di Pietro e la salvezza dal naufragio sul lago in tempesta operata da Gesù che, a differenza di Giona, calma vento e onde per iniziativa propria, senza nemmeno invocare YHWH! E le due moltiplicazioni di pane e pesce, con richiami velati a Mosè, Elia e Eliseo. E la predilezione di Gesù per malati, disgraziati, bambini e donne…

Da un’inchiesta a una Cena

Dopo quella serie, ecco l’inchiesta (Mt 16,13-20): «Quali le opinioni intorno al Figlio dell’uomo?». Domanda retorica? O Gesù stesso aveva bisogno di scoprire la propria personalità e missione? Ricordiamo che Lc 2,52 ci assicura che lui stesso «cresceva in sapienza…». Anche altre pagine evangeliche ci orientano in tale direzione: cf. la guarigione di un figlio epilettico e della figlia di una donna cananea (Mt 15,21-28; 17,17).

All’inchiesta risponde Pietro a nome di tutti: «Tu sei il Cristo», o «figlio del Dio vivente», ossia ancora il re consacrato tale da Dio ( «Figlio di Dio» era un’espressione polivalente; cf. Mt 16,20).

Possiamo dunque vedere qui già un bel passo avanti nella fede di Pietro. Ma doveva scoprire ancora ben altro (Mt 16 e 17): la vicenda futura e ignominiosa di quel Cristo, davanti alla quale il… primo papa diventa clamoroso protestante e si prende del «satana»; alla trasfigurazione, cui Pietro e altri assistono come in trance (Lc 9,32), poté intuire che quel suo Gesù era più di Mosè e di Elia, più della divina Toràh (!) e della Parola profetica, anzi era il «Figlio il prediletto di Dio, da ascoltare» più di quelli; e, mediante un pesce pescato, poté intuire che Gesù non era tenuto alla tassa per il tempio.

Il confronto tra Gesù e la Toràh continuava in altra pagine, come quelle sul divorzio e con il giovane ricco. Mentre, in occasione di una disputa… fraterna sui diritti di prelazione tra i figli di Zebedeo e gli altri apostoli tutti indignati e gelosi (!), anche Pietro doveva imparare il vero stile della sequela di Cristo (Mt 19).

Un episodio simile e altrettanto eloquente ritorna, secondo Lc 22, in occasione dell’Ultima Cena: mentre tutti volevano indagare «su chi di loro fosse il traditore», si chiedevano anche «chi di loro fosse il più grande» (come dire: tutti lo stavano tradendo con quei pensieri!).

Anche allora la predica di Gesù a quel suo gruppetto, e in particolare a Pietro, che anche qui protesta fedeltà e amore; ma Gesù gli predice caduta, ravvedimento e missione quindi di «confermare i tuoi fratelli» a lui tanto simili.

In perfetta analogia con Lc 22 sta Gv 13: il Cristo, che viene dal Padre come signore di tutto, si fa servo umile e lava i piedi anche a Giuda!

Ben nota e simpatica la protesta di Pietro, che però, alla minaccia di perdere l’amato Signore, lo accetta per quello che è, anche se ben diverso da come l’aveva pensato (analogia molto forte con la mentalità del Battista riguardo al Messia). Pietro dunque, qui, crede e ama Gesù, pur rimanendo ancora un povero uomo fragile e peccatore. Solo “dopo” infatti Pietro avrebbe potuto seguire Gesù fino alla morte, per allora no (Gv 13,36; cf. papa Francesco con la sua attenzione all’Evangelo ma anche al cammino graduale delle persone).

Dalle due spade alla «pace»

Nel contesto della passione, vanno segnalati l’invito di Gesù alla “spada” della preghiera e il ricorso di Pietro a un’arma, il triplice rinnegamento seguito da pentimento e pianto, la scomparsa dalla scena.

In Gv 19 Pietro ricompare con Giovanni alla corsa al sepolcro, dove intuisce che Gesù non era stato trafugato ma era «risorto dai morti» ed era già una qualche fede. Nel cap. 20 Pietro è con gli altri 11 sconcertati e intimoriti, probabilmente anche al pensiero che l’eventuale rivivificato avrebbe rimproverato o addirittura rinnegato tutti e specialmente lui Pietro. Invece ritrova un Signore che offre per tre volte la “pace” e la fiducia a tutti! Fiducia riconfermata specialmente a lui con la triplice domanda «mi ami tu?» e con il triplice affidamento a lui delle «mie pecore».

Questo fu il Gesù cui Pietro finalmente – dopo una corsa a ostacoli – credette, un Cristo molto simile al Dio alleato e amante di Israele: cf. il «mio Signore e mio Dio!» di Tommaso e, ovviamente, di tutti. Così Pietro si preparò anche a rendergli testimonianza a Gerusalemme e a Pentecoste. E qui si apre il discorso sull’azione pastorale di quel credente-amante. Ma lo vedremo un’altra volta.

Per ora gustiamo il “pane” che le pagine evangeliche offrono alla nostra fame ai nostri percorsi di fede.

Originale: Settimana News
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Profondamente umano il percorso di fede dell’apostolo Pietro, tra slanci generosi e caparbie resistenze. Poi, la testimonianza del martirio.

  

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Profondamente umano il percorso di fede dell’apostolo Pietro, tra slanci generosi e caparbie resistenze. Poi, la testimonianza del martirio.

Dopo il percorso di fede del Battista (cf. SettimanaNews) tentiamo di sintetizzare quello di primi discepoli di Gesù, in particolare di Pietro.

I dati evangelici qui sono parecchi e ricordiamone le origini, come ce li presenta l’importante prologo di Luca: nei Vangeli sta alla base una storia con testimoni oculari, ma anche una predicazione viva e scritta di predicatori e degli evangelisti stessi; perciò è sempre aleatoria una ricostruzione storica precisa, però se ne può sempre tentare una pur parziale.

Dal Battista a Gesù

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Interessante leggere insieme Gv 1,35-51 e i primi capitoli dei Sinottici. Da Gv risulta chiaro il legame tra il Battista e suoi discepoli, da una parte, e quelli di Gesù, dall’altra. Di questi ultimi ecco una discreta serie: ebrei della fede in Cristo immediata e a prima vista (come Andrea e Filippo) e Natanaele che invece fa obiezioni quasi da razionalista, ma che poi si arrende, anche perché lodato da Gesù per la sua lealtà.

Nascosto c’è Pietro, ma, mediante il fratello Andrea, anche lui dipende probabilmente dal Battista. Gesù lo accoglie subito e gli cambia il nome in Cefa quasi a preannunciargli una futura misteriosa missione insieme con l’annuncio di misteri ancora più grandi: «Vedrete gli angeli del cielo salire e scendere sul Figlio dell’uomo».

Nei Sinottici, invece, Pietro sembra solo un piccolo pescatore e commerciante del lago di Genezaret, subito però al seguito del Nazareno (per semplificazione di dati operata dagli evangelisti; cf. Lc 5,8-11 che sembra spostare la vocazione di Pietro anche a più tardi). Comunque, lui e gli altri avrebbero scoperto a poco a poco quei misteri più grandi. Ciò avvenne dopo tutta una serie di fatti e detti di Gesù, assemblati dagli evangelisti con la solita concordanza discorde.

Tra i fatti ricordiamo esorcismi, la guarigione della suocera di Pietro e la salvezza dal naufragio sul lago in tempesta operata da Gesù che, a differenza di Giona, calma vento e onde per iniziativa propria, senza nemmeno invocare YHWH! E le due moltiplicazioni di pane e pesce, con richiami velati a Mosè, Elia e Eliseo. E la predilezione di Gesù per malati, disgraziati, bambini e donne…

Da un’inchiesta a una Cena

Dopo quella serie, ecco l’inchiesta (Mt 16,13-20): «Quali le opinioni intorno al Figlio dell’uomo?». Domanda retorica? O Gesù stesso aveva bisogno di scoprire la propria personalità e missione? Ricordiamo che Lc 2,52 ci assicura che lui stesso «cresceva in sapienza…». Anche altre pagine evangeliche ci orientano in tale direzione: cf. la guarigione di un figlio epilettico e della figlia di una donna cananea (Mt 15,21-28; 17,17).

All’inchiesta risponde Pietro a nome di tutti: «Tu sei il Cristo», o «figlio del Dio vivente», ossia ancora il re consacrato tale da Dio ( «Figlio di Dio» era un’espressione polivalente; cf. Mt 16,20).

Possiamo dunque vedere qui già un bel passo avanti nella fede di Pietro. Ma doveva scoprire ancora ben altro (Mt 16 e 17): la vicenda futura e ignominiosa di quel Cristo, davanti alla quale il… primo papa diventa clamoroso protestante e si prende del «satana»; alla trasfigurazione, cui Pietro e altri assistono come in trance (Lc 9,32), poté intuire che quel suo Gesù era più di Mosè e di Elia, più della divina Toràh (!) e della Parola profetica, anzi era il «Figlio il prediletto di Dio, da ascoltare» più di quelli; e, mediante un pesce pescato, poté intuire che Gesù non era tenuto alla tassa per il tempio.

Il confronto tra Gesù e la Toràh continuava in altra pagine, come quelle sul divorzio e con il giovane ricco. Mentre, in occasione di una disputa… fraterna sui diritti di prelazione tra i figli di Zebedeo e gli altri apostoli tutti indignati e gelosi (!), anche Pietro doveva imparare il vero stile della sequela di Cristo (Mt 19).

Un episodio simile e altrettanto eloquente ritorna, secondo Lc 22, in occasione dell’Ultima Cena: mentre tutti volevano indagare «su chi di loro fosse il traditore», si chiedevano anche «chi di loro fosse il più grande» (come dire: tutti lo stavano tradendo con quei pensieri!).

Anche allora la predica di Gesù a quel suo gruppetto, e in particolare a Pietro, che anche qui protesta fedeltà e amore; ma Gesù gli predice caduta, ravvedimento e missione quindi di «confermare i tuoi fratelli» a lui tanto simili.

In perfetta analogia con Lc 22 sta Gv 13: il Cristo, che viene dal Padre come signore di tutto, si fa servo umile e lava i piedi anche a Giuda!

Ben nota e simpatica la protesta di Pietro, che però, alla minaccia di perdere l’amato Signore, lo accetta per quello che è, anche se ben diverso da come l’aveva pensato (analogia molto forte con la mentalità del Battista riguardo al Messia). Pietro dunque, qui, crede e ama Gesù, pur rimanendo ancora un povero uomo fragile e peccatore. Solo “dopo” infatti Pietro avrebbe potuto seguire Gesù fino alla morte, per allora no (Gv 13,36; cf. papa Francesco con la sua attenzione all’Evangelo ma anche al cammino graduale delle persone).

Dalle due spade alla «pace»

Nel contesto della passione, vanno segnalati l’invito di Gesù alla “spada” della preghiera e il ricorso di Pietro a un’arma, il triplice rinnegamento seguito da pentimento e pianto, la scomparsa dalla scena.

In Gv 19 Pietro ricompare con Giovanni alla corsa al sepolcro, dove intuisce che Gesù non era stato trafugato ma era «risorto dai morti» ed era già una qualche fede. Nel cap. 20 Pietro è con gli altri 11 sconcertati e intimoriti, probabilmente anche al pensiero che l’eventuale rivivificato avrebbe rimproverato o addirittura rinnegato tutti e specialmente lui Pietro. Invece ritrova un Signore che offre per tre volte la “pace” e la fiducia a tutti! Fiducia riconfermata specialmente a lui con la triplice domanda «mi ami tu?» e con il triplice affidamento a lui delle «mie pecore».

Questo fu il Gesù cui Pietro finalmente – dopo una corsa a ostacoli – credette, un Cristo molto simile al Dio alleato e amante di Israele: cf. il «mio Signore e mio Dio!» di Tommaso e, ovviamente, di tutti. Così Pietro si preparò anche a rendergli testimonianza a Gerusalemme e a Pentecoste. E qui si apre il discorso sull’azione pastorale di quel credente-amante. Ma lo vedremo un’altra volta.

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