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HomeArgomentiFamiglia e Vita di Coppia«La fede non è un conto in banca, va condivisa».

«La fede non è un conto in banca, va condivisa».

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Il Papa alla Messa nella Giornata della Famiglia: «Vivete sempre con fede e semplicità». La gioia vera «viene da un’armonia profonda tra le persone».

2

 

DOMENICO AGASSO JR
ROMA

Dio è vicino ai poveri. La vanità è una zavorra, della preghiera e dell’anima. La fede non è un conto in banca. Bisogna vivere con fede e semplicità. L’ha detto papa Francesco ai più di centomila presenti alla Messa in piazza San Pietro nella Giornata della Famiglia nell’Anno della Fede. Il Pontefice ha osservato che le Letture odierne «ci invitano a meditare su alcune caratteristiche fondamentali della famiglia cristiana».

Innanzitutto, la famiglia che prega: «Il brano del Vangelo mette in evidenza due modi di pregare, uno falso – quello del fariseo – e l’altro autentico – quello del pubblicano. Il fariseo incarna un atteggiamento che non esprime il rendimento di grazie a Dio per i suoi benefici e la sua misericordia, ma piuttosto soddisfazione di sé». Il fariseo  «si sente giusto, si sente a posto, si pavoneggia – il papa ha rimarcato quest’ultima parola – di questo, e giudica gli altri dall’alto del suo piedestallo». Invece il pubblicano, «al contrario, non moltiplica le parole. La sua preghiera è umile sobria, pervasa dalla consapevolezza della propria indegnità, delle proprie miserie: quest’uomo davvero si riconosce bisognoso del perdono di Dio». Ecco che quella del pubblicano «è la preghiera del povero, è la preghiera gradita a Dio che, come dice la prima Lettura, “arriva fino alle nubi” (Sir 35,20), mentre quella del fariseo è appesantita dalla zavorra della vanità».

Francesco ha continuato ponendo una domanda: «Care famiglie: pregate qualche volta in famiglia? Qualcuno sì, lo so. Ma tanti mi dicono: ma come si fa?, Ma si fa come il pubblicano, è chiaro, umilmente davanti a Dio». «Ma in famiglia come si fa? – ha proseguito – Perché sembra che la preghiera è una cosa personale, e poi non c’è mai un momento adatto, tranquillo in famiglia… Sì, è vero, ma è anche questione di umiltà, di riconoscere che abbiamo bisogno di Dio, come il pubblicano! E tutte le famiglia hanno bisogno di Dio. Tutti, tutti». E poi, ci vuole semplicità, ha detto il Papa: «Pregare insieme il “Padre nostro”, intorno alla tavola, non è una cosa straordinaria, è facile, dà tanta forza! E anche pregare l’uno per l’altro! Questo fa forte la famiglia».

Poi «la seconda Lettura – ha affermato – ci suggerisce un altro spunto: la famiglia custodisce la fede. L’apostolo Paolo, al tramonto della sua vita, fa un bilancio fondamentale, e dice: “Ho conservato la fede” (2 Tm 4,7). Ma come l’ha conservata? Non in una cassaforte! Non l’ha nascosta sottoterra, come quel servo un po’ pigro. Ha conservato la fede perché non si è limitato a difenderla, ma l’ha annunciata, irradiata, l’ha portata lontano».

«Anche qui – ha messo in evidenza il Papa – ci possiamo chiedere: in che modo noi, in famiglia, custodiamo la nostra fede? La teniamo per noi, nella nostra famiglia, come un bene privato, come un conto in banca, o sappiamo condividerla con la testimonianza, con l’accoglienza, con l’apertura agli altri?». «Tutti sappiamo – ha soggiunto – che le famiglie, specialmente quelle giovani, sono spesso “di corsa”, molto affaccendate; ma qualche volta ci pensate che questa “corsa” può essere anche la corsa della fede? Le famiglie cristiane sono famiglie missionarie. Ma, ieri abbiamo sentito, qui in piazza, la testimonianza di famiglie missionarie. Sono missionarie anche nella vita di ogni giorno, facendo le cose di tutti i giorni, mettendo in tutto il sale e il lievito della fede!».

Papa Francesco ha poi affrontato un ultimo aspetto: «La famiglia che vive la gioia. Nel Salmo responsoriale si trova questa espressione: “i poveri ascoltino e si rallegrino” (33/34,3). Tutto questo Salmo è un inno al Signore sorgente di gioia e di pace. E qual è il motivo di questo rallegrarsi? E’ questo: il Signore è vicino, ascolta il grido degli umili e li libera dal male». E al Papa «piacerebbe fare una domanda, oggi. Ma, ognuno la porta nel suo cuore, a casa sua, eh?, come un compito da fare. E si risponde da solo. Come va la gioia, a casa tua? Eh, voi date la risposta».

“La gioia vera che si gusta nella famiglia – ha sottolineato – non è qualcosa di superficiale, non viene dalle cose, dalle circostanze favorevoli… Viene da un’armonia profonda tra le persone, che tutti sentono nel cuore, e che ci fa sentire la bellezza di essere insieme, di sostenerci a vicenda nel cammino della vita. Ma alla base di questo sentimento di gioia profonda c’è la presenza di Dio». E poi il Papa ha concluso con un’esortazione: «Care famiglie, vivete sempre con fede e semplicità, come la santa Famiglia di Nazaret».

Dopo l’appuntamento di Milano con Benedetto XVI nel giugno 2012 e il grande pellegrinaggio di questi giorni a Roma, con Papa Francesco, in occasione dell’Anno della fede, le famiglie del mondo si incontreranno di nuovo nel settembre 2015 negli Stati Uniti, a Filadelfia. Lo ha confermato il presidente del dicastero per le famiglie, arcivescovo Vincenzo Paglia, nel breve saluto rivolto a Francesco al termine della messa di piazza San Pietro. Paglia non ha precisato se il Pontefice sarà presente a quel raduno, limitandosi a dire: «come famiglie ci ritroveremo a Filadelfia».

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Il Papa alla Messa nella Giornata della Famiglia: «Vivete sempre con fede e semplicità». La gioia vera «viene da un’armonia profonda tra le persone».

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Dio è vicino ai poveri. La vanità è una zavorra, della preghiera e dell’anima. La fede non è un conto in banca. Bisogna vivere con fede e semplicità. L’ha detto papa Francesco ai più di centomila presenti alla Messa in piazza San Pietro nella Giornata della Famiglia nell’Anno della Fede. Il Pontefice ha osservato che le Letture odierne «ci invitano a meditare su alcune caratteristiche fondamentali della famiglia cristiana».

Innanzitutto, la famiglia che prega: «Il brano del Vangelo mette in evidenza due modi di pregare, uno falso – quello del fariseo – e l’altro autentico – quello del pubblicano. Il fariseo incarna un atteggiamento che non esprime il rendimento di grazie a Dio per i suoi benefici e la sua misericordia, ma piuttosto soddisfazione di sé». Il fariseo  «si sente giusto, si sente a posto, si pavoneggia – il papa ha rimarcato quest’ultima parola – di questo, e giudica gli altri dall’alto del suo piedestallo». Invece il pubblicano, «al contrario, non moltiplica le parole. La sua preghiera è umile sobria, pervasa dalla consapevolezza della propria indegnità, delle proprie miserie: quest’uomo davvero si riconosce bisognoso del perdono di Dio». Ecco che quella del pubblicano «è la preghiera del povero, è la preghiera gradita a Dio che, come dice la prima Lettura, “arriva fino alle nubi” (Sir 35,20), mentre quella del fariseo è appesantita dalla zavorra della vanità».

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Francesco ha continuato ponendo una domanda: «Care famiglie: pregate qualche volta in famiglia? Qualcuno sì, lo so. Ma tanti mi dicono: ma come si fa?, Ma si fa come il pubblicano, è chiaro, umilmente davanti a Dio». «Ma in famiglia come si fa? – ha proseguito – Perché sembra che la preghiera è una cosa personale, e poi non c’è mai un momento adatto, tranquillo in famiglia… Sì, è vero, ma è anche questione di umiltà, di riconoscere che abbiamo bisogno di Dio, come il pubblicano! E tutte le famiglia hanno bisogno di Dio. Tutti, tutti». E poi, ci vuole semplicità, ha detto il Papa: «Pregare insieme il “Padre nostro”, intorno alla tavola, non è una cosa straordinaria, è facile, dà tanta forza! E anche pregare l’uno per l’altro! Questo fa forte la famiglia».

Poi «la seconda Lettura – ha affermato – ci suggerisce un altro spunto: la famiglia custodisce la fede. L’apostolo Paolo, al tramonto della sua vita, fa un bilancio fondamentale, e dice: “Ho conservato la fede” (2 Tm 4,7). Ma come l’ha conservata? Non in una cassaforte! Non l’ha nascosta sottoterra, come quel servo un po’ pigro. Ha conservato la fede perché non si è limitato a difenderla, ma l’ha annunciata, irradiata, l’ha portata lontano».

«Anche qui – ha messo in evidenza il Papa – ci possiamo chiedere: in che modo noi, in famiglia, custodiamo la nostra fede? La teniamo per noi, nella nostra famiglia, come un bene privato, come un conto in banca, o sappiamo condividerla con la testimonianza, con l’accoglienza, con l’apertura agli altri?». «Tutti sappiamo – ha soggiunto – che le famiglie, specialmente quelle giovani, sono spesso “di corsa”, molto affaccendate; ma qualche volta ci pensate che questa “corsa” può essere anche la corsa della fede? Le famiglie cristiane sono famiglie missionarie. Ma, ieri abbiamo sentito, qui in piazza, la testimonianza di famiglie missionarie. Sono missionarie anche nella vita di ogni giorno, facendo le cose di tutti i giorni, mettendo in tutto il sale e il lievito della fede!».

Papa Francesco ha poi affrontato un ultimo aspetto: «La famiglia che vive la gioia. Nel Salmo responsoriale si trova questa espressione: “i poveri ascoltino e si rallegrino” (33/34,3). Tutto questo Salmo è un inno al Signore sorgente di gioia e di pace. E qual è il motivo di questo rallegrarsi? E’ questo: il Signore è vicino, ascolta il grido degli umili e li libera dal male». E al Papa «piacerebbe fare una domanda, oggi. Ma, ognuno la porta nel suo cuore, a casa sua, eh?, come un compito da fare. E si risponde da solo. Come va la gioia, a casa tua? Eh, voi date la risposta».

“La gioia vera che si gusta nella famiglia – ha sottolineato – non è qualcosa di superficiale, non viene dalle cose, dalle circostanze favorevoli… Viene da un’armonia profonda tra le persone, che tutti sentono nel cuore, e che ci fa sentire la bellezza di essere insieme, di sostenerci a vicenda nel cammino della vita. Ma alla base di questo sentimento di gioia profonda c’è la presenza di Dio». E poi il Papa ha concluso con un’esortazione: «Care famiglie, vivete sempre con fede e semplicità, come la santa Famiglia di Nazaret».

Dopo l’appuntamento di Milano con Benedetto XVI nel giugno 2012 e il grande pellegrinaggio di questi giorni a Roma, con Papa Francesco, in occasione dell’Anno della fede, le famiglie del mondo si incontreranno di nuovo nel settembre 2015 negli Stati Uniti, a Filadelfia. Lo ha confermato il presidente del dicastero per le famiglie, arcivescovo Vincenzo Paglia, nel breve saluto rivolto a Francesco al termine della messa di piazza San Pietro. Paglia non ha precisato se il Pontefice sarà presente a quel raduno, limitandosi a dire: «come famiglie ci ritroveremo a Filadelfia».

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